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Aristide Coscia

calciatore e allenatore di calcio italiano
Aristide Coscia
AristideCoscia.jpg
Nazionalità Italia Italia
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Mezzala, mediano
Ritirato 1954
Carriera
Giovanili
Alessandria
Squadre di club1
1936-1938 Alessandria 38 (10)
1938-1943 Roma 139 (24)
1943-1944 Ambrosiana-Inter 19 (1)
1944-1945 Varese ? (?)
1945-1946 Juventus 38 (9)
1946-1948 Alessandria 76 (15)
1948-1954 Sampdoria 149 (12)
1954-1955 Cirio ? (?)
Carriera da allenatore
1954-1955 Cirio
1957-1958 Alessandria (giov.)
1959-1960 Alessandria (staff)
1963 Altay
1964-1965 Alessandria (giov.)
1965-1966 Alessandria
1967-1968 Siracusa
1968-19?? Perugia (in 2ª)
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Aristide Coscia (Alessandria, 15 marzo 1918Alessandria, 28 febbraio 1979) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano.

BiografiaModifica

Crebbe nel folto vivaio dell'Alessandria come uno dei più «classici e pacati prodotti» della locale scuola calcistica, con doti di regia e spunti offensivi[1]. Era soprannominato "Bolide" per la sua fisicità imponente e "Ridolini" per la somiglianza con l'attore Larry Semon[2]. Era cugino del musicista Gianni Coscia[3].

A vent'anni passò alla Roma, con cui vinse uno scudetto; durante la seconda guerra mondiale fu arruolato tra i Bersaglieri e, con i compagni di squadra Amadei, Pantó, Borsetti, Andreoli, Jacobini e Ippoliti, si fece fotografare indossando il berretto piumato dell'Arma nel giorno della vittoria del campionato[4]. Nel dopoguerra vestì anche le maglie di Juventus e Sampdoria.

Nel 1953, durante la militanza alla Sampdoria, fu coinvolto assieme al calciatore Vittorio Mornese in un incidente stradale a Nizza Monferrato, senza riportare gravi conseguenze[5]. L'anno successivo abbandonò l'attività agonistica; avendo disputato 370 partite in Serie A, è attualmente tra i primi cento calciatori più presenti nel massimo campionato.

Rimase poi nel mondo del calcio come allenatore e come osservatore. Morì nel 1979, all'età di 60 anni[6].

Caratteristiche tecnicheModifica

 
La rosa dell'Alessandria 1937-1938, della quale Coscia era titolare.

Mezzala, «maestro nel giocare a testa alta e nel far correre il pallone»[7], fu arretrato in mediana nel 1948 dall'allenatore della Sampdoria Baloncieri[8]. Era un buon rigorista.

Al termine del campionato di Serie B 1937-1938 Bruno Slawitz diede una descrizione lusinghiera del giovane Coscia, appena messosi in luce nelle file dell'Alessandria, sulle pagine del Calcio Illustrato, riservandosi qualche dubbio sulla sua personalità: «la mezzala lascia a bocca aperta per la naturalezza e la finezza del palleggio. Ricorda molto il Ferrari e possiede una ragguardevole classe. Ma, ahimè, tra tanta classe occorre un po' di sacro fuoco»[9].

Il giornalista Ugo Boccassi ne ricorda la «chiara visione di gioco» e la capacità e l'intuito di «servire il compagno meglio piazzato» nel lanciare azioni d'attacco. Malgrado la fisicità imponente, non difettava di «eleganza di tocco e di movenze»[2], come testimoniava anche Ennio Mantella nel 1942: «torce e storce le gambe; le divincola; le rigira, maestro di finte: ed eccolo in area di rigore a lanciare il centravanti. Guarda di traverso, dopo un'azione, come il cacciatore la preda che fugge; e ricomincia, come danzasse»[10].

Amedeo Amadei, che giocò con Coscia nella Roma, disse che era «un po' il Falcão della squadra [che vinse lo scudetto 1942]», e lo paragonò «per l'eleganza» al suo concittadino Gianni Rivera[11].

CarrieraModifica

GiocatoreModifica

1936-1938: gli esordi nell'AlessandriaModifica

Allievo di Umberto Dadone nelle giovanili dell'Alessandria[12], Coscia fu promosso in prima squadra dall'allenatore Stürmer e debuttò in Serie A il 4 ottobre 1936, nella gara del Campo Testaccio persa per 0-1 contro i padroni di casa della Roma. Militò nei grigi in due stagioni non particolarmente felici per la compagine, che nel 1936-1937 retrocessero per la prima volta nella loro storia in B e l'anno successivo fallirono il ritorno nella massima categoria agli spareggi.

Coscia si fece comunque notare in quel torneo cadetto per l'alta media realizzativa[7]; al termine gli addetti ai lavori lo consideravano «una rivelazione del campionato ultimo [...], da molti competenti [...] designato degno successore dei Baloncieri, dei Ferrari, degli Scagliotti e dei Riccardi»[13]. Intenzionata a trattenerlo malgrado le molte offerte presentate da altre squadre[13], l'Alessandria lo cedette infine alla Roma per 180 000 lire[14].

1938-1943: la militanza nella RomaModifica

 
La rosa della Roma 1941-1942; Coscia è il secondo da destra, in prima fila.

Assieme al compagno di squadra Ceresa, Coscia passò dunque alla Roma, che dopo gli addii alla maglia giallorossa di Fulvio Bernardini e Attilio Ferraris ringiovanì la propria rosa. Coscia fu subito titolare, ed esordì in campionato con la maglia romanista il 18 settembre 1938, in Roma-Milan 1-0, servendo a Alghisi l'assist per la rete decisiva[15].

Coscia fu titolare fisso della Roma per 5 stagioni; nel 1940-1941 contribuì al brillante percorso della squadra in Coppa Italia, poi persa in finale contro il Venezia. Nel 1941-1942 fu poi uno dei protagonisti della vittoria del primo scudetto della storia giallorossa: attorno a lui, incaricato della regia, ruotava il gioco, come testimoniato dal compagno di squadra Krieziu[16].

Col compagno di reparto Renato Cappellini era autore di un gioco solido e concreto, che la stampa contrapponeva a quello più fantasioso della coppia di mezzali laziali formata dagli argentini Pisa e Flamini[10]. La sua maturitazione fu sottolineata dalla stampa: «quando Coscia venne a Roma aveva il brillio dell'entusiasta. Gli si è attuito e, oggi, mira al sodo. Dicono abbia perduto il tiro: ma ha tanta furberia che unisce a tanto magnifico controllo di pallone»[10].

È ricordato anche per aver segnato un gol nell'ultima gara disputata dalla Roma sul Campo Testaccio, un'amichevole contro il Livorno del 30 giugno 1940 terminata 2-1 per i giallorossi[17]. Non debuttò mai in Nazionale, in parte per la drastica riduzione dell'attività internazionale che si vericò proprio dopo il 1940 a causa degli eventi bellici, in parte per la contemporanea ascesa della forte coppia di mezzali formata da Ezio Loik e Valentino Mazzola.

Il dopoguerra: Juventus, Alessandria e SampdoriaModifica

Lasciata Roma al termine del campionato 1942-1943, Coscia tornò al Nord. Disputò il Campionato Alta Italia del 1944 nelle file dell'Ambrosiana-Inter e il Torneo Benefico Lombardo con il Varese, mentre alla ripresa dei campionati ufficiali passò alla Juventus e sfiorò la vittoria del suo secondo scudetto personale: i bianconeri chiusero la Divisione Nazionale 1945-1946 alle spalle del Torino.

Al ritorno della Serie A a girone unico militò per due stagioni nell'Alessandria; nella seconda segnò dieci reti (cinque su rigore), non riuscendo però ad evitare la retrocessione dei grigi. Passò dunque alla Sampdoria; arretrato a centrocampo dall'allenatore Baloncieri, formò con Bruno Gramaglia la coppia di mediani titolare nella stagione 1948-1949[8], ricordata per la vena dell'attacco «atomico» Baldini-Bassetto e per un quinto posto rimasto, per oltre un decennio, il miglior risultato dei blucerchiati in Serie A[18]. Dopo aver disputato diversi campionati in mediana (affiancato da Mannocci, Bergamo, Oppezzo), divenne riserva nel 1953, quando con l'avvento del tecnico Paolo Tabanelli la Sampdoria virò dal sistema al catenaccio. Disputò la sua ultima partita in A il 30 maggio 1954, allo Stadio Luigi Ferraris contro la Lazio (0-0).

AllenatoreModifica

La prima esperienza da tecnico fu con il CRAL Cirio, sodalizio napoletano che concluse al primo posto il proprio girone di IV Serie nel 1954-1955; Coscia, «allenatore e giocatore», venne indicato come «uno degli artefici del successo»[19]. Il club, qualificato alla fase finale, mancò l'ammissione agli spareggi per la promozione in Serie C; Coscia, a fine stagione, fu posto in lista di trasferimento[20].

Più avanti fu ad Alessandria, dapprima come allenatore della Juniores e osservatore per la coppia Pedroni-Robotti[21][22]. Nel 1964-1965 seguì la Juniores, per poi essere promosso alla guida della prima squadra a stagione in corso, dopo l'allontanamento di Henry Augustine[23], ottenendo la salvezza[24].

Nella stagione successiva rimase alla guida della formazione grigia, in collaborazione dapprima col direttore tecnico Federico Allasio, che venne allontanato già dopo la quinta gara di campionato per divergenze con lo stesso Coscia[25], e poi con Gino Armano. La coppia fu infine esonerata poi a gennaio per i risultati negativi[26] e sostituita da László Székely, che ottenne la salvezza[27].

Coscia allenò inoltre l'Altay di Smirne ed il Siracusa[28]; nel 1968 fu ingaggiato dal Perugia, in Serie B, come secondo di Guido Mazzetti[29]. Fu poi osservatore per la Juventus e per la Nazionale[6].

StatisticheModifica

Presenze e reti nei clubModifica

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1936-1937   Alessandria A 6 0 CI 1 0 7 0
1937-1938 B 32+2 10 CI 3 0 37 11
1938-1939   Roma A 28 4 CI 2 1 30 5
1939-1940 A 26 4 CI 1 0 27 4
1940-1941 A 30 9 CI 7 1 37 10
1941-1942 A 30 4 CI 1 0 31 4
1942-1943 A 25 3 CI 3 1 28 4
Totale Roma 139 24 14 3 153 27
1944   Ambrosiana-Inter A.It. 19 1 19 1
1945-1946   Juventus DN 38 9 38 9
1946-1947   Alessandria A 38 5 38 5
1947-1948 A 38 10 38 10
Totale Alessandria 114+2 25 4 0 118+2 25
1948-1949   Sampdoria A 33 3 33 3
1949-1950 A 31 2 31 2
1950-1951 A 35 2 35 2
1951-1952 A 16 2 16 2
1952-1953 A 26 3 26 3
1953-1954 A 8 0 8 0
Totale Sampdoria 149 12 149 12
1954-1955   CRAL Cirio IV ? ? ? ?
Totale carriera 459+2+ 71+ 18 3 479+ 74+

Carriera da allenatoreModifica

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Totale Vittorie %
Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
1954-1955   CRAL Cirio IV ? ? ? ? ? ? ? ? ?
1964-1965   Alessandria B 12 5 3 4 12 5 3 4 41,66
1965-1966 B 19 3 10 6 CI 1 0 0 1 20 3 10 7 15,00
Totale Alessandria 31 8 13 10 1 0 0 1 32 8 13 11 25,00

