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Baššār Ḥāfiẓ al-Assad

بشار حافظ الأسد

Bashar al-Assad (2018-05-17) 03.jpg

Presidente della Siria
In carica
Inizio mandato 17 luglio 2000
Vice presidente ʿAbd al-Ḥalīm Khaddām
Zuhayr Masharqa
Faruq al-Shara'
Najah al-Attar
Capo del governo Muhammad Mustafa Mero
Muhammad Naji al-Otari
Adel Safar
Riyad Farid Hijab
Omar Ibrahim Ghalawanji
Wael Nader al-Halqi
Imad Khamis
Predecessore ʿAbd al-Ḥalīm Khaddām (ad interim)

Segretario regionale del Comando regionale del Partito Ba'th (fazione siriana)
In carica
Inizio mandato 24 giugno 2000
Predecessore Hafiz al-Assad

Dati generali
Partito politico Partito Ba'th (fazione siriana)
Tendenza politica Assadismo:
Università Università di Damasco
Professione politico, militare, medico
Baššār Ḥāfiẓ al-Asad
11 settembre 1965
Nato aDamasco
Dati militari
Paese servitoSiria Siria
Forza armataSyria Armed Forces Emblem.svg Forze armate siriane
UnitàSyrian Republican Guard SSI.svg Guardia repubblicana siriana
(prima del 2000)
Anni di servizio1988-in servizio
GradoMushīr
GuerreGuerra civile siriana
Comandante diSyria Armed Forces Emblem.svg Forze armate siriane
DecorazioniOrder Of Ummayad (Syria) - ribbon bar.gif Nastrino Ordine degli Eroi della Repubblica.gif CivilMerit.Syria.png
Altre carichepolitico
"fonti nel corpo del testo"
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Bashar[1] Hafiz al-Asad, in arabo: بشار حافظ الأسد‎, Baššār Ḥāfiẓ al-Asad, [baʃˈʃaːɾ ˈħaːfɪzˁ alˈʔasad], ascolta[?·info][2] (Damasco, 11 settembre 1965), è un politico siriano, attuale presidente della Siria e successore del padre Hafiz al-Assad.

Di fede alauita (un gruppo religioso musulmano sciita relativamente diffuso tra Libano e Siria costiera), governa un paese in larga maggioranza sunnita.

Personaggio internazionale noto e controverso della guerra civile siriana ha avuto tra i soprannomi "Leone di Damasco", così come suo padre, dai sostenitori e "macellaio di Damasco" dai detrattori, in associazione con Saddam Hussein ("il macellaio di Baghdad").

In ambito ONU sulla sua figura si è verificata una profonda spaccatura tra i due blocchi nel consiglio di sicurezza costituiti da Stati Uniti d'America, Francia e Regno Unito che durante la guerra hanno espresso sostegno agli insorti[3] e da Russia e Cina che invece sostengono il governo siriano sia in ambito diplomatico sia in quello militare[4][5].

Indice

BiografiaModifica

Baššār al-Asad è nato a Damasco l'11 settembre 1965. Secondogenito del presidente siriano Ḥāfiẓ al-Asad e di Anīsa Makhlūf, dopo la laurea in medicina - conseguita nel 1988 all'Università di Damasco - ha lavorato nell'ospedale militare della capitale fino al 1992, quando si è trasferito nel Regno Unito per specializzarsi in oculistica.

Morte di Bāsil al-AsadModifica

 
La famiglia al-Asad nei primi anni settanta. Da sinistra a destra: Hafiz, Baššār, Māher, Anīsa Makhlūf, Majid, Bushra e Bāsil.

Senza tenere in alcun conto gli ideali del partito Baʿth al quale apparteneva, Hafiz al-Assad programmò attentamente la sua successione alla carica presidenziale ricercandola all'interno della sua famiglia e del suo gruppo religioso alauita. Baššār studiava a Londra e sembrava mostrare scarso interesse per la vita politica poiché il padre aveva destinato a succedergli l'altro figlio, fratello maggiore di Baššār, Bāsil al-Asad, il quale aveva ricevuto una formazione militare ed era a capo della guardia presidenziale.

