Ardaburio (console 447)

Ardaburio o Ardabur (latino: Ardaburius o Ardabur; ... – 471) è stato un generale dell'Impero romano d'Oriente.

Dettaglio del Piatto di Ardaburio Aspare, risalente al 434, raffigurante il giovane Ardaburio iunior pretore col padre Ardaburio Aspare consolee.

BiografiaModifica

Era figlio di Ardaburio Aspare[1] e quindi di origine alana e di religione ariana; aveva due fratelli, Ermenerico e Giulio Patrizio, e una figlia, Godistea.

All'epoca del consolato del padre, nel 434, era pretore,[1] probabilmente a Costantinopoli. Nel 447 resse il consolato.[2]

All'inizio del regno dell'imperatore d'Oriente Marciano, tra il 450 e il 453, riportò una vittoria su alcuni barbari in Tracia. Come ricompensa per questo servizio, nel 453 l'imperatore nominò il patricius Ardaburio magister militum per Orientem. In quello stesso anno combatté contro i Saraceni nei pressi di Damasco, iniziando poi con loro i negoziati di pace. Dopo questo evento non fu impegnato in altri conflitti e si diede alla bella vita, passando il proprio tempo con attori. Alla morte di Marciano, nel 457, Ardaburio e Aspare si impegnarono affinché salisse al trono Leone I. Alla morte di Simeone Stilita, nel 459, inviò alcuni soldati goti a proteggere il corpo dai cacciatori di reliquie e a scortarlo fino ad Antiochia.

Ardaburio iniziò a tenere comportamenti tendenti al tradimento. Nel 466 fu deposto dalla carica di magister militum; la ragione fu l'accusa, da parte di Zenone, di aver scritto delle lettere alla corte persiana, con intento di tradire l'imperatore. È indiziato, assieme al padre, di aver convinto il generale Basilisco a far fallire la spedizione contro i Vandali (468).[3] Per volere dell'imperatore assassinò il capotribù goto Bigelis; ma quando, nel 469 o 470, il generale Anagaste, che si era ribellato all'imperatore, si riconciliò con Leone, rivelò che era stato Ardaburio a istigarlo alla rivolta.

Nel 471 Leone, temendo che Aspare e Ardaburio stessero tramando contro di lui e contro il suo generale e genero Zenone (forse parente del precedente Zenone), ordinò che fossero entrambi uccisi.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Torino, Einaudi, 1968.
  • «Ardabur iunior 1», PLRE II, pp. 135–137.