Bahá'u'lláh

fondatore della fede bahá'í

Mīrzā Ḥusain ‛Ali Nūrī (persiano: میرزا حسینعلی نوری‎‎; Teheran, 12 novembre 1817Acri, 29 maggio 1892) è stato un profeta persiano; noto come Bahá'u'lláh (in arabo: بهاء الله ‎, Gloria di Dio), è il fondatore della fede bahá'í, che si pone come l'ultima di una lunga serie di rivelazioni divine manifestate nel corso dei secoli attraverso gli insegnamenti di Krishna, Zoroastro, Budda, Gesù Cristo, Maometto[1][2].

Il mausoleo di Bahá'u'lláh. La pubblicazione delle immagini di Bahá'u'lláh è ritenuta irrispettosa dai fedeli bahà'i, secondo i quali va messa in risalto solo e soltanto la realtà espressa dai suoi insegnamenti.[3]

Bahá'u'lláh affermò che:

«Il benessere dell'umanità, la sua pace e la sua sicurezza saranno irraggiungibili, a meno che e finché la sua unità non sia saldamente stabilita.»

(Bahá'u'lláh, Spigolature dagli scritti., p.314.)

Si rivelò come "Colui che Dio renderà manifesto" il promesso dal Bábismo e il Messaggero di Dio per la realizzazione delle promesse escatologiche del Cristianesimo, dell'Islam e delle altre religioni rivelate, «l'educatore tanto atteso» dall'umanità[1][4]. Bahá'u'lláh a causa del suo messaggio e della sua dottrina subì l'imprigionamento e l'esilio da parte dell'Impero persiano e poi dalle autorità ottomane e quel suo confino si concluse ad Acri in Palestina, dove nel 1892 morì ed è sepolto[1]. Scrisse numerosi libri, i quali sono considerati sacri dai fedeli, i più importanti dei quali sono il Kitáb-i-Aqdas (Il libro più Santo) e il Kitáb-i-Íqán (Il libro della Certezza).

OpereModifica

Bahá'u'lláh ha scritto una vasta quantità di testi, di cui solo una parte sono stati tradotti in inglese e conseguentemente in italiano.[5]

Circa 15.000 opere sono state attribuite a lui, molte di queste in forma di lettere e tavole a seguaci bahá'í.[5] Bahá'u'lláh ha anche scritto lunghi trattati in forma di libri come le Parole Celate, le Sette Valli, il Libro della Certezza e il Kitáb-i-Aqdas.[6][7]Shoghi Effendi (1897-1957) curò una selezione scelta di alcune tavole di Bahá'u'lláh e di altri suoi scritti che fu pubblicata col titolo di Spigolature dagli scritti di Bahá'u'lláh. Il volume totale dei suoi scritti supera di 70 volte il Corano e 15 volte il Nuovo Testamento e il Vecchio Testamento messi assieme.[8]

I libri e le lettere scritte da Bahá'u'lláh parlano di argomenti di dottrina religiosa, la proclamazione del suo messaggio, insegnamenti sociali e morali, leggi e pratiche bahá'í come pure molte preghiere e scritti per momenti di devozione e riflessione. Lo storico Jináb-i-Fádil-i-Mázindarání, analizzando gli scritti di Bahá'u'lláh ha affermato che quest'ultimo usava diversi stili di scrittura in arabo e persiano, come pure variavano i temi che includono l'interpretazione di scritture sacre del passato, l'enunciazione di leggi e ordinanze, scritti mistici, scritti sulla governance, lettere a regnanti e governanti, scritti sulla conoscenza, sulla filosofia, sulla medicina, sull'educazione, il buon carattere, le virtù e altri temi sociali.[9] Tutti gli scritti di Bahá'u'lláh, anche quelli scritti prima della proclamazione del suo messaggio nel 1863, sono considerati da Bahá'u'lláh parte della sua rivelazione.[10][5]

InsegnamentiModifica

Gli insegnamenti di Bahá’u’lláh trattano temi quali la natura e lo scopo della rivelazione divina, la nobiltà intrinseca dell’essere umano, lo sviluppo delle qualità spirituali a insegnamenti sociali per la società. La religione, secondo Bahá'u'lláh, si rinnova attraverso le epoche storiche grazie al lavoro dei profeti, chiamati anche negli scritti bahá'í "Manifestazioni divine", questo concetto è conosciuto negli scritti di Bahá'u'lláh come rivelazione progressiva.[4]

Il tema centrale degli scritti di Bahá'u'lláh è l'unità e la pace universale che è concepito come “l’obiettivo supremo di tutta l’umanità”[11] .

Shoghi Effendi, pronipote di Bahá'u'lláh, e guida a capo della Fede bahá'í tra il 1921 e 1957 ha riassunto così gli elementi essenziali del suo messaggio:

"La ricerca indipendente della verità, libera da impedimenti di superstizioni o tradizioni, l’unicità dell’intera razza umana, principio basilare e dottrina fondamentale della fede, l’essenziale unità di tutte le religioni, la riprovazione di ogni forma di pregiudizio religioso, razziale, sociale o nazionale, l’armonia che deve esistere fra religione e scienza, la parità di uomini e donne, le due ali con cui l’umanità, come un uccello, può volare, l’introduzione dell’educazione obbligatoria, l’adozione di una lingua ausiliaria universale, l’abolizione degli estremi di ricchezza e povertà, l’istituzione di un tribunale mondiale per comporre le controversie fra le nazioni, l’esaltazione del lavoro elevato al rango di culto, se compiuto in spirito di servizio, la glorificazione della giustizia come principio dominante nella società umana e della religione come baluardo per la protezione di tutti i popoli e le nazioni, l’instaurazione di una pace permanente e universale come scopo supremo di tutta l’umanità "[11]

