Area marina protetta Santa Maria di Castellabate

Area marina protetta
Santa Maria di Castellabate
Panoramasmariadicte.jpg
Tipo di areaArea marina protetta
Codice WDPA390448
Codice EUAPEUAP1225
Class. internaz.Categoria IUCN IV: area di conservazione di habitat/specie
StatiItalia Italia
RegioniCampania Campania
ProvinceSalerno Salerno
ComuniCastellabate
Superficie a terra0,02[1] km²
Superficie a mare7.095,00 ha ha
Provvedimenti istitutiviD.M. 21.10.2009 (G.U. n. 82 del 9.04.2010)
GestoreEnte Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano
PresidenteAmilcare Troiano
Mappa di localizzazione
Sito istituzionale

Coordinate: 40°16′18.84″N 14°56′21.48″E / 40.2719°N 14.9393°E40.2719; 14.9393

L'area marina protetta Santa Maria di Castellabate è un'area marina protetta della Campania istituita nel 2009[1].

StoriaModifica

La fascia di mare compresa fra le punte di Tresino e Licosa è stata oggetto di studi, maturati a cavallo degli anni sessanta e settanta, che prevedevano l'istituzione di un vero e proprio parco marino[2], uno dei primi esempi in Italia[3]. Nel 1972, sotto il coordinamento di Pietro Dohrn, e gli auspici della Stazione zoologica di Napoli da lui diretta, fu organizzato a Santa Maria di Castellabate un convegno internazionale di studio per l'istituzione del parco marino[2]. In quell'occasione, mosse i primi passi della sua militanza ambientalista l'attivista Grazia Francescato, incaricata da Dohrn, nell'inverno 1971, di tradurre gli atti del convegno[2]. Il parco marino auspicato da quell'iniziativa non vide però la luce e l'unico risultato che si riuscì a ottenere, ben più modesto, nel 1972[4], fu l'istituzione di «un'area di tutela più o meno rispettata»[2].

Nel 2009 il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio sblocca una pratica ferma da quasi 30 anni[5] e con il Decreto Ministeriale 21 ottobre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 82 del 9 aprile 2010, viene sancita, all'interno del Parco nazionale del Cilento, la nascita dell'Area marina protetta di Santa Maria di Castellabate che comprende una superficie di mare di 7075 ha[6].

TerritorioModifica

Si estende su una superficie in mare di 7.095,00 ettari, a cui si sommano 2 ettari di costa, rientrante interamente nel comune di Castellabate (SA), tra la punta di Ogliastro e la baia del Sauco (confine nord con il comune di Agropoli).

L'area marina protetta è suddivisa in tre diverse zone, ciascuna sottoposta a un diverso regime di tutela ambientale e di conservazione, tenendo comunque conto delle caratteristiche naturali e della situazione socioeconomica esistente.

  • Zona A: è la zona di riserva integrale di 169 ettari, quella con maggiore tutela e limitazioni (vieta anche la balneazione), riguarda la costa compresa tra punta Tresino e punta Pagliarola.
  • Zona B: è la zona di riserva generale di 3092 ettari, che consente anche la balneazione e la navigazione (a velocità non superiore a 5 nodi) entro la distanza di 300 metri dalla costa, comprende il tratto di mare circostante la zona A di Punta Tresino e il tratto di mare prospiciente la costa tra punta Torricella e punta dell'Ogliastro.
  • Sottozona B1: è una zona di 134 situata nei pressi della pineta di Licosa.
  • Zona C: è la zona di riserva parziale di 3699 attari con limitazioni molto circoscritte che comprende il residuo tratto di mare all'interno del perimetro dell'area marina protetta[7].

Comuni e frazioniModifica

L'area protetta rientra interamente nel territorio comunale di Castellabate e riguarda le frazioni marine di:

FloraModifica

La zona dell'area marina protetta è ricca di specie vegetali. Nel fondali marini di Castellabate si incontrano il coralligeno e praterie estese di Posidonia oceanica, nel cui interno si proteggono e si cibano numerose specie di pesci e crostacei[8].

FaunaModifica

Diverse specie animali popolano la zona marina cilentana, alcune di queste molto rare: come il pesce pappagallo mediterraneo e la Syriella castellabatensis (un crostaceo che prende il nome dalla zona scoperto il 1975 nei pressi di Licosa e studiato dalla stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli[9], ma anche madrepore, gorgonie, ricci di mare, briozoi e spugne[8]. Nella zona di Licosa è presente una bioconcrezione formata da vermetidi (Dendropoma petraeum) simile alle barriere coralline tropicali, una delle poche specie del Mediterraneo che formano biocostruzioni superficiali[10]. Vi è anche la presenza di colonie di nacchere (Pinna nobilis), un mollusco bivalve protetto, inserito nella lista rossa della direttiva europea Habitat[11].

NoteModifica

  1. ^ a b Elenco ufficiale delle aree protette (EUAP) - 6º Aggiornamento approvato il 27 aprile 2010 e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 115 alla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010, su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 30 aprile 2013.
  2. ^ a b c d Indelli et al., p.7.
  3. ^ Canino, p.642.
  4. ^ Indagini acustiche e caratteri ambientali nell'area marina di punta Licosa (PDF), su conisma.it. URL consultato il 30 aprile 2013.
  5. ^ A novembre l’area marina protetta di Castellabate, l’annuncio del ministro Pecoraro Scanio, su archivio.comune.castellabate.sa.it. URL consultato il 30 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 19 aprile 2014).
  6. ^ Parks.it - Area marina protetta Santa Maria di Castellabate, su parks.it. URL consultato il 30 aprile 2013.
  7. ^ Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare - Area marina protetta Santa Maria di Castellabate, su minambiente.it. URL consultato il 30 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2013).
  8. ^ a b InCampania - Area marina protetta Santa Maria di Castellabate, su incampania.com. URL consultato il 30 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 19 aprile 2014).
  9. ^ Amato, p.91.
  10. ^ Area marina protetta Santa Maria di Castellabate, su naturaitalia.it. URL consultato il 30 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2014).
  11. ^ Specie protetta nel mare di Castellabate [collegamento interrotto], su denaro.it. URL consultato il 30 aprile 2013.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica