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Attilio Prevost (1890-1954)

ingegnere e imprenditore italiano
Attilio Prevost, fotoreporter di guerra del Regio Esercito - Archivio Lari Prevost Mojana -

Attilio Prevost (Torino, 6 settembre 1890Milano, 3 maggio 1954) è stato un fotoreporter, ingegnere e imprenditore italiano. Pioniere della cinematografia italiana, fotografo e cineoperatore, è ricordato per essere stato uno dei primi fotoreporter di guerra[1] del Regio Esercito nella Prima guerra mondiale,[2] per aver fondato nel 1913, con la moglie Elena Lanzoni Prevost, le Officine Prevost (fabbrica di apparecchi cinematografici attiva dal 1913 al 1991) e per aver realizzato la prima moviola al mondo con piano di lavoro orizzontale.

La notevole produzione fotografica del fotoreporter, secretata[3] e conservata per decenni presso il Ministero della Guerra[4], è custodita oggi negli archivi del Ministero della difesa.[5]

Indice

FontiModifica

La seguente ricostruzione storica (supportata da puntuale documentazione), si basa su fonti primarie ed è stata resa possibile grazie alla testimonianza dell'unica nipote dei coniugi Prevost, Annamaria, che ha anche permesso l'accesso all'archivio della famiglia di Attilio Prevost. Memoria storica delle loro attività imprenditoriali e testimone della loro vita privata, nel 1953 divenne figlia adottiva di Attilio Prevost secondo le leggi dello Stato italiano.

BiografiaModifica

Figlio di Giuseppe Prevosto e di Maria Maddalena Giraudi, nel 1927 Attilio ottenne ufficialmente dal Re il permesso di potere usare il cognome nella sua antica dizione di origini francesi, mentre i suoi fratelli e parenti piemontesi preferirono tenere quella italianizzata.[6]

Da sempre appassionato di cinema e fotografia e del loro aspetto tecnico applicato all'industria, andò a studiare a Parigi dove ottenne il Diplôme d'Ingénieur presso L'École du Génie Civil.[6]

Anni DieciModifica

"Il matrimonio tra ripresa e proiezione siglato all’inizio della storia dal Cinématographe Lumière dura un soffio: già alla fine dell’Ottocento le due funzioni (e i rispettivi macchinari) si separano una volta per tutte, per intraprendere uno sviluppo tecnologico autonomo. I proiettori professionali aumentano progressivamente dimensioni e peso per far scorrere nei loro ingranaggi le bobine di pellicola 35mm e per proiettare le immagini a grande distanza (dalla cabina allo schermo); l’Italia, in questo settore, grazie a Cinemeccanica, Officine Prevost, Fedi, Pion, Veronese, ha scritto una storia tra le più importanti a livello internazionale."[7]

L'incontro con Luca Comerio e la spedizione in LibiaModifica

Nel 1908 lavorava già per la Milano Films del documentarista e pioniere della cinematografia italiana Luca Comerio.[6] In quel periodo mise a punto la realizzazione della cinepresa Prevost 35mm,[8] apparecchio che ebbe grande successo e fu sperimentato da Prevost e Comerio durante la Guerra di Libia (1911-12).[9] Un esemplare di questo apparecchio è oggi conservato presso il Museo del Cinema di Torino, mentre le pellicole girate in quegli anni sono conservate presso l'Archivio di Stato. Esse oltre a rappresentare un documento storico unico della spedizione libica, sono la testimonianza di coloro che Gian Piero Brunetta definisce "gli apostoli del nuovo verbo visivo": pionieri come Omegna, Florio, Vitrotti, nonché Comerio e Prevost, i quali, veri e propri avventurieri, diventano con la loro cinepresa operatori-reporter alla ricerca di eventi da immortalare e consegnare ai posteri.[10]

Un breve filmato documentaristico prodotto dalla Comerio & C. lo riprende presso l’osservatorio astronomico di Brera a Milano mentre sta filmando l'eclisse di sole del 17 aprile 1912. Per questa ripresa utilizzò un suo dispositivo applicato al grande telescopio usato pochi anni prima dall’astronomo Giovanni Schiapparelli per le sue ricerche su Marte.[11]

Il dispositivo ottico per il film Ballo ExcelsiorModifica

Nel 1913, la geniale versatilità di Attilio Prevost, costantemente rivolta alla ricerca di soluzioni tecniche innovative, trovò una notevole applicazione quando Lorenzo Sonzogno, noto editore musicale, fondò la Musical-Films ed incaricò Luca Comerio di realizzare una trasposizione cinematografica del Ballo Excelsior, il balletto di Luigi Manzotti reso celebre dalle musiche di Romualdo Marenco. Per le riprese di questo film, Comerio poté contare ancora su Prevost, che realizzò un dispositivo foto-ottico in grado di consentire al direttore d’orchestra di andare in sincrono con la pellicola.[12]

