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Appartamento al Plaza

film del 1971 diretto da Arthur Hiller
Appartamento al Plaza
Plaza Suite.JPG
Walter Matthau e Lee Grant nel terzo episodio del film
Titolo originalePlaza Suite
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1971
Durata114 min
Generecommedia
RegiaArthur Hiller
SoggettoNeil Simon
SceneggiaturaNeil Simon
ProduttoreHoward W. Kock per Paramount
FotografiaJack A. Marta
MontaggioFrank Bracht
MusicheMaurice Jarre
ScenografiaArthur Lonergan e Reg Allen
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Appartamento al Plaza è un film del 1971 diretto da Arthur Hiller ispirato ad una commedia in tre atti di Neil Simon del 1968.

TramaModifica

Il film racconta tre storie ambientate nel lussuoso Hotel Plaza di New York situato là dove la Fifth Avenue incrocia Central Park South. Il protagonista è quell'«autentico prodigio di umorismo che è Walter Matthau»[1] che qui dà prova della sua versatilità d'attore interpretando tre ruoli dal diverso grado di umorismo. Si va da un umorismo amaro e graffiante della prima storia a quello svagato e furbesco della seconda sino a quello pieno e ridanciano della terza.

Il matrimonio fallitoModifica

La prima storia è quella dei Nash, due ricchi coniugi di mezza età che, momentaneamente impossibilitati ad usare la loro casa, hanno preso una suite al Plaza Hotel. L'idea è stata della moglie, Karen, che sente andare in crisi il suo matrimonio e per rinnovare i passati affetti ha pensato, essendo il giorno dell'anniversario di nozze, di prenotare al Plaza la stessa suite dove ha passato la prima notte da sposata.

O almeno questo è quello che lei crede ma in realtà, come le fa notare il marito Sam sopraggiunto, non è quella la data del loro anniversario di matrimonio né è quella la suite dove hanno trascorso la prima notte. Come dice Sam: «La cosa che mi irrita di più è che tu fai anche gli sbagli nel modo sbagliato».

Ma non è per questo che Sam è così lontano e annoiato della moglie: egli sente avanzare la vecchiaia e non è disposto ad accettarla; vuole evadere dalla stanca ed avvilente vita familiare, vuole sentirsi ancora giovane come quando lottava e vinceva per avanzare nella vita: per questo ha preso per amante la sua giovane segretaria di cui crede di essere innamorato.

La moglie ha sopportato i suoi precedenti tradimenti ben sapendo che erano avventure passeggere ma ora non è disposta ad accettare una separazione per una fiammata d'amore senile.

L'incontro tra i due, connotato da un fitto dialogo di graffianti battute, si chiude drammaticamente nel dubbio sulla fine che farà il loro intenso legame fatto di cose piccole e magari meschine ma anche di stima ed affetto stratificato dai lunghi anni trascorsi insieme.

Il matrimonio traditoModifica

Il secondo racconto vede protagonista un famoso e ricco produttore cinematografico, Jesse Kiplinger, che ha una stanza al Plaza dove tratta i suoi affari. Ha del tempo da spendere in attesa di un importante appuntamento e pensa di impiegarlo alla ricerca di un passatempo femminile. Dopo vari tentativi andati a vuoto trova sulla sua agenda il nome di un'ex compagna di gioventù, Muriel, conosciuta quindici anni prima, che ricorda come bella ed attraente: decide quindi di invitarla per una rimpatriata nella sua camera.

Ma la donna, una piccola borghese di provincia, è ormai sposata e madre di tre figli; benché attirata dal rinnovare la sua conoscenza con l'importante e famoso uomo di cinema sembra ben decisa a resistere alle sue avances.

La tattica del produttore è quella di farla bere e nello stesso tempo raccontarle come non è tutto oro quello che luccica nell'ambiente dello spettacolo e come egli stesso conduca una vita solitaria e priva di affetti. L'espediente lacrimoso però sembra non funzionare sino a quando Jesse casualmente riferisce dei suoi incontri con famosi attori suoi amici. A questo punto cederà ogni resistenza della donna, affascinata dal poter conoscere la vita intima delle stelle di Hollywood.

Il matrimonio temutoModifica

Nel terzo episodio, sicuramente il più esilarante, si sta per celebrare il ricco sposalizio di Mimsey, figlia di un maturo proprietario terriero, Roy Hubley che assieme a sua moglie e agli invitati ha organizzato il ricevimento in una suite del lussuoso Plaza, da loro affittata.

Veramente il padre della sposa non è soddisfatto dei preparativi: il suo nome è stato stampato errato sulle bustine dei fiammiferi e sui tovagliolini del ricevimento, i membri dell'orchestrina sono meno di quelli prenotati e pagati; l'irritazione giunge al culmine quando la moglie, una donna un po' svanita e succube del marito, gli annuncia che la figlia, senza apparente motivo, si è chiusa nel bagno e sembra decisa a rimanervi dentro. Lei stessa ha tentato di farla uscire battendo grandi colpi sulla porta col risultato di rompersi un prezioso anello.

Intanto gli altri parenti e gli addetti al ricevimento premono per far presto perché si è in ritardo per la cerimonia; Roy cerca allora in ogni modo di parlare con la figlia, rischiando anche l'osso del collo: si avventurerà infatti sul cornicione dell'albergo, proprio mentre infuria un temporale, per raggiungere il bagno ed entrare dalla finestra.

Tutto è inutile sino a quando Mimsey farà finalmente entrare il padre confessandogli quindi di non volersi più sposare per paura di ridursi a vivere un matrimonio come quello dei suoi genitori. Roy non può darle torto e sta per arrendersi, quando arriva il promesso sposo che con poche ma decise parole («E datti una smossa!») convincerà la giovane donna a uscire dal bagno e la condurrà all'altare.

NoteModifica

  1. ^ Walter Veltroni, Da Certi piccoli amori. Dizionario sentimentale di film, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1994

Collegamenti esterniModifica

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