 
La famiglia al-Asad nel 1993. Da sinistra a destra, in primo piano: Anīsa Makhlūf e Hafiz; in secondo piano: Māher, Baššār, Bāsil, Majid e Bushra

Quando Bāsil però morì in un incidente d'auto nel 1994, Baššār si ritrovò a essere il nuovo successore designato da parte di suo padre e dovette abbandonare gli studi per tornare in patria. Qui ebbe una rapidissima carriera militare e si formò alla scuola di Stato Maggiore ottenendo il grado di colonnello nel 1999.

Presidente della SiriaModifica

Ascesa al potereModifica

Quando l'anziano genitore morì per un infarto nel giugno del 2000, Baššār ereditò la presidenza violando di circa due mesi la legge che stabiliva un'età minima di 35 anni per assumere la carica e riuscendo, grazie alla lunga preparazione politica voluta da suo padre, a marginalizzare i sostenitori di suo zio Rifa'at al-Assad.[6] Diventato presidente senza avere alcuna precedente esperienza politica, secondo alcuni osservatori sarebbe stato guidato dalla vecchia cerchia di collaboratori del padre. Assad è stato poi confermato presidente il 10 luglio 2000, con il 99,7% dei voti espressi. In linea con il suo ruolo di presidente della Siria, è stato anche nominato comandante in capo delle Forze armate siriane e segretario regionale del Partito Ba'th.

Politica internaModifica

Primavera di DamascoModifica

Subito dopo essere entrato in carica, un movimento di riforma ha compiuto cauti passi avanti durante la cosiddetta "Primavera di Damasco" (in arabo: ربيع دمشق‎, Rabīʿ Dimashq).

La Primavera di Damasco vide il fiorire di numerosi gruppi di discussione e critica politica, come il Forum Atassi e il Forum Kawakibi, impegnati a rivolgere petizioni e proposte di riforma al governo.[7]

Cominciò con la Dichiarazione del 99 (dichiarazione firmata da un gruppo di intellettuali in cui si chiedeva la fine dello stato di emergenza, della detenzione dei prigionieri politici, il rimpatrio di deportati ed esuli, la protezione legale per la libertà di parola e la libertà di riunione) e l'istituzione dei Comitati della Società Civile, quindi la Dichiarazione dei 1000 (più dettagliata della precedente e in cui, criticando la regola del partito unico del partito Ba'th, si faceva appello alla democrazia multipartitica, con un sistema giudiziario indipendente e senza discriminazioni nei confronti delle donne) emessa portando la firma di 1 000 intellettuali siriani nel 2001. Asma al Assad, la first lady siriana, partecipava alle assemblee e presiedeva alcuni di questi gruppi. Gli eventi della Primavera di Damasco rappresentarono i primi luoghi di dibattito pubblico, dove potevano essere formulate critiche verso il governo centrale.[7]

Bisogna inoltre ricordare la nascita di organizzazioni non governative, sponsorizzate dal governo, come la Società Siriana per lo Sviluppo e il Fondo per lo Sviluppo Rurale Integrato in Siria. Nello stesso periodo la stampa, da sempre strettamente controllata dal regime, visse una timida iniezione di libertà con la nascita di alcune testate formalmente indipendenti come il satirico al-Dūmarī, il settimanale d'attualità politica Abyad ua Aswad e il quotidiano economico al-Iqtiṣādiyya. Si trattava di una novità assoluta, sebbene la direzione di queste testate sia per lo più appannaggio di fedelissimi del clan al-Asad o del partito.[8]

La Primavera di Damasco ha portato alla chiusura della prigione di Mezzeh e alla dichiarazione di un'amnistia di ampio respiro che ha liberato centinaia di prigionieri politici affiliati ai Fratelli Musulmani.[9] Tuttavia, le repressioni di sicurezza sono incominciate nuovamente entro l'anno.[10][11] Molti analisti hanno affermato che la riforma sotto Assad era stata inibita dalla "vecchia guardia", membri del governo fedeli al suo defunto padre.[12]

Il periodo fu di intenso dibattito politico e sociale in Siria, iniziatosi dopo la morte del presidente Hafiz al-Asad nel giugno 2000 è continuato in certa misura fino all'autunno 2001, quando la maggior parte le attività a essa associate furono soppresse dal governo.