L'incontro con Elena e la prima Società PrevostModifica

Nel 1912 Attilio conobbe la futura moglie Elena Lanzoni a Milano presso la Milano Films di Luca Comerio, lui era impiegato come ingegnere progettista e lei in amministrazione. Nel 1913, dopo un anno di lavoro fianco a fianco, Elena convinse Attilio a tentare la fortuna da indipendenti. Fondarono una prima piccola azienda Prevost con sede in via Ripamonti, di cui condivisero, come anche nelle trasformazioni successive, la proprietà del capitale sociale. In questa prima società (di cui non è stato possibile reperire l'atto costitutivo), Attilio era l'ideatore e il progettista, mentre Elena si occupava dell'amministrazione e del rapporto coi clienti; per quarant'anni sempre insieme, uniti in un'avventura molto importante.[6] In questo decennio l'azienda produceva principalmente cineprese, lanterne ad arco voltaico, stampatrici e accessori vari.[9]

Il sodalizio imprenditoriale con ElenaModifica

La Guerra era alle porte; il 10 maggio 1915, Attilio sottoscrisse presso il notaio Giuseppe Ghislanzoni in Milano un "Mandato Generale" in favore di Elena Lanzoni, col quale: "...con ampia facoltà e con pieni poteri ella abbia a rappresentarlo in tutti gli atti ed affari... possa disporre di tutti i beni da esso posseduti o che possederà e ne disponga come proprietario...lo rappresenti in ogni azienda di cui il mandante fosse socio...faccia tutto quanto far potrebbe lo stesso mandante se agisse personalmente, dovendosi la nominata procuratrice ritenere come suo alter ego...".[13] Con questo documento Attilio legò a doppio filo la sua attività imprenditoriale con Elena, decidendo inoltre di condividere con lei la proprietà del capitale sociale delle attività imprenditoriali da lui avviate.

La Astra Film e la Sabaudo FilmModifica

Nel 1915 Attilio Sr. fondò a Milano la casa di produzione cinematografica Astra Film[14], con la quale produsse i primi film muti dell'epoca lavorando anche come direttore della fotografia mentre Elena Lanzoni Prevost ne seguiva la gestione. Alcuni titoli di questi primi film furono: Il Vortice, L'ombra misteriosa, Sogno di Riette[15], Sulla soglia della felicità, tutti del 1915 [1].

Nello stesso periodo, Attilio svolgeva l'attività di direttore della fotografia anche per la "Sabaudo Film", casa di produzione cinematografica milanese della quale era comproprietario.[13]

La Grande Guerra: fotoreporter sul fronte italo-austriacoModifica

 
Scoop fotografico di Prevost: Gabriele D'Annunzio e il capitano Natale Palli sull'aereo Ansaldo SVA 10 poco prima del decollo dall'aereporto di San Pelagio (Due Carrare) per lo storico e incruento volo su Vienna, il 9 agosto 1918, per il lancio di 50.000 fogli di propaganda tricolori contenenti una provocatoria esortazione alla resa e a porre fine alle ostilità[16][17]
Archivio Lari Prevost Mojana

Il 24 maggio anche l'Italia entrò nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918). Durante gli anni della Grande Guerra, mentre Elena gestiva l'azienda “Prevost”, Attilio venne inviato al fronte come operatore cinematografico e fotografo di guerra.

Tra il 1916 e il 1917 fu istituita la Sezione Cinematografica del Comando Supremo del Regio Esercito, voluta dal Col. Eugenio Barbarich. Infatti, fino ad allora, l'esercito italiano si era servito dell'opera di ditte private, come la Comerio Films di Luca Comerio, che dopo la disfatta italiana di Caporetto, nel 1917, vennero definitivamente escluse, e la Sezione Cinematografica assunse il monopolio delle riprese. A dirigere la sezione fu chiamato il capitano di cavalleria Maurizio Rava al quale vennero affiancate tre Squadre comandate dai tenenti Barricelli, Prevost e Malerba che operarono sul fronte italo-austriaco.[18].

