Apri il menu principale

1leftarrow blue.svgVoce principale: Augusto.

Replica di epoca fascista dell'Augusto di Prima Porta (via dei Fori Imperiali, Roma)

Per Augusto nella cultura, si intende il ricordo e il mito che ha avuto in questi duemila anni il fondatore dell'Impero romano. Augusto è considerato un personaggio di fondamentale importanza per la storia d'Europa e del Mondo occidentale e il fondatore di un regime politico che ha controllato e governato per secoli il bacino del Mediterraneo e buona parte dell'Europa. Fu probabilmente il più importante tra gli imperatori romani. Michael H. Hart lo posiziona al diciottesimo posto nella classifica dei più importanti personaggi della Storia.

Una parte della storiografia moderna peraltro ha analizzato criticamente la personalità e l'operato politico di Augusto; a partire soprattutto dagli studi dello storico neozelandese Ronald Syme, Augusto è stato duramente criticato per il suo comportamento spietato e opportunistico prima dell'assunzione del potere, per la sua ipocrisia e la sua evidente ambizione egemonica e per la sua decisione irreversibile di organizzare un reale regime dittatoriale personale, chiudendo la fase della Repubblica romana.

L'immagine di Augusto si è modificata più volte nel corso dei secoli ed è stata spesso strumentalizzata per scopi che con la persona e la politica del Princeps hanno poco o nulla a che fare. Già Augusto stesso si è mosso per lasciare ai posteri una immagine di sé il più possibile positiva. La sua autobiografia è andata persa, ma l'elenco delle imprese, il cosiddetto Res Gestae Divi Augusti, dà una buona idea di come il principe volesse essere visto. Una trascrizione delle res gestae è ancora oggi visibile sul lato est del basamento del museo dell'Ara Pacis a Roma, unico elemento rimasto della pre-esistente costruzione, la teca del Morpurgo.

Ciò che meglio ricorda questo imperatore nella cultura occidentale quotidiana è l'ottavo mese dell'anno, Agosto, che fu rinominato in suo onore dal Senato romano, nell'anno 8 a.C., quando l'imperatore entrò nel pantheon delle divinità adorate dai Romani. E sempre da Ottaviano Augusto prende il nome anche il ferragosto (feriae Augusti). Sempre il senato aggiunse un giorno alla durata, togliendolo a febbraio, per renderlo uguale a luglio (dedicato a Cesare).[1]

Indice

Un mito che dura da due millenniModifica

Il regno di Augusto coincide con la fondazione di un regime che durò circa quindici secoli attraverso il declino dell'Impero romano d'Occidente e la caduta di Costantinopoli nel 1453. Entrambi i suoi nomi, il primo adottivo di Caesar, il secondo di Augustus divennero titoli permanenti degli Imperatori romani dopo la sua morte. In molte lingue, Caesar divenne sinonimo di imperatore, come il tedesco Kaiser, il bulgaro e poi russo Zar. Il culto del Divus Augustus continuò fino a quando la religione di Stato divenne il Cristianesimo nel 391 con Teodosio I. Di conseguenza molte sue statue e busti vennero prodotti nei secoli successivi. Copie delle sue Res gestae divi Augusti furono scritte e poste ovunque dopo la sua morte.[2] L'iscrizione in latino venne tradotto in greco e posto su molti pubblici edifici come il tempio di Ankara (Monumentum Ancyranum), chiamato dallo storico Theodor Mommsen la "regina delle iscrizioni".[3]

Anche Nicola di Damasco ha cercato, nella sua biografia (frammentaria) di Augusto, di presentarlo solo nella luce migliore.

Tuttavia si trovano nella storiografia antica anche tracce di un'altra valutazione, critica. Lo storiografo Tacito, un sostenitore dichiarato della condizioni repubblicane, scrive agli inizi del II secolo, nei suoi Annales sulla fondazione del Principato:

«Igitur verso civitatis statu nihil usquam prisci et integri moris…»

(Tacito, Annales1,4)

Dopo un passaggio critico sull'eredità postuma di Augusto vista con i propri occhi, Tacito scrive sul principe stesso:

«at apud prudentes vita eius varie extollebatur arguebaturve. hi pietate erga parentem et necessitudine rei publicae, in qua nullus tunc legibus locus, ad arma civilia actum, quae neque parari possent neque haberi per bonas artes... (…)»

(Tacito, Annales 1,9.)