La legislazione dello stato di emergenza e gli sconvolgimenti provocati dall'arrivo dei profughi iracheni, dopo l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, rappresentarono un periodo di arresto nel dibattito politico e un irrigidimento delle posizioni del governo.[7]

Il 27 maggio 2007, Asad è stato confermato per altri sette anni in un referendum sulla sua presidenza, con il 97,6% dei voti a favore.

Riforme del sistema politicoModifica

Nel corso del primi tre anni di presidenza di Bashar i tre quarti dell'amministrazione siriana, fino ad allora in mano alla "vecchia guardia" del partito, saranno sostituiti pezzo per pezzo con fedeli del nuovo presidente, molti dei quali sono giovani tecnocrati con un'educazione occidentale. È con la loro collaborazione che il nuovo capo dello stato avvia la riorganizzazione del settore pubblico (sotto la guida di esperti francesi), la creazione di università private e la lotta alla corruzione all'interno della pubblica amministrazione non escludendo l'arresto di membri del governo per sottrazione di fondi pubblici.[13][14]

Il processo di svecchiamento dell'apparato statale prende anche la strada del pensionamento: gli impiegati statali con più di sessant'anni vengono infatti mandati in quiescenza nel marzo 2002.[13]

Nel 2003 le prime elezioni legislative durante la presidenza di Bašār al-Asad confermano l'avvento di un'onda nuova: cambiano 178 deputati su 250 eletti.[13][15] Dal 2001 i partiti del Fronte Nazionale Progressista possono pubblicare giornali, aprire sedi locali e patrocinare associazioni studentesche: il risultato di questa modesta apertura è il 50% in più di candidati rispetto alle precedenti elezioni, fra cui circa l'80% di candidati indipendenti, per lo più uomini d'affari, esponenti del mondo universitario, professionisti e anche leader religiosi. Tutto ciò nonostante le liste siano controllate da un'apposita commissione, la pratica dell'acquisto di voti sia estremamente comune e il ruolo dei candidati indipendenti in parlamento sia ancora poco significativo.[13]

La maggiore apertura nei confronti dei partiti del FNP sembra in qualche modo strumentale al regime che necessita un ulteriore allargamento della base del proprio potere; in quest'ottica nel 2005 il Partito Nazionalista Sociale Siriano entra nel FNP.[13]

Riforme del Partito Ba'thModifica

Le riforme più significative riguardano però l'organizzazione interna del partito e dell'apparato burocratico: secondo la Costituzione al Comando Regionale del partito Ba'th è riservata l'elaborazione e l'implementazione delle riforme politiche profonde, mentre al governo spetta gestire i problemi correnti.[13]

Con il decreto 408-409 del giugno 2003, la presidenza ribadisce la separazione di poteri tra partito ed esecutivo ma cercherà anche di bypassare sempre più la mediazione del partito nella gestione degli affari regionali, cercando un contatto diretto con i governatori locali. Il processo di ridimensionamento del Comando Regionale del Baʽth, e in definitiva del ruolo del partito, continuerà con il successivo Congresso, il decimo, tenutosi due anni dopo.[13][16]

I maggiori cambiamenti si riscontrano, come premesso, nell'organizzazione interna del partito: la speaker del Congresso, Butayna Šaʻbān annuncia una maggiore separazione tra funzioni del partito e funzioni di governo, mantenendo le sole cariche di primo ministro e speaker del parlamento riservate a membri del Baʻth. Il Comando Regionale inoltre è ridotto da 21 a 14 membri.[13] Tuttavia il cognato del presidente è confermato al vertice dei servizi segreti militari, mentre Maher al-Assad fratello di Bashar e Manāf Ṭlass, figlio dell'ex ministro della difesa Mūṣṭafā Ṭlass, sono a capo della Guardia Repubblicana.[13] All'interno del partito è portato a termine il processo di sostituzione della vecchia guardia, cominciato nel giugno 2000, con i fedeli del presidente in carica; la più clamorosa è quella del presidente ʻAbd al-Ḫalīm Ḫaddām[17], icona del regime di al-Asad. Ḫaddām riparerà in seguito a Parigi, da dove farà pesanti rivelazioni sul coinvolgimento del regime nell'omicidio Ḥarīrī.[13]