Agli ordini del Comando Strategico, il tenente Prevost filmò e fotografò i campi di battaglia, prima e dopo l'attacco nemico. Scattò migliaia di immagini in bianco e nero, filmò i campi di prigionia e le prime linee durante l'assalto. Fu il primo a documentare l'ingresso trionfale a Trento e Trieste appena liberate dagli austriaci e le trincee sul Carso e lungo il Piave. Fotografò le visite al fronte di Arturo Toscanini, dell'attore Armando Falconi e del vate Gabriele D'Annunzio. Questa documentazione fu a lungo secretata e conservata dal Ministero della Difesa.

Le cineprese Prevost e il contributo alla documentazione della Grande GuerraModifica

Il sodalizio Prevost-Comerio fu fondamentale per la documentazione cinematografica della Grande Guerra. I due pionieri si erano incontrati e avevano collaborato scambiandosi le loro esperienze: principalmente tecniche per il primo e di ripresa per il secondo. L’apparecchio presa vedute realizzato da Prevost era infatti servito anche a Luca Comerio nelle riprese di guerra per l’Aeronautica, o a terra, sul cavalletto, nei vari fronti dell’Adamello e del Carso. Una documentazione cinematografica storica, che le Officine Prevost di Milano contribuirono a realizzare.

Uno dei cineoperatori del Servizio Fotocinematografico dello Stato Maggiore Esercito, il fiorentino Franco Rinaldi, scriveva: La mia macchina da presa era una "Pathé", ma avendo i magazzini da 120 metri esterni, non era molto pratica per le riprese di attualità. Fu per questo che mio padre mi procurò dalla ditta "Ambrosio" di Torino un apparecchio d’occasione, che era stato costruito dalla ditta "A.Prevost" di Milano. Posso dire che questo apparecchio era veramente un gioiello, sia per praticità che per sicurezza di funzionamento, tanto che i miei compagni me lo invidiavano.[12]

Negli anni di guerra Attilio Prevost utilizzò, oltre alla già citata Prevost 35mm, anche la cinepresa Prevost Splendor.[9]

Gli scenari di guerra nella fotografia di PrevostModifica

 
Alpini in assetto di guerra appostati sul Monte Santo di Gorizia
Archivio Lari Prevost Mojana
 
Militari del Regio Esercito su un obice 420 abbandonato dall'esercito austriaco in fuga
Archivio Lari Prevost Mojana

Prevost filmò e fotografò i campi di battaglia, prima e dopo l'attacco del nemico.

Gli scoop fotograficiModifica

Prevost realizzò moltissimi scoop fotografici in anni in cui la Fotografia documentaria faticava ancora a farsi strada sui giornali dell'epoca su cui predominava la parola scritta e le foto erano ancora rarissime.

 
Il maestro d'orchestra Arturo Toscanini (primo seduto da sinistra) con soldati italiani - agosto 1917 - Il 26 agosto dirige per circa un'ora, alle dieci di sera e con i combattimenti in corso un concerto improvvisato con «la banda divisionale al comando del [...] maresciallo Tricomi [...], iniziò [...] con la Marcia Reale e l'Inno di Mameli. Gli austriaci di risposta iniziarono a cannoneggiare alla cieca la zona»[19]
Archivio Lari Prevost Mojana
 
I due assi dell'aviazione Francesco Baracca (primo da sinistra) e Fulco Ruffo di Calabria (secondo da sinistra) con altri aviatori - (1917 o 1918)
Archivio Lari Prevost Mojana

Croce di GuerraModifica

Nel 1926 il Re Vittorio Emanuele III di Savoia gli conferì la Croce di Guerra al Valor Militare con la seguente motivazione: «...per avere svolto in prima linea il suo delicato incarico presso la sezione fotocinematografica, operando con grande iniziativa, risolutezza e disprezzo del pericolo sull'altopiano della Bainsizza (maggio 1917-ottobre 1918)».

La Società Cinematografica di Elena LanzoniModifica

Nel gennaio 1919 Elena fondò la Elena Lanzoni Films per il commercio di pellicole cinematografiche[14] (con sede a Milano in via Boccaccio 45 e corrispondenti ad Atene, Barcellona, Lima, Londra, Mosca, Buenos Aires, Parigi, Il Cairo e Rio de Janeiro). In Europa, grazie ai fratelli Lumière, il Cinema si stava espandendo e divenne fenomeno sociale sempre più rilevante. Elena, prototipo femminile di indipendenza e imprenditorialità, si recava spesso a Parigi con l'Orient Express per acquistare, presso le case di distribuzione cinematografica, i primi film (che erano ancora muti) da noleggiare tramite la sua società.

Nel 1919 Attilio Prevost brevettò un dispositivo speciale per correggere la posizione del fotogramma cinematografico negli apparecchi di proiezione.

