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Armando Cossutta
Armando Cossutta (2006).jpg

Presidente del Partito dei Comunisti Italiani
Durata mandato 11 ottobre 1998 –
21 giugno 2006
Predecessore nessuno
Successore Antonino Cuffaro

Segretario del Partito dei Comunisti Italiani
Durata mandato 11 ottobre 1998 –
29 aprile 2000
Predecessore carica istituita
Successore Oliviero Diliberto

Presidente del Partito della Rifondazione Comunista
Durata mandato 1991 –
1998
Predecessore nessuno
Successore Fausto Bertinotti
come segretario unico del partito

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature VI, VII, VIII, IX, X, XI, XV
Gruppo
parlamentare
PCI (1972-1991), PRC (1992-1994), Verdi - Comunisti Italiani (2006-2008)
Coalizione L'Unione (2006)
Circoscrizione Lombardia (1972-1994); Emilia-Romagna (2006-2008)
Collegio Vigevano (1972-1994)
Incarichi parlamentari

  • Componente della III Commissione (Affari Esteri, Emigrazione) - dal 2006 al 2008
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XII, XIII e XIV
Gruppo
parlamentare
PRC (1992-1998), Misto - Comunisti Italiani (1998-2006)
Coalizione AdP (1994), L'Ulivo (1996, 2001)
Circoscrizione Toscana (XII), Campania I (XIII), Marche (XIV)
Collegio Scandicci (1994); Urbino (2001)
Incarichi parlamentari

  • Componente della I Commissione (Affari Costituzionali) - dal 1996 al 2001
  • Componente della Commissione bicamerale per le Riforme Istituzionali - dal 1996 al 2001
  • Componente della IV Commissione (Difesa) - dal 2001 al 2006
  • Componente del Comitato per la Diplomazia Parlamentare - dal 2001 al 2006
Sito istituzionale

Eurodeputato
Legislature V
Gruppo
parlamentare
Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica
Incarichi parlamentari
Membro
  • Commissione per gli affari costituzionali (21 luglio 1999 - 14 gennaio 2002)
  • Delegazione alla commissione parlamentare di cooperazione UE-Russia (29 settembre 1999 - 14 gennaio 2002)
  • Commissione per gli affari costituzionali (17 gennaio 2002 - 19 luglio 2004)
  • Delegazione per le relazioni con l'Australia e la Nuova Zelanda (7 febbraio 2002 - 19 luglio 2004)

Membro sostituto

  • Commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa (21 luglio 1999 - 14 gennaio 2002)
  • Commissione giuridica e per il mercato interno (17 gennaio 2002 - 19 luglio 2004)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PCI (1943-1991)
PRC (1991-1998)
PdCI (1998-2007)
Tendenza politica Comunismo
Marxismo-leninismo
Antirevisionismo[1]
Titolo di studio Diploma di maturità classica
Professione Giornalista pubblicista

Armando Cossutta (Milano, 2 settembre 1926Roma, 14 dicembre 2015) è stato un politico, giornalista e partigiano italiano.

Storico esponente del Partito Comunista Italiano, fu l'incontrastato capofila dell'ala di sinistra interna anti-revisionista del partito, denominata per l'appunto cossuttiana, strettamente ancorata all'Unione Sovietica e agli altri Paesi dell'allora Blocco orientale. Durante il travagliato periodo della cosiddetta svolta della Bolognina, che porterà allo scioglimento del PCI per dar vita a un nuovo soggetto politico d'ispirazione socialdemocratica, Cossutta guidò in strenua opposizione interna il minoritario Fronte del No; alla fine, con l'effettivo scioglimento del partito nel febbraio del 1991, Cossutta figura tra i fondatori del Partito della Rifondazione Comunista, del quale ricoprirà per diverso tempo la carica di Presidente. Durante poi la crisi del Governo Prodi I causata dal voto di sfiducia di Rifondazione, in cui esso esercitava un appoggio esterno alla coalizione di governo, Cossutta ne abbandona le file, scegliendo di confluire assieme ad altri fuoriusciti nel neo-costituitosi Partito dei Comunisti Italiani, divenendone in tempi alterni Presidente e Segretario nazionale.

