Arcidiocesi di Sassari

arcidiocesi della Chiesa cattolica in Italia
Arcidiocesi di Sassari
Archidioecesis Turritana
Chiesa latina
Sassari - Cattedrale di San Nicola (01).JPG
Regione ecclesiastica Sardegna
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Diocesi suffraganee
Alghero-Bosa, Ozieri, Tempio-Ampurias
Arcivescovo metropolita Gian Franco Saba
Vicario generale Antonio Tamponi
Arcivescovi emeriti Paolo Mario Virgilio Atzei, Ordine dei frati minori conventuali
Sacerdoti 136 di cui 95 secolari e 41 regolari
1.679 battezzati per sacerdote
Religiosi 51 uomini, 170 donne
Diaconi 5 permanenti
Abitanti 235.000
Battezzati 228.353 (97,2% del totale)
Superficie 1.978 km² in Italia
Parrocchie 61 (6 vicariati)
Erezione IV secolo
Rito romano
Cattedrale San Nicola
Santi patroni Santi Gavino, Proto e Gianuario; Madonna delle Grazie[1]
Indirizzo Via Arcivescovado 19, 07100 Sassari, Italia
Sito web www.arcidiocesisassari.it
Dati dall'Annuario pontificio 2018 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia

L'arcidiocesi di Sassari (in latino: Archidioecesis Turritana) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Sardegna. Nel 2017 contava 228.353 battezzati su 235.000 abitanti. È retta dall'arcivescovo Gian Franco Saba.

TerritorioModifica

L'arcidiocesi comprende 28 comuni della provincia di Sassari in Sardegna: Banari, Bessude, Bonnanaro, Bonorva, Borutta, Cargeghe, Cheremule, Chiaramonti, Codrongianos, Cossoine, Florinas, Giave, Ittiri, Mores, Muros, Osilo, Ossi, Ploaghe, Porto Torres, Sassari, Sennori, Siligo, Sorso, Stintino, Thiesi, Tissi, Torralba e Usini.[2]

Sede arcivescovile è la città di Sassari, dove si trova la cattedrale di San Nicola. Nella stessa città sorge anche la basilica del Sacro Cuore. Nel territorio si trovano anche tre antiche cattedrali: quella di Porto Torres, dedicata ai Santi Gavino, Proto e Gianuario ed elevata al rango di basilica minore; quella di Ploaghe, dedicata a San Pietro; e quella di Sorres, anch'essa dedicata a San Pietro nonché la basilica della Santissima Trinità di Saccargia, già importante cenobio camaldolese. Le diocesi di Ploaghe e di Sorres sono oggi sedi titolari.

Il territorio si estende su 1.978 km² ed è suddiviso in 61 parrocchie, organizzate in 6 vicarie, 3 nella città di Sassari (centro storico, Monte Rosello-Latte dolce, Cappuccini-Monserrato), e 3 extraurbane (Sorres, Ploaghe e Porto Torres-Golfo).

Provincia ecclesiasticaModifica

La provincia ecclesiastica di Sassari, istituita nell'XI secolo, comprende le seguenti suffraganee:

StoriaModifica

La diocesi di Torres (l'odierna Porto Torres, anticamente chiamata Turris Libisonis) fu eretta forse verso la fine del III secolo, quantunque la tradizione indichi come primo vescovo un Clemente romano nel I secolo. Nemmeno san Gabino vissuto verso il 100 è un vescovo certo, benché di lui si ritenga fondato il martirio[3]. Sebbene esistano documenti riguardanti i primi vescovi, non è possibile stabilire con assoluta certezza che si riferiscano a vescovi di Torres, perché esistevano altre sedi vescovili dal nome simile. Il primo vescovo storicamente documentato è Felice, che nel 484 partecipò alla conferenza di Cartagine, con altri quattro vescovi sardi, convocata dal re vandalo Unerico.

Fino al VII secolo Torres era suffraganea dell'arcidiocesi di Cagliari. Con papa Giovanni V (685-686) divenne una sede immediatamente soggetta ai vescovi di Roma.