Anni VentiModifica

Le Officine Prevost in Via RipamontiModifica

Dopo l'esperienza al fronte, Attilio Prevost rientra a Milano, e con la futura moglie Elena decide di dedicarsi completamente alla costruzione di apparecchiature cinematografiche. Negli anni Venti iniziò la produzione di proiettori cinematografici e moviole, oltre a quella già consolidata di lanterne, stampatrici e accessori vari. Elena si occupò della gestione amministrativa dell'azienda e del rapporto coi clienti, permettendo ad Attilio di dedicarsi esclusivamente alla progettazione.

Nel 1920 la società Prevost si ingrandí ed ebbe sede in via Ripamonti 43, Milano.[14]

Nei primi anni Venti vennero prodotti l'impianto di proiezione Record, la cassetta per apparecchio da presa per vedute cinematografiche ed il procedimento per ottenere immagini multiple nello spazio occupato sulla pellicola dal comune fotogramma cinematografico.

Intorno al 1925 iniziò la produzione del proiettore cinematografico muto 35 mm modello Splendor con avanzamento della pellicola a mano a 16 fotogrammi al secondo. Questo proiettore montava una lanterna con arco a carboni, nella quale il flusso luminoso proveniva dall'arco voltaico generato da due carboni: l'illuminazione fornita era la più intensa raggiunta fino a quel momento e veniva distribuita sullo schermo con grande uniformità.

Nel 1927 nacque il cinema sonoro (Il cantante di jazz fu il primo film in cui si ascoltarono le voci degli attori) e la Prevost produsse il proiettore Rex con avanzamento della pellicola a 25 fotogrammi al secondo.[9]

Nel 1928 Attilio creò un nuovo processo per ottenere la colorazione delle immagini nelle proiezioni luminose in genere.

Nel 1928 l'organico ammontava ad una cinquantina di dipendenti.[9]

La moviola orizzontaleModifica

 
Uno dei primi tavoli di montaggio cinematografico delle Officine Prevost Museo nazionale del cinema
 
Proiettore Prevost prodotto nello stabilimento di Via Forcella (MI) Pubblicità del 1937

Verso la fine degli anni venti Prevost realizzò e produsse nello stabilimento di via Ripamonti il primo tavolo per il montaggio cinematografico al mondo con piano di lavoro orizzontale e scorrimento della pellicola con moto continuo, che utilizzava per la proiezione un sistema di compensazione ottica da lui brevettato[9]. Questo meccanismo permetteva di spostare la pellicola in modo continuo anziché intervallato (come nel meccanismo a "croce di malta") e, al prezzo di una nitidezza lievemente minore, riduceva il rumore e permetteva di visionare la pellicola fino a dieci volte la velocità nominale, riducendone anche l'usura.

Tale soluzione tecnologica fu subito preferita alla Moviola statunitense brevettata da Iwan Serrurier nel 1917 e divenne lo standard europeo[20].

Uno di questi esemplari è visibile presso il Museo nazionale del cinema di Torino.

L'attività legata alla produzione di moviole fece registrare un rapido incremento, passando dalle 10-12 unità annue degli inizi a un quantitativo triplicato già verso il 1940.[9]

Anni TrentaModifica

Orson Welles e il successo delle moviole PrevostModifica

La moviola orizzontale Prevost ebbe grande successo nel mondo della cinematografia italiana ed estera, e divenne uno strumento indispensabile per il montaggio cinematografico, il nuovo linguaggio che si stava evolvendo. Per molti teorici il montaggio è considerato lo specifico filmico, ovvero la disciplina propria esclusivamente del cinema e che la contraddistingue da altre forme espressive.

Molte case di produzione cinematografica, come Lux Film, Titanus, Tirrenia Films, Pisorno (poi Cosmopolitan di Carlo Ponti), Unione Cinematografica Italiana, o gli studi di montaggio cinematografico di Cinecittà e della la S.P.E.S. di Ettore Catalucci, si rivolgevano alla Prevost per la fornitura di moviole e proiettori. Gran parte dei film del neorealismo italiano furono montati sulle moviole di Attilio Prevost: i registi Visconti, Rossellini, De Sica, Lattuada, Germi e Fellini erano alcuni dei suoi affezionati clienti.