FamigliaModifica

Bahá'u'lláh nacque a Teheran da Mírzá Buzurg, nome con cui era noto Mírzá `Abbás-i-Núrí (persiano: ميرزا عباس نوري‎‎), noto calligrafo e ministro di corte, membro dell'aristocrazia persiana, e da Khadíjih Khánum. Il padre ricoprì importanti incarichi governativi, ai quali sarebbe stato destinato anche Husain che, tuttavia giunto il momento, garbatamente rifiutò[12].

Bahá'u'lláh ebbe tre mogli:

La prima moglie fu Ásíyih Khánum (آسیه خانم), figlia di un nobile persiano, che sposò a Teheran nel settembre-ottobre 1835. Dalla loro unione nacquero sette figli, dei quali ricordiamo: ‘Abbás Effendi (1844-1921) che, dopo la morte del padre, prenderà la guida della comunità bahá'í (dal 1892 al 1921) con il titolo di `Abdu'l-Bahá, «Servo della Gloria»; Bahíyyih Khánum (1846-1932) e Mírzá Mihdí (1848-1870)[13].

Il secondo matrimonio fu con una cugina Fátimih Khánum. Il matrimonio avvenne a Teheran nel 1849. Dalla loro unione nacquero sei figli, dei quali ricordiamo: Samadíyyih (figlia morta nel 1904-05), Mírzá Muḥammad-`Alí (figlio, 1852-1937), Ḍíyá'u'lláh (figlia, 1864-1898) e Badí'u'lláh (figlio, 1868-1950)[13].

Ed infine il terzo matrimonio fu con Gawhar Khánum a Bagdad poco prima del 1863, prima che rivelasse la propria missione religiosa[13].


I Bahá'í considerano Bahá'u'lláh con Ásíyih Khánum e i loro figli come sacra famiglia, in quanto loro sostennero e seguirono costantemente la Fede bahá'í[14].

BábModifica

Nel 1844, Siyyid Mírzá `Alí-Muhammad, che prese il titolo di Báb, affermò di essere l'atteso Mahdi dell'Islam[15]. Il Báb diede origine a un movimento religioso, il Bábismo, che si diffuse velocemente in tutto l'impero persiano, suscitando la viva e feroce opposizione del clero islamico[16]. Il Báb fu fucilato nel 1850, all'età di trentun anni in una piazza di Tabriz e la comunità religiosa che da lui prese il nome fu quasi interamente sterminata negli anni 1852-1853[16]. Nella maggior parte dei suoi scritti il Báb accennò a Colui che Dio renderà manifesto come al promesso dalle sacre scritture che avrebbe instaurato sulla Terra il regno di Dio e profetizzò la sua venuta come imminente[17]. Lo storico A.L.M. Nicolas nella sua introduzione al primo volume del ‘Bayan Persan’ (pp. 3-5) scrive: “Tutti concordano che gli era assolutamente impossibile proclamare e divulgare la sua dottrina fra gli uomini. Doveva agire come il pediatra che, per ammansire i suoi piccoli pazienti, nasconde la medicina amara sotto lo zucchero. … dovette nascondere il proprio pensiero sotto numerosi giri di parole e limitarsi a versare goccia a goccia il filtro delle sue divine verità” il Báb si riferiva a Colui che Dio renderà manifesto come al Promesso dalle sacre scritture che avrebbe instaurato sulla Terra il regno di Dio, preannunziando come imminente la sua venuta, e nel suo ‘Kitàb-i-Asmà riguardo a Colui che Dio renderà manifesto scrive egli stesso: “Se non fosse stato a causa della Sua presenza frammezzo a questa gente, non avremmo né prescritto leggi né decretato proibizioni. È solo a glorificazione della Sua Causa che abbiamo enunciato certe leggi …. Sì che nell’ora della Sua manifestazione possiate conseguire per Suo tramite il beneplacito di Dio …” (Il Báb Antologia, p. 130) Alcuni sostennero che l’avvento di tale figura sarebbe stato profetizzato dal Bab fra 1.500-2.000 anni.[18], senza però avere dei riferimenti testuali.

Accettazione del BábismoModifica

Bahá'u'lláh ebbe notizia della missione del Báb attorno ai 27 anni, tramite un contatto di Mullá Husayn, ne accettò la rivelazione e ne divenne uno dei più influenti sostenitori, prodigandosi per la diffusione del movimento specialmente nella sua provincia di origine[19]. Il prestigio che godeva fra la gente della sua provincia natale gli aprì molte porte e i suoi viaggi per diffondere i principi del Babismo ebbero un buon successo, anche nell'ambiente religioso tradizionale. Bahá'u'lláh, nell'estate del 1848, partecipò alla Conferenza di Badasht nella provincia di Khorasan, dove 81 eminenti seguaci del Báb si incontrarono per 22 giorni tra il 26 giugno e il 17 luglio del 1848. Le figure chiave della conferenza furono Táhirih, Quddús e lo stesso Bahá'u'lláh.

