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Atletica leggera ai Giochi della XXIII Olimpiade - Maratona femminile

Bandiera olimpica Athletics pictogram.svg
Maratona femminile
Los Angeles 1984
Informazioni generali
Luogo Città di Los Angeles
Periodo 5 agosto 1984
Partecipanti 50
Podio
Medaglia d'oro Joan Benoit Stati Uniti Stati Uniti
Medaglia d'argento Grete Waitz Norvegia Norvegia
Medaglia di bronzo Rosa Mota Portogallo Portogallo
Edizione precedente e successiva
Prima apparizione Seul 1988
Atletica leggera ai
Giochi olimpici di
Los Angeles 1984
Athletics pictogram.svg
Corse piane
100 m piani   uomini   donne
200 m piani uomini donne
400 m piani uomini donne
800 m piani uomini donne
1500 m piani uomini donne
3000 m piani donne
5000 m piani uomini
10000 m piani uomini
Corse ad ostacoli
110 / 100 m hs uomini donne
400 m hs uomini donne
3000 m siepi uomini
Prove su strada
Maratona uomini donne
Marcia 20 km uomini
Marcia 50 km uomini
Salti
Salto in alto uomini donne
Salto con l'asta uomini
Salto in lungo uomini donne
Salto triplo uomini
Lanci
Getto del peso uomini donne
Lancio del disco uomini donne
Lancio del martello uomini
Lancio del giavellotto uomini donne
Prove multiple
Decathlon uomini
Eptathlon donne
Staffette
Staffetta 4×100 m uomini donne
Staffetta 4×400 m uomini donne

La maratona ha fatto parte del programma femminile di atletica leggera ai Giochi della XXIII Olimpiade. La competizione si è svolta il 5 agosto 1984 nella città di Los Angeles, con arrivo nello Stadio olimpico.

FinaleModifica

Dopo soli 4,8 chilometri Joan Benoit si lancia in una fuga solitaria. Le altre non la seguono pensando che sia solo una sfuriata, invece l'americana riesce a mantenere il divario tra sé e le avversarie: al 30º km il distacco su Grete Waitz, norvegese campionessa del mondo, è di 2'01"; cala al 35° a 1'31", poi si mantiene costante fino alla fine. Vince la sua scommessa.

Pos Paese Atleta Tempo
    Stati Uniti Joan Benoit 2h24'52”  
    Norvegia Grete Waitz 2h26'18”
    Portogallo Rosa Mota 2h26'57”

Modifica

Il pubblico rimane scosso vedendo arrivare l'atleta svizzera Gabriela Andersen-Schiess, circa 20 minuti dopo la fine della gara. Ha gli occhi sbarrati e le gambe ciondolanti. È al limite del collasso. Siccome sta avanzando verso il traguardo, il personale non interviene poiché un aiuto esterno ne causerebbe automaticamente la squalifica (l'episodio ricorda quello di Dorando Pietri nella maratona olimpica del 1908).

Dopo aver fatto ingresso nello stadio impiega 5 minuti e 44 secondi a percorrere il giro e mezzo che la separa dal filo di lana, inclinata costantemente sulla sua sinistra, con un braccio contratto. Barcollando vistosamente si ferma più volte stringendo disperatamente la testa fra le mani; i medici di servizio notano che continua a sudare, deducono che non è in pericolo di disidratazione e decidono di non fermarla.

I suoi ultimi metri sono comunque attimi di panico. Finalmente supera il traguardo con le proprie forze (in 37ma posizione) e possono iniziare i soccorsi.
Si riprenderà in meno di due ore.