Armi da caccia

Categoria di armi da fuoco

Le armi da caccia sono una categoria di armi cui l'uomo, nel corso della storia, ha fatto espressamente ricorso per la attività venatoria.

Sovrapposto ad anima liscia
Moderna carabina da caccia ad anima rigata, con mira ottica di precisione

Cenni storiciModifica

Fino al Medioevo, le armi da caccia sono state armi bianche d'uso comune o bellico (lancia, coltello, daga ecc.) riconvertite e modificate onde meglio soddisfare i bisogni specifici del cacciatore (es. lancia da cinghiale, daga da caccia ecc.). A partire dal Rinascimento, la diffusione delle armi da fuoco ha portato al sistematico abbandono delle armi bianche, nella caccia come nella pratica bellica, in favore del fucile.

TipologiaModifica

Armi biancheModifica

Armi da fuoco per uso venatorioModifica

Tra le armi da fuoco, le "armi da caccia" o "armi idonee all'uso venatorio" sono tutte quelle armi da sparo lunghe classificate "comuni", (sono quindi escluse le armi classificate "sportive"), la cui canna ha lunghezza superiore a 30 cm e lunghezza totale dell'arma (compreso il calcio) uguale o superiore a 60 cm. Queste armi possono essere a: canna liscia di calibro uguale o superiore al 12", (esclusi quindi il cal. 10"; 8"; 4"), canna rigata che può camerare cartucce di calibro uguale e non inferiore a 5,6 mm e bossolo di altezza a vuoto uguale e non inferiore di 40 mm.

In pratica la normativa ha voluto escludere dall'uso venatorio tutte le munizioni in calibro 22 a percussione anulare e i 22 classici a percussione centrale, nonché le munizioni in calibro inferiore ritenute inadatte all'uso venatorio, questo per limitare il bracconaggio e il ferimento di selvatici. Sono invece da caccia, quando utilizzati in armi lunghe, i calibri 7 mm 9 mm .45" e .44" o ad esempio il 9x21 camerato in una carabina della Beretta, il .45 Colt camerato in una carabina della Colt, il .44 Magnum camerato in carabine della Ruger.

Le armi a canna liscia, non sono classificate mentre le armi a canna rigata sono elencate nel Catalogo Nazionale delle Armi a Fuoco e suddivise in due gruppi principali: armi sportive e armi comuni. Quindi sono armi ad uso venatorio (da caccia) quelle armi catalogate tra le comuni di tipo lunghe di calibro adeguato, sia semiautomatiche che a colpo singolo, munite anche di ottica. La regolamentazione della caccia è inoltre espressa con la Legge 157[1] e con regolamenti emanati Regione per Regione su tutto il territorio dello Stato attraverso i Calendari Venatori Provinciali che indicano i giorni, le specie cacciabili e le modalità di abbattimenti. In essi sono anche riportati i tipi di armi non utilizzabili (nelle Regioni dove sono introdotte limitazioni), in quel dato territorio di caccia e il numero di cartucce inseribili nel caricatore, nonché il tipo di munizione il cui uso sia interdetto.

Laddove non indicato, il numero dei colpi nelle armi non può mai superare quello omologato per l'arma stessa, cioè quello indicato sul Catalogo Nazionale[2]. L'utilizzo di caricatori 'maggiorati' (dove non consentito), comporta l'accusa di 'utilizzo di materiale da guerra', ed è quindi vietato.

L'arma da caccia poco si discosta da quella lunga da tiro se non in quei particolari casi in cui la portabilità richiede ridotte dimensioni, molto utili nella boscaglia folta. Sono così molto usate per la caccia armi leggere, con canne relativamente corte e di facile maneggevolezza, anche in situazioni di difficile terreno. Per la caccia di selezione, al contrario, vengono spesso usate armi non solo di gran pregio ma dalle meccaniche sofisticate e complete di ottiche capaci di precisione simile se non uguale alle migliori armi da tiro di precisione.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Cadiou R. (1978) [e] Alphonse R., Armi da Fuoco, Milano, Mondadori.
  • Musciarelli L. (1978), Dizionario delle Armi, Milano, Oscar Mondadori.

Voci correlateModifica

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