In quel congresso si manifestarono due correnti di pensiero: una voleva come inalterata la legge islamica e quindi mantenere il Babismo nell'Islam, e l'altra che affermava che con l'avvento del Báb iniziava una nuova era religiosa, Bahá'u'lláh e Táhirih presero posizione per questa seconda linea che alla fine risultò vincente[20]. Quando il governo persiano mandò l'esercito contro un gruppo di seguaci del Báb, alla fine del 1848, Bahá'u'lláh cercò di raggiungere i bábi ma fu preso e imprigionato prima che li potesse raggiungere[20]. Negli anni successivi i seguaci del Báb furono massacrati in diverse province della Persia[20].

Primo esilioModifica

Al fine di reprimere i disordini che seguirono la fucilazione del Báb, il governo intervenne con diversi provvedimenti. Attraverso dei suoi agenti infiltrati negli ambienti babi, ritenne che Bahá'u'lláh fosse il vero leader della comunità.[21] Nel giugno 1851 fu chiesto a Bahá'u'lláh di lasciare il paese. Bahá'u'lláh si recò a Karbala in Iraq dove esisteva un piccolo gruppo babi.[22] Nel frattempo il primo ministro Mirza Taghi Khan fu sostituito con Mirza Agha Khan di Nur, concittadino di Bahá'u'lláh. Questi decise di migliorare le relazioni con i babi e per questo pensò di avvalersi di Bahá'u'lláh. Lo richiamò così in patria e a marzo 1852 Bahá'u'lláh pose termine al suo esilio in Karbala[22]. Tornato a Teheran, fu per diversi mesi ospite del primo ministro, a casa di un fratello di quest’ultimo a Shemiran, vicino a Teheran. Secondo Nabil Zarandi, importante storico bahá'í, in quel luogo Bahá'u'lláh incontrò Azim, l’organizzatore dell’attentato allo Scià e cercò di dissuaderlo dal suo progetto[23].

L'attentatoModifica

Dopo la fucilazione del Báb, nel 1850, alcuni babi, capeggiati da un certo Azim, complottarono di assassinare lo scià Nasser-al-Din Shah, per vendicare l'esecuzione del Báb[24]. Saputolo, Bahá'u'lláh, condannò l'idea di una tale follia, ma inutilmente: l'attentato ebbe luogo il 15 agosto 1852, ma senza successo[24]. Gli attentatori furono uccisi e nonostante avessero dichiarato di aver agito da soli si scatenò un pogrom contro l'intera comunità dei seguaci del Báb. Molti, come ad esempio la poetessa Táhirih, furono uccisi: altri, compreso Bahá'u'lláh, furono imprigionati[24].

Agli occhi del governo la posizione di Bahá'u'lláh era gravissima dato che Egli era considerato come il leader della comunità babi, ma diverse persone importanti conoscevano o erano parenti di Bahá'u'lláh: il primo ministro era un suo concittadino, il cognato di Bahá'u'lláh (Majid ᾉhani, marito della sorella) era segretario dell'Ambasciata russa in Persia[25] e lo stesso Ambasciatore russo era un conoscente diretto di Bahá'u'lláh. Personaggio quest'ultimo che in prima persona, perorandone l'innocenza completa, chiese a più riprese la liberazione di Bahá'u'lláh. Nonostante questo lo Scià condannò Bahá'u'lláh a quattro mesi di prigionia nel Siyáh-Chál, al termine dei quali Bahá'u'lláh fu liberato dalla prigione ed esiliato. L'amico Ambasciatore gli offri asilo politico in Russia, ma Bahá'u'lláh scelse la condanna all'esilio che come prima tappa si rivelò essere in Iraq, allora sotto il dominio ottomano. Nei primi giorni di aprile del 1853 Bahá'u'lláh e la sua famiglia arrivarono a Baghdad[24].

Fu a Teheran durante la prigionia nel Siyáh-Chál (letteralmente pozzo nero, una ex cisterna per l'acqua) che Bahá'u'lláh ebbe diverse esperienze mistiche e una visione che gli indicò di essere il Messaggero di Dio la cui venuta era stata profetizzata dal Báb, ma celò tale evento e, solo dal 1863 in poi e molto gradualmente, rese partecipe dapprima la comunità babista e poi il mondo intero di tale avvenimento[26].

BaghdadModifica

 
Il passaporto di Bahá'u'lláh, datato gennaio 1853

Il Báb, durante la sua prigionia nella fortezza di Chehriq, qualche tempo dopo il martirio di Quddús, scrisse nel 1849 una lettera intitolata Lawh-i Vasaya, considerata come il suo testamento, con la quale nominava Ṣubḥ-i Azal suo successore e guida della comunità babi dopo la sua morte, fino al momento in cui non sarebbe apparso "Colui che Dio renderà manifesto" (man yuẓhiruhu lláh, in arabo: من یظهر الله , e in persiano: مظهر کلّیه الهی ). Ṣubḥ-i Azal era il fratellastro del Bahá'u'lláh.

Ṣubḥ-i Azal era riuscito a scampare alla sanguinosa repressione dei Babi a Tákur e, sotto mentite spoglie di derviscio, ad arrivare a Bagdad, dove visse nascosto col falso nome di Ḥájí 'Alíy-i lás Furúsh, mantenendo i contatti con la comunità dei Babi tramite degli emissari chiamati "Testimoni del Bayán"[27][28]. Mentre Ṣubḥ-i Azal cercava di occultare la sua presenza a Baghdad (come usanza degli shi'iti) nel timore di essere arrestato, Baha'u'llah divenne sempre più il punto di riferimento della comunità. Baha'u'llah come tutti aveva accettato Ṣubḥ-i Azal come capo della comunità Babi, almeno nei primi tempi, sia nelle sue lettere che pubblicamente.[29], l'assenza di Ṣubḥ-i Azal portò però di fatto i Babi a rivolgersi sempre di più a Bahá'u'lláh.

Nel 1852, nella prigione sotterranea di Siyah-Chal ("il buco nero") a Teheran, Baha'u'llah ebbe un'esperienza mistica che lo rese cosciente del fatto di essere lui stesso "Colui che Dio renderà manifesto", ma fu solamente nell'aprile del 1863 che annunciò la sua missione ad un piccolo gruppo di Babi, mentre stava per lasciare Baghdad per Costantinopoli. La maggioranza dei Babi lo riconobbe come tale e divennero seguaci della nuova religione da lui fondata, la religione Bahá'í. Ma Ṣubḥ-i Azal non riconobbe come fondata la sua pretesa, e una minoranza della comunità dei Babi lo seguì e gli restò fedele. Entrambi i gruppi continuarono ad essere sottoposti all'esilio.

KurdistanModifica

Il 10 aprile 1854 Bahá'u'lláh lasciò la sua famiglia alle cure di suo fratello Mirza Musa e si recò con un compagno tra le montagne del Kurdistan, a nordest di Baghdad, vicino alla città di Sulaymaniyah[24]. Più tardi scrisse di aver voluto evitare, con quella partenza, di essere motivo di contrasto e di disgregazione nella comunità babista e che tale ritiro non prevedeva ritorno[30]. Bahá'u'lláh visse da solo per due anni tra le montagne del Kurdistan, alla stregua di un derviscio e usando il nome di Darvish Muhammad-i-Irani[24][31].

Durante quel periodo Bahá'u'lláh suscitò l'interesse della gente e dei notabili Sufi del posto che gradualmente ne apprezzarono il sapere e la saggezza, cercandone consiglio. Tra quelle montagne Bahá'u'lláh scrisse le Quattro valli e altre epistole. A Baghdad, nel frattempo, la comunità babista era caduta in confusione e nella disorganizzazione più ampia. Alcuni fedeli e la famiglia di Bahá'u'lláh cercarono quindi Bahá'u'lláh e avendo appreso che tra le montagne del Kurdistan viveva un certo Darvish Muhammad, avendone intuito la reale identità, lo fecero supplicare di tornare a Baghdad[20]. Il 19 marzo 1856, dopo due anni di volontario esilio in Kurdistan Bahá'u'lláh tornò così a Baghdad[24].

Ritorno a BaghdadModifica

 
Spostamenti di Bahá'u'lláh' durante l'esilio

Bahá'u'lláh, al ritorno, operò per rivitalizzare la comunità dei fedeli anche tramite la corrispondenza e attraverso i suoi scritti illustrava e spiegava il pensiero del Báb[24]. La comunità, le autorità locali, e un numero crescente di fedeli guardò sempre più a lui come al vero leader del movimento religioso del Báb. Crebbero la simpatia nei suoi confronti anche da parte del clero sunnita e la sua influenza in città fiorì, ma al contempo aumentò la diffidenza del clero e dei rappresentanti del confinante governo persiano[32].

Bahá'u'lláh rimase a Baghdad per sette anni, dopo il suo ritorno dalle montagne di Sulaymaniyah, e durante tale soggiorno preparò la gente alla dichiarazione di essere il Messaggero di Dio atteso, in compimento alla profezia del Báb. A Bagdad Bahá'u'lláh produsse molti scritti toccando i più svariati temi, tra cui molte epistole e diversi passi, il Libro della Certezza, le Parole Celate e le Gemme dei Misteri Divini[24]. Il governo persiano, informato della sua crescente influenza richiese al governo ottomano l'estradizione di Bahá'u'lláh in Persia, ma il governo ottomano si rifiutò, decidendo invece di spostarlo a Costantinopoli[24].

Dichiarazione del RidvánModifica

Il tempo per preparare quest'ulteriore allontanamento da Bagdad a Costantinopoli di Bahá'u'lláh, della sua famiglia e di alcuni fedeli seguaci, fu di dodici giorni, dal 21 aprile al 3 maggio 1863[16][33]. Nel primo di questi dodici giorni, il 21 aprile 1863, Bahá'u'lláh rivelò ai seguaci presenti la sua missione di Messaggero di Dio.

«[Dichiarò] di essere Colui la cui venuta era stata predetta dal Báb: il Prescelto da Dio, il Promesso da tutti i Profeti!»

([34])

Il giardino dove trascorse quei 12 giorni e in cui avvenne tale rivelazione è noto ai bahá'í come il Giardino di Ridván e riveste per i bahá'í un grande valore simbolico oltre che spirituale[16]. La Dichiarazione nel giardino di Ridván fu l'inizio di una nuova fase per la comunità babista e costituì il punto di partenza della Fede bahá'í come movimento distinto e separato dal Bábismo[24]. La Dichiarazione ed il periodo dei dodici giorni trascorsi da Bahá'u'lláh nel giardino vengono commemorati e celebrati come la festa di Ridván, la Festività più grande della Fede bahá'í.

