Banco di Santo Spirito

Banco di Santo Spirito S.p.A.
Palazzo d'Antica Zecca.jpg
Il palazzo detto della Zecca vecchia, prima sede del Banco di Santo Spirito
Stato Italia Italia
Forma societaria Società per azioni
Fondazione 13 dicembre 1605 a Roma
Chiusura 1992 Fusione con il Banco di Roma
Sede principale Roma
Settore Finanziario

Il Banco di Santo Spirito è stato un istituto bancario romano, attivo dal 1606 al 1992.

Indice

StoriaModifica

1605-1811Modifica

Alla fine del Cinquecento, come in altre città italiane, anche a Roma il declino dei commerci Mediterranei a vantaggio di quelli oceanici aveva provocato la bancarotta di molti banchieri privati. Perciò lo Stato Pontificio per rassicurare i depositanti pensò di fondare un banco pubblico, come quelli che erano nati alla fine del Cinquecento in molte città italiane, ed in particolare vennero presi a modello i sette banchi napoletani, che erano annessi ad altrettante istituzioni caritative[1].

Il Banco di Santo Spirito fu fondato il 13 dicembre 1605 con breve di Papa Paolo V per gestire le proprietà e garantire il finanziamento dell'Arcispedale di Santo Spirito in Saxia a Roma[2], di cui faceva parte e nella cui sede iniziò la propria attività.

Contemporaneamente continuavano a sussistere a Roma sia il Monte di Pietà, che era considerato anch'esso un banco pubblico, sia i banchieri privati. La sede del Banco di Santo Spirito, inizialmente posta nell'Ospedale, fu presto spostata nella via dei Banchi, in mezzo ai banchi privati[1].

Con il tempo divenne la cassa di deposito per ordini religiosi, luoghi pii e alcuni privati.

Le operazioni consentite al Banco erano quelle di ricevere somme in deposito e restituirle; e inoltre di girare importi da un conto di deposito all'altro. Il Banco non poteva, invece, fare prestiti: l'unico impiego autorizzato delle somme depositate era l'acquisto di "luoghi" dei "monti camerali", ovvero titoli del debito pubblico dello Stato pontificio. Ed in effetti il Banco si adoperava attivamente per il collocamento dei Luoghi di monte, in particolare per quelli del Monte non vacabile di Santo Spirito, costituito per finanziare l'acquedotto dell'Acqua Paola. Inoltre il Banco collocava i luoghi anche dei "monti baronali", cioè dei monti costituiti dai nobili romani per finanziare le opere nei loro feudi. Nonostante il divieto, tuttavia, già nel corso dei Seicento il Banco subì pressioni e dovette concedere prestiti, prima all'Ospedale e poi anche a privati[1].

Le cedole del Banco di Santo Spirito circolavano ampiamente nella città di Roma come mezzo di pagamento: si trattava di titoli di credito emessi da un correntista nei limiti della somma da lui depositata e che venivano trasferiti da un prenditore all'altro, previo controllo della copertura da parte dei funzionari del Banco. Cosicché a Roma non circolava quasi moneta metallica. Nel 1724 papa Benedetto XIV decretò che le cedole diventassero titoli al portatore[1].

Nel 1737 ci rese conto che i prestiti fatti all'Arcispedale stavano mandando in bancarotta il Banco, e che le cedole che circolavano superavano il valore dei depositi. Per evitare il collasso furono destinati all'Arcispedale, e da questo al pagamento dei suoi debiti verso il Banco, gli introiti del Lotto[1].

L'eccesso di circolazione cartacea e la difficoltà di recuperare i crediti verso la Camera apostolica e l'Arcispedale portarono a una nuova crisi, alla fine del Settecento, che si sovrappose alle vicende politiche dell'Occupazione francese. L'Occupante ritirò dalla circolazione le cedole, sostituendole con gli assegnati, che peraltro erano inflazionati anch'essi[1].

Il Banco fu momentaneamente chiuso nel 1798 dalla neonata Repubblica Romana e furono distrutte le matrici per la stampa delle cedole. Nel 1800 riprese una stentata attività finché i Francesi chiusero il Banco nel 1811[1].

1814-1992Modifica

Dopo la caduta di Napoleone, nel 1814 il Banco fu riaperto da papa Pio VII, ma non furono riconosciute e quindi rimborsate le cedole emesse prima dell'Occupazione francese[1].

Nell'Ottocento il Banco non dava interessi sui depositi. Perciò i depositanti erano soprattutto istituzioni religiose: chiese, ordini religiosi, ospedali, scuole. Impiegava il denaro in titoli del debito pubblico e il ricavato veniva riversato all'Arcispedale[1].

In seguito all'annessione di Roma al Regno d'Italia (1870), e al conseguentemente trasferimento della capitale sul Tevere, vi fu un'intensa attività edilizia per costruire le sedi delle amministrazioni centrali, nonché le residenze dei funzionari. Nel 1874 il Banco di Santo Spirito venne autorizzato ad aprire la sezione di credito fondiario competente per il Lazio: in questo modo ebbe uno ruolo nel panorama bancario dell'Italia unita. Per finanziarsi il Credito Fondiario emetteva delle obbligazioni dette "cartelle fondiarie", che circolavano al portatore[1].

Tuttavia, nel 1888 l'edilizia romana dopo gli anni dell'euforia entrò in crisi e nel 1894 il Banco di Santo Spirito fu posto in liquidazione. Nel 1896 ne divenne liquidatore Vittorio Scialoja. La lunga fase liquidatoria terminò nel 1917 con la separazione definitiva fra il Banco e l'Arcispedale. Il Banco di Santo Spirito fu ricostituito nel 1921 in forma di società anonima, ma solo nel 1924 aprì gli sportelli per la raccolta del risparmio presso il pubblico. La banca era vicina agli ambienti cattolici e al Partito Popolare[1].

In seguito alla crisi degli anni 1930 il Banco si trovò in difficoltà economiche. Innanzitutto si fuse con la Banca Regionale del Lazio. Inoltre il controllo del Banco fu ceduto all' Istituto Italiano di Credito Marittimo, che a sua volta era controllato dall’Istituto di Liquidazioni. Quando nel 1933 l'Istituto di Liquidazioni e quello di Credito Marittimo furono riassorbiti dal nuovo Istituto per la Ricostruzione Industriale, l'IRI si ritrovò a controllare anche il Banco di Santo Spirito, nel 1935[3].

Nel 1989 l'IRI cedette il Banco alla Cassa di Risparmio di Roma con cui, assieme al Banco di Roma, si fonderà (nel 1992) e il "nuovo" istituto assumerà la denominazione di Banca di Roma.

La presenza del Banco di Santo Spirito fu sia a sostegno dell'attività edilizia che specialmente a Roma toccò in diversi tempi punte speculative, sia dei rapporti con il mondo agricolo come la partecipazione all'Agrifactoring a sostegno di Federconsorzi.

NoteModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Fu anche ambientata la fiction "e se poi se ne vanno"