Riforme economicheModifica

Privato del poco competitivo mercato iracheno a causa della guerra, l'apparato produttivo siriano mise in evidenza l'esigenza di riforme: l'economia rimaneva caratterizzata da una marcata centralizzazione, dal sistema dei sussidi[18] e da una generale inefficienza. Il presidente si concentrò invece sull'ammodernamento del sistema finanziario.[13] Nel 2001 venne autorizzata la creazione di banche private: il cambiamento fu molto lento ma con il tempo si poterono contare 14 istituti privati, tradizionali o islamici.[13] Nel 2003 è stata abrogata la legge che criminalizzava il possesso di valuta estera da parte dei privati e nel 2006 le banche sono autorizzate a cedere valuta ai privati per finanziare le importazioni mentre i privati sono autorizzati a svolgere attività di cambiavalute.[13][19]

Nel 2005 si tiene il decimo congresso del partito Baʻth e in accordo con esso l'anno successivo viene approvato il piano economico quinquennale 2006-2010, che prevede la trasformazione dell'economia siriana da un'economia pianificata di stampo socialista in un'economia sociale di mercato (sebbene la Costituzione fino alla recente modifica del 2012 prevedesse solo un'economia pianificata), attraverso metodi indiretti di controllo dei settori produttivi (pianificazione “indicativa”) e la promozione di investimenti privati.[13] Il primo passo della riforma consiste nella legge n. 155 sugli investimenti del 2007, che abroga la legge n. 10 del 1991.[13] Essa sancisce il diritto all'acquisto di proprietà immobiliari da parte di investitori locali e stranieri (sebbene con alcuni vincoli residui per questi ultimi), permette il trasferimento dei capitali ricavati, e parzialmente anche degli stipendi, all'estero o in valuta straniera, offre incentivi (nella forma di esenzioni) fiscali ed elimina i dazi sulle importazioni di capitali.[13][20] Sebbene gli investimenti esteri diretti siano aumentati considerevolmente durante la presidenza di Bašār al-Asad, l'attrattività della Siria rimane bassa per gli investitori: nel triennio 2007-2009 il paese registra un livello d'investimento di 79 dollari pro capite, contro una media regionale di 163 dollari e una media mondiale di 235 dollari; la performance risulta positiva invece se gli investimenti esteri sono rapportati al PIL.[21] Il 2009 segna una forte caduta degli investimenti (-58%), con qualche operazione di rilievo nel settore strategico dell'energia.[22]

Nel marzo del 2009 inoltre è stata riaperta la borsa valori di Damasco.[13][23] Nel gennaio 2010 il governo ha elevato dal 49 al 60% la quota di capitale che può essere detenuta dagli investitori esteri. Nel luglio dello stesso anno è stata autorizzata la costituzione di banche d'investimento, seppur fissando un livello minimo di capitale molto elevato che scoraggia i potenziali investitori esteri.[13]

Ostacoli al processo riformistaModifica

Il paese subisce l'impatto negativo delle sanzioni americane[24], il raffreddamento dei rapporti con l'Arabia Saudita a partire dal 2005[25] e l'allentamento dei rapporti con il Libano, partner economico importante, sia nel settore formale sia in quello informale.[26] La dipendenza delle esportazioni dal settore petrolifero rimane alta.[13]

Le riforme economiche messe in atto negli anni duemila hanno dato risultati contraddittori: il PIL pro capite, benché si situi tuttora a un livello molto basso, anche considerando la media dell'area, è aumentato considerevolmente e costantemente nel quinquennio 2005-2009; l'inflazione è cresciuta mediamente del 14% nei primi quattro anni, con un calo del 7,6% nel 2009.[13] L'inefficienza e la corruzione dell'apparato burocratico continuano a scoraggiare gli investitori[27]; la situazione di monopolio che ancora caratterizza diversi settori, il basso livello tecnologico e la scarsa specializzazione dei lavoratori rendono inoltre i prodotti siriani poco competitivi sul mercato estero. La produttività, in generale, rimane bassa. Nella classifica stilata dalla Banca Mondiale delle economie che maggiormente favoriscono gli investimenti, la Siria è al 144° posto su 183 paesi, ben al di sotto degli altri paesi dell'area e al 176° per quanto riguarda i mezzi di tutela giudiziaria[28] e al 168° per la possibilità di accesso al credito.[13]

