Báb

fondatore del Bábismo
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Bab" rimanda qui. Se stai cercando il comune della Slovacchia, vedi Báb (Slovacchia).

Mírzá `Alí Muḥammad, o Siyyid `Alí Muḥammad Shírází, noto anche con lo pseudonimo di Báb (La Porta) (in persiano سيد علی ‌محمد شیرازی‎; Shiraz, 20 ottobre 1819 (primo giorno di Muharram del 1235 dell'Egira)[1]Tabriz, 9 luglio 1850), figlio di Siyyid Muhammad Ridá e di Fátimih Bagum, figlia di un noto mercante di Shiraz, fu profeta e fondatore del Bábismo, e una delle tre figure centrali della Fede bahá'í.

Mírzá `Alí Muḥammad
Mausoleo del Báb a Haifa

Mírzá `Alí Muḥammad discendeva da Maometto tramite l'Imam Husayn e sua moglie Fāṭima bint Muhammad da entrambi i genitori,[2] per ciò era un Siyyid, denominazione che è parte del suo patronimico, per la discendenza dal Profeta dell'Islam.[3]

Portatore di una Rivelazione divina indipendente, Mírzá `Alí Muḥammad è noto con l'appellativo di Báb (parola araba che significa "Porta"). Egli dichiarò d'essere l'araldo di una nuova era di giustizia, l'Età d'oro predetta da Profeti e Messaggeri del passato. Il suo principale compito fu l'aprire la strada al nuovo Messaggero di Dio, e molti suoi scritti si riferiscono a "Colui Che Dio manifesterà". La sua Missione ebbe inizio il 23 maggio 1844[4][5], quando rivelò che

«Dio Glorioso lo aveva eletto allo stato di Báb»

([6])

ossia la 'Porta', un tramite tra Dio e gli uomini, un Messaggero divino.

I Bahá'í considerano il Báb oltre che "Manifestazione Divina" anche come Profeta precursore della loro religione, che ha preparato la strada a Colui che Dio farà manifesto.[7]

Bahá'u'lláh, fu un suo seguace che dichiarò nel 1863 ad un gruppo di Babí il compimento della profezia del Báb, e d'essere lui

«Colui la cui venuta era stata predetta dal Báb: il Prescelto da Dio.»

([8])

Primi anniModifica

Il padre, Siyyid Muhammad Ridá, un mercante assai noto, morì poco dopo la nascita di Mírzá `Alí Muḥammad che fu affidato quindi alla cura dello zio materno Hájí Mirzá Siyyid 'Ali, anche lui mercante.

Da bambino, sotto le cure dello zio, fu avviato presso una scuola religiosa dove imparò a leggere e a scrivere ricevendo la normale istruzione per i ragazzi della sua età e del suo stato.[3]

Già da fanciullo mostrò delle capacità eccezionali per la propria età, maniere affascinanti e grande nobiltà di carattere oltre che una forte devozione religiosa nell'osservanza delle preghiere e dei dettami della fede musulmana.[6]

Tra i 15 e i 20 anni si unì allo zio suo tutore e poi a un altro zio di Bushehr nell'esercizio del commercio, divenendo mercante egli stesso[9].

Dai suoi scritti si rileva, tuttavia, che all'attività commerciale preferisse dedicarsi all'innovamento della religione.[10]

Un contemporaneo lo descrisse come:

«molto taciturno, non avrebbe proferito parola se non necessario. Era costantemente assorbito dai suoi pensieri, ed era immerso nella recitazione delle preghiere e dei sacri versetti.
È un uomo di bell'aspetto con una barba fluente, vestito con abiti puliti, indossa uno scialle verde e un turbante nero.»

([11])

Un medico inglese disse di lui:

«Era un uomo dall'aspetto molto mite e delicato, di statura piuttosto bassa e con carnagione molto chiara per un persiano, con una voce melodiosa e gentile che mi colpì molto.»

([12])

A.L.M. Nicolas, scrittore francese del XIX secolo di lui scrisse: "La Sua vita è uno dei più magnifici esempi di coraggio che l'umanità abbia avuto il privilegio di vedere ...".

MatrimonioModifica

Nel 1842 sposò Khadíjih-Bagum, (1820-1882), figlia di un facoltoso mercante di Shíráz.

Il matrimonio risultò essere felice,[13] nel 1843 ebbero un figlio, a cui fu dato il nome di Ahmad, che morì però lo stesso anno.[14]

La gravidanza mise a rischio la vita di Khadíjih Bagum, che dopo d'allora non rimase più incinta. La coppia di sposi visse in una modesta casa di Shíráz accanto a quella della madre del Báb.[14]

Khadíjih Bagum sarebbe diventata parecchio tempo dopo una credente nella Fede bahá'í.[14]

KarbalaModifica

Attorno al 1839-1840 il Báb si recò in pellegrinaggio in Iraq, dimorando a Karbala e nei suoi dintorni per alcuni mesi.

Durante quel soggiorno incontrò il leader del movimento religioso dello Shaykhismo, Siyyid Kázim, che gli mostrò profonda riverenza.[15]

Si ritiene abbia presenziato a qualche lezione pubblica di Siyyid Kázim. Tale periodo è, comunque, quasi del tutto non documentato.[16]

Siyyid Kázim non nominò un successore alla guida del suo movimento, bensì, prima di morire, indicò ai suoi seguaci di lasciare le proprie case per cercare il Mahdi che ben presto sarebbe dovuto apparire.[17] La maggioranza degli Shaykhi cercarono il Mahdi atteso.

Uno di quei seguaci, di nome Mullá Husayn, dopo aver digiunato e pregato in una moschea per 40 giorni, si recò a Shiraz dove incontrò il Báb.[18]

RivelazioneModifica

Arrivato a Shiraz sul far della sera, Mullá Husayn, incontrò il Báb nei pressi d'una porta della città. La notte tra il 22 e il 23 maggio 1844 Mullá Husayn, invitato a casa dal Báb, gli confidò che stava cercando d'individuare l'atteso Mahdī (lett. "Ben guidato da Dio") come indicatogli da Siyyid Kázim, fu allora che il Báb gli suggerì di considerare se poteva essere lui il Mahdī, il Promesso, il possessore della conoscenza divina.[19]

Con una sua riflessione e dopo che il Báb rispose in modo più che positivo ad ogni sua domanda, e dopo che scrisse di getto e con estrema rapidità un lungo e significativo commento alla sūra di Giuseppe, Mullá Husayn fu il primo ad accettare la rivelazione che il Báb era la Porta verso la Verità e l'iniziatore di un nuovo ciclo profetico.[20]

Lettere del ViventeModifica

Mullā Ḥusaīn fu dunque il primo a riconoscere il Báb, mentre nei cinque mesi successivi altri diciassette, tra i discepoli di Siyyid Kázim, riconobbero autonomamente il Báb come Manifestazione di Dio e furono da lui inviati successivamente in Iran e Turkestan, per diffondere la notizia della sua Rivelazione ed annuncio.[21]

Fra loro, che divennero noti come 'Lettere del Vivente', c'era Fátimih Zarrín Táj Baragháni, una poetessa, che successivamente fu soprannominata Táhirih, la Pura.

ProclamazioneModifica

Nei suoi primi scritti il Báb s'identificò come 'Porta al dodicesimo Imam occulto', successivamente chiarì ch'egli stesso era anche il Mahdi, il messaggero di Dio, profetizzato da Maometto.[22] Un rivelarsi progressivo e saggio, tipico anche d'altri Fondatori religiosi, ad esempio Bahá'u'lláh, il quale si dichiarò come Promesso da Dio nel 1863, alla cerchia presente dei suoi seguaci, e successivamente a tutti; un altro caso di gradualità è quello di Gesù, il quale subito non divulgò, se non ai Discepoli, d'essere il Messia, come riferito nel Vangelo secondo Marco 8, 27-30.[23]

Successivamente il Báb accompagnato dal diciottesimo dei suoi discepoli, Quddús, si recò in pellegrinaggio a La Mecca e a Medina, luoghi santi dell'Islam.

Alla Mecca il Báb scrisse allo Sceriffo della Mecca (in arabo: شريف مكة‎) illustrandogli la sua missione; in seguito tornò col suo compagno di pellegrinaggio a Bushehr.[24]

ArrestoModifica

La predicazione del Báb e quella da Lui ispirata alle Lettere del Vivente ebbe gran successo presso tutte le classi sociali iraniane e moltissimi ne accettarono il messaggio e gli insegnamenti.[25]

"Il Babismo aveva numerosi adepti in tutte le classi sociali e molte erano persone assai influenti: avevano abbracciato questa dottrina grandi signori, membri del clero, militari e mercanti" (Journal Asiatiche, 1866, tomo 8, p. 251)

Ciò inasprì il clero islamico contro il Báb e i suoi seguaci che subirono, a Teheran, Mazandaran, nella regione di Fars e in altre località, repressioni e persecuzioni sempre più violente, crudeli e sanguinarie.[22]

«Molti furono decapitati, impiccati, messi innanzi alla bocca del cannone prima della scarica, bruciati vivi o squartati»

([22].)

Tale supplizio tuttavia produsse, come spesso accade nelle ingiustizie, l'effetto contrario a quello voluto dai persecutori, alimentando il movimento religioso con nuovi fedeli e con la stima di molte persone verso di esso.[22]

Sospinto dal clero il governatore di Shiraz ordinò l'arresto del Báb, che lasciando Bushehr, (in ritorno dal pellegrinaggio a Mecca) sul cammino per Shiraz nel giugno 1845, si consegnò volontariamente alle autorità; in seguito fu posto agli arresti domiciliari presso la casa di un suo zio sempre a Shiraz fino a quando scoppiò, nel settembre 1846 un'epidemia di colera.[19]

Il Báb, dopo una prodigiosa vicenda fu rilasciato e, poté andare ad Esfahan, dove molte persone gli resero visita essendo affascinati dai suoi insegnamenti, aumentando sempre più la popolarità di cui godeva.[26]

Dopo il trapasso del governatore di Esfahan, che era diventato un suo sincero supporter, lo Shah, Mohammad Shah Qajar, su pressione del clero della provincia, ordinò, nel gennaio 1847, il trasferimento del Báb da Esfahan a Teheran.[27]

Dopo qualche mese di viaggio però, e prima che il Báb arrivasse nella capitale per incontrare lo Shah, il Primo Ministro lo fece proseguire e confinare a Tabriz.[19]

Evitato intenzionalmente l'incontro con lo Shah, e dopo poche settimane di relegazione a Tabriz, sempre su ordine del Primo Ministro, meno inquieto sul suo futuro per l'ormai scansato incontro, il Báb venne trasferito e recluso nella fortezza di Maku nell'estrema, impervia e montuosa, regione iraniana dell'Azarbaijan occidentale, delimitata ad ovest dal fiume Arasse, che divide il territorio dello Scià dall'Impero Russo, mentre a sud vede il confine con la Turchia; ciò col proposito di isolare il Báb, in quel remoto e inospitale angolo di Persia, dal crescente numero di suoi discepoli in tutto il paese.

Durante tale carcerazione il Báb iniziò il suo più importante lavoro scritto, il Bayān persiano, che però restò incompiuto.

A causa della crescente popolarità del Báb e dell'inattesa conversione del governatore della cittadina di Maku, il primo ministro, nell'aprile del 1848, ordinò un altro trasferimento del Báb nella fortezza di Chihríq,[17] ma anche in quell'ulteriore e isolato luogo restrittivo la sua popolarità crebbe e, pure lì, i suoi carcerieri ne alleviarono la detenzione; e fu presto evidente che alcuni dei più eminenti siyyid, 'ulamá e funzionari della vicina città di Khoy avevano dato il loro incondizionato e completo appoggio alla sua Fede.

Il primo ministro ordinò, allora, di riportare il Báb di nuovo a Tabriz dove dei rappresentanti del governo assieme ad autorità religiose lo sottoposero ad un processo per blasfemia e apostasia.[19]

ProcessoModifica

Il processo si svolse nel luglio del 1848, alla presenza di un principe della Corona, e con diversi membri di un clero pregiudizialmente nemici del Báb,[19] ma non ebbe un risultato decisivo.

Il clero pretendeva la pena capitale mentre il governo spingeva per una pena più leggera a causa della popolarità del Báb, e perciò fu chiesto a dei medici di dichiarare l'inquisito insano di mente per evitarne l'esecuzione.[28]

Lo Shaykh al-Islam, un religioso apicale, campione della campagna anti-Báb, che non era presente al processo, emise una sentenza di morte condizionata alla sanità mentale del Báb.