«Dicebatur contra: pietatem erga parentem et tempora rei publicae obtentui sumpta: ceterum cupidine dominandi concitos per largitionem veteranos, paratum ab adulescente privato exercitum, corruptas consulis legiones, simulatam Pompeianarum gratiam partium. (…)»

(Tacito, Annales 1,10.)

Certe descrizioni di Tacito e quelle dello del senatore Cassio Dione, che scrive nel II secolo, hanno alcune somiglianze. Ma mentre Tacito registra un quadro piuttosto negativo del primo Princeps, perché deplora la caduta della Repubblica e la politica di potenza di Augusto, riconosciuto come tale, la rappresentazione di Dione è positiva. Poiché il suo lavoro offre materiale aggiuntivo a passi corrispondenti di Tacito, la ricerca storica è in gran parte d'accordo che Dione non abbia usato Tacito, ma che entrambi abbiano usato una fonte comune ormai perduta.

Come la maggior parte degli storiografi antichi, anche Tacito nomina solo raramente le proprie fonti. Sono note diverse opere di storiografi senatori che hanno scritto prima di lui, tra cui quella di Aulo Cremuzio Cordo, che apparentemente ha rappresentato Bruto e Cassio molto positivamente. Anche Aufidio Basso ha descritto almeno in parte il principato di Augusto; tuttavia, non è noto a che punto inserire la sua Historiae. Anche Servilio Noniano probabilmente scrisse sulla signoria del Princeps.[4] Svetonio elaborò materiale da queste opere perdute di questo periodo nelle sue vite dei Cesari. Ma Tacito potrebbe essere stato il primo storico la cui valutazione complessiva su Augusto era negativa.[5]

Molti considerano Augusto come il più grande degli imperatori romani. Le sue politiche certamente estesero la durata della vita dell'Impero e avviarono la celebrazione della Pax romana o Pax Augusta. Il Senato romano augurava ai successivi imperatori che fossero "più fortunati di Augusto e migliori di Traiano" (Felicior Augusto, melior Traiano).[6]

Tarda antichità e MedioevoModifica

Augusto e il suo tempo ebbero una significativa reinterpretazione dopo la cristianizzazione dell'Impero Romano. Dalla tarda antichità e dal Medioevo i cristiani hanno sempre cercato di uguagliare la pax Augusta con la pax Christiana, dato che Gesù di Nazaret era nato in periodo augusteo. Nel Basso Medioevo questo fu anche usato politicamente dai re romano-germanici; durante il servizio natalizio si evidenziava indirettamente, che al tempo della nascita di Gesù, c'è stato un imperatore romano, ma non un papa.[7]

San Cesareo di Terracina e Cesare Augusto: la cristianizzazione del culto paganoModifica

 
San Cesareo di Terracina, il santo che ha sostituito e cristianizzato il culto pagano di Cesare Augusto

Fin dalla prima età cristiana, Cesario di Terracina fu il santo scelto per il suo nome a consacrare alla fede di Cristo i luoghi che già appartennero ai Cesari pagani[8]. Il nome Cesario significa “devoto a Cesare” ed è legato, quindi a Gaio Giulio Cesare, al suo figlio adottivo, Gaio Giulio Cesare Ottaviano, e agli imperatori romani in quanto il loro appellativo era appunto "Cesare".

Il Palatino divenne in epoca romana la vera e propria residenza ufficiale degli imperatori; il primo fu Cesare Ottaviano Augusto che fece edificare la sua domus sul versante sud-occidentale del Colle. Il Palatino nel Medioevo divenne uno spazio cerimoniale, raramente abitato dall'occupante designato: l'imperatore. Nei palazzi imperiali del Colle non troviamo una moltitudine di nuovi santi, ma un unico santo per rafforzare la maestà imperiale: San Cesario. Il nome del martire era una opportuna dedica là dove avevano risieduto gli Autocratori, i Cesari. Non senza ragione, il culto del martire di Terracina fu importato nel palazzo dei Cesari. E la ragione è nel nome stesso del Martire[9].

Secondo il Grisar, il titolo di San Cesario anche da solo annunciava il nuovo carattere cristiano della potenza dei Cesari[10].

