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SEFTA 1 ÷ 10
poi ATCM 1 ÷ 10
Automotrice
00738-Elettromotrice 7.jpg
L'automotrice 7 alla stazione di Modena Piazza Manzoni
Anni di costruzione 1932
Anni di esercizio 1932–oggi
Quantità prodotta 10 unità
Costruttore Breda
Dimensioni 17.250 mm (lunghezza)
Capacità 48 posti a sedere
Scartamento 1435 mm
Interperno 10.500 mm
Passo dei carrelli 2.300 mm
Massa in servizio 46,5 t
Massa vuoto 42 t
Rodiggio Bo Bo
Diametro ruote motrici 1000 mm
Tipo di trasmissione meccanica
Potenza oraria 440 kW (4 motori)
Velocità massima omologata 80 km/h
Alimentazione elettrica a corrente continua a 3000 volt
Dati tratti da:
Le ferrovie provinciali modenesi, Op. citata.

Le automotrici SEFTA 1 ÷ 10 sono un gruppo di automotrici elettriche italiane, di costruzione Breda, per l'esercizio sulle ferrovie modenesi.

Indice

StoriaModifica

Le automotrici vennero prodotte dalla Ernesto Breda nel 1932 in occasione del cambio di scartamento (da 950 mm a 1435 mm) della rete ferroviaria esercita dalla SEFTA (dal 1976 ATCM) con una livrea bianca e azzurra.

Da allora questi rotabili prestarono un quotidiano ed intenso servizio sulle tre linee elettrificate della rete sociale, che univano Modena con Mirandola, Finale Emilia, Vignola e Sassuolo: gli orari prevedevano in media 10-12 coppie di corse per ciascuna linea e in casi di particolare afflusso di viaggiatori, come il lunedì (giorno di mercato a Modena) o il giovedì (giorno di mercato a Vignola), i convogli potevano anche essere composti di 10 vetture[1].Nel secondo dopoguerra fu adottata una livrea bianco-marrone. Alla partenza del treno dalle stazioni presenziate, dopo il fischio del capostazione per dare la via libera, il capotreno suonava una trombetta, simile ad un piccolo corno postale per indicare l'avvenuta chiusura delle porte, ad azionamento manuale: solo allora il macchinista azionava il fischio della motrice e faceva partire il convoglio. Nelle fermate impresenziate gli unici segnali erano la trombetta del capotreno e il fischio del macchinista. Il progressivo calare dei traffici e un orientamento non favorevole al trasporto su ferro negli anni cinquanta-sessanta portò alla chiusura delle linee per Mirandola/Finale e Vignola, rendendo le elettromotrici sovrabbondanti. Nel 1982 l'ATCM ordinò alcuni elettrotreni dalla FIREMA[2], la cui consegna comportò la graduale uscita dall'esercizio regolare delle ultime elettromotrici rimaste. Con l'adozione di materiale rotabile con porte ad azionamento automatico, la trombetta del capotreno fu abbandonata.

Durante il corso degli anni le unità subirono alcuni cambi di numerazione che non ne rendono agevole tracciare la storia.

Alla chiusura della importante linea Modena - Mirandola/Finale Emilia, avvenuta nel 1964, le unità 1 e 2 furono immediatamente accantonate, per poi essere cedute ad un demolitore nel 1970.

In occasione della soppressione della linea per Vignola, le unità 6, 9 e 10 furono accantonate nel 1969 per poi, dieci anni dopo, essere smotorizzate e impiegate come rimorchiate Tc 157-159 (le Tc 158 e 159 rinumerate poi rispettivamente Tc 642 e 643).

Una sorte simile subirono anche le automotrici numero 3, nel 1993, e 5 (in ultimo rinumerata 9) nel 1987; quest'ultima, pur già accantonata, vide un saltuario utilizzo durante i primi anni settanta in conseguenza della cessione di due locomotive alla Ferrovia Casalecchio-Vignola.

Dopo il 1975 fu adottata una nuova livrea per le motrici e le rimorchiate rimaste in servizio. La motrice 7 e la maggior parte delle rimorchiate ebbero una livrea gialla, con il sottocassa color verde brillante; le unità 4 e 8 ebbero anche un filetto verde sotto i finestrini (la 4 solo sulle fiancate, la 8 su tutto il perimetro del mezzo). Il logo ATCM (subentrata a SEFTA) era di plastica autoadesiva rossa, rosso era anche il numero sociale della motrice, sulla fiancata. La numero 4, che in passato si ritiene aver portato i numeri 2 e 10[1], fu la prima ad essere riverniciata nella livrea gialla ATCM, per poi essere accantonata nel 1992 in seguito ad un guasto ed in seguito alienata. Fu poi acquistata dal CSFT (Comitato per la Storia di Ferrovie e Tranvie) di Bologna, ma in seguito al fallimento del CSFT si trova accantonata nella stazione di Modena Piazza Manzoni.[senza fonte]

L'unità 7 (accantonata negli anni novanta) venne ceduta nel 2010 ad un comitato di cittadini di Mezzano (Ravenna) dove è conservata come monumento[3].

