Arsenico nativo

minerale
Arsenico nativo
Arsenic-238920.jpg
Classificazione Strunz (ed. 10)1.CA.05
Formula chimicaAs
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallinodimetrico
Sistema cristallinotrigonale
Classe di simmetriaesagonale-scalenoedrica
Parametri di cellaa=3,768, c=10,574, V=130,01, Z=6[1]
Gruppo puntuale3 2/m[1]
Gruppo spazialeR 3m[1]
Proprietà fisiche
Densità5,7 g/cm³
Durezza (Mohs)
Sfaldaturaperfetta basale secondo {0001}, buona secondo {0114}[1]
Fratturascabra
Coloregrigio piombo, grigio, bianco
Lucentezzametallica
Opacitàopaco
Striscioneri
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L'arsenico nativo è un minerale composto da arsenico appartenente al gruppo dell'arsenico. Il minerale è conosciuto fin dall'antichità ed il nome viene dal greco αρσενικόν. L'arsenico nativo è dimorfo dell'arsenolamprite che cristallizza nel sistema ortorombico.[1]

L'arsenico nativo si altera facilmente trasformandosi in claudetite o nel precursore di altri arsenati secondari come la kaňkite.[2]

MorfologiaModifica

L'arsenico nativo si presenta molto raramente in forma cristallina con abito pseudocubico, comunemente si trova in masse microcristalline, spesso mammellonari a strati concentrici, nere con incrostazioni biancastre. Si trova anche in lamine, noduli o con aspetto reniforme (come l'ematite).

Il colore è grigio piombo sulle fratture fresche ma annerisce quando è esposto all'aria poiché si ossida formando una miscela di arsenico ed arsenolite.

Origine e giacituraModifica

L'arsenico ha origine idrotermale in vene nello scisto o in rocce cristallizzate nei giacimenti metalliferi. I rari cristalli provenienti dalla miniera di Akadani in Giappone si sono formati nella riolite che li racchiudeva e che si è disgregata. L'arsenico nativo si trova con minerali d'argento.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Arsenic mineral information and data, su mindat.org. URL consultato il 5 ottobre 2012.
  2. ^ (EN) S. Matsubara, Miyawaki R, Shimizu M, Yamanaka T, Pararsenolamprite, a new polymorph of native As, from the Mukuno mine, Oita Prefecture, Japan (PDF), in Mineralogical Magazine, vol. 65, 2001, pp. 807-812. URL consultato il 3 dicembre 2012.

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