Il culto di San Cesario nacque e si sviluppò sulla via Appia, la strada romana che collegava Roma a Brindisi: lungo il percorso della "regina viarum" si trovava la sua primitiva tomba a Terracina e la Chiesa di San Cesareo de Appia a Roma (ubicata nei pressi delle Terme di Caracalla, nel tratto iniziale della via Appia).

 
Cippo pomeriale con iscrizione in latino "Iussu imp(eratoris) Caesaris, qua aratrum ductum est", Anfiteatro campano, Santa Maria Capua Vetere

In Campania esistono diverse epigrafi su cui si legge la scritta "IVSSV IMPERATOR CAESARIS QVA ARATRVM DVCTVM EST" (Per volere dell'imperatore Cesare fu fissato questo solco per dove passò l'aratro) conservate in alcune città poste lungo la Via Appia, in cui vi è traccia del culto pagano di Cesare Augusto e della venerazione di San Cesario diacono e martire (sulla facciata del Palazzo Messore a Marcianise in provincia di Caserta; nella Cattedrale di Terracina (descritta dal Grutero[11]); a Capua, presso la Chiesa di San Bartolomeo Apostolo). Da questa iscrizione, secondo alcuni studiosi, si deduce che Terracina "fu dedotta Colonia dall'imperatore Cesare Augusto", forse nello stesso tempo in cui fu dedotta anche Capua[12].

A margine di un intervento di scavo nell'area dell'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere è stato riportato in luce un cippo pomeriale con iscrizione in latino "Iussu imp(eratoris) Caesaris, qua aratrum ductum est"; questa pietra era stata piantata nel terreno, lungo la fossa che costeggiava le mura cittadine, verosimilmente con la parte iscritta rivolta verso la città, a segnare l'esistenza del sacro confine tra urbs e suburbium, ovvero tra la colonia romana ed il suo territorio (il Caesar dell'iscrizione è stato identificato con il giovane Ottaviano. Datazione: 36 – 31 a.C.). Questo cippo testimonia la volontà di rifondare la cesariana Colonia Iulia Felix da parte di Ottaviano, in ottemperanza alle decisioni del padre adottivo[13], ossia Giulio Cesare.

Questa stessa iscrizione si trova anche su altri cippi, come quello del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e quello del campanile del Duomo di Capua.

Sulle estreme propaggini dei Colli Albani, a 3 chilometri circa ad occidente di Velletri, si estendono, sul colle detto San Cesareo, i ruderi di una grande villa romana, ritenuta per tradizione proprietà della famiglia degli Ottavi, la Gens Octavia, di origine veliterna[14] (Augusto era di famiglia veliterna da tempo stanziatasi a Roma). Durante il Medioevo, sui resti di questa antica villa s'impiantò un insediamento cristiano, dedicato a San Cesareo di Terracina, attestato proprio da un battistero costruito riutilizzando un ambiente in reticolato e laterizi dotato di un impianto idrico. Attualmente i ruderi di questo edificio sono identificati con il nome "Villa di San Cesareo".

A Napoli l'antico culto pagano dell'imperatore Cesare Augusto fu sostituito e cristianizzato dal diacono Cesario. Il culto del santo terracinese a Napoli è antichissimo: in uno strumento rogato il 16 giugno del 1288, ai tempi di Carlo I d'Angiò, si fa memoria di un luogo fuori le mura di Napoli, vicino al casale di San Giovanni a Teduccio, che si chiamava "S. Cesarei ad Susurram", nei pressi della chiesa di S. Arcangelo all'Arena[15]. Nella Chiesa di Santa Brigida, a un passo da Piazza del Plebiscito e dal Teatro di San Carlo, si conserva un busto reliquiario ligneo di San Cesario diacono e martire, nel quale è incastonato un frammento osseo del santo, traslato da Lucca nel XVI sec. A pochi passi da Piazza Municipio, dalla terrazza che fiancheggia la via Cesario Console si eleva, dominando il mare, la statua di Cesare Augusto, offerta dal Duce, Benito Mussolini, alla Città di Napoli nel 1936. Si tratta di una riproduzione in bronzo dell'Augusto di Prima Porta, nota anche come Augusto loricato , conservata nei Musei Vaticani, nella Città del Vaticano. La Campania, ed in modo particolare Napoli, è legata ad Augusto, soprattutto nell'ultima fase della sua vita, fino alla morte. Uno dei principali meriti dell'imperatore fu fare di Naepolis (considerata al tempo "la città più greca d'Occidente") la capitale dello sport; nel 2 d.C. fu proprio Augusto a far edificare il tempio dei giochi Isolimpici e ad indire gli "agoni quinquennali", una grande festa sportiva che ricordava i fasti delle gare con le fiaccole in onore di Partenope (in tempi recenti, grazie allo scavo della metropolitana tra via Duomo e il Rettifilo, sono stati riscoperti i resti dell'edificio). Lo stesso imperatore vi assistette nel 14 d.C., poco prima di morire a Nola il 19 agosto. Da Nola partì il corteo funebre che, diretto a Roma, viaggiava di notte e faceva sosta di giorno nelle città disposte lungo la via Appia.