PrigioniaModifica

A Bahá'u'lláh fu dato, dalle autorità ottomane, l'ordine di trasferirsi a Costantinopoli e, sebbene non fosse formalmente prigioniero, tale esilio forzato da Baghdad fu l'inizio di un altro periodo che lo avrebbe visto subire altri esilii e alla fine giungere nella colonia penale di Acri, l'attuale San Giovanni d'Acri[16].

CostantinopoliModifica

Lo spostamento di Bahá'u'lláh, accompagnato da membri della sua famiglia e da un gruppo di seguaci, da Baghdad a Costantinopoli durò oltre tre mesi, dal 3 maggio al 17 agosto 1863[24]. Durante quel viaggio fu trattato con grande rispetto in ogni città che attraversò e, arrivato a Costantinopoli, fu considerato come ospite del governo, ma non è chiaro il perché le autorità ottomane non consentirono la sua estradizione in Persia preferendo inviarlo nella loro capitale[24].

Il motivo potrebbe essere stato di natura politica, vista la grande influenza sociale che Bahá'u'lláh aveva assunto, sebbene egli avesse sempre rifiutato di collaborare alla politica delle autorità ottomane[24]. Dopo più di tre mesi di soggiorno a Costantinopoli gli fu ordinato di spostarsi ad Adrianopoli, sempre a seguito di pressioni dell'ambasciatore persiano e per la sua mancata collaborazione politica con le autorità[24].

AdrianopoliModifica

Nei giorni dal 1 al 12 dicembre 1863 Bahá'u'lláh e la sua famiglia si trasferirono ad Adrianopoli, un trasferimento che, a differenza del precedente da Bagdad a Costantinopoli, ebbe tutte le caratteristiche dell'esilio[24]. Bahá'u'lláh rimase ad Adrianopoli quattro anni e mezzo, assumendo apertamente la leadership della locale comunità babista[24][35].

La crescente autorevolezza di Bahá'u'lláh nella comunità e nella città portò alla definitiva rottura con Mírzá Yahyá[24]. Nel 1865 Mírzá Yahyá complottò, senza successo, per l'uccisione di Bahá'u'lláh, che rispose a tali gravi tentativi consigliando ai credenti' "pazienza, tranquillità e gentilezza"'[24]. Ma delle testimonianze opposte dicono che furono i Baha'i ad assassinare degli Azali.[36][37] I Baha'i sostengono che ciò accadde contro l'evidente proibizione di Baha'u'llah, il quale fu interrogato al proposito dalle autorità ottomane e venne rilasciato dopo aver dichiarato la propria innocenza,[38][39] ma gli Azali non accettarono tale versione dei fatti e sostennero Ṣubḥ-i Azal come narrato da E.G. Browne, o una sua variante molto simile.[40]

Dopo quegli avvenimenti, nel 1866 Bahá'u'lláh divulgò ampiamente di essere Colui che Dio renderà Manifesto, dandone comunicazione ufficiale e scritta a Mírzá Yahyá e distinguendo per la prima volta molto chiaramente i suoi seguaci come il Popolo di Baha[24]. Dopo l'evidenza di tale ribadito annuncio, Bahá'u'lláh invitò i babisti a scegliere tra lui e Mírzá Yahyá, il quale essendo ancora il leader nominale del movimento babista, vide sfumare definitivamente ogni sua ambizione di leadership essendo chiaramente apparso Colui che Dio renderà Manifesto per iniziare una nuova fede religiosa[20].

Mírzá Yahyá rispose rivendicando di essere lui il profetizzato dal Báb, ma il suo tentativo risultò largamente impopolare ed ebbe inadeguato seguito, rimase solo con una piccola minoranza[41]. Nel 1867 Mírzà Yahyà sfidò Bahà'u'llàh ad un pubblico incontro in una moschea di Adrianopoli, l'incontro fu organizzato per vedere da quale parte era la volontà Divina, Bahà'u'llàh accettò la sfida e si presentò all'incontro nella moschea stabilita, ma Mírzà Yahyà perse ogni credibilità non presentandosi.[42][43] Bahá'u'lláh fu così, riconosciuto dalla maggioranza della comunità come Colui che Dio renderà Manifesto e i suoi seguaci iniziarono a chiamarsi Bahá'í[20].

Lettere ai governantiModifica

Durante il suo soggiorno ad Adrianopoli Bahá'u'lláh si dedicò alla proclamazione della sua missione, sia con scritti che tramite suoi inviati. Diede istruzioni ad alcuni suoi seguaci di far conoscere la Sua Rivelazione a quei babisti dell'Iraq e della Persia che non ne avevano avuto ancora notizia e al contempo chiese ai bahá'í di impegnarsi per una maggiore unità[24]. Sempre in questo periodo Bahá'u'lláh proclamò l'avvento della Fede bahá'í anche con lettere a Re e governanti del mondo chiedendo loro di accettare la Sua Rivelazione, rinunciando agli effimeri benefici materiali, lavorando invece per comporre le dispute tra le genti e per migliorare le cose del mondo e dei suoi popoli, riducendo gli armamenti[24].

AcriModifica

 
Prigione di Bahá'u'lláh ad Acri

Essendo ormai divisi, i seguaci di Mírzà Yahyà cercarono di screditare Bahá'u'lláh agli occhi delle autorità ottomane, accusandolo di causare agitazione contro il governo.[44]Vennero effettuate delle indagini, le quali scagionarono Bahá'u'lláh, ma portarono all'attenzione del governo che Bahá'u'lláh e Mírzà Yahyà avevano delle divergenti rivendicazioni religiose, e, temendo che ciò potesse causare del futuro disordine, decisero di esiliare i due leader[44], mandando il gruppo con Mírzà Yahyà à Famagosta nell'isola di Cipro, e l'altro gruppo con Bahá'u'lláh nella colonia penitenziaria di San Giovanni d'Acri (ʿAkká) in Palestina[45]. Lasciarono Andrianopoli il 12 d'agosto del 1868, (22º giorno di Rabí'u 'l-Thání 1285 E).

Quando Cipro passò poi sotto il controllo britannico, Ṣubḥ-i Azal venne liberato, ma poiché temeva per la sua sicurezza rimase a Cipro, libero, e l'Impero britannico continuò a versargli la pensione che gli era stata versata fino ad allora dalla Sublime Porta ottomana come prigioniero di Stato. Durante tutti quegli anni d'esilio, gli Azali vissero tra di loro e sotto stretta sorveglianza, e Ṣubḥ-i Azal non fece mai del proselitismo poiché non voleva avere problemi col governo. Gli abitanti di Famagosta lo consideravano come un santuomo musulmano e sembrava vivere come loro.

Bahá'u'lláh, la sua famiglia e i suoi seguaci lasciarono Adrianopoli il 12 agosto 1868 e dopo un viaggio per terra e per mare, attraverso Gallipoli in Turchia, e l'Egitto, arrivarono ad Acri il 31 agosto e furono confinati in alcune caserme della Cittadella[24]. Agli abitanti di Acri fu detto che i nuovi prigionieri erano nemici dello Stato, di Dio e della religione e che ogni familiarizzazione con loro era rigorosamente vietata[24]. Le condizioni di vita durante il primo anno di soggiorno ad Acri furono molto dure e difficili: molti si ammalarono e tre bahá'í morirono[24].

Col tempo però la gente e i funzionari governativi iniziarono ad apprezzare e a rispettare Bahá'u'lláh e i bahá'í, conseguentemente le condizioni della prigionia migliorarono, e infine, dopo la morte del sultano `Abdu'l-`Aziz fu anche permesso a Bahá'u'lláh di visitare i dintorni e di lasciare la città[24]. Dal 1877 fino al 1879 Bahá'u'lláh visse nella casa chiamata di Mazra'ih[24]. Pure da Acri Bahá'u'lláh scrisse altre lettere annunciando anche la sua missione ai leader del mondo inclusi:

Ultimi anniModifica

BahjíModifica

 
Villa di Bahjí

Bahá'u'lláh trascorse gli ultimi anni della propria vita (1879-1892) nella Villa di Bahjí, appena fuori Acri, sebbene fosse ancora formalmente un prigioniero dell'Impero Ottomano[24]. Durante tale periodo, fu soprattutto il figlio maggiore `Abdu'l-Bahá che si occupò dell'attività amministrativa e organizzativa della comunità. Bahá'u'lláh rivelò qui diverse opere compreso il Kitáb-i-Aqdas, il libro delle sue leggi, oltre a diversi scritti sulla sua visione di un mondo unito e sulle necessità di un cambiamento etico nella società; rivelò anche diverse preghiere[24]. Il 9 maggio 1892 Bahá'u'lláh contrasse una leggera febbre che aumentò nei giorni successivi fino a portarlo alla morte il 29 maggio. Bahá'u'lláh venne sepolto nel santuario situato vicino alla Villa di Bahjí[46]. Attualmente il santuario di Bahjí rappresenta per i Bahà'í il luogo più sacro e la direzione della preghiera ( Qiblih ) oltre che meta del pellegrinaggio.

Fotografie e immaginiModifica

 
Bahá'u'lláh nel 1868

Ci sono due note foto di Bahá'u'lláh, entrambe fatte nella stessa occasione nel 1868 durante la sua permanenza a Adrianopoli (oggi Edirne). Quella in cui guarda alla macchina fotografica fu presa a scopo del rilascio del passaporto e può essere ritrovata nel libro di William Miller sulla Fede bahá'í. Copie di entrambe le foto sono al Centro Mondiale bahá'í e una di queste è esposta negli Archivi Internazionali dove i bahá'í possono vederla nell'ambito di un pellegrinaggio organizzato. Al di là di specialissime occasioni i bahá'í non desiderano e non approvano siano esposte sue foto in pubblico, e tantomeno metterle nelle loro abitazioni. Anche le istituzioni bahá'í non approvano gli usi impropri dell'immagine di Bahá'u'lláh.

L'immagine di Bahá'u'lláh in se stessa non è offensiva per i bahá'í. Tuttavia è richiesto ai bahá'í di trattare l'immagine di ogni manifestazione di Dio col più grande rispetto. Questa è la ragione per cui evitano di riprodurre anche qualsiasi raffigurazione di Gesù Cristo o di Mohammad, inoltre non rappresentano alcun Messaggero divino nei loro lavori di tipo teatrale o cinematografico. Le copie summenzionate delle foto di Bahá'u'lláh sono mostrate solamente in occasioni di grande importanza come le sei conferenze mondiali che vennero organizzate nell'ottobre del 1967 che commemoravano l'anniversario della scrittura del libro Suriy-i-Mulúk ("la tavola ai re") uno dei più importanti lavori di Bahá'u'lláh.