Orson Welles ordinò la sua prima moviola Prevost nel 1936.[21]

Il Magnus e la serie storica di proiettoriModifica

La Prevost intanto era diventata un'azienda di riferimento in campo cinematografico. Durante gli anni '30 vennero prodotti anche la macchina da stampa per suono e immagini 35 mm e la serie storica di proiettori realizzata tenendo conto dell'evolversi della tecnica cinematografica che comprendeva i modelli: Rex, Alfa, Delta, Impero, Magnus.[9] Questi modelli vennero costantemente rinnovati ed il modello Magnus (più volte citato nei testi scientifici "Il Cine Sonoro" e "L'operatore cinematografico" - Mannino-Patané, Hoepli 1945-1952), venne prodotto anche negli anni '40 e '50, divenendo uno dei proiettori più apprezzati e venduti dell'azienda.[22]

È un Prevost degli anni Trenta il proiettore immortalato nel film Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1989). [2]

Le Officine Prevost in Via ForcellaModifica

Nel 1934 la società si trasferì in via Forcella 9, e aprì un negozio in via Vittor Pisani 9, Milano[14].

Nel 1936 Attilio e Elena si sposarono.

Le Officine Prevost in Via DesenzanoModifica

Pochi mesi dopo il matrimonio, nel 1937, Elena ed Attilio, con l'aiuto del fratello Augusto Prevosto, e tramite la Società immobiliare Anguissola, acquistarono un terreno in via Desenzano dove venne costruita la nuova sede dell'azienda. Nell'atto costitutivo della società Immobiliare Anguissola figurano il fratello Augusto Prevosto (amministratore unico fino al 1946, carica ricoperta da quell'anno da Attilio Sr., dal 1954 da sua moglie Elena e dal 1963 da Franco Mojana), Enzo Lari (padre di Annamaria, nipote di Elena e Attilio Sr. ) e Giacobbe Foa.[14]

Nel 1937 vennero aperti negozi per esposizione a Torino e Genova oltre a una filiale a Roma in via Magenta, 19.

Il 16 marzo 1939 la Prevost dichiarò il trasferimento da via Forcella alla definitiva sede di via Desenzano, 2 a Milano.[14]

Anni QuarantaModifica

Il bombardamento di Milano dell'agosto 1943Modifica

La notte fra il 12 e il 13 agosto 1943 il bombardamento su MIlano distrusse gran parte dell'Officina e tutto l'archivio storico. Grazie all'incessante aiuto degli operai, dopo solo un mese il lavoro in fabbrica poté ricominciare. Il 18 giugno 1944 i Tedeschi occuparono le Officine Prevost. I nazisti imposero la presenza di un loro addetto militare della Wehrmacht che aveva il compito di controllare che le spedizioni di proiettori fossero fatte puntualmente, secondo gli accordi che rimasero in vigore fino alla fine del conflitto.

Le Officine Prevost srlModifica

Nel 1946 si costituirono le Officine Prevost s.r.l.[14] con sede sempre in via Desenzano 2, Milano. Nell'atto costitutivo figurano Attilio Prevost (amministratore unico), Giosué Conti e Gianni Gemelli, cari amici dell'ingegner Prevost conosciuti a Magreglio (CO) e che frequentava già dagli anni Trenta.

Nel 1946 entrò in azienda il nipote Ing. Attilio Prevosto jr. figlio di suo fratello Augusto Prevosto. Nel 1956 anche Attilio jr. volle cambiare il cognome in Prevost come lo zio.

Cavaliere di San Gregorio MagnoModifica

Nel 1948 il Papa Pio XII gli conferì l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine di San Gregorio Magno per il suo impegno straordinario come fotografo e cineoperatore durante la Grande Guerra e per la sua attività imprenditoriale ed innovativa nell'industria cinematografica.

Anni CinquantaModifica

L'adozione della nipote AnnamariaModifica

Nel 1951 entrò in azienda Annamaria Lari (1934), nipote diretta di sua moglie Elena Prevost che già dal 1935 viveva coi nonni. Attilio la adottò come figlia nel 1953, e alla sua morte (1954) Annamaria Lari Prevost divenne titolare dell'azienda.

Il CinemaScope e la collaborazione con Attilio jr.Modifica

 
Attilio Prevost alla Fiera di Milano, 1954

Nel 1952 iniziò l'era del CinemaScope (un sistema brevettato dalla 20th Century Fox che consentiva di allargare notevolmente il campo di visualizzazione sullo schermo). Attilio Prevost realizzò il proiettore Cinescope, un modello molto apprezzato dagli esercenti di sale cinematografiche[9]. Nei primi anni '50 iniziò anche la produzione dei proiettori della serie P come il P10, P20, P30 ecc. in collaborazione col nipote Attilio jr.

