L'Arte Debole (weak art)[1] è un movimento artistico nato nel 1986 in Italia dall'incontro fra artisti di area torinese[2] e milanese.

Il nucleo originario del movimento è da ricercare nel ‘'’Gruppo di Ricerca Materialista'’' (G.R.M.), fondato verso la fine degli anni settanta a Torino da GianCarlo Pagliasso, Renato Ghiazza e Silvana Saini. Ai tre, che si muovono all'inizio in ambito teatrale e performativo, si aggiungono i pittori Renato Alpegiani e Luigi Antinucci[3] e i designers Bruno Ester, Denys Santachiara e Luca Scacchetti.

Il gruppo, caratterizzato da un'eterogeneità formale piuttosto spiccata, termina la sua attività collettiva nei primi anni novanta; tuttavia continuano le esperienze dei singoli artisti, così come l'attività teorica (soprattutto per mano di GianCarlo Pagliasso).

La poetica dell'Arte DeboleModifica

Il nome del movimento, utilizzato per la prima volta dal critico Flavio Caroli[4], rimanda esplicitamente alle tesi del filosofo Gianni Vattimo, teorico del pensiero debole. La poetica dell'Arte Debole, espressa da Gian Carlo Pagliasso nella sua raccolta di saggi Déjà Chimera[5], parte infatti dalla constatazione dell'indebolimento delle categorie ontologiche ed etiche dell'uomo postmoderno: il depotenziamento del reale, ossia il venir meno delle certezze conoscitive dell'uomo, non può che portare ad un cambio di prospettiva, anche nel campo dell'arte.

Questo venir meno del referente nel tradizionale rapporto fra soggetto e natura comporta un utilizzo del chiasmo, inteso come alternanza di vuoti e pieni (come nell'opera di Ghiazza), e dell'ossimoro, reso con l'utilizzo di materiali stridenti (tipico dello stile di GianCarlo Pagliasso). L'arte, privata della sua componente reale e sostanziale si fa dunque puro ornamento:

«Noi abbiamo enfatizzato l’ornamento per tentare un discorso di sostanza del superficiale, in assenza dello sfondo, per cui si pone esso stesso come sfondo. Il nostro potrebbe essere definito “ornamento sporco” per rispondere ad un’eventuale accusa di decorativismo. C’è un tentativo di andare verso la forma negandola, anche con il processo ossimorico dei materiali, in una contraddizione permanente, non sintetica.»

(GianCarlo Pagliasso, Catalogo della mostra “Il Resto”, Prefazione)

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • GianCarlo Pagliasso, ‘'Déjà Chimera – Saggi/Writings 1987-1990'’, Tangeri, Editions d'Afrique du Nord, 2001
  • Hyperframes: A Post-Appropriation Discourse in Art (The Yale Lectures), in two volumes (Paris, 1988 and 1989) by Richard Milazzo Edizione Italiana tradotta da GianCarlo Pagliasso e Renato Ghiazza
  • V. Conti & others, Arte Debole – murmurs Turin, Gianfranco Zani, 1988
  • Robert C. Morgan, "Arte Debole and the Split Subject (Matter)" (catalogo), Queens College Art Gallery, 1991

Collegamenti esterniModifica

  • Arte Debole in hozro.it, su hozro.it. URL consultato il 21 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 10 luglio 2010).
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