Apri il menu principale

L'arriccio è il secondo dei tre strati fondamentali (a loro volta stesi in più mani consecutive) della tecnica storica per l'affresco o per la finitura di mura grezze.

TecnicaModifica

Si tratta di una malta, piuttosto irregolare e granulosa, fatta di calce e sabbia non ben setacciata, ed ha due scopi: far sì che l'intonaco si aggrappi grazie alla sua consistenza granulosa, ed essere una buona riserva di umidità per lo strato sovrastante. Presenta una granulometria media (compresa tra 8 e 2 mm[1]) e viene applicato in spessori che variano da 1,5 a 2 centimetri, rivestendo così il ruolo di vero e proprio scheletro di tutto il sistema intonaco. Il suo principale compito è di uniformare la superficie delle murature, andando ad eliminare tutti gli eventuali difetti di planarità e verticalità,[2] e, dato lo spessore, di barriera protettiva nonché di struttura portante per gli strati successivi (intonaco di finitura o sistema collante-piastrella).

Nelle tecnica di costruzione moderna ha anche funzione di tenuta idrica e nella merceologia attuale corrisponde all'intonaco grezzo di sottofondo[3].

Il suo nome ha probabilmente origine dall'aspetto ruvido che la lavorazione col taglio della cazzuola conferisce alla superficie.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b Arriccio. In: Mara Nimmo (a cura di), Pittura murale. Proposta per un glossario, 2001, p. 9.
  2. ^ Arriccio. In: Angela Weyer et al. (a cura di), EwaGlos, European Illustrated Glossary Of Conservation Terms For Wall Paintings And Architectural Surfaces. English Definitions with translations into Bulgarian, Croatian, French, German, Hungarian, Italian, Polish, Romanian, Spanish and Turkish, Petersberg, Michael Imhof, 2015, p. 73.
  3. ^ Pietro M. Davoli, Intonaci, Hoepli, 1996