Successivamente le notizie sui pastori della diocesi si interrompono per circa tre secoli, durante i quali furono numerose le scorrerie saracene.

Terminato il periodo di insicurezza dovuto alle continue scorribande musulmane e in seguito alla riorganizzazione ecclesiastica della Sardegna, Torres fu elevata, forse già al tempo di papa Alessandro II (1061-1073), al rango di sede metropolitana del giudicato di Torres. Ebbe fino a sette diocesi suffraganee: Ampurias, Bisarcio, Bosa, Castro, Ottana, Ploaghe e Sorres. Primo metropolita noto fu Costantino de Castra, investito della carica arcivescovile a Capua da papa Gregorio VII nel 1073.

Lo stesso papa insistette presso il giudice di Torres perché nell'arcidiocesi si attuassero le norme canoniche sulla vita, la disciplina e l'istruzione del clero, indizio della grave inadeguatezza morale, culturale e religiosa dei presbiteri a quell'epoca; non di rado i condaghi del tempo documentano la presenza di sacerdoti sposati o di condizione servile.

Tra XI e XII secolo diversi ordini religiosi si stabilirono nell'arcidiocesi, in particolare i Cistercensi. Infatti il giudice di Torres, Gonario II, dopo un incontro con san Bernardo, si fece monaco e favorì lo sviluppo dell'ordine a Torres, e si deve alla sua influenza la fondazione del monastero di Santa Maria di Paulis ad Ittiri e di Santa Maria di Corte a Sindia. Alla fine del XII secolo fu vescovo un cistercense, Erberto, autore di un Liber miraculorum et visionum che ebbe molta fortuna nei Paesi tedeschi. In questo stesso secolo fu terminata la basilica di San Gavino, in stile romanico, cattedrale dell'arcidiocesi.

Nel XIII secolo l'arcivescovo Dorgodorio costruì a Sassari il suo palazzo arcivescovile, che verso la fine del secolo diverrà la dimora principale del suo successore Teodosio. Torres infatti, con la diminuzione di importanza del suo ruolo di porto commerciale, iniziò ad attraversare un periodo di decadenza. Ma solo nel 1441 Pietro Spano traslò definitivamente la sede arcivescovile da Torres a Sassari, autorizzato dalla Santa Sede con la bolla Super universas del 3 aprile 1441.

L'8 dicembre 1503 furono soppresse le diocesi di Sorres e di Ploaghe e il loro territorio fu unito all'arcidiocesi di Sassari in forza della bolla Aequum reputamus di papa Giulio II. Ciò non avvenne subito, ma solo alla morte dei rispettivi vescovi, ossia nel 1505 e nel 1526.

Nei secoli successivi gli arcivescovi si impegnarono per l'attuazione dei decreti del concilio di Trento. In quest'opera si distinsero soprattutto: Salvatore Alepus († 1566), che compì due visite pastorali nell'arcidiocesi ed emanò diverse costituzioni sinodali per riformare la vita del clero ed obbligare i parroci a curare l'istruzione religiosa del popolo; Alfonso de Lorca († 1603), che istituì il seminario diocesano nel 1593; Gavino Manca de Cedrelles († 1620), che pubblicò la versione in sardo-logudorese della Dichiarazione del Simbolo apostolico di Roberto Bellarmino; Giuseppe Sicardo († 1714), che fece pubblicare un nuovo catechismo in lingua sardo-logudorese; Matteo Bertolini († 1750), che estese la pratica degli esercizi spirituali a tutti i seminaristi e al clero diocesano.

Nel corso dell'Ottocento si susseguirono diversi periodi di sede vacante a causa dei dissidi fra Chiesa e Stato sabaudo, il quale, in applicazione delle leggi eversive, incamerò i beni ecclesiastici, soppresse gli ordini religiosi, il foro ecclesiastico e il diritto di censura. A causa delle reiterate proteste l'arcivescovo Domenico Varesini fu condannato agli arresti domiciliari († 1864). Il suo successore, Diego Marongiu Del Rio, nominato nel 1871 dopo sette anni di vacanza della sede, ottenne l'exequatur statale solo nel 1878. Malgrado queste difficoltà, in questo periodo l'arcidiocesi di mostrò molto attiva nell'assistenza e nella cura dei più piccoli e degli orfani, grazie all'azione caritativa dei laici e di istituzioni religiose, come la conferenza delle Dame di Carità.