Nel 1953 Attilio Prevost jr. venne nominato dallo zio direttore delle Officine Prevost s.r.l. e dopo la sua morte rinnovò la produzione dell'azienda rendendola sempre all'avanguardia nei nuovi processi evolutivi.

Sindaco di MagreglioModifica

Nel giugno del 1952 Attilio Prevost venne eletto sindaco di Magreglio, piccolo paese in provincia di Como situato nel Triangolo Lariano che aveva iniziato a frequentare nel 1936.[6] Fu il primo sindaco del dopoguerra, dopo il podestà di Civenna che, durante il ventennio fascista, amministrava Magreglio, Lasnigo e Barni. Assunse l'incarico continuando a vivere a Milano e a lavorare in azienda, convocando il consiglio comunale la domenica.

Il Fotocoagulatore RaverdinoModifica

Nel 1952 l'Ing. Attilio Prevost Sr., per gratitudine verso l'amico Prof. Emilio Raverdino che operò a Milano con un delicato intervento alla cataratta sua moglie Elena, si impegnò a realizzare un apparecchio per applicazioni di chirurgia oftalmica. Con la consulenza del prof. Raverdino e la collaborazione del nipote Attilio jr. venne realizzato il Fotocoagulatore, un apparecchio ad emissione di luce (precursore del laser) per applicazioni chirurgiche alla retina. Purtroppo ebbe solo il tempo di completare il progetto e della produzione se ne occupò il nipote Attilio jr. dopo la morte dello zio.[6]

La morteModifica

Il 3 maggio 1954 Attilio Prevost Sr. morì improvvisamente nella sua casa di Milano per un edema polmonare a soli 63 anni. Innumerevoli furono i telegrammi e le testimonianze di stima e ammirazione per l’ingegner Prevost e per il suo importante contributo alla cinematografia internazionale. Lo stesso giorno gli venne recapitata una lettera di felicitazioni dal personale di cabina del cinema di Livorno per l'ottimo funzionamento degli impianti Prevost CinemaScope. In quei giorni si proiettava infatti La tunica (di Henry Koster, 1953), il primo film girato in CinemaScope.[6]

L'azienda dopo AttilioModifica

Alla morte di Attilio Sr. divennero titolari delle Officine Prevost s.a.s.[14] la moglie Elena (socio accomandatario, Presidente e Direttore Generale), la nipote adottata come figlia Annamaria Lari Prevost (socio accomandante di maggioranza), e il nipote Attilio Prevost jr. (socio accomandante, Direttore Generale). La moglie Elena Lanzoni Prevost Presidente e amministratore unico dell'azienda fino alla sua morte (1965), nel 1957 nominò Procuratore Generale dell'azienda Franco Mojana (1931-2008), marito di Annamaria Lari Prevost, incarico che ricoprì fino alla cessazione della stessa (1991) di cui fu il liquidatore.[14]

Dopo la morte dello zio, Attilio Prevost jr. apportò innovazioni e rinnovò la produzione rendendo l'azienda sempre all'avanguardia nei nuovi processi evolutivi.

Le Officine Prevost di Annamaria Lari Prevost & C. (1965-1991)[14]Modifica

Nel 1965, alla morte di Elena Lanzoni Prevost, Presidente dell'azienda, si costituirono le "Officine Prevost s.a.s. di Annamaria Lari Prevost & C."[14]. La figlia Annamaria Lari Prevost fu titolare e Presidente dell'azienda dal 1965 al 1991, e fu rappresentata con firma libera per gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione dal marito Franco Mojana, Procuratore generale dell'azienda dal 1957.[23]

Nel dicembre del 1975, Annamaria Lari Prevost Mojana, Presidente delle "Officine Prevost s.a.s. di A.Lari Prevost & C.", e Franco Mojana, amministratore unico della "Società per Azioni Immobiliare Anguissola", decisero, tramite fusione, di trasformare l'azienda in società di capitali modificando la ragione sociale in "Officine Prevost Spa.".[24]

I soci furono Annamaria Lari Prevost Mojana (Presidente e Amministratore delegato dell'azienda rappresentata per Procura Generale dal marito Franco Mojana), Ing. Attilio Prevost jr. (Direttore Generale), e Franco Mojana (Procuratore Generale).[14]

Le Officine Prevost S.p.A. furono messe in liquidazione volontaria e cessarono l'attività nel 1991. La liquidazione fu seguita dal Procuratore generale Franco Mojana, socio e liquidatore dell'azienda.[25]

 
Attilio e Elena Prevost nel 1952

OnorificenzeModifica

Mostre dedicate ad Attilio Prevost ed eventi in cui sono state utilizzate le sue fotoModifica