Se dunque la legislazione siriana in materia economica si è notevolmente evoluta nell'ultimo ventennio, l'attrattività del paese per gli investitori rimane ancora bassa in confronto agli altri paesi dell'area. Basse sono anche le performance della produttività e del valore aggiunto. Ciò è dovuto in grande misura al persistere dell'inefficienza del sistema burocratico: sebbene l'apparato statale sia stato svecchiato con il pensionamento obbligatorio degli ultrasessantenni, gli impiegati pubblici sono tuttora in soprannumero: con un milione e quattrocentomila unità[29][13] costituiscono quasi il 30% della forza lavoro del paese.[13] Lo snellimento dell'apparato eroderebbe la base di legittimità del regime, creando al contempo notevoli scompensi sociali dovuti all'incapacità del sistema economico di riassorbire i lavoratori espulsi e alla mancanza di una rete sociale di protezione. Le cariche più alte all'interno del sistema avvengono inoltre per nomina politica, anteponendo l'interesse clientelare alle capacità degli individui.[13]

Nella classifica stilata da Transparency International, che misura il grado di corruzione pubblica (Corruption Perception Index), e quindi l'affidabilità economica di un paese, la Siria è al 126° posto su 180 paesi censiti, con un punteggio di 2,5 su 10. Il risultato era stato di 3,4 su 10 nel 2003.[13][30] Per quanto riguarda l'indice di libertà economica (Index of Economic Freedom) è al 145° posto su 179 paesi e quindicesimo sui diciassette paesi della regione, davanti ai soli Iran e Libia, con un peggioramento generale rispetto agli anni precedenti, concentrato in particolare nell'area delle norme e della possibilità di accumulare proprietà private, nelle possibilità d'investimento e ancora nella corruzione del sistema pubblico.[13] Il paese manca tuttora, inoltre, di una legge anti-corruzione. Il cammino contraddittorio delle liberalizzazioni messe in opera prima da Ḥāfiz e poi da Baššār ha favorito il nascere di un capitalismo clientelare, i cui membri assumono un ruolo sempre più visibile nella società siriana.[13]

Consapevole di queste sfide il governo siriano ha conferito al progetto per il piano quinquennale 2011-2015, approvato il 7 novembre 2010, un'impostazione fortemente sociale ( o “focalizzata sulla dimensione sociale dello sviluppo”) con obiettivi che vanno dalla creazione di una rete di protezione sociale alla promozione della giustizia sociale, dalla creazione di posti di lavoro all'eliminazione della povertà[31], rivendicando ancora una volta, almeno ufficialmente, l'aspetto sociale della svolta economica e rinnovando così il “contratto sociale” con gli strati più disagiati della popolazione e più esposti ai disagi della svolta economica.[13]

Politica esteraModifica

Musulmano laico del gruppo religioso minoritario degli Alawiti, Baššār è malvisto da una parte di credo sunnita del Paese, che già nel settembre del 1982 si era ribellata nella città di Hama contro il governo del padre. Baššār al-Asad è malvisto anche dagli ambienti legati ai Fratelli musulmani, tanto che, nell'incendio della rappresentanza consolare a Damasco della Danimarca a seguito della pubblicazione nel 2005 di alcune vignette satiriche nel quale era talora tratteggiata la figura di Maometto,[32] alcuni osservatori hanno immaginato vi fosse una responsabilità non tanto del governo siriano, quanto dei Fratelli Musulmani, desiderosi di mettere in difficoltà il regime agli occhi degli Stati Uniti d'America e dell'Unione europea.[33]

Nonostante Baššār al-Asad avesse promesso riforme economiche e politiche sin dalla sua ascesa al potere, non ha evitato alla Siria di essere inclusa dagli USA tra i cosiddetti "Stati canaglia": una definizione assai controversa con la quale gli USA indicavano quei Paesi - come la Corea del Nord, Cuba, l'Iraq di Saddam Hussein, l'Iran degli Ayatollah e la Libia di Mu'ammar Gheddafi[34][35] distintisi per forme di governo autoritarie che violavano gravemente i diritti umani, per aver sponsorizzato il terrorismo oppure per aver organizzato in prima persona operazioni terroristiche, in particolare contro gli Stati Uniti e Israele.

