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Arcidiocesi di Strasburgo
Archidioecesis Argentoratensis o Argentinensis
Chiesa latina
Notre dame de strasbourg 2.jpg
Stemma della diocesi Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Arcivescovo Luc Ravel, C.R.S.V.
Ausiliari Christian George Nicolas Kratz
Arcivescovi emeriti Joseph Pierre Aimé Marie Doré, P.S.S.,
Jean-Pierre Grallet, O.F.M.
Sacerdoti 697 di cui 484 secolari e 213 regolari
2.008 battezzati per sacerdote
Religiosi 275 uomini, 942 donne
Diaconi 87 permanenti
Abitanti 1.860.000
Battezzati 1.400.000 (75,3% del totale)
Superficie 8.280 km² in Francia
Parrocchie 767 (15 vicariati)
Erezione IV secolo
Rito romano
Cattedrale Notre-Dame
Indirizzo 16 Rue Brûlée, F-67081 Strasbourg CEDEX, Francia
Sito web www.alsace.catholique.fr
Dati dall'Annuario pontificio 2018 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Francia
Portale della cattedrale.
Il seminario maggiore di Strasburgo.
Mappa del principato ecclesiastico di Strasburgo attorno al 1547.
Il palazzo dei Rohan, fatto costruire tra il 1728 e il 1741 dal vescovo Armand I de Rohan-Soubise come nuovo palazzo vescovile, ospita oggi diverse istituzioni museali cittadine.

L'arcidiocesi di Strasburgo (in latino: Archidioecesis Argentoratensis o Argentinensis) è una sede della Chiesa cattolica in Francia immediatamente soggetta alla Santa Sede. Nel 2017 contava 1.400.000 battezzati su 1.860.000 abitanti. È retta dall'arcivescovo Luc Ravel, C.R.S.V.

TerritorioModifica

L'arcidiocesi comprende l'intera Alsazia, composta dai due dipartimenti francesi del Basso Reno e dell'Alto Reno.

Sede arcivescovile è la città di Strasburgo, dove si trova la cattedrale di Notre-Dame. Costruito fra il 1015 e il 1439 in stile tardo gotico, quest'edificio di 142 metri di altezza fu il più alto del mondo fra il 1625 e il 1847 e rimase la chiesa più alta del mondo fino al 1880, quando fu sorpassata dal duomo di Colonia. Oggi è la quarta chiesa cattolica più alta del mondo.

Il territorio si estende su 8.280 km² ed è suddiviso in 767 parrocchie, raggruppate in 14 zone pastorali.

StoriaModifica

Argentoratum, l'odierna Strasburgo, era un'antica città romana che faceva parte della provincia della Germania prima, come testimoniato dalla Notitia Galliarum dell'inizio del V secolo.[1]

Il cristianesimo è attestato ad Argentoratum già nella prima metà del IV secolo; il primo vescovo conosciuto è sant'Amando, il cui nome è indicato negli atti dello pseudo concilio di Colonia del 346. Nel V secolo la città è distrutta dall'invasione degli Alemanni. A partire dal VI secolo, con l'annessione della regione dapprima nel regno merovingio dell'Austrasia e poi in quello carolingio, il cristianesimo poté diffondersi e consolidarsi grazie all'opera di due santi vescovi, Arbogasto e Fiorenzo, e dei monaci missionari irlandesi, tra i quali si devono menzionare san Gallo e san Colombano. Al concilio di Parigi del 614 prese parte il vescovo Ansoaldo.

Con l'affermarsi dell'organizzazione ecclesiastica, Strasburgo entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Magonza, rispecchiando l'antica suddivisione amministrativa romana, che prevedeva che facessero parte della medesima provincia anche le diocesi di Worms e di Spira. Questa struttura organizzativa ecclesiastica rimase invariata, malgrado tutti i cambiamenti politici della regione, fino alla rivoluzione francese.

Nel IX secolo la diocesi comprendeva l'odierno Basso Reno (ad eccezione della regione di Wissembourg-Lauterbourg e del distretto di Marmoutier-Neuwiller), l'Ortenau sulla riva destra del Reno, e i distretti di Rouffach, Soultz e Lautenbach nell'Alto Reno. Confinava a nord con la diocesi di Spira, ad est e a sud-est con quella di Costanza, a sud-ovest con la diocesi di Basilea, e ad ovest con le diocesi di Metz e di Saint-Dié.

Sempre nel corso del IX secolo l'Alsazia entrò a far parte del Sacro Romano Impero e il vescovo di Strasburgo iniziò ad acquisire poteri comitali con possedimenti su entrambe le rive del Reno. Il vescovato divenne uno stato cliente dell'impero dal XIII secolo al 1803, ad eccezione di Strasburgo, che ebbe lo statuto di città libera dell'Impero fin dal 1262.

Verso la fine dell'epoca medievale, Strasburgo fu la culla di un movimento spirituale conosciuto con il nome di "mistica renana", che ebbe tra i suoi principali esponenti maestro Eckhart, Taulero, Nicola di Strasburgo e Enrico Suso.

Durante l'epoca della riforma (XVI secolo) l'Alzasia e Strasburgo furono contese fra i protestanti ed i cattolici, lotta che si accendeva ogni volta che la sede episcopale restava vacante. Entrambe le fazioni lottavano per imporre un proprio candidato; la spuntò sempre il partito cattolico, che in questo modo riuscì a conservare al cattolicesimo Strasburgo e la regione. Tuttavia oltre 200 parrocchie e la stessa cattedrale passarono al culto protestante.

