Assalto alla caserma Moncada

1leftarrow blue.svgVoce principale: Rivoluzione cubana.

Assalto alla caserma Moncada
parte della Rivoluzione cubana
Moncada-Kaserne-Museumk 02.jpg
La Caserma Moncada allo stato attuale
Data26 luglio 1953
LuogoCaserma "Guillermo Moncada", Santiago, Cuba
EsitoVittoria delle forze governative
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
120 uomini (più altri 40 a Bayamo)400 uomini (alcune fonti indicano la cifra di 1 200 uomini)
Perdite
61 morti
51 catturati
19 uccisi
30 feriti
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L'assalto alla caserma Moncada è un evento della rivoluzione cubana, avvenuto il 26 luglio 1953 e convenzionalmente indicato come l'avvenimento che diede inizio ai fatti svoltisi nello Stato durante gli anni Cinquanta.[1][2]

Il contesto storicoModifica

La dittatura di Fulgenzio BatistaModifica

Il golpe avvenuto nel marzo 1952 aveva permesso a Fulgencio Batista di accentrare gran parte del potere politico nelle proprie mani[3], creando di fatto una dittatura.[3] L'allora venticinquenne avvocato Fidel Castro organizzò, con l'aiuto del fratello Raúl, un gruppo di guerriglieri con il quale tentare di sovvertire il governo.[3] La data scelta per l'attacco fu domenica 26 luglio, approfittando delle celebrazioni carnevalesche previste per sabato 25.[3] La festa avrebbe infatti richiamato persone da ogni parte dell'isola, rendendo più facile ai ribelli confondersi tra la folla.[3]

La rivoluzione cubana e l'assaltoModifica

Il piano fu elaborato da Fidel Castro nel più assoluto segreto[3], tenendone all'oscuro dei dettagli persino i propri alleati.[3] Si stima che il loro numero fosse di circa un centinaio, sebbene le varie fonti storiche siano discordi sull'esatta cifra.[3] La composizione del gruppo guerrigliero risultò - a posteri - difettosa, poiché i ribelli (alcuni dei quali troppo anziani per l'arruolamento) non ebbero un adeguato equipaggiamento (principalmente fucili da caccia e armi a corto raggio) e addestramento[3], essendo spinti all'azione soltanto da fattori politici e non militari.[3]

L'assalto ebbe inizio alle 5:15 del 26 luglio, quando i guerriglieri (dopo aver indossato uniformi dell'esercito per non destare sospetti) formarono una colonna di auto dirigendosi verso la caserma.[3] I primi uomini a raggiungere la struttura attaccarono le guardie, disarmandole[3]: un soldato accortosi delle auto diede tuttavia l'allarme[3], consentendo al personale della caserma di prendere le armi contro gli assalitori.[3] La pronta risposta dell'esercito impedì a parte dei ribelli di raggiungere il campo di battaglia, generando una superiorità numerica che risultò decisiva.[3] Il rapporto di forze non è numericamente certo, poiché anche su tale aspetto le fonti storiche differiscono.[3] Trovandosi in maggioranza e forti di un miglior equipaggiamento, i soldati vinsero lo scontro a fuoco.[3] L'aggressione fallì dunque miseramente.[3]

Le conseguenzeModifica

Le torture ai prigionieriModifica

Oltre ai ribelli rimasti uccisi nel conflitto[3], molti altri furono catturati e successivamente uccisi oppure torturati alla morte.[3] I metodi di tortura inflitti ai prigionieri furono alquanto crudi[3]; ad uno di essi (Abel Santamaría) vennero cavati occhi e testicoli[3], mentre altri furono frustati, picchiati, fucilati e bruciati con sigarette.[3]

Il numero di persone uccise tramite le torture è stato calcolato a 61.[3]

Il processo e condanneModifica

Fidel Castro, assieme ai pochi ribelli sopravvissuti, si diede alla fuga sulla Sierra Maestra, ma venne catturato il 1º agosto.[3] Durante il processo che ne seguì, si difese per proprio conto[3]: la sua arringa difensiva - trascritta da un giornalista presente in tribunale - prese il nome La storia mi assolverà.[4] Castro trasformò la sua stessa tesi difensiva in un atto accusatorio verso il regime.[4] Venne condannato a 15 anni di reclusione presso l'Isola dei Pini (attuale isola della Gioventù) ma in seguito, nel 1955, fu amnistiato a seguito di un appello popolare.[4] Medesima sorte toccò agli altri reduci dello scontro giudicati dal tribunale.[4]

La data del 26 luglioModifica

La data in cui si svolse l'evento venne ripresa per indicare il movimento rivoluzionario condotto da Castro, con il nome di Movimento 26-7 o - in spagnolo - «movimiento 26 de julio».[3]

La strutturaModifica

La caserma spagnola Reina Mercedes (20°01′35″N 75°49′09″W / 20.026389°N 75.819167°W20.026389; -75.819167) era stata costruita nel XIX secolo[5], ma cambiò nome nel 1909 in ricordo di Guillermo Moncada che era il generale dell'esercito di liberazione cubano: egli, detto «il gigante nero», vi era infatti stato imprigionato.[6] L'11 dicembre 1937 fu distrutta da un incendio[5], venendo poi ricostruita nel 1938.[5] La superficie si estende per circa 60 000 nella parte settentrionale della capitale cubana.[5] Le 5 postazioni, 4 delle quali esterne, erano presidiate da 2 o 3 guardie ciascuna.[5]

All'epoca dei fatti, la caserma ospitava una guarnigione di 374 uomini del reggimento n.1 Antonio Maceo e 26 dello Squadrone 18 G.R.[5] Nel dettaglio, i militari erano così ripartiti[7]:

L'armamento si componeva di[7]:

Era inoltre disponibile un'abbondante scorta di munizioni.[7] Dopo la vittoria del movimento rivoluzionario, la caserma (che ancora oggi conserva tracce dello scontro) fu trasformata in un complesso studentesco e ribattezzata "Città scolastica 26 luglio": è attualmente presente un museo dedicato ai fatti della rivoluzione.[5]


Nella cultura di massaModifica

NoteModifica

  1. ^ (ES) Azanza Telletxiki, 26 de julio de 1953, mucho más que una fecha, su cubadebate.cu, 26 luglio 2009.
  2. ^ (ES) Hilia Tamayo Batista, El 26 de julio de 1953 vive en la memoria de los cubanos, su radiorebelde.cu, 26 luglio 1953.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa (ES) Pablo Virgili Benitez, "26 de julio de 1953, el germen de la Revolución Cubana", su telesurtv.net, 25 luglio 2016.
  4. ^ a b c d La storia di Cuba, isola dei ribelli, su repubblica.it, 21 gennaio 1998.
  5. ^ a b c d e f g (ES) El Cuartel Moncada...una historia que contar, su sierramaestra.cu, 9 febbraio 2016.
  6. ^ (ES) Guillermo Moncada, su guije.com. URL consultato il 26 settembre 2015.
  7. ^ a b c (ES) Margarita Piedra Cesar, 26 en la historia, su tvsantiago.co.cu, 11 dicembre 2004 (archiviato dall'url originale l'11 dicembre 2004).
  8. ^ Alessandro Zoppo, Banana Joe: 10 curiosità sul film con Bud Spencer, su play4movie.com, 14 aprile 2016. URL consultato il 2 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2018).

Voci correlateModifica

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