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Aragona di Sicilia

ramo cadetto della Casa di Aragona

1leftarrow blue.svgVoce principale: Casa d'Aragona.

Aragona di Sicilia
Arms of the Aragonese Kings of Sicily(Crowned).svg
StatoRegno di Sicilia
Casata di derivazioneCasa d'Aragona
Titoli
  • Re di Sicilia
  • Principe di Taranto
  • Duca di Atene
  • Duca di Neopatria
  • Marchese di Randazzo
FondatoreFederico d'Aragona
Ultimo sovranoMaria di Sicilia
Data di fondazioneXIV secolo
Data di estinzione1377
Data di deposizione1401
Etniacatalano-sveva

Gli Aragona di Sicilia furono un ramo cadetto della dinastia reale della Casa d'Aragona fondato nel XIV secolo.

Derivato dal lato femminile dalla dinastia sveva degli Hohenstaufen, i suoi membri furono Re di Sicilia dal 1302 al 1401.

StoriaModifica

Il passaggio del Regno di Sicilia sotto il dominio aragonese ebbe ufficialmente luogo nell'agosto 1282, quando il re Pietro III d'Aragona fu incoronato a Palermo come suo sovrano assieme alla sua consorte Costanza di Hohenstaufen[1], figlia del re Manfredi di Sicilia, al quale gli Angioini avevano tolto il possesso del regno isolano, dopo essere caduto e sconfitto nella battaglia di Benevento del 1266. Il Re Pietro aveva infatti appoggiato la rivolta antiangioina dei Vespri siciliani per riscattare i diritti ereditari che la moglie Costanza vantava, poiché era stata designata erede al trono del padre Manfredi dal cugino il duca Corradino di Svevia, prima che questi fosse fatto giustiziare dal re Carlo I d'Angiò nel 1268.[2][3]

A Pietro succedette il figlio secondogenito Giacomo II di Aragona, che nel 1294 con il re francese Carlo II d'Angiò stipulò il Trattato di Anagni, con il quale restituiva la Sicilia agli Angioini, in cambio della sovranità sulla Sardegna e la Corsica, dategli dalla Chiesa. Il trattato di pace ebbe la disapprovazione dei Siciliani: l'11 dicembre 1295 si riunirono in parlamento a Palermo, conti, baroni, cavalieri e sindaci delle città isolane, che dichiararono decaduto il Re Giacomo ed elessero nuovo sovrano il fratello minore e luogotenente generale del Regno di Sicilia, Federico d'Aragona.[4][5]

Con Federico (1273-1337) ebbe inizio il ramo siciliano della Real Casa d'Aragona[4], sotto il quale ebbero temporaneamente fine le Guerre del Vespro che insanguinavano l'isola, con la Pace di Caltabellotta del 1302, in cui si proclamò Re di Trinacria. A seguito della pace fatta coi reali francesi, sposò la principessa Eleonora d'Angiò, figlia del Re Carlo II, che lo rese padre di nove figli. Di questi, il primogenito, Pietro (1304-1342), fu suo successore al trono; il settimogenito Giovanni, marchese di Randazzo (1317-1348), che da reggente del Regno dopo la morte del fratello Pietro, nel 1348 prima di morire a causa della peste, stipulò con gli Angioini la Pace di Catania, con il quale costoro rinunciavano ad ogni pretesa sulla Sicilia.

Successore di Pietro, fu Ludovico (1335-1355), detto il Fanciullo, divenuto Re di Sicilia a soli sette anni. Ebbe come tutori lo zio paterno il Marchese Giovanni e la madre Elisabetta di Carinzia, ed essendo morto giovanissimo senza lasciare eredi legittimi, gli succedette il fratello minore Federico (1341-1377), detto il Semplice. Detto Federico, quinto re aragonese della Sicilia, sposò dapprima Costanza d'Aragona, figlia del re Pietro IV, e poi la nobildonna Antonia del Balzo, figlia di Francesco, duca di Andria, ed ebbe una sola figlia legittima, dalla prima unione, Maria.

Maria di Sicilia (1363-1401) fu l'ultima discendente della famiglia reale aragonese-siciliana. Dopo la sua morte avvenuta nel 1401, il Regno di Sicilia tornò ad essere dominio del principale ramo della dinastia reale aragonese derivata dalla Casa di Barcellona, poiché avendo sposato nel 1392 il principe Martino II d'Aragona, questi gli succedette come sovrano dell'isola, fino al 1409.

Rami collateraliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Aragona (famiglia).

