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Quinto Asconio Pediano

letterato e grammatico romano
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Quinto Asconio Pediano (in latino Quintus Asconius Pedianus; Padova, forse 9 a.C.[1]76) è stato uno storico e grammatico romano.

BiografiaModifica

 
Grammatico e allievo, formella di Luca della Robbia

Asconio nacque forse a Padova (Patavium)[2]. Fu un grammatico di stampo classicista e divenne celebre come historicus. Fu amico di Asinio Gallo, figlio di Asinio Pollione, che gli confermò, tra le altre cose, come il puer della IV Bucolica di Virgilio fosse proprio lui [3].
Studioso di Cicerone, Virgilio e Sallustio - il che dovrebbe indicare un'attività di erudito e commentatore per le scuole -, Asconio divenne cieco a settantadue anni. La Cronaca di Gerolamo, che riporta quest'ultima notizia e la qualifica di storico, lo dice morto a 85 anni nell'anno 76, tenuto in gran conto dai letterati del tempo.[4]

OpereModifica

Come detto, Asconio fu essenzialmente un gramaticus, erudito commentatore di quelli che ormai erano i classici della scuola del tempo. Della sua attività restano i commenti a cinque orazioni di Cicerone, redatti in una lingua particolarmente semplice e pura. Questi commentarii vanno sotto il nome di Orationum Ciceronis quinque enarratio e trattano, per la porzione restante, il commento alla Contra L. Pisonem, alla Pro M. Scauro, alla Pro Milone, alla Pro Cornelio de maiestate ed alla perduta In toga candida. Quest'ultima è un'orazione di Cicerone pronunciata contro Ibrida e Catilina di cui restano pochi frammenti proprio grazie allo studioso padovano. Il testo di Asconio fu trovato da Poggio Bracciolini in un codice, poi perduto, dell'Abbazia di San Gallo. Ne esistono tre copie: il Madrileno X del Bracciolini, il Pistoiese Forteguerri 37 di Sozomeno da Pistoia e il Laurenziano 54 da un apografo di Bartolomeo da Montepulciano.
Risulta, comunque, che avesse commentato le altre orazioni di Cicerone[5], anche se i frammenti di commenti a 17 orazioni di Cicerone pubblicati e a lui attribuiti dal Mai non gli appartengono, così come non sono suoi, ma di un anonimo del V secolo, i commenti alle Verrine.
Perdute sono altre opere che fanno riferimento alla sua attività di commentatore: un trattato Contra obtrectatores Vergilii (Contro i detrattori di Virgilio), a cui attinsero molto Donato e Servio; una Vita Sallustii (biografia di Sallustio, in cui accoglieva le dicerie più infamanti sullo storico amiternino[6]) e un trattato a imitazione del Simposio platonico, di cui informa il lessico Suda[7].

EdizioniModifica

NoteModifica

  1. ^ Quinto Asconio Pediano, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.  
  2. ^ Asconio Pediano, nel suo commento alla Pro Cornelio, scrive Livius noster.
  3. ^ E. Paratore, La letteratura latina dell'età imperiale, Firenze, Sansoni, 1969, p. 236.
  4. ^ Cronaca, 2092-76: « Q. Asconius Pedianus scriptor historicus clarus habetur, qui LXXIII aetatis suae anno captus luminibus, XII postea annis in summo honore consenescit ».
  5. ^ Paratore, cit., p. 236.
  6. ^ Paratore, cit., p. 237, che cita come fonte della notizia il commentario oraziano dello Pseudo-Acrone.
  7. ^ α 3213

BibliografiaModifica

  • C. Giarratano, I codici fiorentini di Asconio Pediano, Firenze, G. Bencini, 1906.
  • C. Marchesi, Storia della letteratura latina, Milano-Messina, Giuseppe Principato, 1957, II, pp. 339–340.
  • E. Paratore, La letteratura latina dell'età imperiale, Firenze, Sansoni, 1969, pp. 236–237.

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