Miglior sorte è toccata alla numero 8: restaurata nel 1992 come rotabile storico e riverniciata negli originari colori sociali bianco e blu della SEFTA[4], ha da allora svolto treni speciali (qualche volta fu impiegata anche in regolare servizio, in sostituzione degli elettrotreni FIREMA o delle elettromotrici belghe, durante le revisioni), per passare dal 2008 nel parco rotabili FER, poi diventata TPER, società che ha assorbito il ramo ferroviario di ATCM[5].

CaratteristicheModifica

Destinate al traino dei convogli passeggeri, le elettromotrici offrivano inizialmente 16 posti in prima e 32 in terza classe in due scompartimenti di estremità separati da un vano bagagli centrale presso il quale è presente anche la cabina Alta tensione, contenente le apparecchiature di trazione.

Particolarmente curati erano gli arredi interni, con pannelli alle pareti trattenuti da cornici in mogano e rivestimento dei sedili classe in velluto rosso in prima classe; in terza classe le cornici erano in rovere e i sedili realizzati, conformemente alle abitudini dell'epoca, con perline di legno. In anni più recenti in prima classe apparve la finta pelle, mentre nello scompartimento di terza classe, nel frattempo trasformata in seconda, su alcune vetture i sedili furono dotati di una leggera imbottitura. Negli ultimi anni di servizio anche la prima classe fu abolita.

L'imperiale era originariamente in legno, foderato esternamente in tela olona, poi sostituita con un rivestimento in vetroresina.

Motrici e rimorchiate presentavano alle estremità due piccole porte, per consentire il passaggio del personale di servizio da un veicolo all'altro: tale passaggio era molto pericoloso, in quanto non protetto. Con l'adozione della livrea gialla le porte anteriori delle motrici furono eliminate: sulle unità 4 e 7 fu collocato un pannello fisso, sormontato da un ampio vetro ad ogni estremità; sulla 8 il pannello rimase sormontato dalla finestratura originale. Le immagini mostrano la motrice 7 con il frontale modificato. L'immagine della motrice 3, accantonata e privata dei pantografi al tempo della foto, evidenzia le due piccole porte originarie nel frontale. L'unità 3 riporta sulle fiancate i numeri 1 e 2 in alluminio, segno che alla fine del servizio del mezzo esisteva ancora la prima classe, mentre la terza era già stata trasformata in seconda. Sotto al secondo finestrino (contando da sinistra) c'è la traccia, sbiadita e illeggibile, dello stemma dell'Amministrazione Provinciale di Modena, al tempo proprietaria della ferrovia.

Lunghi 17,250 m fra i respingenti, tali veicoli presentavano un passo di 12,8 m fra i perni dei carrelli; questi ultimi erano del tipo a longheroni portanti con bilancieri a collo di cigno ("tipo americano") e presentavano un passo rigido era di 2,3 m. Le ruote motrici avevano un diametro di 1 m.

La massa a vuoto risultava di 42,68 t, quella a pieno carico di 46,5 t.

I veicoli erano alimentati alla tensione nominale di 3.000 V. L'equipaggiamento elettrico, di tipo elettromeccanico, comandava 4 motori MTS tetrapolari alimentati da corrente continua che consentivano una potenza oraria complessiva di 440 kW. Il rapporto di trasmissione 66/21 permetteva una velocità massima di 80 km/h. I freni erano del tipo Westinghouse. Motrici e rimorchiate possedevano alle due estremità due piccole luci rosse di coda. Esse erano posizionate in modo inconsueto, nello spazio tra i finestrini ed il tetto. Sono riconoscibili in tutte le immagini, in quanto circondate da un anello di metallo, verniciato nello stesso colore della cassa.

NoteModifica

  1. ^ a b Le ferrovie provinciali modenesi, op. citata.
  2. ^ Alessandro Muratori, Festeggiato un anniversario in I Treni Oggi n. 18, marzo 1982, pp. 30-33.
  3. ^ Notizia su I Treni n. 338, giugno 2011, p. 12.
  4. ^ Paolo Della Bona, Gradito rientro sulla ATCM, in "Mondo ferroviario" n. 71, maggio 1992, pp. 16-19. ISSN 0394-8854.
  5. ^ Photorail - Info TPER - Ferrovie del gruppo Archiviato il 2 agosto 2010 in Internet Archive..

BibliografiaModifica

  • Silvano Bevini, Le linee della SEFTA, in "H0 Rivarossi" n. 23, dicembre 1957, pp. 8–9.
  • Claudio Cerioli, Paolo Della Bona, Giorgio Fantini, Le ferrovie provinciali modenesi, CEST, 1994.
  • Modena Sassuolo, in Tutto Treno n. 129, marzo 2000, pp. 20–24. ISSN 1124-4232

Voci correlateModifica

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