  • 2014, Magreglio. Attilio Prevost - Una vita in prima linea. A sessant'anni dalla scomparsa del primo sindaco del Dopoguerra, il Comune di Magreglio ha dedicato una mostra ad Attilio Prevost legata alla sua attività di pioniere della cinematografia e fotografo di guerra. Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo[26][27]
  • 2014, Ponte Lambro. Un fotografo in trincea. Sala consiliare del Comune. Omaggio all'attività di fotografo e cineoperatore durante la Prima Guerra Mondiale, ed al prezioso contributo nel campo dell'industria cinematografica italiana[28]
  • 2015, Milano. La camera della guerra. Il Museo Interattivo del Cinema (MIC) - Cineteca Italiana - di Milano, gli ha dedicato una giornata di studi, ricordando la sua attività creativa ed imprenditoriale nell'industria cinematografica italiana.[29]
  • 2015, Monza. Iconografia emotiva della Grande Guerra, Urban Center, Via Turati 6, Monza. Foto di Attilio Prevost e tele di Rossana Maggi[30][31]
  • 2015, Canzo. Centenario della grande Guerra (1915-1918), 22 maggio: Documenti video, foto del fotografo Attilio Prevost, Teatro Comunale[32]
  • 2017, Milano. La guerra negli occhi, la guerra nel cuore. La Cineteca Italiana, presso lo Spazio Oberdan di Milano, ha dedicato ad Attilio Prevost e a Luca Comerio una mostra fotografica interattiva, rendendo omaggio al lavoro di documentazione svolto dai due fotografi e cineoperatori durante la Prima Guerra Mondiale.[33]
  • 2017, Musile di Piave Attilio Prevost, un fotografo al fronte. All´Istituto Comprensivo Enrico Toti di Musile di Piave, nel mese di novembre 2017, è stato presentato uno dei tanti progetti scolastici che il comitato organizzatore del 66º Raduno Nazionale Bersaglieri "Piave 2018" ha pensato per i ragazzi di tutte le scuole del territorio.[34]
  • 2017, Milano. Pubblicazione a cura della Cineteca Italiana a 70 anni dalla fondazione - Series of newspapers for the exhibitions curated by Fondazione Cineteca Italiana for the celebration of its 70th years of life. Photographs by Luigi Comencini, Paul Ronald, Attilio Prevost, Federico Patellani Curated by Matteo Pavesi and Giovanna Calvenzi.
  • 2018, 4 Novembre, Erba (CO). Quel tanto atteso bollettino. Mostra curata da Marco Rizzi presso Villa Ceriani Bressi. Cimeli, documenti ed immagini a cento anni dalla fine della Grande Guerra.
  • 2018, 17 Novembre, Sala Civica di Albinea (RE) - Mostra fotografica “Albinea Ricorda” - Storie dei caduti albinetani nella Prima Guerra Mondiale.
  • 2019, 28 Febbraio, Torino. Il Museo Nazionale del Cinema presenta il volume: "Attilio Prevost (1890-1954). Una vita in prima linea. Ritratto dell’inventore della moviola", di Annamaria Lari Prevost." (Silvana Editoriale, 2019)