Indice

BiografiaModifica

 
Cossutta negli anni '70

Nato a Milano da una famiglia operaia particolarmente attiva nella realtà politica del tempo (il padre, infatti, era stato un seguace di Gabriele D'Annunzio, sotto la cui guida aveva preso parte all'impresa di Fiume[2]), s'iscrisse nel 1943 al Partito Comunista Italiano e partecipò da partigiano nelle file delle Brigate Garibaldi alla Resistenza antifascista e antinazista. Venne arrestato dai nazifascisti e detenuto per un certo periodo nel carcere di San Vittore a Milano.[3]

Dirigente del PCIModifica

Nel secondo dopoguerra, divenne parte del gruppo dirigente in seno al partito, di cui incarnava la corrente maggiormente filo-sovietica: questa sua tendenza a considerare l'Unione Sovietica quale "Stato guida" del movimento comunista internazionale lo portò spesso e volentieri a polemizzare con Enrico Berlinguer, soprattutto quando questi giunse a ricoprire la carica di Segretario nazionale. Il suo primo incarico fu quello di segretario cittadino del PCI a Sesto San Giovanni (in provincia di Milano), ottenuto all'età di soli 19 anni[2].

Collaboratore de l'Unità e ininterrottamente parlamentare dal 1972 al 2008 (dapprima come senatore, poi, dal 1994 al 2006, come deputato, e quindi nuovamente come senatore), molti furono gli incarichi politici da lui ricoperti: ad esempio fu consigliere comunale a Milano dal 1951; fu segretario comunale e poi regionale del PCI (nel primo caso a Milano, nel secondo in Lombardia) e fu inoltre membro dal 1959 della Direzione Nazionale e dal 1964 della Segreteria nazionale.

Anti-revisionista per antonomasia, nel 1981 si oppose strenuamente alla prospettiva eurocomunista promossa dal segretario Berlinguer, il quale, traendo spunto dal golpe che Jaruzelski compì sotto la minaccia d'invasione sovietica della Polonia, aveva affermato che la "spinta propulsiva" della Rivoluzione d'Ottobre si era esaurita, tentando di sganciare il PCI dai suoi rapporti storici con i regimi comunisti del blocco sovietico. Oltre che nel merito, Cossutta criticò aspramente il metodo della scelta del PCI, che definì in un suo celebre articolo "lo strappo", per la sua gestazione estranea alle discussioni interne e alla storia stessa del partito. In seguito, pur senza rimpianti, Cossutta dichiarò di aver sbagliato nell'andare contro Berlinguer[4]. L'ala sinistra del partito rappresentata da Cossutta, chiamata proprio cossuttiana, constava inoltre di diversi ex-militanti operaisti ed egli stesso fu piuttosto vicino al movimento, pur senza distaccarsi mai dal PCI.

La fondazione di Rifondazione ComunistaModifica

Contrario allo scioglimento del PCI, nel febbraio 1991 fondò, con Sergio Garavini, Lucio Libertini e altri, il Movimento per la Rifondazione Comunista, che nel dicembre dello stesso anno si unì a Democrazia Proletaria formando il Partito della Rifondazione Comunista, di cui fu presidente.

In seguito alle elezioni politiche del 1996, Rifondazione Comunista fece parte della maggioranza che sosteneva il primo governo Prodi.

La scissione del PdCIModifica

Nel 1998 Fausto Bertinotti, allora segretario del partito, ritirò la fiducia al governo; Cossutta si oppose staccandosi dal partito e fondandone uno nuovo, il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI), con Oliviero Diliberto e Marco Rizzo; il PdCI partecipò al successivo governo D'Alema. Cossutta ricoprì quindi la carica di presidente del PdCI e di senatore.

Dal 1999 al 2004 fu inoltre deputato al parlamento europeo. Sempre nel 2004 pubblicò la sua autobiografia dal titolo Una storia comunista. Alle elezioni politiche del 2006 venne eletto senatore per la lista Insieme con l'Unione, cui i Comunisti Italiani diedero vita per l'elezione al Senato, nella regione Emilia-Romagna. Fu membro della Commissione Affari esteri. Nel 2000 partecipò, con altri politici come Walter Veltroni, al gay pride di Roma, prendendo posizione a favore del matrimonio omosessuale.[5]

Ritiro dalla politicaModifica

A giugno del 2006, dando alla fine voce a un dissenso sofferto verso la linea politica del segretario Oliviero Diliberto, Cossutta si dimise dalla carica di presidente del partito. Il 21 aprile 2007 presentò le dimissioni dal partito non rinnovando più alcuna tessera, lasciando di fatto la politica attiva.[6]

Alle elezioni politiche del 2008 dichiarò di aver votato "da comunista" per il Partito Democratico[7].

Ultimi anniModifica

Nel 2009 Cossutta divenne vice presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI).

L'8 agosto 2015 rimase vedovo dopo la morte della moglie Emilia Clemente, con la quale era legato da circa settant'anni. Da "Emi" aveva avuto tre figli: Anna, Dario e Maura, anch'essa attiva in politica come parlamentare[8].

