Arcidiocesi di Cesarea di Cappadocia

Cesarea di Cappadocia
Sede arcivescovile titolare
Archidioecesis Caesariensis in Cappadocia
Patriarcato di Costantinopoli
Sede titolare di Cesarea di Cappadocia
Mappa della diocesi civile del Ponto (V secolo)
Arcivescovo titolare sede vacante
Istituita XV secolo
Stato Turchia
Arcidiocesi soppressa di Cesarea di Cappadocia
Diocesi suffraganee Terme, Nissa, Camuliana, Ciscisso
Eretta II secolo
Soppressa 1923
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche
Il vescovo e teologo Basilio Magno.

L'arcidiocesi di Cesarea di Cappadocia (in latino: Archidioecesis Caesariensis in Cappadocia) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.

Indice

StoriaModifica

Cesarea di Cappadocia, corrispondente alla città di Kayseri nell'odierna Turchia, è l'antica sede metropolitana della provincia romana della Cappadocia Prima nella diocesi civile del Ponto e nel patriarcato di Costantinopoli.

Il Vetus Martyrologium Romanum ricorda molti martiri e santi di Cesarea. Tra questi i vescovi Basilio Magno, Leonzio e Lucio, ed i martiri Dorotea, Giuliano, Sergio, Longino, Eupsichio, Poliucto, Vittore e Donato, Giacinto, Macrina, Giulitta, Teodoto, Ruffina e Ammiano.

La Notitia Episcopatuum dello pseudo-Epifanio, composta durante il regno dell'imperatore Eraclio I (circa 640), attribuisce a Cesarea cinque diocesi suffraganee: Thermae Basilicae, Nissa, Teodosiopoli di Armenia,[1] Camuliana e Ciscisso.[2] La successiva Notitia dell'inizio del X secolo attribuisce a Cesarea 15 suffraganee; oltre alle cinque di tre secoli prima, vi sono le diocesi di Lasmendo, Evaisso, Severiade, Arata[3], Epolia, Aragene, Sobeso, San Procopio, Zamando e Sirica.[4]

In tutte le Notitiae, Cesarea occupava il secondo posto nella lista delle metropolie del patriarcato, immediatamente dopo la sede di Costantinopoli; questo valse agli arcivescovi il titolo di protothronos, che era il titolo più importante dopo quello del patriarca costantinopolitano. Sono oltre cinquanta gli arcivescovi noti di questa antica sede nel corso del primo millennio cristiano: essa costituisce una delle più ricche liste episcopali in Oriente fra tutte quelle dell'antichità. L'arcidiocesi sopravvisse fino al 1923 quando, a causa del trattato di Losanna seguito alle guerre greco-turche, i greci dovettero abbandonare l'Anatolia per trasferirsi in Grecia.

Cesarea di Cappadocia è una sede arcivescovile titolare della Chiesa cattolica; la sede è vacante dal 5 marzo 1973. Nella seconda metà dell'Ottocento la sede è conosciuta anche con il nome di Caesariensis (in italiano: Cesarea del Ponto).

