Arma impropria

Categoria normativa per classificare taluni strumenti di potenziale offesa

Per arma impropria, in Italia, si intende uno strumento che può essere atto ad offendere, ma che (a differenza di un'"arma comune" o "arma propria") non ne ha lo scopo tipico.

CaratteristicheModifica

Rientra nella categoria delle armi improprie qualunque oggetto capace di arrecare lesioni il cui scopo principale non sia però quello di offendere. Ne sono esempio corpi contundenti quali mazze, tubi, catene, bulloni, sfere metalliche, martelli, spranghe ma anche armi da taglio come coltelli da cucina o accette. Archi e balestre vengono considerati come strumenti sportivi e per uso venatorio e per questo rientrano fra le armi improprie.

La definizione normativaModifica

La definizione di arma impropria è contenuta all'art. 4 della legge 18 aprile 1975 n. 110. Riguardo al porto dell'arma secondo tale norma, ad eccezione delle autorizzazioni previste dall'art. 42 comma 3° del TULPS, non possono essere portati fuori della propria abitazione o delle pertinenze della stessa sfollagente di ogni genere in quanto la loro classificazione come arma impropria è dibattuta.

Non possono essere portati, salvo che non vi sia giustificato motivo, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma propria ma chiaramente utilizzabile per l'offesa alla persona. Il porto quindi è consentito solo se si ravvisa una ragione obiettivamente valida per farlo (cioè se l'oggetto sarà usato solo per la sua destinazione primaria).

Riguardo al "giustificato motivo": chi porta con sé uno di questi oggetti, se fermato, dovrà infatti fornire una giustificazione convincente (ad esempio dimostrare che sta andando ad eseguire un lavoro, ovvero che l'oggetto gli è al momento necessario per un'attività legata alla funzione primaria dell'oggetto stesso).

Così per esempio un falegname potrà trasportare con sé, all'atto del proprio operato, vari strumenti potenzialmente pericolosi (cacciaviti, seghe, martelli e così via) perché essenziali per il lavoro che dovrà svolgere o che ha appena svolto. Vi è quindi l'inversione dell'onere della prova (secondo il principio dell'"innocenza fino a prova contraria").

NoteModifica


Voci correlateModifica

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