Fu emessa una fatwā che dichiarò l'apostasia del Báb, Ridda ردة, ossia apostasia dall'Islam, e che

«La reputazione di una incorreggibile apostasia non è accettata, e che l'unico motivo del rinvio della sua esecuzione è solo il dubbio sulla sua sanità mentale.»

([29])

William Cormick, il medico personale del principe della corona, esaminò il Báb e si conformò alla richiesta del governo con elementi di clemenza, che, pur ritardando l'esecuzione, non lo salvò dal bastinado, il quale prevedeva venti colpi di frusta alla pianta dei piedi.[29]

Il rapporto ufficiale dichiarò che a causa di tale tortura il Báb avesse ritrattato e si sia scusato, con l'impegno a non rivendicare la propria missione divina.[30]

Nonostante quel rapporto ufficiale, si ritenne tale asserzione non veritiera e che fosse stata scritta al solo scopo di minare presso la gente l'autorità morale del Báb.[29]

Esiste quindi solo uno scritto di ritrattazione predisposto dalle autorità dopo il processo, ma che il Báb si rifiutò di firmare.[29]

Il Báb, alla fine, fu riportato nella fortezza di Chihríq.

Successione del BábModifica

 
Documento di nomina di Ṣubḥ-i-Azal come successore del Báb, trascritto da lui stesso.

Tempo prima che il Báb fosse fucilato un suo seguace di nome Abd al-Karim, gli prospettò la necessità che indicasse un successore alla guida del suo messianico movimento religioso, in attesa di Colui che Dio avrebbe manifestato.

Fu durante la sua prigionia nella fortezza di Chehriq, qualche tempo dopo il martirio del suo discepolo Quddús, che il Báb scrisse nel 1849 una lettera intitolata Lawh-i-Vasaya, considerata come suo testamento, con cui nominava Ṣubḥ-i Azal come successore e guida della comunità babì dopo la sua morte, fino al momento in cui sarebbe apparso "Colui che Dio renderà manifesto" (man yuẓhiruhu'lláh, in arabo: من یظهر الله, e in persiano: مظهر کلّیه الهی) (versetto 27), con le consegne di:

  • assicurare la sicurezza dei suoi scritti.
  • raccogliere gli scritti santi del Báb, per distribuirli tra i Babi e farli conoscere all'umanità.
  • invitare tutti gli uomini ad abbracciare la rivelazione del Báb.
  • riconoscere "Colui che Dio renderà manifesto", al Suo apparire, e invitare gli uomini a fare altrettanto.

E. G. Browne,[31] nel suo commento all'edizione della storia sui Babi di Hajj Mirza Jani di Kashan, scrive a proposito di tale nomina:

"Briefly what clearly appears from this account is that Mirza Yahya received the title of Subh-i-Azal because he appeared in the fifth year of the Manifestation, which, according to a tradition of Kumayl (p. 3, last line of the text) is characterized by ”a Light which shone forth from the Dawn of Eternity”; that the Báb bestowed on him his personal effects, including his writings, clothes and rings, nominated him as his successor (Wali), and bade him write the eight unwritten Wahids of the Bayan, but abrogate it if ”'He whom God', shall manifest” should appear in his time, and put into practice that with which he should be inspired."[32]

Come ha scritto A.-L.-M. Nicolas[33] "Che questo Mirzá Yahya [Subh-i Azal] sia stato considerato da tutti i Babí come il successore del defunto Báb, non può essere dubitato da nessuno e i bahá’í sono in malafede se lo negano"[34]

Dopo la morte del Báb, Ṣubḥ-i Azal fu dapprima accettato da tutti i Babì come leader del movimento, ma la sua leadership fu in seguito problematica.[35]

Nel periodo in cui, Bahá'u'lláh e Ṣubḥ-i Azal, erano entrambi a Baghdad, Bahá'u'lláh indicò pubblicamente, oralmente e nelle sue lettere, Subh-i-Azal come il leader della comunità, anche se questi rimaneva nascosto e teneva i contatti con i Babì tramite degli emissari chiamati i "Testimoni del Bayan".

Supplendo alla debolezza di Subh-i-Azal, Bahá'u'lláh si occupò della cura morale e spirituale della comunità.[36]

Nel 1863 Bahá'u'lláh rivelò a un piccolo gruppo di seguaci d'essere lui Colui che Dio renderà manifesto, ossia la figura messianica profetizzata dal Bab, e nel 1866 rese totalmente pubblica tale rivelazione.[19]

La rivelazione di Bahá'u'lláh abrogò di fatto la leadership di Subh-i-Azal, che però rifiutò tale pretesa, trovando seguito solo tra una minoranza di Babì,[19] mentre la maggioranza riconobbe la rivelazione di Bahá'u'lláh, affluendo in quella che poi sarebbe divenuta la nuova religione Bahá'í.