Con la pace di Vestfalia del 1648 l'Alsazia diventa territorio del regno di Francia. In questo modo la diocesi si trovò divisa fra due Stati: i territori sulla riva sinistra del Reno vengono annessi dalla Francia, mentre quelli sulla riva destra rimasero parte dell'Impero. Anche i poteri comitali del vescovo vennero ridotti ai soli territori imperiali (le aree di Oberkirch, Ettenheim e Oppenau), essendo quelli alsaziani[2] annessi a pieno titoli al regno francese (riconosciuto dal Sacro Romano Impero con il trattato di Ryswick del 1697). Dal punto di vista strettamente religioso, l'annessione alla Francia permise la piena restaurazione del cattolicesimo. Tuttavia solo nel 1681 la cattedrale cittadina, per volontà espressa di Luigi XIV, ritornò al culto cattolico.

La rivoluzione francese ed il congresso di Vienna modificarono completamente la geografia politica ed ecclesiastica di tutta la regione.

In seguito al concordato, con la bolla Qui Christi Domini del 29 novembre 1801 fu de facto eretta una nuova diocesi di Strasburgo, che corrispondeva ai territori francesi dei dipartimenti dell'Alto e del Basso Reno: essa comprendeva gli antichi territori diocesani sulla riva sinistra del Reno, più sezioni di territorio sottratte alle diocesi di Spira, di Metz e soprattutto di Basilea[3]. Contestualmente entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Besançon.

Nel 1803 il territorio sulla riva destra del Reno fu secolarizzato ed annesso al granducato di Baden. Con la riforma delle diocesi tedesche nella prima metà dell'Ottocento, questa parte dell'antica diocesi di Strasburgo fu suddivisa fra le nuove sedi di Friburgo in Brisgovia e, in misura minore, di Rottenburg.

In seguito agli avvenimenti del 1871 e al passaggio dell'Alsazia alla Germania, il 14 giugno 1874 con il decreto Rem in ecclesiastica della Congregazione concistoriale la diocesi divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede. Il 10 luglio dello stesso anno acquisì i territori che erano appartenuti alla diocesi di Saint-Dié e che dopo la guerra franco-prussiana erano divenuti tedeschi. Contestualmente però perse i territori meridionali, che rimasero francesi, e che oggi costituiscono la diocesi di Belfort-Montbéliard.

La diocesi venne elevata al rango di arcidiocesi, non metropolitana, il 1º giugno 1988 con la bolla Antiquissima ipsa di papa Giovanni Paolo II.

Per la sua particolare evoluzione storica, a differenza del resto del territorio nazionale, ove vige il regime di separazione fra Stato e Chiesa, nell'arcidiocesi di Strasburgo è ancora in vigore il concordato del 1801. Ciò comporta, per esempio:

  • che gli arcivescovi di questa sede vengono nominati dal Presidente della Repubblica francese e ricevono l'istituzione canonica da parte della Santa Sede; la data ufficiale di nomina è quella della pubblicazione congiunta nel Giornale Ufficiale della Repubblica Francese e sull'Osservatore Romano;
  • che l'insegnamento della religione è obbligatorio nelle scuole primarie e secondarie;
  • che i preti dell'arcidiocesi ricevono dallo Stato lo stipendio paragonabile a quello dei dipendenti pubblici di categoria A;
  • che nell'Università statale di Strasburgo esiste una Facoltà di Teologia cattolica dipendente direttamente dalla Santa Sede.

Cronotassi dei vescoviModifica

Il più antico catalogo episcopale di Strasburgo è giunto fino a noi in forma metrica e si arresta al vescovo Ratoldo; deve perciò essere stato redatto verso la fine del IX secolo.

StatisticheModifica

L'arcidiocesi nel 2017 su una popolazione di 1.860.000 persone contava 1.400.000 battezzati, corrispondenti al 75,3% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 893.899 1.216.490 73,5 1.325 1.155 170 674 300 1.200 725
1970 1.100.000 1.412.385 77,9 1.205 1.205 912 767
1980 1.170.000 1.543.000 75,8 1.427 993 434 819 625 3.616 773
1990 1.290.000 1.620.000 79,6 1.167 848 319 1.105 23 461 2.649 767
1999 1.368.000 1.713.416 79,8 1.009 697 312 1.355 45 444 2.006 767
2000 1.300.000 1.708.025 76,1 995 682 313 1.306 45 453 1.970 767
2001 1.300.000 1.713.416 75,9 971 658 313 1.338 45 436 1.866 750
2002 1.300.000 1.713.416 75,9 957 644 313 1.358 45 417 1.793 767
2003 1.300.000 1.713.416 75,9 907 619 288 1.433 50 418 1.728 762
2004 1.350.000 1.800.000 75,0 920 649 271 1.467 51 367 1.686 767
2010 1.360.000 1.900.000 71,6 830 572 258 1.638 73 341 1.257 767
2014 1.380.000 1.843.000 74,9 722 517 205 1.911 80 282 1.050 767
2017 1.400.000 1.860.000 75,3 697 484 213 2.008 87 275 942 767

NoteModifica

  1. ^ Monumenta Germaniae Historica, Chronica minora, I, p. 557.
  2. ^ Le aree attorno a Saverne (capoluogo del principato ecclesiastico), Molsheim, Bevefelden, Dachstein, Dambach, Kochersberg, Erstein, Kästenbolz, Rhinau e il Mundat (consistente nella regione delle città di Rouffach, Soultz e Eguisheim).
  3. ^ La maggior parte del Basso Reno apparteneva, prima della rivoluzione francese, alla diocesi di Basilea.
  4. ^ Questo vescovo è menzionato in un diploma di Childerico II.
  5. ^ A quest'epoca non era ancora consacrato; è menzionato come presbyter vocatus episcopus, eletto probabilmente da poco tempo.
  6. ^ Due mesi di episcopato.
  7. ^ Eletto dal capitolo della cattedrale il 26 gennaio 1569 e confermato dalla Santa Sede solo quattro anni dopo.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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