Nonostante le relazioni tese con Israele, Baššār al-Asad ha dichiarato di auspicare una ripresa delle trattative con lo Stato ebraico sulla questione delle Alture del Golan occupate. Il suo appoggio a Ṣaddām Ḥusayn prima dell'invasione americana dell'Iraq nel 2003 ha tuttavia alimentato ulteriormente le tensioni tra i due Paesi e lo ha fatto bollare come personaggio politicamente ambiguo agli occhi delle diplomazie occidentali.

La medesima ambiguità sembra caratterizzare anche la vicenda che ha portato il 14 febbraio del 2005 all'assassinio del miliardario ed ex Primo ministro del Libano Rafīq Ḥarīrī a Beirut, a seguito di un attentato dinamitardo che distrusse l'autovettura su cui viaggiava. L'avvio dell'inchiesta ha messo in luce un intreccio d'interessi politici nel quale è stato coinvolto anche Rifa'at al-Asad. Le pressioni di una parte dei libanesi e le minacce degli USA hanno indotto dal 24 aprile 2005 la Siria a far rientrare in patria le proprie forze armate che stazionavano nella valle libanese della Beqāʿ fin dall'ottobre 1976, anno in cui, sotto il nome di FAD (Forza Araba di Dissuasione) e su esplicito invito dalla Lega Araba riunita a Riyāḍ, alla Siria era stato chiesto di intervenire militarmente in Libano per metter fine a una lunga e irrefrenabile guerra civile.

La Siria, Paese povero di petrolio e con un'economia non particolarmente forte,[36] rappresenta la punta più avanzata della politica anti-israeliana nel Vicino Oriente (soprattutto dopo che Egitto e Giordania hanno avviato un processo di normalizzazione delle loro relazioni con lo Stato ebraico), e da sempre reclama la restituzione dei territori occupati da Israele in seguito alla sconfitta araba nella Guerra dei sei giorni.[37] È per questo che la Siria da sempre offre ospitalità ai movimenti più violentemente anti-israeliani, dall'ormai non più esistente organizzazione palestinese di resistenza al-Sāʾiqa (La folgore), alla più recente organizzazione Ḥamās, qualificata come terrorista sia dagli Stati Uniti sia dall'Unione europea.

Baššār al-Asad si ritrova quindi in rotta di collisione con gli Stati filo-americani e filo-israeliani, in particolare sui seguenti punti:

  • il sostegno politico ed economico, come pure di armamenti, al partito libanese dello Ḥezbollāh;
  • la protezione e il sostegno del movimento palestinese Ḥamās, il cui maggior rappresentante ha vissuto in Siria fino al 2012[38];
  • l'inflessibile ostilità mostrata verso Israele, Stato col quale la Siria non ha mai voluto concludere alcuna pace fin dal 1948, reclamando la dovuta restituzione, secondo decisione delle Nazioni unite, di quanto delle alture siriane del Golan e della città fantasma di Quneyṭra è ancora in mano israeliana dopo la guerra del 1967, oltre a una soluzione del problema palestinese che comporti anche il ritorno in Israele dei discendenti dei profughi fuggiti o espulsi durante i vari conflitti intercorsi.

Questa condotta politica ha procurato ad al-Asad una grandissima popolarità tra le popolazioni del mondo arabo, oltre a creare una forte sintonia con il regime dell'Iran, paese la cui influenza nel Vicino Oriente è cresciuta dopo il crollo del regime iracheno e la perdurante instabilità del Libano.

La guerra civile in SiriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile siriana.
 