Epoca moderna fino alla rivoluzione franceseModifica

Lo scrittore anglo-irlandese Jonathan Swift (1667–1745), nel suo Discourse on the Contests and Dissentions in Athens and Rome, è critico nei confronti di Augusto per aver instaurato la tirannia a Roma, e paragonò la Repubblica romana del II secolo a.C. alle virtù della monarchia costituzionale della Gran Bretagna.[16] L'ammiraglio e storico Thomas Gordon (1658–1741) paragonò Augusto al tiranno puritano Oliver Cromwell (1599–1658). Thomas Gordon e il filosofo e politico francese Montesquieu (1689–1755), entrambi sostenevano che Augusto fosse un vigliacco in battaglia. Nelle sue Memoirs of the Court of Augustus, lo studioso scozzese Thomas Blackwell (1701–1757) ritiene Augusto un princeps del Machiavelli, "un usurpatore vendicativo e assetato di sangue", "malvagio e senza valore", "di medio livello", e un "tiranno".[17]

Anche nel periodo moderno i politici, ciascuno per un motivo diverso, hanno cercato di costruire paralleli tra il tempo di Augusto e il loro. Durante la rivoluzione francese ad esempio l'istituzione del Direttorio, dopo il Regime del Terrore dei Giacobini, nel 1794 fu paragonata a quella del Principato.

Al tempo di NapoleoneModifica

 
Napoleone Bonaparte ritratto come Marte, ispirandosi ad Augusto.

Antonio Canova venne scelto e designato dall'imperatore Napoleone Bonaparte quale suo ritrattista ufficiale. Egli eseguì numerosi ritratti, tra i tanti anche il Monumento a Napoleone I in bronzo che attualmente si trova all'Accademia di Brera (copia delle statua di Napoleone da Apsley House a Londra). A proposito di questa opera è da ricordare l'aneddoto che riferisce di un Napoleone irritato per l'audacia dell'artista, al punto da rifiutare la statua perché si vergognava di essere stato ritratto nudo, nella personificazione di "Marte il Pacificatore". Secondo Eugenio La Rocca, curatore della mostra su Augusto, tenutasi nel 2014 presso le "Scuderie del Quirinale", il Canova si sarebbe rifatto all'immagine del primo imperatore romano nel ritrarre Napoleone.[18]

Durante il fascismo di MussoliniModifica

 
Parata su via dei Fori Imperiali (allora "via dell'Impero") poco dopo la sua realizzazione

Nel XX secolo di nuovo il fascismo italiano accese una vera e propria febbre di Augusto. Anche durante il nazismo diversi storici dell'antichità, tra cui Wilhelm Weber, tentarono di rappresentare il tipo di principato di Augusto come modello per la cosiddetta nationale Erneuerung Deutschlands (rinnovamento nazionale della Germania) attraverso il „Führerprinzip“ darzustellen.

Tra le principali ambizioni del fascismo vi era la rifondazione dell'Impero romano, attraverso una politica aggressiva di potenza (dove la guerra è «positiva» perché «imprime un sigillo di nobiltà al popolo che l'affronta»), per mezzo della quale l'Italia avrebbe dovuto assurgere al ruolo di guida e modello per le altre nazioni a livello politico, economico e spirituale. A tale scopo si insistette sulla necessità di un esercito forte e ben strutturato (pur non riuscendo a raggiungere in tal senso un risultato concreto). Emblematica, sotto questo punto di vista, fu la volontà mussoliniana, ampiamente propagandata. Mussolini mirava a fare dell'Italia un paese temuto e rispettato, restaurando i fasti dell'Impero romano di Augusto, recuperando i territori irredenti e realizzando il controllo italiano sul mediterraneo (il mare nostro).[19]

«Dopo la Roma dei Cesari, dopo quella dei Papi, c'è oggi una Roma, quella fascista, la quale con la simultaneità dell'antico e del moderno si impone all'ammirazione del mondo.»

