Apri il menu principale
Antonio Sorice
Antonio Sorice.jpg

Ministro della Guerra
Durata mandato 28 luglio 1943 –
11 febbraio 1944
Predecessore Benito Mussolini
Successore Taddeo Orlando

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXX
Sito istituzionale

Dati generali
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Magistrato, militare in carriera
Antonio Sorice
NascitaNola, 3 novembre 1897
MorteRoma, 14 gennaio 1971
Luogo di sepolturaCimitero monumentale di Nola
Dati militari
Paese servitoItalia Regno d'Italia
Flag of Italy (1946–2003).svg Repubblica Italiana
Forza armataRegio Esercito
Esercito italiano
ArmaArtiglieria
Anni di servizio1915-1966
GradoGenerale di corpo d'armata
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Decorazionivedi qui
Studi militariRegia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino
dati tratti da Il chi è della Seconda Guerra Mondiale[1]
voci di militari presenti su Wikipedia

Antonio Sorice (Nola, 3 novembre 1897Roma, 14 gennaio 1971) è stato un generale e politico italiano, che ricoprì l'incarico di Sottosegretario al Ministero della guerra (febbraio-luglio 1943) e di Ministro della Guerra nel Governo Badoglio I[2] (25 luglio 1943-11 febbraio 1944).

BiografiaModifica

Nacque a Nola il 3 novembre 1897 e dopo aver compiuto gli studi presso la Scuola militare "Nunziatella" di Napoli, frequentò la Regia Accademia militare di Artiglieria e Genio di Torino, uscendone con il grado di sottotenente assegnato all'arma di artiglieria il 30 maggio 1915.[1]

Combatte durante la prima guerra mondiale e fu fatto prigioniero sul Carso nel 1917. Dopo il conflitto completò il corso di studi a Torino e poi quello presso la Scuola di guerra dell'esercito, prestando successivamente servizio nei presidi militari di Genova e quindi di Ancona.

Nel corso del 1933 fu trasferito a Roma per prestare servizio presso il Ministero della Guerra, ricoprendo dapprima l'incarico di addetto alla Segreteria militare[N 1] e quindi nell'aprile del 1936,[1] con il grado di colonnello, di Vice capo di gabinetto del ministro (Mussolini ad interim).[1]

Nel giugno del 1938 venne nominato Consigliere di Stato e promosso generale di brigata, venendo collocato fuori ruolo per continuare a disimpegnare l'incarico ministeriale, dal quale viene però allontanato nel giugno 1941, in piena seconda guerra mondiale, dopo che si era pubblicamente espresso sulle difficoltà sostenute al fronte dal Regio Esercito e sulla necessità di trovare una soluzione per trarsi fuori dal conflitto.[1]

Nel febbraio del 1943 tornò al Ministero della Guerra come sottosegretario, chiamatovi da Mussolini per le sue indiscusse doti organizzative e tecnico-militari[3]. Svolse anche l'incarico di consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.[4]

La firma dell'armistizio con gli anglo-americaniModifica

In seguito alla riunione del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943 che vide l'approvazione dell'ordine del giorno Grandi, viene nominato Ministro della Guerra nel governo Badoglio I.[5] Uno dei suoi primi provvedimenti fu il ripristino del regolamento di disciplina che non consentiva agli appartenenti alle Forze Armate di svolgere alcuna attività politica.[6]

Il 3 settembre[7] prese parte ad una riunione[N 2] ristretta del governo, tenutasi a Roma prezzo il Palazzo del Viminale, in cui il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio lo informò che Vittorio Emanuele III aveva deciso di firmare l'armistizio con gli anglo-americani e autorizzò il generale Giuseppe Castellano ad avere i pieni poteri su detta questione.[7]