PalmarèsModifica

NoteModifica

  1. ^ Caligaris, p. 57.
  2. ^ a b Boccassi Dericci, p. 143.
  3. ^ Intervista a Gianni Coscia, mentelocale.it
  4. ^ Pennacchia, pp. 130-131.
  5. ^ Noto calciatore ferito in un incidente stradale, da Stampa Sera», 23 giugno 1953, p. 1
  6. ^ a b È morto Coscia, da La Stampa, 1º marzo 1979, p. 20
  7. ^ a b Sappino, p. 167.
  8. ^ a b Si veda la formazione tipo della Sampdoria 1948-1949 in Chiesa, La grande storia... ottava puntata, p. 132
  9. ^ Bruno Slawitz, I protagonisti della Serie B, da Il Calcio Illustrato, n. 28 (VIII), 1938, pp. 9-10
  10. ^ a b c Ennio Mantella. Le migliori mezze ali delle squadre romane, da Il Littoriale della domenica, 13 (I), 26 luglio 1942, p. 3
  11. ^ La testimonianza di Amadei è contenuta in Lino Cascioli (a cura di), La storia illustrata della Roma, Firenze, La Casa dello Sport, 1986, p. 145, citato in Sappino, p. 167
  12. ^ Franco Marchiaro. Vecchie glorie sportive ai funerali di "Bolide", da La Stampa di Alessandria e provincia, 3 marzo 1979, p. I
  13. ^ a b Bruno Slawitz, La Serie B presenta i suoi 18 campioni, da Il Calcio Illustrato, n. 37 (VIII), 1938, pp. 6-8
  14. ^ Ceresa e Coscia alla Roma, da Il Littoriale, 187 (XII), 29 luglio 1938, p. 1
  15. ^ Eugenio Danese. Roma-Milan 1-0, da Il Littoriale, 234 (XII), 19 settembre 1938, pp. 1, 3
  16. ^ Sappino, p. 295.
  17. ^ Cacciari, p. 7.
  18. ^ Caliceti, pp. 72-73.
  19. ^ Da Sport Sud, 10 maggio 1955, p. 2
  20. ^ Le liste di trasferimento delle società di IV Serie, da Il Littoriale, 210 (XXXVI), 3 settembre 1955, p. 5
  21. ^ Umberto Maggioli. L'Alessandria prepara la squadra..., da La Stampa, 30 gennaio 1958, p. 6
  22. ^ L'Alessandria rinuncia all'allenatore Pedroni, da La Stampa, 3 giugno 1960, p. 8
  23. ^ Notizia su La Stampa, 24 marzo 1965, p. 8
  24. ^ Boccassi Dericci, p. 241.
  25. ^ Franco Marchiaro. Si attendono spiegazioni sulla sospensione di Allasio, da La Stampa, 9 ottobre 1965, p. 9
  26. ^ Gianni Pignata. L'Alessandria sceglie un trainer..., da La Stampa, 18 gennaio 1966, p. 8
  27. ^ Boccassi Dericci, p. 247.
  28. ^ Zoccola, p. 82.
  29. ^ Mazzetti confermato e Coscia «in seconda» al Perugia, da Corriere dello Sport, 169 (IL), 24 luglio 1968, p. 10

BibliografiaModifica

  • Ugo Boccassi, Enrico Dericci, Marcello Marcellini. Alessandria U.S.: 60 anni. Milano, G.E.P., 1973.
  • Patrizio Cacciari. 101 gol che hanno fatto grande la Roma. Roma, Newton Compton, 2010.
  • Mimma Caligaris. Grig100. Un secolo di Alessandria in cento partite. Alessandria, Il Piccolo, 2012.
  • Carlo F. Chiesa. La grande storia dello scudetto - ottava puntata, da «Calcio 2000» - settembre 2002, pp. 54-70.
  • Fabrizio Melegari (a cura di). Almanacco illustrato del calcio 2002. Modena, Panini, 2001.
  • Mario Pennacchia. Il Calcio in Italia. Torino, UTET, 1999.
  • Marco Sappino (a cura di). Dizionario del calcio italiano - Vol. 2. Milano, Baldini, Castoldi & Dalai, 2000.
  • Paolo Zoccola (a cura di). Enciclopedia Alessandrina. Volume 1: i personaggi. Alessandria, Il Piccolo, 1990.

Collegamenti esterniModifica

  • Dario Marchetti (a cura di), Aristide Coscia, su Enciclopediadelcalcio.it, 2011.