(Dal discorso del 18 aprile 1934; citato in Francesco Saverio Nitti, La disgregazione dell'Europa, Faro, Roma 1946)

Questa politica - troncata dallo scoppio della seconda guerra mondiale - non produsse i risultati sperati, e ottenne solo di isolare l'Italia dai suoi ex alleati dell'Intesa, spingendola ad una sempre più stretta - e definitiva - alleanza con la Germania.

Storiografia contemporaneaModifica

Abbastanza diverso avuto il giudizio dello storico Theodor Mommsen che aveva interpretato il l'organizzazione del Principato di Augusto non come una monarchia, ma come una diarchia, in cui il potere sarebbe stato diviso tra Senato e Princeps.[20]

Contro questa visione si è opposto Ronald Syme, la cui The Roman Revolution, del 1939, è la base della moderna ricerca su Augusto, prima di tutto per la ricchezza del suo materiale. Syme, la cui rappresentazione è stata segnata dalla diffusione dei movimenti fascisti in Europa, considerava Augusto un semplice dittatore.

In modo simile a Mussolini – solo con una valutazione opposta, negativa – Syme ha visto nella sua ascesa paralleli al fascismo emergenti: il regime di Augusto era emerso da una rivoluzione, egli stesso era un uomo di partito che con il denaro e le armi aveva messo da parte la vecchia classe dirigente e l'aveva sostituita con una nuova. Come uomo di potere aveva portato alla tomba la vecchia cadente repubblica per fondare, sotto una facciata apparentemente repubblicana, una autocrazia.

Lo storico Jochen Bleicken giudica criticamente ma non in senso peggiorativo il Principe: nella storia antica solo Alessandro Magno e Giulio Cesare fecero prestazioni paragonabili a quelle di Augusto. Tuttavia, non lo si può equiparare con questi "grandi", che in fondo hanno lavorato in direzione fondamentalmente distruttiva. Augusto è stato prima di tutto il "costruttore dell'impero romano" e l'"educatore" della nuova élite del Principato.[21] Non ci possono essere dubbi sull'ipocrisia di Augusto o sul carattere di facciata del suo regime.[22]

Dietmar Kienast ha visto in Augusto il governante più disinteressato di tutta la storia.[23] Anche Klaus Bringmann (2007) ha richiamato, nella sua biografia di Augusto una valutazione complessiva positiva del regno del primo imperatore romano: a differenza di Ronald Syme ha visto nelle sue azioni la prova che il possesso del potere per Augusto non era fine a se stesso.[24]

Werner Dahlheim (2010) giustappone la „mörderischen Winkelzüge der ersten Jahre“ (prevaricazione omicida dei primi anni)[25] del giovane Ottaviano un parere positivo sulla seconda parte della vita. Augusto gli appare, considerando la durata della sua azione di statista, come un "grande uomo".[26]

LetteraturaModifica

  • Augusto è menzionato nel Vangelo secondo Luca 2:1
  • Allan Massie compose una novella nel 1986 dal titolo Augustus, il cui obbiettivo era di sembrare un'autobiografia dell'imperatore romano.
  • Augusto ha come protagonista l'imperatore Augusto in Sandman della DC Comics. Consigliato da Sogno e aiutato dal nano Licio l'imperatore si finge per un intero giorno un mendicante per poter riflettere senza essere osservato dagli dei.
  • Un busto di Augusto ha un importante ruolo in L'occhio di fuoco della serie dei I tre investigatori.
  • Augusto è l'esempio di un importante discorso nel libro di Kurt Vonnegut Dio la benedica, Mr. Rosewater.
  • John Edward Williams scrisse un romanzo intitolato Augustus che vinse nel 1973 il "National Book Award".
  • Augusto è un personaggio comprimario (con il nome di Octavius) nelle tragedie di William Shakespeare, Giulio Cesare e Antonio e Cleopatra.
  • Il romanzo storico Io, Claudio di Robert Graves vede Augusto giocare un ruolo centrale nella trama dell'opera. Egli è dipinto come un uomo retto, ben intenzionato, che desidera sinceramente di ritirarsi dal suo status di imperatore e ripristinare la Repubblica, ma è incoraggiato dalla moglie Livia a non farlo. Verso la fine della sua vita, Augusto riconosce gli errori di Livia e tenta di allontanarla dalla sua via e dichiarare Agrippa Postumo suo erede, portando così Livia ad avvelenare il marito. Augusto subisce numerosi dispiaceri, come quando è costretto a mandare in esilio sua figlia Giulia per i suoi numerosi adulteri.