Alle 17:30 del 7 settembre[6] prese parte al Consiglio della Corona presieduto da Re insieme con il Capo del governo Badoglio.[6] Oltre a lui vi parteciparono il Capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio, il capo del servizio segreto militare generale Giacomo Carboni, il Sottocapo di stato maggiore generale Giuseppe De Stefanis[N 3] e Paolo Puntoni (Aiutante di campo del re) , il Ministro degli esteri Raffaele Guariglia, il Ministro della marina Raffaele De Courten, il Ministro dell'aeronautica generale Renato Sandalli, il Ministro della Real Casa duca Pietro Acquarone e un giovane addetto di Ambrosio, il maggiore Luigi Marchesi.[6] In quella occasione il Re annunciò ufficialmente ai presenti che l'armistizio era stato firmato e poco tempo dopo Badoglio ne diede annuncio[N 4] alla radio dell'EIAR. In quello stesso giorno[8] orchestrò insieme al generale Carboni un tentativo per far sostituire alla testa del governo Badoglio con il maresciallo d'Italia Enrico Caviglia fatto giungere appositamente nella Capitale.[8] In seguito ad un breve contatto telefonico con Vittorio Emanuele III, il maresciallo Caviglia assunse ad interim l'incarico di Capo del governo e comandante delle forze militari.[9] Insieme a lui Caviglia trattò con il Feldmaresciallo Albert Kesselring il disarmo delle truppe italiane e la proclamazione di Roma a "città aperta".[9]

Quando il giorno 9 la famiglia reale e l'esecutivo fuggonirono verso il Sud[6] egli preferì restare a Roma, non esercitando più di fatto il suo incarico.[6] L'11 febbraio 1944 il Capo del Governo Pietro Badoglio gli revocò l'incarico di Ministro della guerra non potendo egli raggiungere la città di Salerno, allora sede del governo. Arrestato su ordine del Maresciallo d'Italia Giovanni Messe,[10] nel settembre 1944 fu sottoposto a procedimento di epurazione per aver "partecipato attivamente alla vita politica del fascismo", ma venne prosciolto dall'accusa perché fu accertato il suo fattivo contributo all'organizzazione della Resistenza partigiana. Venne quindi riammesso in servizio al Consiglio di Stato[N 5] e, nel 1954, fu decorato con la Medaglia d'argento al valor militare[3].

Nel settembre del 1966 fu collocato in pensione per raggiunti limiti di età[3]. Si spense a Roma il 14 gennaio 1971, e la salma venne successivamente traslata nel Cimitero Monumentale di Nola.[N 6]

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia
«Ufficiale di elevate virtù militari, ha collaborato validamente, con ferma fede, spirito di abnegazione, intelligente attività, all'organizzazione e alla mobilitazione delle unità, dei mezzi e dei servizi, per operazioni conclusesi col trionfo della Patria
— Regio Decreto n.229 del 31 luglio 1939[11]
  Medaglia d'argento al valor militare
«Costruiva, potenziava ed animava i primi nuclei della resistenza interni ed esterni della città assediata. Invitato dal governo a trasferirsi nel territorio liberato, mentre infuriava il terrore, declinava l'invito e respingeva il mezzo di sicurezza inviato per portarlo in salvo. Modesto e sereno restava al suo posto di combattimento nel disperato tentativo di arginare e contrastare l'oppressore. Accanitamente ricercato, sfuggito a numerosi agguati tesigli, continuava imperterrito a minare con perizia ed efficacia il potenziale bellico dell'invasore. Incurante dei continui rischi cui si esponeva, si preoccupava solo che, nel tormento dell'occupazione e nel travaglio delle passioni sorte, non vacillasse la fede nei supremi ideali della Patria. Roma, 9 settembre 1943 - 5 giugno 1944
  Croce al merito di guerra
  Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
  Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  Cavaliere dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
  Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (3 anni di campagna)
  Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
  Medaglia commemorativa italiana della vittoria
  Croce d'oro per anzianità di servizio
  avanzamento per merito di guerra
«Ufficiale di eccezionali doti di mente e di carattere. Con la sua intelligenza e instancabile attività ha reso eminenti servizi, facendo rifulgere in incarichi e momenti particolarmente difficili e delicati, la solidità e profondità della sua preparazione professionale.
— Regio Decreto 20 gennaio 1936[12]

