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Baldassarre Di Maggio (San Giuseppe Jato, 19 novembre 1954) è un mafioso italiano.

Conosciuto anche come Balduccio o Baldo, è stato un membro dell'organizzazione Cosa nostra e fu colui che sostenne che il boss Salvatore Riina avrebbe baciato rispettosamente il sette volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti, quando i due si incontrarono nel 1987.

Indice

BiografiaModifica

Di Maggio nacque a San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo, e fu iniziato a Cosa nostra nel 1981-1982 nella famiglia mafiosa locale, comandata da Bernardo Brusca. Fu coinvolto nell'eliminazione di Rosario Riccobono e di 3 membri della famiglia di Riccobono nel novembre del 1982, durante la seconda guerra di mafia. Quando il capofamiglia di San Giuseppe Jato, Bernardo Brusca, fu arrestato e suo figlio Giovanni Brusca confinato a Linosa, Di Maggio diventò il capofamiglia, con la benedizione di Salvatore Riina. Ad ogni modo, quando Giovanni Brusca ritornò nel 1989, Di Maggio divenne una presenza scomoda che doveva essere eliminata. Riina si mosse per restaurare la pace, ma Di Maggio non si fidò e lasciò la Sicilia per salvare la sua vita.

La cattura di RiinaModifica

Di Maggio fu arrestato l'8 gennaio del 1993 a Borgomanero (Novara). Ammise immediatamente di essere un "uomo d'onore", e rivelò al generale dei carabinieri Francesco Delfino importanti informazioni, utili alla cattura di Riina. Di Maggio era il tipo di "uomo d'onore" che acquistò peso grazie all'ascesa dei Corleonesi, ma si disilluse in seguito all'eccessiva ferocia della famiglia di Riina. Di Maggio fu portato a Palermo e nel corso della notte gli furono esibiti i filmati dei servizi di osservazione svolti dal Ros del Generale Mario Mori nei mesi e nei giorni precedenti, sino a quando non riconobbe in Antonietta Bagarella, moglie del boss nella donna che usciva dal cancello di via Bernini. Il giorno successivo accompagnò sul posto la squadra speciale dei Carabinieri (i ROS) che individuò Riina arrestandolo. Grazie alle rivelazioni di Balduccio Di Maggio, Riina fu arrestato il 15 gennaio 1993. Alcuni, incluso Giovanni Brusca, ammisero che Di Maggio era uno specchietto per coprire il tradimento di Bernardo Provenzano, strettissimo collaboratore di Riina.

Il bacio d'onoreModifica

Di Maggio ammise di essere stato presente ad un incontro con Giulio Andreotti dove Totò Riina baciò il sette volte premier. Affermò in una testimonianza agli inquirenti di Palermo:

«Sono assolutamente certo di aver riconosciuto Giulio Andreotti, perché l'ho visto diverse volte in televisione. Ho interpretato il bacio che si scambiarono Andreotti e Riina come un gesto di rispetto»

In accordo con le testimonianze di Di Maggio, nel settembre del 1987 avvenne un incontro nella casa di Palermo di Ignazio Salvo, accusato ufficialmente di avere contatti con Cosa nostra. Sempre Di Maggio disse:

«Quando siamo entrati erano presenti l'onorevole Andreotti e l'onorevole Salvo Lima. Loro si alzarono, diedero la mano e baciarono Ignazio Salvo. Riina invece salutò tutti e tre baciandoli»

Andreotti smentì le accuse a suo carico, definendo Di Maggio un bugiardo. Indro Montanelli dubitò delle rivelazioni dicendo che:

«Andreotti non bacerebbe mai i suoi bambini. La credibilità di Di Maggio è stata scossa nelle settimane finale del processo di Andreotti, quando ammise di aver ucciso un uomo sotto protezione dello Stato»

I giudici della corte di appello rigettarono le testimonianze di Di Maggio sul bacio scambiato tra Riina e Andreotti.

VendettaModifica

Di Maggio, durante il programma di protezione dei testimoni, tornò nella sua città natale tra il 1995 e il 1997, e cominciò la sua vendetta contro gli uomini del suo rivale Giovanni Brusca, arrestato nel 1996, nel territorio di San Giuseppe Jato, Altofonte e San Cipirello, in cooperazione con altri pentiti, come Santino Di Matteo e Gioacchino La Barbera. Nonostante il loro pentimento, ricominciarono la loro attività criminale dovuta alle atroci vendette portate avanti dai Brusca, nei confronti dei loro familiari.

Il 14 ottobre del 1997 Di Maggio fu arrestato nuovamente. Di Maggio dichiarò di avere incoraggiato la ricerca e la cattura di Giovanni Brusca, e l'affare creò uno scandalo in Italia e danneggiò il programma di aiuto testimoni e il processo contro Andreotti. Di Maggio ricevette un bonus per il programma di protezione di 300.000 dollari. Nel 2001 torna in carcere[1] e nell'aprile del 2002 ricevette l'ergastolo per gli omicidi commessi durante il suo periodo di programma di protezione testimoni.[2]

NoteModifica

  1. ^ Torna in carcere il pentito Di Maggio. Aveva deciso di scappare all'estero, Corriere della Sera, 26 gennaio 2001. URL consultato il 7 luglio 2009.
  2. ^ Torna in carcere il pentito Di Maggio. Aveva deciso di scappare all'estero, Corriere della Sera, 26 gennaio 2001. URL consultato il 7 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 6 novembre 2013).

Voci correlateModifica

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