La successioneModifica

Bahá'u'lláh nel suo testamento, chiamato Kitáb-i-'Ahd (Libro del Patto) nominò il figlio 'Abdu'l-Bahá come successore ed interprete dei suoi scritti[47][48][49]:

«In verità Dio ha disposto che lo stadio del Ramo Maggiore [Muhammad-'Alí] sia inferiore a quello del Ramo Massimo ['Abdu'l-Bahá]. In verità Egli è l'Ordinatore, l'Onnisciente. Abbiamo trascelto «il Maggiore» dopo «il Massimo», secondo il decreto di Colui Che è l'Onnisciente, Colui Che è di tutto accorto.»

(Bahá’u’lláh, Kitáb-i-'Ahd)

'Abdu'l-Bahá s'era da sempre dimostrato molto capace e devoto[24]. La nomina di Mírzá Muhammad `Alí come subordinato ad Abdu'l-Bahá creò nuove gelosie in seno alla famiglia. Mírzá Muhammad `Alí covò un risentimento che sfociò in un'aperta ribellione al fratello. Vi fu quindi un tentativo di scisma in seno alla comunità, che non ebbe però seguito. I sostenitori dei due fratellastri si scambiarono diverse accuse, il gruppo fedele ad Abdu'l-Bahá si chiamavano sabetin, cioè i saldi (nella fede), mentre indicava l’altro gruppo con il termine naqezin, cioè i rinnegati. Invece, i sostenitori di Mírzá Muhammad `Alí chiamavano sé stessi movahhedin, cioè monoteisti; mentre l’altro gruppo veniva da loro indicato con il termine moshrekin, cioè politeisti, intendendo con ciò che 'Abdu'l-Bahá si considerasse allo stesso livello del fondatore della fede.[50] Fu per ciò che Abbàs Effendi prese per sé il titolo di ''Abdu'l-Bahá (servo di Bahá) per rispondere così chiaramente alle false accuse dei sostenitori del fratellastro di considerarsi allo stesso livello di suo padre.[51] La maggioranza della comunità bahá'í riconobbe 'Abdu'l-Bahá come successore e interprete autorevole degli scritti di Bahá'u'lláh.