EsecuzioneModifica

 
Mausoleo del Báb

Attorno alla metà del 1850 il nuovo primo ministro, Amir Kabir,[37] ordinò l'esecuzione del Báb, probabilmente a motivo di vari tumulti avversi ai suoi fedeli, peraltro repressi nel sangue, e visto che a seguito di tale falcidia la popolarità del movimento sembrava diminuita.

Il Báb fu allora condotto a Tabríz da Chihríq per esservi fucilato da un apposito squadrone d'esecuzione. La notte precedente l'esecuzione, mentre il Báb veniva portato in cella, un giovane credente, Muḥammad-`Alíy-i-Zunúzí detto Anís, lo implorava di condividere la sua sorte;[38] Anís fu quindi arrestato e posto nelle stessa cella del Báb.

La mattina del 9 luglio 1850, il Báb e Anís vennero sospesi a un muro del piazzale d'una caserma della città e uno squadrone di soldati armeno-cristiani si preparò all'esecuzione.[19]

Presenziarono tantissimi testimoni compresi alcuni diplomatici occidentali.[39]

Dopo che l'ordine di sparare fu dato e dopo che il fumo dei settecentocinquanta moschetti svanì si vide che il Báb e Anís non erano colpiti ma che i proiettili avevano solo tagliato le corde a cui erano appesi.[38]

Quel fatto, assai miracoloso, inclusa la momentanea scomparsa del Báb, suscitò una grande emozione e lo squadrone dei soldati armeno-cristiani si rifiutò di ripetere un altro tentativo di esecuzione.[40]

Un nuovo squadrone, di soldati musulmani, sostituì il precedente plotone ed eseguì la seconda fucilazione e questa volta il Báb e Anís furono uccisi.[22]

I loro corpi furono gettati in pasto agli animali in un fossato della città, ma furono arditamente recuperati da alcuni fedeli babì e nascosti.

Successivamente furono traslati sempre segretamente a Esfahan, Kirmanshah, Baghdad, Damasco, e a Beirut da dove nel 1899, via mare furono portati ad Acri.

Nel 1909, quelle martoriate spoglie furono tumulate in uno speciale mausoleo sul Monte Carmelo a Haifa in Israele, un mausoleo voluto da 'Abdu'l-Bahá.

La sede amministrativa mondiale Bahá'í è ora situata nei pressi di tale mausoleo.