Cronotassi degli arcivescovi greciModifica

  • Primiano (o Longino) † (vescovi leggendari)
  • Teocrito I † (seconda metà del II secolo)
  • Alessandro † (170 - 211)
  • San Firmiliano † (circa 235 - circa 269 deceduto)
  • San Leonzio I † (menzionato nel 285)[5]
  • Agricola ? † (menzionato nel 314)[6]
  • Eusebio I † (315 - 320)
  • San Leonzio II † (menzionato nel 325)[5]
  • Eusebio II † (menzionato nel 335)
  • Dianio I † (menzionato nel 336)
  • Eusebio III † (menzionato nel 340)
  • Eulalio †
  • Ermogene † (? - 341 deceduto)
  • Dianio II † (341 - 362 deceduto)
  • Eusebio IV † (362 - 370 deceduto)
  • San Basilio I † (370 - 1º gennaio 379 deceduto)
  • Eraclide † (379 - 380)
  • Elladio † (380 - 396)
  • Faretrio † (396 - 404)
  • Archelao † (404 - 431)
  • Firmo † (431 - 438 deceduto)
  • Talassio I † (438 - 452)
  • Alipio † (menzionato nel 458)[7]
  • Talassio II † (menzionato nel 469)
  • Alipo † (menzionato nel 513)
  • Areta I † (menzionato nel 518)
  • Elia † (menzionato nel 530 circa)
  • Soterio † (prima del 535 - dopo il 536)
  • Areta II † (menzionato nel 550)
  • Soterico † (menzionato nel 553)
  • Teocrito † (menzionato nel 560 circa)
  • Andrea † (circa VII secolo)[8]
  • Filalete † (menzionato nel 681)
  • Ciriaco † (menzionato nel 691)
  • Agapio † (prima del 792 - dopo il 787)
  • Nicola † (menzionato nell'806)
  • Tommaso † (menzionato nell'812)
  • Euschemone I † (prima dell'857 - dopo l'859)
  • Eutimio † (circa 865 - ?)[9]
  • Paolo † (menzionato nell'867)
  • Procopio † (menzionato nell'879)
  • Teofane I † (menzionato nell'886)
  • Euschemone II † (menzionato nell'889)
  • Areta III † (menzionato nel 910)
  • Basilio II † (prima del 912 - dopo il 918)
  • Teofane II Cerino † (prima del 928 - 933)
  • Basilio III † (933 - ?)
  • Areta IV † (menzionato nel 945)
  • Eusebio V † (menzionato nel 950)
  • Basilio IV † (950 - dopo il 980)
  • Anonimo † (X-XI secolo)[10]

Cronotassi degli arcivescovi titolariModifica

I vescovi di Cesarea di Cappadocia appaiono confusi con i vescovi delle altre sedi omonime (Arcidiocesi di Cesarea di Palestina, Diocesi di Cesarea di Bitinia, Diocesi di Cesarea di Mauritania, Diocesi di Cesarea di Numidia, Diocesi di Cesarea di Tessalia, Diocesi di Cesarea di Filippo), perché nelle fonti citate le cronotassi delle diverse sedi non sono distinte.

NoteModifica

  1. ^ Gli Annuari Pontifici attribuiscono quest'ultima diocesi alla provincia ecclesiastica di Camaco nell'Armenia Terza.
  2. ^ Heinrich Gelzer, Ungedruckte und ungenügend veröffentlichte Texte der Notitiae episcopatuum, in: Abhandlungen der philosophisch-historische classe der bayerische Akademie der Wissenschaften, 1901, p. 536, nº 77-82.
  3. ^ Cfr. Sede titolare di Arata.
  4. ^ Gelzer, op. cit., pp. 551-552, nnº 106-121.
  5. ^ a b Antonio Borrelli, San Leonzio di Cesarea di Cappadocia, sul sito Santi e Beati.
  6. ^ Prese parte al concilio di Ancira del 314. Le liste episcopali di quel concilio giunte sino a noi lo indicano tuttavia o come vescovo di Cesarea di Cappadocia, oppure come vescovo di Cesarea di Palestina. S. Salaville, v. Agricolaos, in Dictionnaire d'histoire et de géographie ecclésiastiques, vol. I, Parigi 1912, coll. 1027-1028.
  7. ^ R. Janin, v. 6. Alypius, in Dictionnaire d'histoire et de géographie ecclésiastiques, vol. II, Parigi 1914, col. 904.
  8. ^ M. Jugie, v. 42. André, in Dictionnaire d'histoire et de géographie ecclésiastiques, vol. II, Parigi 1914, coll. 1612-1613.
  9. ^ Arcivescovo imposto dal patriarca Fozio).
  10. ^ Gustave Léon Schlumberger, Sigillographie de l'empire byzantin, 1884, pp. 285-286.
  11. ^ Eubel, op. cit., vol. IV, p. 126, nota 11.
  12. ^ a b Moroni, op. cit., p. 120.

FontiModifica