NoteModifica

  1. ^ a b c Christopher Buck, op. cit. in bibliografia, p. 143-178
  2. ^ Bahismo su Enciclopedia online Treccani. Accesso 03-02-2017
  3. ^ La posizione del Centro Mondiale Bahai in merito alla pubblicazione delle foto di Bahá'u'lláh fu espressa nella nota ufficiale del 4 settembre 1999 qui riportata: For Bahá'ís, the photograph of Bahá'u'lláh is very precious and it should not only be viewed but also handled with due reverence and respect, which is not the case here. Thus, it is indeed disturbing to Bahá'ís to have the image of Bahá'u'lláh treated in such a disrespectful way. However, as the creator of the site is not a Bahá'í, there is little, if anything, that can be done to address this matter. We hope these comments have been of assistance. Office for Public Information Bahai
  4. ^ a b J. E. Esslemont, op. cit. in bibliografia, p. 7
  5. ^ a b c Peter Smith, A concise encyclopedia of the Baháí Faith, Oxford : Oneworld, 2000. URL consultato il 23 maggio 2020.
  6. ^ Daphne Daume, 1988 Britannica book of the year, Chicago : Encyclopaedia Britannica, 1988. URL consultato il 23 maggio 2020.
  7. ^ Gli Scritti di Bahá’u’lláh, su www.bahai.it. URL consultato il 23 maggio 2020.
  8. ^ (EN) A new volume of Bahá'í sacred writings, recently translated and comprising Bahá'u'lláh's call to world leaders, is published | BWNS, su Bahá’í World News Service, 1º maggio 2002. URL consultato il 23 maggio 2020.
  9. ^ Asraru'l-Athar, su www.h-net.org. URL consultato il 23 maggio 2020.
  10. ^ (EN) Peter Smith, An Introduction to the Baha'i Faith, Cambridge University Press, 7 aprile 2008, ISBN 978-0-521-86251-6. URL consultato il 23 maggio 2020.
  11. ^ a b Shoghi Effendi, Dio passa nel mondo, 1944.
  12. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 33.
  13. ^ a b c Adib Taherzadeh, op. cit. in bibliografia p. 13.
  14. ^ Adib Taherzadeh, op. cit., p. 22.
  15. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 19-25.
  16. ^ a b c d e J. E. Esslemont, ibidem.
  17. ^ J. E. Esslemont, ibidem, p. 27.
  18. ^ Così dice pure Fazlollah Sobhi, per lunghi anni segretario di Abdul baha, poi dissidente (pag. 11 del suo libro “Payame Pedar” pubblicato in lnigua persiana)..
  19. ^ Hasan Balyuzi, Op. cit. in bibliografia, pp. 35-37.
  20. ^ a b c d e f Juan Cole, A Brief Biography of Baha'u'llah
  21. ^ A Brief Biography of Baha'u'llah - Juan R.I. Cole – Department of History - University of Michigan.
  22. ^ a b ibidem.
  23. ^ Cole, Juan. “BAHĀʾ-ALLĀH”. In Encyclopædia Iranica. vol. III. 1989. 422-429. Retrieved 6/2/20.
  24. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad Peter Smith, op. cit. in bibliografia, pp. 14-15.
  25. ^ (EN) Peter Smith, A Concise Encyclopedia of the Bahá'í Faith, Oxford, Oneworld Publications, 2013, ISBN 978-1-78074-480-3.
  26. ^ Manfred Hutter, op. cit. in bibliografia, pp. 737-740.
  27. ^ Denis MacEoin, "Division and authority claims in Babism (1850-1866)", Studia iranica, Parigi, t. 18, fasc. 1, 1989, pp. 93-129.
  28. ^ Cambiando spesso di identità, di professione e di luogo di residenza, Ṣubḥ-i Azal non faceva altro che seguire le raccomandazioni del Báb, nascondendosi per sopravvivere alle persecuzioni. Vedi: (EN) Adib Taherzadeh, The revelation of Bahā'u'llāh. Baghdād 1853-63, vol. 1, G. Ronald, 1974, ISBN 0-85398-052-7.
  29. ^ "Baha'u'llah's Surah of God: Text, Translation, Commentary", tradotto da Juan Cole, Translations of Shaykhi, Babi and Baha'i Texts, 2002, vol. 6, n° 1.
  30. ^ Bahá'u'lláh, op. cit. in bibliografia, p. 160.
  31. ^ Hasan Balyuzi, op. cit., p. 116.
  32. ^ Britannica Book of the Year, The Bahá'í Faith, Chicago, Encyclopaedia Britannica, 1988. ISBN 0-85229-486-7
  33. ^ Questi giorni sono commemorati annualmente dai Bahá'í come la Festa del Ridvan, una festa molto sentita.
  34. ^ J. E. Esslemont, op. cit., 41.
  35. ^ Anthony A. Reitmayer, op. cit. in bibliografia.
  36. ^ The Tarikh-i Jadid, or New History of Mirza 'Ali Muhammad the Bab,scritta da Mirza Huseyn d'Hamadan, tradotta dal persiano in inglese da E. G. Browne, Cambridge, 1893, pp. XXIII-XXIV.
  37. ^ Atiyya Ruhi, "A Brief Biography of His Holiness Subh-i Azal".
  38. ^ "Dieu passe près de nous", pp. 181-183 cap. XI
  39. ^ "Bahaism and Religious assassination" di S.G. Wilson in Muslim World, Volume 4, Issue 3, p. 236, Londres, 1914 (Published for The Nile Mission Press by the Christian Litérature Society for India 35 John Street, Bedford Row, W.C.)
  40. ^ August J. Stenstrand, The Complete Call to the Heaven of the Bayan, Chicago, 2006, p. 112 (pubblicato per la prima volta nel giugno 1913)
  41. ^ Dennis MacEoin, op. cit.
  42. ^ Michel M. Mazzaoui, Marzieh Gail e Muḥammad-ʿAlīy-i Salmānī, My Memories of Bahāʾu'llāh by Ustād Muḥammad-ʿAlīy-i Salmānī, the Barber, with a Selection of His Poems, in Journal of the American Oriental Society, vol. 105, n. 2, 1985-04, pp. 360, DOI:10.2307/601737.
  43. ^ Smith, Peter, 1947 November 27-, An introduction to the Baha'i faith, Cambridge University Press, 2008, ISBN 9780521862516, OCLC 181072578.
  44. ^ a b Smith 2008 , p. 16.
  45. ^ "Dissensions naturally arose, which culminated in the interference of Turkish government and the final separation of the rival heads. Subh-i-Azal was sent to Famagusta in Cyprus, and Baha'ullah to Akka in Palestine, and there they remain to the present day, the former surrounded by a very few, the latter by many devoted adherents. Less than a year ago I visited both places, and heard both sides of a long and tangled controversy. But the upshot of the whole matter is, that out of every hundred Bábis probably not more than three or four are Azalis, all the rest accepting Baha'ullah as the final and most perfect manifestation of the Thruth." E. G. Browne, "Bábism", in: August J. Stenstrand, The Complete Call to the Heaven of the Bayan, Chicago, 2006, pp. 49-50
  46. ^ Hasan Balyuzi, op. cit., p. 328.
  47. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 53.
  48. ^ Moojan Momen, op cit. in bibliografia, pp.97-98.
  49. ^ Alessandro Bausani, op cit. in bibliografia.
  50. ^ Payame pedar di Fazlollah Sobhi, pag. 13, seconda edizione, testo in lingua persiana.
  51. ^ ^ H.M. Balyuzi, op. cit., p. 60.

BibliografiaModifica

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  • Bahá'u'lláh, Kitáb-i-Íqán. The Book of Certitude. Wilmette, Illinois, Bahá'í Publishing Trust 2003. ISBN 1-931847-08-8.
  • Hasan Balyuzi, Bahá'u'lláh, King of Glory. Oxford, UK, George Ronald, 2000. ISBN 0-85398-328-3.
  • Alessandro Bausani, ‘Abd-al-Bahā', Life and work, in Encyclopædia Iranica, 1989.
  • Christopher Buck, The eschatology of Globalization. The multiple-messiahship of Bahā'u'llāh revisited, in Moshe Sharon, Studies in Modern Religions, Religious Movements and the Bābī-Bahā'ī Faiths. Boston, Brill, 2004. ISBN 90-04-13904-4.
  • J. E. Esslemont, Bahá'u'lláh e la nuova era. Roma, Edizioni Bahai, 1954.
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  • Peter Smith, The Bábí & Bahá'í Religions From Messianic Shí'ism to a World Religion. Cambridge, The University Press 1987. ISBN 0-521-30128-9.
  • Adib Taherzadeh, The Revelation of Bahá'u'lláh. Baghdad 1853-63. Oxford, George Ronald 1976. ISBN 0-85398-270-8.

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