NoteModifica

  1. ^ J. E. Esslemont, op. cit. in bibliografia, p. 18, 24.
  2. ^ Hasan M. Balyuzi, op. cit. in bibliografia, p. 32.
  3. ^ a b J. E. Esslemont, op. cit., p. 18.
  4. ^ La data esatta secondo la scansione del tempo occidentale sarebbe due ore e undici minuti dopo il tramonto del 22 maggio ossia del quarto giorno di Jamadiyu'l-Avval del 1260 dell'Egira, ma poiché il giorno bahai inizia dal tramonto e non dalla mezzanotte, quella rivelazione è celebrata il quinto giorno di Jamadi, corrispondente al 23 maggio.
  5. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 20.
  6. ^ a b J. E. Esslemont, op. cit., p. 19.
  7. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 28.
  8. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 41.
  9. ^ Dennis MacEoin, Bāb, Sayyed `Ali Mohammad Sirazi, Encyclopædia Iranica, 1989.
  10. ^ Dennis MacEoin, ibidem.
  11. ^ Hajji Muhammad Husayn, citato da Abbas Amanat, Resurrection and Renewal: The making of the Babi Movement in Iran, 1844-1850, p. 132–33, Cornell University Press, 1989.
  12. ^ H. M. Balyuzi, The Bab - The Herald of the Day of Days, p. 146.
  13. ^ H. M. Balyuzi, Khadijih Bagum, - Wife of the Bab
  14. ^ a b c H. M. Balyuzi, ibid.
  15. ^ A. Bausani, Encyclopedia of Islam, articolo Bāb, Leiden, Koninklijke Brill.
  16. ^ Dennis MacEoin,op. cit.
  17. ^ a b A. Bausani, ibid..
  18. ^ H. M. Balyuzi, op. cit. p. 13.
  19. ^ a b c d e f g h Dennis MacEoin, ibid.
  20. ^ A. Bausani, ibid.
  21. ^ J. E. Esslemont, ibid., p. 21
  22. ^ a b c d e J. E. Esslemont, ibid.
  23. ^ Poi domandò loro: "Ma voi, chi dite che io sia?". Pietro, rispondendogli disse: "Tu sei il Cristo!" E ordinò loro di non dir nulla di lui a nessuno.
  24. ^ H. M Balyuzi, op. cit. p. 30.
  25. ^ J. E. Esslemont, ibid., p. 23
  26. ^ Amanat, Resurrection and Renewal, p. 257.
  27. ^ Amanat, ibid., 258.
  28. ^ Abbas Amanat, op. cit. p. 390-393.
  29. ^ a b c d Abbas Amanat, ibid.
  30. ^ E. G. Browne, Materials for the Study of the Babi Religion, Cambridge University Press, 1918
  31. ^ Nato il 7 febbraio 1862 e morto il 25 gennaio 1926, Edward Granville Browne studiò a Eton e a Cambridge il persiano, l'arabo e il sanscrito. È stato uno dei più celebri orientalisti britannici ed è stato professore all'Università di Cambridge, dove ha creato una scuola di lingue orientali viventi. Arrivò in Persia nell'ottobre del 1887 e ha descritto quel periodo nel suo libro intitolato A Year amongs the Persians 1893. Ha scritto molti libri ed articoli sul Babismo e la religion Baha'i. Ha incontrato personalmente tanto Baha'ullah quanto Ṣubḥ-i-Azal, come pure 'Abd ul-Bahá, col quale ha avuto uno scambio epistolare, e del quale ha scritto una necrologia nel 1921.
  32. ^ Kitab-i Nuqtatu l-Kaf Being the Earliest History of the Babis compiled by Hajji Mirza Jani of Kashan between the years A.D. 1850 and 1852, edited from the unique Paris MS. Suppl. Persan 1071 by Edward G. Browne, p. 20
  33. ^ Séyyèd Ali Mohammed dit le Bâb, Parigi, 1905, p. 20
  34. ^ Tale questione in realtà non fu mai posta in dubbio dai bahá’í o dalla loro storiografia, che alla luce dei fatti affermano che all’apparire del Promesso, Mirzá Yahya, diversamente dalla gran maggioranza dei Babí, rinnegò Bahá’u’lláh, tradendo nella sua condotta le indicazioni del suo Maestro e guida, cioè il Báb.
  35. ^ The Sources for Early Bābī Doctrine and History, scritto da Denis MacEoin, pubblicato da E.J. Brill, Leiden, 1992, ISBN 9004094628.
  36. ^ "Baha'u'llah's Surah of God: Text, Translation, Commentary", tradotto da Juan Cole e pubblicato in Translations of Shaykhi, Babi and Baha'i Texts, 2002, vol. 6, nº1.
  37. ^ Shoghi Effendi, op. cit. in bibliografia, pp. 273–289
  38. ^ a b J. E. Esslemont, op. cit., p. 24.
  39. ^ Sir Justin Shiel, Inviato Straordinario e Ministro Plenipotentiario a Teheran della Regina Vittoria, fece un rapporto dell'esecuzione, il 22 luglio 1850, a Lord Henry Temple Palmerston, Segretario di Stato Britannico per gli Affari Esteri
  40. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 25.

BibliografiaModifica

  • Hasan M. Balyuzi, The Báb: The Herald of the Day of Days. Oxford, George Ronald 1973. ISBN 0-85398-048-9.
  • Shoghi Effendi, God Passes By. Wilmette, Bahá'í Publishing Trust, 1944. ISBN 0-87743-020-9.
  • John E. Esslemont, Baha'u'Llah́ e la nuova era. Roma, G. Bardi, 1954.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN9878408 · ISNI (EN0000 0001 0868 6703 · CERL cnp01441334 · LCCN (ENn50053656 · GND (DE118505424 · BNE (ESXX1083101 (data) · BNF (FRcb12110334z (data) · J9U (ENHE987007258042105171 · WorldCat Identities (ENlccn-n50053656