Cinema e televisioneModifica

Video gamesModifica

NoteModifica

  1. ^ Macrobio, Saturnalia 1.12.35.
  2. ^ Eck Werner, The Age of Augustus, Oxford 2003 (Blackwell Publishing, Paperback, ISBN 978-0-631-22958-2), 1–2.
  3. ^ Res Gestae Divi Augusti ex Monumentis Ancyrano et Apolloniensi, Berlin 1883 [1].
  4. ^ Per gli storici pre-Tacito v. John Wilkes, Julio-Claudian Historians, in Classical World 65 (1972), p. 177 segg.
  5. ^ Così Bernd Manuwald, Cassius Dio und das ‚Totengericht‘ über Augustus bei Tacitus, in Hermes vol. 101 (1973), pp. 353–374; per il giudizio: p. 373 segg.
  6. ^ Eutropio, Breviarium, VIII, 5.3.
  7. ^ Hermann Heimpel, Königlicher Weihnachtsdienst im späteren Mittelalter, in Deutsches Archiv 39, 1983, pp. 131–206.
  8. ^ Lugli Giuseppe, Forma Italiae, Regio I, Latium et Campania, I, Ager Pomptinus, Pars I, Anxur-Terracina, Roma 1926
  9. ^ Cappelli L., Storia di Roma, Volume 22, 1958
  10. ^ Grisar Hartmann, Roma alla fine del mondo antico: secondo le fonti scritte e i monumenti, II, Desclée, 1943
  11. ^ Camillo Pellegrino, Apparato alle antichità di Capua, Volume 2, A. Forni, 1771
  12. ^ Francesco Maria Pratilli, Della via Appia riconosciuta e descritta da Roma a Brindisi libri IV, Giovanni di Simone, 1745
  13. ^ Laura Chioffi, Novità da Capua. XIV Congressus Internationalis. Epigraphiae Graecae et Latinae. 27. — 31. Augusti MMXII.
  14. ^ Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma, Volumi 69-70, L'Erma di Bretschneider, 1941
  15. ^ Sabbatini d'Anfora Lodovico, Il vetusto calendario Napoletano nuovamente scoverto, vol.10, stamperia Simoniana, Napoli 1764
  16. ^ Starr Chester G., The Perfect Democracy of the Roman Empire, The American Historical Review (Volume 58, 1, 1952), p. 6.
  17. ^ Kelsall Malcolm, Augustus and Pope, The Huntington Library Quarterly, Volume 39, Number 2, 1976, pp. 118-119.
  18. ^ Dal Sole 24 ore del 18-10-2013.
  19. ^ Come ravvisabile ad esempio nel discorso pronunciato da Benito Mussolini il 2 aprile 1923 a Milano; Domenico Venturini con prefazione di Amilcare Rossi. Pubblicazioni d'Opere per l'incremento della Letteratura fascista. Dante Alighieri e Benito Mussolini. Roma, Casa Editrice Nuova Italia, 1932
  20. ^ Theodor Mommsen: Römisches Staatsrecht. Bd. 2, 3. Auflage, Leipzig 1887, S. 748.
  21. ^ Jochen Bleicken, Augustus. Eine Biographie, pp. 684 segg.
  22. ^ Jochen Bleicken, Augustus. Eine Biographie, p. 374.
  23. ^ Dietmar Kienast, Augustus. Prinzeps und Monarch, 3. durchgesehene und erweiterte Auflage, Darmstadt 1999, p. 517.
  24. ^ Klaus Bringmann: Augustus. Darmstadt 2007, p. 244.
  25. ^ Werner Dahlheim: Augustus. Aufrührer – Herrscher – Heiland. Eine Biographie. München 2010, p. 389.
  26. ^ Werner Dahlheim: Augustus. Aufrührer – Herrscher – Heiland. Eine Biographie. München 2010, p. 405.

BibliografiaModifica