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Ardauli
comune
(IT) Ardaùli
(SC) Ardaùle
Ardauli – Stemma Ardauli – Bandiera
Ardauli – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Oristano-Stemma.svg Oristano
Amministrazione
SindacoMassimo Ibba (lista civica) dall'11-6-2017
Territorio
Coordinate40°05′05″N 8°54′46″E / 40.084722°N 8.912778°E40.084722; 8.912778Coordinate: 40°05′05″N 8°54′46″E / 40.084722°N 8.912778°E40.084722; 8.912778
Altitudine421 m s.l.m.
Superficie20,53 km²
Abitanti837[1] (30-4-2019)
Densità40,77 ab./km²
Comuni confinantiAbbasanta, Ghilarza, Neoneli, Nughedu Santa Vittoria, Sorradile, Tadasuni, Boroneddu, Ula Tirso
Altre informazioni
Cod. postale09081
Prefisso0783
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT095007
Cod. catastaleA380
TargaOR
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona D, 1 516 GG[2]
Nome abitanti(IT) ardaulesi
(SC) ardaulesos
PatronoMadonna del Buoncamino
Giorno festivosecondo lunedì di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ardauli
Ardauli
Ardauli – Mappa
Posizione del comune di Ardauli all'interno della provincia di Oristano
Sito istituzionale

Ardauli (Ardaule in sardo[3]) è un comune italiano di 837 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna. Appartiene alla regione denominata Barigadu, nel centro dell'Isola.

Origini del nomeModifica

Il suo nome. probabilmente, deriva dall'illirico Ar-daute che significa "presso il fiume" (l'oscillazione -t- /-l- è tipica delle lingue mediterranee arcaiche). Il fiume in questione è il Tirso.

StoriaModifica

Le numerose domus de janas e alcuni nuraghi indicano la presenza di attività umana nel territorio sin dal Neolitico.

Nel medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Barigadu. Alla caduta del giudicato (1420) passò sotto il dominio aragonese, insieme alla vicina Neoneli. Inizialmente fu un feudo regio, amministrato cioè da funzionari reali e non da famiglie di feudatari. Nel 1774, in epoca sabauda, fu incorporato al marchesato di Neoneli, concesso in feudo a Pietro Ripoll. Il feudo rimase ai Ripoll fino al 1837, quando passò ai Sanjust, per il matrimonio di Maria Angela Ripoll e Carlo Enrico Sanjust, barone di Teulada. Venne riscattato ai Sanjust nel 1839 con la soppressione del sistema feudale, quando divenne un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[4]

 

Lingue e dialettiModifica

La variante del sardo parlata a Ardauli è riconducibile alla Limba de mesania.

CulturaModifica

Feste e tradizioniModifica

Il paese festeggia nell'arco dell'anno numerosi santi e alcune tradizioni di origine arcaica:

  • Sant'Antonio "de su fogu"; (abate) festeggiato nel mese di gennaio nella chiesetta a lui dedicata con l'accensione di un falò e l'offerta da parte degli organizzatori di dolci tipici del posto e vino. Il giorno prima della festa del santo, nel pomeriggio, i bambini escono con dei sacchetti e bussando nelle case chiedono "su panizzeddu", dolce principalmente composto da frutta secca che viene preparato in altri posti anche per la festa dei morti il 2 novembre.
  • Sa festa e maju: Cade nella terza settimana di maggio. Si organizza una processione accompagnata da cavalieri, carri trainati da buoi e trattori addobbati con sas tracas (rappresentazione della vita quotidiana). Alla fine della celebrazione religiosa viene effettuata "sa dita de sa cressia e su trigu" (l'asta delle ciliegie e del grano) in offerta al santo. La sera la tradizione voleva che in su chinau de lucura (vicinato di lucura) si svolgesse la corsa degli asinelli e le tradizionali pariglie. Corse spericolate a cui in passato partecipavano i più valorosi e coraggiosi cavalieri.
  • San Quirico e santa Giulitta: festeggiati nel mese di agosto dove si svolge un novenario nella chiesa che dista circa 4 km dal paese. La tradizione vuole che i santi vengano portati a piedi dalla parrocchia sino al novenario in su cammineddu Sardu, una strada di campagna che arriva sino al novenario e riportati in paese alla fine delle cerimonie. per l'intera durata del novenario la molta gente del paese dimorava nei "muristenes" (piccole case vicino alla chiesa), dove la sera ancora oggi si organizzano balli e canti. Di grande importanza è sa notte e sa chena (la notte della cena),il 19 agosto, dove le famiglie o gruppi di amici si riuniscono per mangiare insieme i piatti locali. Mentre la sera del 24, chiamata in sardo " sa notte de s'izzadorzu" (poiché si rimaneva svegli per vegliare i santi che sarebbero dovuti rientrare in paese il giorno seguente), viene organizzata una rassegna culinaria di prodotti tipici del posto: culurzones (ravioli con ripieno di patate) e s'ortau (un preparato di carne di maiale, formaggio e varie spezie bollito e poi arrostito).
  • Santi Cosma e Damiano: festeggiati il secondo lunedi del mese di settembre nella chiesa a loro dedicata all'interno del paese. Essendo santi medici il martedì si svolge la messa dove partecipano tantissimi infermi. I santi vengono ricoperti da nastrini colorati che vengono benedetti e offerti ai fedeli.
  • San Giovanni: festeggiato a giugno, tradizione ormai persa. Era più una tradizione pagana che prevedeva la notte l'accensione di unu fogone (falò) in ogni famiglia od ogni rione. In questa sera si sceglievano sos compares de santu Juanni che sarebbero come gli odierni amici. Si sanciva il patto di amicizia dandosi la mano e saltando il fuoco acceso insieme. La cerimonia si sarebbe dovuta concludere con il bere alcuni decotti di erbe e l'omaggio delle stesse erbe che sarebbero dovute essere conservate con cura.

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2019.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 36.
  4. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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