Tra gli arcivescovi del Novecento, si sono distinti in particolare: Arcangelo Mazzotti († 1961), che favorì la larga diffusione dell'Azione cattolica, celebrò un sinodo nel 1947 e l'anno successivo il congresso eucaristico regionale; e Salvatore Isgrò († 2004), ricordato per la celebrazione del sinodo nel 1990-91, lo svolgimento di quattro visite pastorali, l'organizzazione della missione popolare nel 1999 e del congresso eucaristico nel 2003.

Titoli dell'arcivescovo di SassariModifica

Tra i vari titoli spettanti all'arcivescovo di Sassari vi sono vi sono quelli di Primate di Sardegna e Corsica (conteso[4]), abate di Santa Maria di Paulis, priore della Santissima Trinità di Saccargia e di Nostra Signora di Coros, Gonfaloniere e Vessillifero di Santa Romana Chiesa (concesso da papa Paolo III a Salvatore Alepus e ai suoi successori in perpetuo), abate di San Pietro di Silki (oggi sede francescana ma un tempo benedettina) e, in passato, Consiliario nel Consiglio di Sua Maestà e Cancelliere dell'Università di Sassari nonché vescovo di Ploaghe e Sorres (sino al 1969)[5]. Tutti questi titoli sono oggi in disuso.

Cronotassi dei vescoviModifica

La cronotassi seguente, tranne rari casi, segue quella attualmente più aggiornata proposta da P. Desole[6], a sua volta rielaborata su quella proposta da R. Turtas[7].

Vescovi e arcivescovi di TorresModifica

  • Gaudenzio †
  • Giustino †
  • Lussorio †
  • Florenzio †[8]
  • Felice † (menzionato nel 484)
  • Mariniano † (prima di luglio 591 - dopo ottobre 599)[9]
  • Valentino † (menzionato nel 649)
  • Anonimo † (menzionato nel 685/686)[10]
  • Simone † (menzionato nel 1065)
  • Costantino di Castra † (1073 - dopo il 1074)
  • Cristoforo † (menzionato nel 1090)
  • Attone I (o Azzone) † (prima del 1112)
  • Manfredi † (menzionato nel 1116)
  • Anonimo † (menzionato nel 1118)
  • Vitale † (prima del 1120)
  • Costantino Berrica † (menzionato nel 1127)
  • Attone II † (menzionato nel 1134)
  • Pietro di Canneto † (documentato dal 1134 al 1139)
  • Attone III † (dopo il 1139 - 1156?)
  • Pietro Manaco † [11]
  • Alberto, O.S.B. † (1170 - 1178)
  • Erberto, O.Cist. † (1181 - prima del 14 agosto 1196)
  • Bandino † (1196 - dopo agosto 1199[12])
  • Anonimo † (menzionato prima del 17 ottobre 1200)
  • Biagio † (1202[13] - prima del 1217 deceduto)
  • Gianuario † (menzionato nel 1218 - 1226)
  • Piacentino † (menzionato nel 1230)[14]
  • Opizzone † (menzionato nel 1230 - 1235)
  • Anonimo † (menzionato nel 1238 da Gregorio IX)
  • Stefano, O.P. † (1249[15] - dopo il 1252)[16]
  • Anonimo † (menzionato nel 1254 e 1255)
  • Prospero, O. Cist. † (gennaio/febbraio 1261 - dopo il febbraio 1264)
  • Torgotorio † (prima del 1278 - 1289?)
  • Pandolfo † (4 luglio 1290 - 26 febbraio 1296 nominato vescovo Ancona)
  • Giovanni Balastro, O.F.M. † (4 marzo 1296 - circa 1298 deceduto)
  • Tedisio (o Teodosio o Tedicio) di Pisa † (3 ottobre 1298 - prima del marzo 1322 deceduto)
  • Giacomo † (9 marzo 1324 - prima del 1327)
  • Pietro de Portillo, O.P. † (12 ottobre 1327 - prima del 2 settembre 1349)
  • Bartolomeo Jalmar † (2 settembre 1349 - 1352)
  • Diego de Navasquez, O.Carm. † (12 febbraio 1354 - dopo luglio 1255)
  • Arnaldo Bordach, O.Cist. † (5 ottobre 1355 - prima del 4 marzo 1360)
  • Arnaldo Bajuli, O.F.M. † (4 marzo 1360 - prima del 12 gennaio 1368)
  • Bernardo, O.F.M. † (12 gennaio 1368 - 8 agosto 1369 nominato arcivescovo di Cagliari)
  • Guglielmo Belvaisii, O.F.M. † (8 agosto 1369 - 3 settembre 1371 nominato vescovo di Coria)
  • Giacomo Gualterotti de Lanfranchi, O.P. † (3 settembre 1371 - 1372 deceduto)
  • Giacomo Petri, O.P. † (11 ottobre 1372 - dopo il 30 giugno 1373 deceduto)
  • Giovanni de Fornellis, O.F.M. † (14 dicembre 1373 - 1378?)
  • Obbedienza avignonese:
    • Giovanni de Passaviis, O.P. † (1º luglio 1391 - 1393)
  • Obbedienza romana e pisana:
    • Ubaldino Cambi Bonamici † (8 marzo 1393 - prima del 25 settembre 1396 nominato arcivescovo di Oristano)[17]
    • Antonio Cipollonio, O.P. † (11 aprile 1397 - ? deceduto)
    • Perino (Priamo o Primo) † (8 agosto 1399 - 1412)
    • Giovanni de Azaro † (4 maggio 1412 - entro il 1º aprile 1422 deceduto)

