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Banu Tamim

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I Banū Tamīm (in arabo: ﺑﻨﻮ ﺗﻤﻴﻢ‎), o Tamīm b. Murr o Tamīm bt. Murr furono una tribù araba adnanita, spostatasi poi nel V-VI secolo dal settentrione arabico nelle regioni centrali (Najd) e orientali peninsulari.

Proprio questa loro collocazione geografica agevolò i positivi rapporti commerciali e politici con il regno lakhmide e con il potente Impero sasanide, facilitati dal progressivo e disomogeneo abbandono dell'atavico nomadismo in favore di un certo qual sedentarismo.

Tra Jāhiliyya e predicazione di MaomettoModifica

Se è incerto che sia stato al-Aqraʿ b. Ḥābis (del clan dei Banū Mujāšiʿ b. Dārim), dei Tamīm, a fungere da arbitro (ḥakam al-ʿArab) nel grande mercato higiazeno di ʿUkāẓ nel corso della Jāhiliyya,[1] è certo invece che fosse appartenuto a questa tribù il primo o il secondo marito di Khadīja, prima di andare in sposa a Maometto.[2]

Nelle loro relazioni con Medina[3] ha grande importanza il fatto che nei loro territori si trovassero le uniche miniere d'oro dell'Arabia. Minerale che, vista la scarsissima circolazione di monete,[4] svolgeva una fondamentale mediazione negli scambi commerciali d'un certo rilievo, tanto che la sua polvere, misurata in once (uqiyya), surrogava il più delle volte il latitante numerario.

Personaggi illustriModifica

Alla tribù apparteneva il poeta al-'Ajjaj

NoteModifica

  1. ^ Un'altra tradizione parla infatti di Ḥanẓala b. al-Rabīʿ al-Usayyidī, che fu segretario (kātib) del Profeta.
  2. ^ M. J. Kister, "The sons of Khadīja", in JSAI, xvi [1993], pp. 59-95, alle pp. 59-66.
  3. ^ Ma anche con Mecca, come dimostrato dallo studio di Kister "Mecca and Tamīm (aspects of their tribal relations)", in JESHO, viii (1965), pp. 63-113 (ristampato in Jāhiliyya and early Islam, Londra, Variorum, 1980, no. I.
  4. ^ Solo di provenienza bizantina, sasanide e himyarita.

BibliografiaModifica

(Oltre a quanto citato nel lemma)

  • Lemma «Tamīm ibn Murr» (Michael Lecker), su: The Encyclopaedia of Islam.
  • Patricia Crone, Slaves on horses, Cambridge, CUP, 1980.
  • W. Caskel e G. Strenziok, Jamharat al-ansāb, Leida, E. J. Brill, 1966, II, pp. 7-10 e 544.