Attone II

abate e arcivescovo tedesco
Attone II
arcivescovo della Chiesa cattolica
Nuremberg chronicles - Hatto, Archbishop of Mainz (CLXXXIIv).jpg
L'arcivescovo Attone II in una rappresentazione della Nürnberg Chronik di Hartmann Schedel del 1493
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Incarichi ricopertiarcivescovo di Magonza dal 968 al 970
 
NatoIX o X secolo
Deceduto970
 

Attone II, in tedesco Hatto II, (... – 18 gennaio 970) fu un abate e arcivescovo tedesco del X secolo.

BiografiaModifica

Egli era abate di Fulda quando l'imperatore Ottone I lo insediò sulla cattedra della diocesi di Magonza poiché egli, al contrario del suo predecessore Guglielmo di Magonza, figlio dello stesso Ottone, era fautore della istituzione della Diocesi di Magdeburgo. Nell'ottobre del 968 egli approvò nel Sinodo di Ravenna l'assoggettamento delle diocesi di Brandeburgo, Havelberg, Meißen, Merseburgo e Zeitz a quella di Magdeburgo ed aprì così la possibilità di un'organizzazione propria della Chiesa ad est dei fiumi Elba e Saale.

Dopo riuscì a riunire nuovamente la dignità dell'arcicancellierato con quella della cattedra di Magonza.

LeggendaModifica

Secondo una leggenda riportata anche nelle Deutsche Sagen dei fratelli Grimm su fonti medievali[1], egli avrebbe fatto erigere nel X secolo la Torre dei topi di Bingen (Binger Mäuseturm)[2]. Allora lo spietato vescovo, mentre il suo territorio soffriva di carestia, avrebbe impedito il soccorso al popolo affamato nonostante i suoi granai fossero stracolmi. Quando i poveri tornarono a chiedere il suo aiuto, egli li avrebbe fatti richiudere in un fienile, cui avrebbe fatto dar fuoco dai suoi scherani. Avrebbe poi commentato ironicamente le grida dei morenti con le parole «Sentite come squittiscono i topi del granaio?». Il quel momento, secondo la leggenda, sarebbero spuntate da tutti gli angoli migliaia di topi, formicolanti sulla tavola e nelle camere del vescovo.

La massa di roditori mise in fuga i servi e costrinse Attone a fuggire. Con un'imbarcazione raggiunse un'isola del Reno dove c'era una torre e vi si rinchiuse dentro credendosi al sicuro, ma i topi, rosicchiato il pesante portone, lo divorarono vivo, di qui il nome della torre. Questa leggenda si diffuse ampiamente, ma dal XIX secolo la vicenda venne attribuita ad Attone I. Ai tempi del romanticismo renano la torre ispirò, grazie a questa triste leggenda, numerosi scrittori fra i quali Clemens Brentano, Victor Hugo e Ferdinand Freiligrath.

NoteModifica

  1. ^ Jacob e Wilhelm Grimm, 242. Der Binger Mäuseturm, in Deutsche Sagen, Anaconda Verlag, 2014, pp. 254-255, ISBN 978-3-7306-0101-3.
  2. ^ In realtà la torre fu costruita nella prima metà del XIV secolo come torre di avvistamento e vigilanza.

BibliografiaModifica

  • (DE) Peter Herde, Hatto II., Neue Deutsche Biographie (NDB), Band 8, Duncker & Humblot, Berlin 1969, S. 61.

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Collegamenti esterniModifica

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