NoteModifica

  1. ^ Il servizio fotografico del Regio Esercito e la sezione fotocinematografica del Comando Supremo-Ufficio Stampa, pp. 3-6 (PDF), su alpinimilanocentro.it. URL consultato il 4 gennaio 2018.
  2. ^ Marina Mojana, Cineteca 1947-2017 - La Guerra negli occhi..., in Fondazione Cineteca Italiana, Milano, Cineteca, novembre 2017, pp. 2-7.
  3. ^ Attilio Prevost, una fotocamera in trincea, su corrieredicomo.it. URL consultato il 10 gennaio 2018.
  4. ^ I primati dell’indomabile Prevost: sindaco, fotografo di guerra, sabotatore dei nazisti e inventore della moviola, su tempi.it. URL consultato il 5 gennaio 2018.
  5. ^ Marina Mojana, Cineteca 1947-2017 - La Guerra negli occhi..., in Fondazione Cineteca Italiana, Milano, Cineteca, novembre 2017, pp. 2-7.
  6. ^ a b c d e f g Annamaria Lari Prevost, "Attilio Prevost (1890-1954). Una vita in prima linea. Ritratto dell'inventore della moviola", Silvana Editoriale, Milano, 2019
  7. ^ Testo tratto dalla presentazione alla mostra "Cinepassioni" - Genova, Loggia della Mercanzia, 2017.
  8. ^ Enciclopedia Treccani (1931), Cinematografo - Principi fondamentali - Apparecchi di presa
  9. ^ a b c d e f g h i Federico Rovida, La tecnologia dimenticata: la gloriosa storia della Prevost - sta in "La materia dei sogni", a cura di Vincenzo Buccheri e Luca Malavasi, Carocci Editore, 2005
  10. ^ Cinema muto italiano: tecnica e tecnologia - A cura di Michele Canosa, Giulia Carluccio, Federica Villa - Carocci Editore, 2006
  11. ^ Cineteca di Bologna - Gran Tour italiano - 61 film dei primi anni del ’900, a cura di Andrea Meneghelli (2016)
  12. ^ a b Franco Cocchi, "Le macchine da ripresa Prevost" - Note di Storia del Cinema, Nuova serie, n. 10, 1989 - Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema
  13. ^ a b Documento depositato presso il tribunale di Milano.
  14. ^ a b c d e f g h i j k l Atto depositato presso la Camera di Commercio di Milano
  15. ^ Sogno di Riette, su cinematografo.it. URL consultato il 29 settembre 2017.
  16. ^ Annamaria Andreoli, D'Annunzio e Trieste: nel centenario del primo volo aereo, De Luca, 2003, p. 36.
  17. ^ aviazione media di Andrea Costa, su sns.one. URL consultato il 6 gennaio 2018.
  18. ^ Il Servizio Fotografico del Regio Esercito e la Sezione Fotocinematografica del Comando Supremo-Ufficio Stampa - Andrea Bianchi (Alpin del Domm - n.43 - Anno VIII/5 - 2007)
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  27. ^ Attilio Prevost (1890-1954) - Una vita in prima linea, su dnheart.com. URL consultato il 5 gennaio 2018.
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BibliografiaModifica

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  • Franco Cocchi, "Le macchine da ripresa Prevost" - Note di Storia del Cinema, Nuova serie, n. 10, 1989 - Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema.
  • Sandro Bernardi (a cura di), Storia del cinema italiano, IX - 1954-1959, Venezia, Marsilio Edizioni di Bianco & Nero, 2004.
  • La materia dei sogni. L'impresa cinematografica in Italia - Vincenzo Buccheri e Luca Malavasi (Carocci editore, Roma, 2005)Il saggio di Federico Rovida, "La tecnologia dimenticata: la gloriosa storia delle Officine Prevost"[Testo poco attendibile], risulta spesso inattendibile e le fonti sono insufficienti. Non nomina né riporta testimonianze della nipote dei coniugi Prevost, titolare e presidente dell'azienda dopo la morte dei nonni e memoria storica della loro attività imprenditoriale.
  • Cinema muto italiano: tecnica e tecnologia. Vol. 2: Brevetti, macchine, mestieri - Canosa, Carluccio, Villa (Carocci editore, Roma, 2006)
  • Roberto Schiavone, Montare un film, Dino Audino, 2002 ISBN 978-88-7527-144-2
  • Stefano Masi, Nel buio della moviola, Lanterna Magica cooperativa cinematografica L'Aquila
  • Roberto Perpignani, Dare Forma alle emozioni, Falsopiano, 2006.
  • Roberto Perpignani, Il montaggio cinematografico, in Storia del cinema mondiale, vol. 5, Giulio Einaudi Editore, 2001.
  • Franca Faldini, Goffredo Fofi, (a cura di), L'avventurosa storia del cinema italiano: 1933 1959, Milano, Feltrinelli, 1979.
  • H.Mario Raimondo-Souto, Motion Picture Photography, A History, 1891-1960 (McFarland & C, Inc., Publishers - Jefferson, North Carolina, and London, 2007)
  • Riccardo Marchesini, Buio in sala. Vita, morte e miracoli dei cinema in Emilia-Romagna, (Minerva Edizioni, Bologna, 2011 - con DVD allegato)
  • Pillitteri e Mengacci, Luca Comerio. Milanese, Fotografo, pioniere e padre del cinema italiano, (edizioni Spirali, Milano, 2012)
  • Pietro Redondi – Luca Comerio, l'esposizione del Sempione e il cinema industriale - Istituzioni, attori e ideali di un secolo di cultura scientifica a Milano - 1863-1963, (2017 - www.milanocittadellescienze.it)
  • Annamaria Lari Prevost, "Attilio Prevost (1890-1954). Una vita in prima linea. Ritratto dell'inventore della moviola." Ediz. illustrata, presentata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino (Silvana editoriale, 2019)

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