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Gru coronata grigia
Südafrika-Kronenkranich 8425.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Gruiformes
Famiglia Gruidae
Genere Balearica
Specie B. regulorum
Nomenclatura binomiale
Balearica regulorum
(E. T. Bennett, 1834)
Gru coronata grigia.
Gru coronata grigia con il piccolo.
Gru coronate grigie in Tanzania.

La gru coronata grigia (Balearica regulorum E. T. Bennett, 1834) è un raro uccello della famiglia dei Gruidi originario delle regioni meridionali e sud-orientali del continente africano[2].

Indice

DescrizioneModifica

DimensioniModifica

Misura 100-110 cm di lunghezza, per un peso di 3000-4000 g; l'apertura alare è di 180-200 cm[3].

AspettoModifica

I sessi sono identici. Il piumaggio del corpo dell'adulto è di un grigio medio che vira al grigio chiaro sul collo, al quale la specie deve il suo nome comune di gru coronata grigia per distinguerla dalla gru coronata nera, con la quale viene spesso confusa e che ha il corpo e il collo di colore variabile dal grigio scuro al nero. Come nella gru coronata nera, le copritrici sopra e sotto-alari sono bianche, su entrambi i lati dell'ala; sulla faccia superiore è presente una macchia gialla sulle grandi copritrici interne. Le secondarie sono marroni, mentre le primarie sono nere. Come nella sua parente stretta, la fronte e la parte anteriore del vertice, molto bombate, sono nere, mentre sulla parte posteriore del vertice vi è una corona formata da lunghe piume erette di colore dorato. Tuttavia, a differenza della gru coronata nera, le guance, nude, sono bianche, e contrassegnate solamente da una macchia rossa sulla parte superiore, dietro l'occhio. La caruncola rossa che la gru coronata grigia presenta sul mento è ben sviluppata, molto più che nella gru coronata nera, dove è a malapena visibile. L'iride è grigio-blu, il becco è lungo, forte e diritto e di colore grigio scuro. Le zampe sono grigie. Gli esemplari immaturi somigliano agli adulti, ma hanno il piumaggio più opaco e gli occhi marroni[3].

VoceModifica

La gru coronata grigia emette i suoi vocalizzi quando è in volo e durante le parate nuziali. Il richiamo è costituito da un waou spesso raddoppiato, profondo ma di tonalità elevata, che da lontano può ricordare un miagolio[3].

BiologiaModifica

Le gru coronate grigie vivono in coppie, il più delle volte all'interno di un gruppo di una ventina di individui. I gruppi che si radunano in prossimità dei dormitori - tra l'erba alta lungo i fiumi, ma anche sugli alberi - possono contare fino a 200 individui. È probabile che anche le coppie di questa specie, come quelle della sua parente, la gru coronata nera, rimangano unite per tutta la vita. La parata nuziale comprende degli inchini con lisciamento reciproco delle piume, grandi salti e piccole corse, sempre emettendo dei richiami con la testa tenuta china[3].

VoloModifica

Come la gru coronata nera, anche quella grigia deve correre per alzarsi in volo. Una volta in aria, procede con le zampe e il collo tesi, e con quest'ultimo leggermente abbassato. I richiami che emette in volo consentono di localizzarla[3].

AlimentazioneModifica

La gru coronata grigia è onnivora: la sua dieta comprende semi di carice, giovani pesci, insetti e altri invertebrati, nonché anfibi e piccoli rettili[3].

RiproduzioneModifica

Il nido, costruito dalla coppia, è costituito da una piattaforma formata da erbe strappate e carici calpestati situata ai margini di una zona umida e nascosta tra la vegetazione emergente almeno un metro sopra la superficie dell'acqua. La femmina depone da 1 a 4 uova che vengono covate da entrambi i genitori[3].

Distribuzione e habitatModifica

La gru coronata grigia, come la gru coronata nera, è una specie sub-sahariana. Il suo areale, tuttavia, è separato da quello di quest'ultima. È presente in tutta l'Africa australe, fino alla Repubblica Democratica del Congo a nord, e nell'Africa orientale fino all'Uganda e al Kenya. È assente dalla Tanzania sud-orientale. Frequenta habitat aperti e umidi come le rive dei fiumi, le praterie inondate temporaneamente da acque poco profonde, le paludi o ambienti più asciutti, quali savane aperte in prossimità dell'acqua, ove possa andare in cerca di cibo[3].

TassonomiaModifica

Sono ufficialmente riconosciute due sottospecie[2]:

ConservazioneModifica

La gru coronata grigia è minacciata dalla distruzione e dal degrado delle zone di foraggiamento. Responsabili di questo sono la bonifica delle zone umide, il sovrapascolo, l'uso di pesticidi, gli incendi dolosi non controllati durante la stagione della nidificazione e la messa a coltura dei terreni. Anche la costruzione di dighe per la produzione di elettricità e l'estrazione delle acque sotterranee, che portano a mutamenti del regime idrologico, hanno un impatto sulla sopravvivenza della specie. Inoltre, non dobbiamo trascurare il traffico di esemplari vivi e la caccia, minacce sempre più pressanti dal momento che a causa della riduzione del suo habitat la specie è spingersi a vivere sempre più vicino alle abitazioni. Gli studi hanno dimostrato, ad esempio, che molti esemplari vengono avvelenati in Kenya ogni anno per rappresaglia o per proteggere i raccolti dalle loro scorribande. Infine, la mortalità di questi animali a causa dell'elettrocuzione e della collisione con le linee dell'alta tensione costituisce una seria minaccia in Uganda, Sudafrica e Tanzania, ed è probabile che il numero di incidenti cresca sempre più. Per questi motivi, il numero di esemplari è notevolmente diminuito e pertanto la gru coronata grigia è classificata come «specie in pericolo» (Endangered) dalla IUCN[1].

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) BirdLife International 2016, Balearica regulorum, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2018.2, IUCN, 2018.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Gruidae, in IOC World Bird Names (ver 9.1), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato il 29 aprile 2019.
  3. ^ a b c d e f g h (EN) Grey Crowned-crane (Balearica regulorum), su hbw.com. URL consultato il 29 aprile 2019.

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Collegamenti esterniModifica

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