Arcivescovi di SassariModifica

StatisticheModifica

L'arcidiocesi nel 2017 su una popolazione di 235.000 persone contava 228.353 battezzati, corrispondenti al 97,2% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1949 139.000 140.000 99,3 162 109 53 858 56 33 39
1970 191.000 194.645 98,1 214 124 90 892 119 505 53
1980 207.591 214.245 96,9 191 113 78 1.086 1 97 360 56
1990 213.167 216.346 98,5 170 100 70 1.253 1 89 317 61
1999 214.500 215.535 99,5 165 100 65 1.300 1 81 256 61
2000 219.730 220.739 99,5 150 101 49 1.464 2 58 269 61
2001 220.000 221.100 99,5 147 98 49 1.496 2 58 259 61
2002 221.000 223.100 99,1 170 100 70 1.300 2 79 259 61
2003 223.100 224.603 99,3 162 98 64 1.377 3 71 238 61
2004 219.356 220.859 99,3 149 94 55 1.472 3 65 247 61
2010 220.000 223.000 98,7 153 99 54 1.437 4 61 198 60
2014 220.000 226.800 97,0 142 99 43 1.549 4 54 180 60
2017 228.353 235.000 97,2 136 95 41 1.679 5 51 170 61

NoteModifica

  1. ^ Antonio Meloni, La Madonnina delle grazie protegge l’intera diocesi, La Nuova, 28 maggio 2018
  2. ^ Dal sito web www.parrocchiemap.it.
  3. ^ I. F. Farae, Opera, Tomo II De Rebus Sardois, a cura di E. Cadoni, Sassari, 1992, p. 144.
  4. ^ Papers relating to the Primacy of Sardinia. Raccolta di documenti sulla causa per il Primato ecclesiastico in Sardegna (1272-1679) a cura di B. Tavera, G. Piras, Sassari-Muros, 2006 in Raccolta di documenti editi ed inediti per la Storia della Sardegna vol. VIII.
  5. ^ G. Cossu, Della Città di Sassari. Notizie compendiose sacre e profane, Cagliari, Reale Stamperia, 1783, p. 33.
  6. ^ P. Desole, Origine e vicende della Diocesi di Sassari nella presenza pastorale dei suoi Vescovi, Sassari, 2000, pp. 129-181.
  7. ^ R. Turtas, Storia della Chiesa in Sardegna dalle origini al 2000, Roma, 1999.
  8. ^ I nomi dei vescovi Gaudenzio, Giustino, Lussorio e Florenzio apparivano in alcune iscrizioni andate distrutte durante gli scavi nella basilica di San Gavino ordinati dall'arcivescovo Gavino Manca de Cedrelles nel 1614, ma il cui testo è conservato nelle relazioni di quegli scavi. Pietro Martini, Storia ecclesiastica di Sardegna, vol. II, Cagliari 1840, pp. 343-346. Chiese e arte sacra in Sardegna. La Chiesa nell'Arcidiocesi di Sassari, vol. I, 1998, p. 15. Gli editori del CIL (vol. X, nº 1457*) considerano spurie queste iscrizioni; tuttavia studi più recenti ne hanno rivalutato l'autenticità (S. Angiolillo, Mosaici antichi in Italia, Sardinia, Roma 1981, p. 195)