È deceduto il 14 dicembre 2015 all'Ospedale San Camillo di Roma, dov'era ricoverato da tempo, all'età di 89 anni.[9][1]

Altre informazioniModifica

Armando Cossutta era ateo[10] e un accanito tifoso dell'Inter[2], tanto da fondare l'Inter Club Montecitorio[11]. Nel 1998 venne imitato da Teo Teocoli durante la trasmissione Quelli che il calcio: Cossutta apprezzò gli sketch del comico e lo chiamò per congratularsi[12].

ControversieModifica

Nel 1991 il giornalista Alexander Evlakhov dichiarò che Cossutta ricevette, nel 1986, una somma in nero pari a 824.000 dollari da parte del PCUS[13]. Lo stesso Cossutta smentì l'accusa, affermando di non aver mai ricevuto denaro dall'Unione Sovietica[14], anche se nel documento fornito da Evlakhov c'era scritto che il destinatario del pagamento era proprio il senatore italiano[13].

Inoltre fu accusato (in particolar modo nella Prima Repubblica) di essere un "contatto confidenziale del KGB" in Italia.[15][16]

Nel gennaio 2015 l'editore del giornale Libero, il direttore e l'autore dell'articolo sono stati condannati in via definitiva a risarcire Armando Cossutta di 50.000 euro per danni morali, per un articolo diffamatorio nel quale «in relazione al cosiddetto caso Mitrokhin, lo identificava come una spia al soldo dell'Unione Sovietica».[17]

OpereModifica

  • I problemi del finanziamento del partito e la campagna per la stampa comunista, Roma, Iter, 1974.
  • Il finanziamento pubblico dei partiti, Roma, Editori Riuniti, 1974.
  • Decentramento e partecipazione. Iniziativa dei comunisti per l'attuazione della legge sui consigli di circoscrizione, con Marcello Stefanini e Renato Zangheri, Roma, Editori Riuniti, 1977.
  • I comunisti nel governo locale, con Enrico Berlinguer, Roma, Editori Riuniti, 1978.
  • Il modo nuovo di governare, Roma, Edizioni delle autonomie, 1980.
  • Lo strappo. Usa, Urss, movimento operaio di fronte alla crisi internazionale, Milano, A. Mondadori, 1982.
  • Dissenso e unità. Dibattito politico nel PCI dal XVI al XVII congresso, Milano, Teti, 1986.
  • Vecchio e nuovo corso, Milano, Vangelista, 1988.
  • Una storia comunista, con Gianni Montesano, Milano, Rizzoli, 2004. ISBN 88-17-00430-8

RiconoscimentiModifica

Nel 2016 il Comune di Milano ha deciso che il suo nome venga iscritto nel Pantheon di Milano, all'interno del Cimitero Monumentale[18].

NoteModifica

  1. ^ a b Morto Cossutta, il più filosovietico dei comunisti italiani - La Repubblica, 15 dicembre 2015
  2. ^ a b c Giorgio Dell'Arti, Biografia di Armando Cossutta, cinquantamila.it, 17 dicembre 2015.
  3. ^ "La Baraldini sta cedendo" Cossutta l'ha visitata in carcere
  4. ^ Armando Cossutta: «Io comunista non mi pento di niente», intervista del 20 settembre 2006
  5. ^ Roma, capitale dell'orgoglio gay
  6. ^ Ritorna il Partito comunista d'Italia: il Pdci si riprende la denominazione del 1921
  7. ^ I miei rubli erano dollari
  8. ^ Ciao Emi, compagna di lotta e di amore Archiviato il 22 dicembre 2015 in Internet Archive.
  9. ^ Armando Cossutta è morto. Fu anima di Pci, Rifondazione e Pdci - Corriere della Sera, 15 dicembre 2015 Archiviato il 14 dicembre 2015 in Internet Archive.
  10. ^ cfr. intervista ad Antonella Rampino del quotidiano La Stampa, pubblicata il 3 marzo 2003
  11. ^ L'Inter ricorda Cossutta, grande interista, inter-news.it, 17 dicembre 2015.
  12. ^ Satira: Cossutta si congratula con Teocoli, Adnkronos, 16 novembre 1998.
  13. ^ a b ' IL PCUS VERSÒ A COSSUTTA PIÙ DI UN MILIARDO NELL' 86', La Repubblica, 12 ottobre 1991
  14. ^ LA GUERRA DEI RUBLI, La Repubblica, 13 ottobre 1991
  15. ^ In questo modo Mosca finanziava il Pci, La Repubblica, 12 ottobre 1999
  16. ^ "Cossutta, contatto confidenziale Kgb", Corriere della Sera, 12 ottobre 1999
  17. ^ Cassazione: Cossutta mai stato spia russa, condannato Libero
  18. ^ Decise all'unanimità le 15 personalità illustri da iscrivere nel Pantheon di Milano, su comune.milano.it, 20 settembre 2016. URL consultato il 28 settembre 2017.

Voci correlateModifica

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