I Sovrani di Sicilia appartenenti alla stirpe aragonese generarono molti figli naturali, dai quali si originarono alcuni rami collaterali.

Il re Pietro I di Sicilia fu padre di Sancio († 1334), signore di Militello in Val Demone, giunto in Sicilia nel 1312, da cui ebbe origine il ramo dei signori di Cammarata, per via del suo matrimonio con Macalda Palizzi, figlia di Vinciguerra.[6]

Suo figlio il re Federico III di Sicilia, dalla sua amante la nobildonna catanese Sibilla Sormella ebbe quattro figli, di cui due maschi. Uno fu Alfonso Federico (1290-1339), che fu fu vicario generale del Ducato di Atene, dal 1317, e del Ducato di Neopatria, dal 1319, triarca dell'isola di Eubea, dal 1318, signore di Salona, dal 1320 e conte di Malta e di Gozo, dal 1330, alla sua morte. Da Alfonso Federico ebbe origine la dinastia Fadrique d'Aragona dei signori, poi conti, di Salona, molto potente in Grecia, che si estinse alla fine del XIV secolo con Luigi Fadrique d'Aragona († 1382)[7]; l'altro fu Orlando († 1361), da cui ebbe origine il ramo dei baroni di Avola, che nel XV secolo confluirà nei Tagliavia.[8]

GenealogiaModifica

 Federico, XVIII re di Sicilia (1273-1337)
Eleonora d'Angiò
 
        
 Pietro, XIX re di Sicilia (1304-1342)
Elisabetta di Carinzia
Costanza (1305-1344)
I Enrico II di Cipro, II Leone V d'Armenia, III Giovanni di Lusignano
Manfredi, duca di Atene e di Neopatria (1306-1317)
Isabella (1310-1349)
Stefano II di Baviera
Guglielmo, principe di Taranto (1312-1338)
Maria Alvarez di Ejerica
Giovanni, duca di Atene e di Neopatria (1317-1348)
Cesarina Lancia
Caterina (1320-1342)
Margherita (1331-1377)
Rodolfo II di Baviera
  
          
Costanza (1324-1355)
Eleonora (1325-1375)
Pietro IV d'Aragona
Beatrice (1326-1365)
Roberto II del Palatinato
Eufemia (1330-1359)
Violante
Ludovico, XX re di Sicilia (1335-1358)
Giovanni (1340-1353)
Federico, XXI re di Sicilia (1341-1377)
I Costanza d'Aragona, II Antonia del Balzo
Bianca (1342-1373)
Giovanni d'Aragona, conte di Empúries
con discendenza
 
 
 I Maria, regina di Sicilia (1363-1401)
Martino II d'Aragona

NoteModifica

  1. ^ A. Zuccagni Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, vol. 12, 1842, pp. 474-475.
  2. ^ P. Sanfilippo, Compendio della storia di Sicilia del P. Pietro Sanfilippo della Compagnia di Gesù, Lao, 1840, p. 276.
  3. ^ M. Guglielmi, La monetazione degli Svevi nell'Italia meridionale e le zecche di Amalfi, Brindisi, Gaeta, Manfredonia, Messina, Palermo e Salerno, Nomisma, 2000, p. 285.
  4. ^ a b (ES) J. A. de Hebrera, Chronica serafica del Reyno y Santa Provincia de Aragón, Diego de Larumbe, 1705, p. 390.
  5. ^ M. Amari, La guerra del Vespro siciliano, vol. 2, Pomba, 1852, p. 330.
  6. ^ A. Marrone, Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390), in Mediterranea : ricerche storiche. Quaderni vol. 1 (Associazione Mediterranea), 2006, p. 50.
  7. ^ C. Ugurgieri della Berardenga, Avventurieri alla conquista di feudi e di corone (1356-1429), Olschki, 1963, p. 76.
  8. ^ V. Palizzolo Gravina, barone di Ramione, Il Blasone in Sicilia, Visconti & Huber, 1871-75, p. 75.

BibliografiaModifica

  • F. Giunta, Federico III d'Aragona, re di Sicilia (1296-1337), Palermo, Manfredi, 1953.
  • A. De Stefano, Aragonesi e Catalani nel Mediterraneo, Bologna, Zanichelli, 1956.
  • E. Sipione, Il Regno di Sicilia sotto la dinastia aragonese. I successori di Federico II (1337-1412), Catania, Giannotta, 1980.
  • F. P. Tocco, Il regno di Sicilia tra Angioini e Aragonesi, Fontevivo, Monduzzi, 2008, ISBN 883236137X.

Voci correlateModifica