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Archetypal Branding

L'archetypal branding è una tecnica di marketing che si basa sulla scelta di uno dei 12 archetipi junghiani per identificare il valore che il brand desidera trasmettere ai clienti, facendo dunque leva sulle emozioni primarie e sui bisogni primordiali da soddisfare.

Il fenomeno generato prende il nome di brand positioning, detto anche posizionamento di marca, ovvero il posizionamento del brand nella mente del potenziale cliente grazie a un tratto distintivo che renderà il prodotto o servizio offerto maggiormente preferibile rispetto a quello della concorrenza. I fondatori di questa strategia di marketing sono Al Ries e Jack Trout, che fondarono nel 1962 l'agenzia Trout & Ries con l'obiettivo di mettere in relazione la comunicazione con le aspettative del cliente. Nel 1993 pubblicano un libro che scolpisce definitivamente il concetto, "Le 22 immutabili leggi del marketing"[1], in cui ogni capitolo è una legge. Il primo capitolo è il punto di partenza, la base: "È meglio essere primi che meglio degli altri. (Legge della leadership)".

Per "essere primi" è necessario conoscere minuziosamente i sentimenti del target.

Nel 2001 Margaret Mark e Carol Pearson pubblicano il libro "The Hero and the Outlaw"[2] che sancisce definitivamente l'importanza del Branding Archetipale. Analizzando le esperienze di Nike, Marlboro, Ivory e altri marchi, gli autori spiegano come sfruttare il potere degli archetipi per allineare la strategia aziendale e ottenere un solido vantaggio competitivo.

Per definire il target è necessario individuare i suoi bisogni, paure, desideri, motivazioni con l'obiettivo di ottimizzare l’efficacia delle Comunicazione. Solo dopo aver focalizzato ciò è possibile realizzare prodotti o servizi capaci di trasmettere un valore unico e inconfondibile, offrendo quindi un'esperienza d'acquisto in grado di coinvolgere emotivamente il cliente e di fissare nella sua mente la piena conoscenza del marchio.

In questo contesto entrano in gioco i 12 archetipi – simboli antichi sedimentati nella memoria umana da secoli – costituendo un ponte tra brand e cliente, per stimolare esattamente quei sentimenti, desideri, motivazioni, paure, e per stimolare quindi precisi bisogni ed emozioni.

Mark e Pearson categorizzano i 12 archetipi in quattro gruppi legati a:

  1. stabilità
  2. indipendenza
  3. cambiamento
  4. appartenenza

I 12 archetipiModifica

L’Innocente: sognatore, puro, ingenuo, ottimista, in armonia con sé e con il mondo. Teme la punizione.

L’Esploratore: lupo solitario, viaggiatore, in cerca di esperienze autentiche. Teme la monotonia, il conformismo.

Il Saggio: filosofo, maestro, trova l’equilibrio attraverso la comprensione. Teme la menzogna e la superficialità.

L’Eroe: soldato coraggioso, atleta instancabile, il valoroso che non teme di superare i propri limiti. Teme la vulnerabilità e la debolezza.

Il Ribelle: anticonformista, rivoluzionario, sovversivo. Teme di perdere il controllo, di essere comandato o di non essere abbastanza efficace.

Il Mago: fornisce quel pizzico di magia per rendere speciali cose o momenti che altrimenti sarebbero piatti. Teme la noia, la negatività, la grettezza.

L’Uomo Comune: il brav'uomo che crede nell'integrità, desidera un mondo in cui si accettano gli altri per ciò che sono. Temendo l’indifferenza e il qualunquismo.

L’Amante: principe azzurro, seduttore, appassionato, desidera una rapporto passionale con le persone amate. Teme la solitudine, la timidezza, di non essere amato.

Il Burlone: positivo, giullare, ridente, cerca divertimento, vuole portare gioia e svago; teme la noia e di dovere accettare la realtà.

L’Angelo Custode: madre, guaritore, altruista, si prende cura degli altri. Teme l’egoismo e l’ingratitudine.

Il Creatore: inventore, idea cose nuove per cambiare il mondo, guarda lontano. Teme la povertà o debolezza delle idee.

Il Sovrano: padre, governatore, re, leader, crea e gestisce ordine nel mondo ordinato per poterlo governare. Teme di perdere la corona e teme il caos.

Etimologia e Significato di ArchetipoModifica

Dal greco arché (principio) e epos (esemplare). Nella filosofia è rappresentabile come forma preesistente di un'idea, come l'iperuranio di Platone. Carl Gustav Jung utilizza la parola per la prima volta per definire le idee predeterminate, e giunge al concetto più ampio di inconscio collettivo. Gli archetipi sono la sintesi dell’esperienza umana a partire dalla comparsa dell'uomo sulla terra.

NoteModifica

  1. ^ Le 22 immutabili leggi del marketing, 152 pagine, Edizioni Anteprima
  2. ^ The Hero and the Outlaw, 400 pagine, McGraw-Hill