Onorificenze estereModifica

  Grande Ufficiale dell'Ordine di Skanderbeg (Regno d'Albania)
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine dell'Aquila tedesca (Germania)

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Mentre ricopriva tale incarico si occupò personalmente delle truppe da inviare in Africa Orientale in vista dell'inizio della guerra d'Etiopia.
  2. ^ A tale riunione, oltre a Badoglio e Sorice, presero parte il Ministro degli Esteri Raffaele Guariglia, il Ministro della Real Casa duca Pietro Acquarone, il Capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio, il Ministro dell'Aeronautica generale Renato Sandalli e il Ministro della Marina ammiraglio Raffaele De Courten.
  3. ^ In rappresentanza del Capo di stato maggiore dell'esercito generale Mario Roatta che si trovava a Frascati a conferire con il generale tedesco Siegfrid Westphal.
  4. ^ Il generale Dwight Eisenhower aveva in quello stesso giorno respinto la richiesta di proroga dell'annuncio avanzata da Badoglio.
  5. ^ Nel dopoguerra fu tra i fondatori dell'Armata italiana della libertà (A.I.L.), una formazione paramilitare da attivare nel caso che il Partito Comunista Italiano avesse vinto le elezioni, insieme al generale Ettore Musco, all'ammiraglio Alberto Da Zara e al Maresciallo d'Italia Giovanni Messe.
  6. ^ Dove venne tumulata nella cappella gentilizia di famiglia.

FontiModifica

  1. ^ a b c d e Boschesi 1975, p. 187.
  2. ^ Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Home[collegamento interrotto]
  3. ^ a b c Biografia dal Sito del Ministero della Funzione Pubblica Archiviato il 6 marzo 2015 in Internet Archive.
  4. ^ Storia Camera
  5. ^ Pettibone 2010, p. 7.
  6. ^ a b c d e f Mario Avagliano, Il partigiano Montezemolo, Baldini & Castoldi s.r.l., Milano, 2014.
  7. ^ a b Roggero 2006, p. 187.
  8. ^ a b Vento 2010, p. 272.
  9. ^ a b Vento 2010, p. 273.
  10. ^ Zangrandi 1961, p. 262.
  11. ^ "Motu Proprio" del Sovrano.
  12. ^ Bollettino Ufficiale 31 gennaio 1936, dispensa 9ª, pag.359, registrato alla Corte dei Conti lì 23 gennaio 1936, registro n.2, foglio 450.

BibliografiaModifica

  • B. Palmiro Boschesi, Il chi è della Seconda Guerra Mondiale, vol. 2, Milano, Mondadori Editore, 1975, SBN IT\ICCU\TO0\0604602.
  • Clemente Galligani, L'Europa e il mondo nella tormenta: guerra, nazifascismo, collaborazionismo, resistenza, Roma, Armando Editore, 2012.
  • (EN) Charles D. Pettibone, The Organization and Order of Battle of Militaries in World War II Volume VI Italy and France Including the Neutral Countries of San Marino, Vatican City (Holy See), Andorra, and Monaco, Trafford Publishing, 2010, ISBN 1-4269-4633-3.
  • Oneri e onori: le verità militari e politiche della guerra di liberazione, Milano, Greco & Greco Editori s.r.l., 2006, ISBN 88-7980-417-0.
  • Andrea Vento, In silenzio gioite e soffrite: storia dei servizi segreti italiani dal Risorgimento alla Guerra Fredda, Milano, Il Saggiatore, 2010, ISBN 88-428-1604-3.
  • Ruggero Zangrandi, L’Italia tradita, Milano, Ugo Mursia Editore, 1961.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàISNI (EN0000 0004 5846 6006