  9. ^ Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Rome 2000, pp.1407-1408.
  10. ^ Secondo la biografia di papa Giovanni V nel Liber Pontificalis (ed. Louis Duchesne, vol. I, pp. 366-367), il pontefice contestò all'arcivescovo Citonato di Cagliari il diritto di consacrare il vescovo di Torres, di cui non è fatto il nome; un'errata lettura del testo del Liber Pontificalis ha indotto diversi eruditi del passato ad assegnare a questo vescovo il nome di Novello.
  11. ^ Vissuto all'epoca della stesura del condaghe del giudice Barisone II di Torres ove è menzionato, dunque tra il 1150 e il 1186.
  12. ^ Bandino è documentato il 18 agosto 1198, e fu chiamato, senza potervi andare, al capezzale del giudice Costantino II, morto il 28 agosto successivo.
  13. ^ Biagio è documentato come archiepiscopus electus per la prima volta il 1º dicembre 1202.
  14. ^ Vidili (op. cit., p. 109, nota 111) annota come nei documenti che riferiscono della sua morte, è sempre chiamato "arcivescovo eletto", probabilmente perché il suo episcopato è durato molto poco, forse meno di un anno. Non è da escludere, annota ancora Vidili (pp. 108-110 e note), che Piacentino sia da identificarsi con il successivo Opizzo, che sarebbe perciò da escludere dalla cronotassi, oppure che i due fossero contendenti per la sede di Torres; ma allo stato attuale dei documenti, la questione non può essere risolta.
  15. ^ È documentato come electus il 10 giugno 1249.
  16. ^ Luca Demontis, Stefano di Spagna, frate Predicatore e arcivescovo di Torres (1200 ca. – 1260 ca.), in «Archivio Storico Italiano», CLXX (2012), pp. 235–262.
  17. ^ Prima di Ubaldino, Eubel menziona, senza alcun dato cronologico, i vescovi Guglielmo, Bertrando, Paolo, Jacopo e Francesco, nominati da papa Urbano VI e papa Bonifacio IX.
  18. ^ Nomina oggetto di discussione, R. Turtas, Storia della Chiesa..., cit. p. 857.
  19. ^ Conserva tuttavia il titolo di arcivescovo turritano sino alla morte nel 1530 circa
  20. ^ Marcello Derudas, Il Registro sardo delle Visite Pastorali di Salvatore Alepus, Sassari, 2018.
  21. ^ Marcello Derudas, Il Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari. Una finestra aperta su quattrocento anni di storia, Sassari, 2018, pp. 45-46.
  22. ^ Pasquale Tola, Dizionario biografico degli nomini illustri di Sardegna, vol. I, Torino 1837, p. 185
  23. ^ Nominato arcivescovo titolare di Acrida.

BibliografiaModifica

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