Apri il menu principale
Il recupero dei cosiddetti bronzi di Riace nel 1972.

L'archeologia subacquea è una branca dell'archeologia. A causa delle sue specificità, richiede particolari tecniche di indagine, e a seconda del campo di interesse (acque interne, relitti, fondali...), si divide in diverse discipline.

Oltre al recupero di antichi oggetti sommersi, si occupa di ricostruire e contestualizzare storicamente i ritrovamenti, con l'obiettivo di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale[1].

Indice

StoriaModifica

Una delle prime tecniche per l'archeologia subacquea è legata all'uso delle campane subacquee, usate sin dal XVI secolo.

L'archeologia subacquea moderna si è sviluppata a partire dagli anni '30 del 1900, con l'investigazione del relitto della nave Elefanten, in Svezia[2].

Un picco di interesse alla materia si è verificato come conseguenza dei due conflitti mondiali, e dei relitti prodotti da questi. In particolare, Jacques Cousteau racconta alcune esperienze collegate all'esplorazione di relitti nel suo libro Il mondo silenzioso.

Uno dei più famosi ritrovamenti di archeologia subacquea in Italia è quello dei cosiddetti Bronzi di Riace, avvenuto nel 1972[3].

Ancora più recenti sono le ricerche tutt'ora in corso sul relitto di Anticitera, relitto di un naufragio avvenuto nel I secolo a.C. in prossimità dell'isola di Anticitra, ritrovato per caso nel 1900 da un equipaggio di pescatori di spugne.

DisciplineModifica

Tra le diverse discipline dell'archeologia subacquea, si possono includere:

  • Archeologia navale: lo studio della tecnologia riguardante qualunque tipo di imbarcazione e il relativo equipaggiamento;
  • Archeologia marittima: la ricerca dei resti materiali dell'uomo e delle sue attività sul mare, ma anche la scoperta di porti, approdi, navi e carichi mercantili;
  • Archeologia delle acque interne: lo studio dei resti materiali dell'uomo e delle sue attività sui fiumi, laghi o lagune (insediamenti, attracchi navali, imbarcazioni);
  • Archeologia dei pozzi e degli ipogei: settore atipico che prende in considerazione strutture artificiali o cavità naturali, legate a forme di antropizzazione particolari.

MetodologieModifica

Pur ispirata dalle medesime regole che operano in quella terrestre, l'archeologia subacquea necessita di accorgimenti particolari legati all'ambiente di operazione. L'operazione sott'acqua, infatti, comporta alcune difficoltà specifiche, così come nella subacquea in generale.

Il più evidente tra questi problemi è legato alla profondità dei reperti che, ad esempio nel caso dei relitti, può essere talmente alta da causare problemi fisiologici per gli operatori, e richiedere l'uso di attrezzature specifiche quali rebreather o diverse miscele per l'immersione (Nitrox, Trimix). Molti dei relitti presenti in Italia, infatti, sono situati oltre i 40 metri di profondità[4], il limite per la subacquea ricreativa.

Di recente, la disciplina si è evoluta con l'utilizzo di tecnologie quali batiscafi, droni, o veicoli subacquei filoguidati. Queste tecnologie, in parallelo con un affinamento delle conoscenze collegate alla fisiologia della subacquea, stanno permettendo di esplorare relitti e resti a quote sempre più profonde.

NoteModifica

  1. ^ Archeologia subacquea: perché? Editoriale a cura di Gianfranco Purpura, su archaeogate.org. URL consultato il 23 settembre 2008.
  2. ^ Per Akesson, A history of underwater archaeology, su abc.se. URL consultato l'8 dicembre 2018.
  3. ^ Per un approccio introduttivo si rimanda a V. Fronzoni, Archeologia subacquea e Tutela del patrimonio culturale, in "Quaderni del mare", n. 3, ed. "Centro Studi Tradizioni Nautiche", Napoli, 2006.
  4. ^ Sergio Pivetto e Giorgio Spazzapan, Lista dei relitti in Italia, su relitti.it. URL consultato l'8 dicembre 2018.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàGND (DE4062041-4