Manifestazione pro-Asad a Latakia

Nella prima metà del 2011, a seguito della cosiddetta Primavera Araba, anche la Siria è stata coinvolta in manifestazioni contro il governo di Baššār al-Asad per spingerlo alle dimissioni. Asad ha risposto alle manifestazioni concedendo una nuova costituzione sottoposta a referendum nel febbraio del 2012. Il 3 giugno 2012, in occasione dell'insediamento del nuovo Parlamento siriano, il raʾīs ha accusato i rivoltosi di essere dei terroristi manovrati da potenze straniere con i quali, pertanto, non vi sarebbe stato compromesso.[39] Fra le forze di opposizione si aggiunsero in seguito anche le Unità di Protezione Popolare curde affiliate al PKK e nel 2013 incominciò l'ascesa del Fronte al-Nusra affiliato ad al-Qāʿida e dello Stato Islamico.

Il 23 agosto 2013, a seguito dell'uso di armi chimiche avvenuto a Damasco, Stati Uniti e Unione europea hanno accusato le forze governative di Asad di aver condotto l'operazione, aprendo concretamente la possibilità di un intervento militare contro il regime. Asad e il suo governo hanno sempre sostenuto che gli attacchi chimici siano stati in realtà orchestrati dai ribelli e dall'intelligence straniera per avere un pretesto per l'intervento. Su iniziativa russa, la crisi internazionale si è risolta con l'adesione della Siria alla Convenzione sulle armi chimiche e con la distruzione sotto egida ONU dell'arsenale chimico siriano.

Il 3 giugno 2014, in occasione delle prime elezioni presidenziali multipartitiche dopo mezzo secolo, svolte secondo quanto previsto dalla costituzione siriana emanata nel 2012, Baššār al-Asad viene rieletto, sostenuto dal Partito Ba'th, Presidente della Siria con 10.319.723 voti (92,20%, pari al 65% dell'elettorato siriano) per un terzo mandato di 7 anni. Il governo siriano sottolineò come l'affluenza, limitata solo alle aree in mano ai governativi, fosse stata record sia nel Paese sia all'estero. Per gli oppositori di Assad si sarebbe trattato invece di una "farsa costruita nel sangue" e gli altri candidati sarebbero stati dei "burattini" manovrati dal regime. Diversi Paesi hanno fatto in modo che i siriani espatriati non potessero votare presso i consolati o ambasciate: Belgio, Canada, Egitto, Francia, Germania, Giordania, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna e USA. Il voto è stato tuttavia riconosciuto da 30 stati tra cui Russia, Cina, Sudafrica, Brasile, India, Venezuela, Cuba e Iran[40].

Per far fronte alle necessità militari l'esercito siriano guidato da Asad ha dovuto integrare nell'esercito regolare varie milizie di differenti provenienze (Shabiha, Brigata al-'Abbas, Kata'ib Hezbollah, Brigate Badr, Brigate Haydar al-Karar, Brigate del Giorno Promesso, Jaysh al-Muwahhidin, Resistenza Siriana e Guardia Nazionalista Araba) oltre a creare diverse nuove forze operative come la Forza Nazionale di Difesa nel 2012 per istituzionalizzare le forze di autodifesa popolari nate spontaneamente in risposta agli attacchi delle milizie ribelli islamiste e le Forze Tigre nel 2013 concepite come unità governativa di forze speciali di rapido schieramento ed altamente efficace.

La Russia di Vladimir Putin, assieme all'Iran e alla milizia libanese di Hezbollah[41][42] hanno al contempo rappresentato il più valido sostegno al fronte di Asad nel conflitto civile.

Con il protrarsi della guerra il governo di Asad, dopo dure sconfitte iniziali che avevano messo concretamente a repentaglio la sua stessa sopravvivenza, ha sfruttato efficacemente la frammentazione del fronte ribelle e, a partire dal 2015, grazie al massiccio supporto militare russo, ha progressivamente riconquistato e ripreso il controllo di gran parte dei territori persi a favore di milizie ribelli o islamiste tanto che al gennaio 2019 le forze governative controllano le città principali di Aleppo e Damasco e la maggior parte del territorio siriano con l'esclusione di alcune zone sotto il controllo dei curdi o di milizie vicine alla Turchia e al governatorato di Idlib ancora occupato da diverse milizie ribelli, quali soprattutto il Fronte di Liberazione Nazionale (NLF, supportato dalla Turchia) e Hayat Tahrir al-Sham (HTS, legato ad Al Qaida).

Questione curdaModifica

I curdi durante la guerra civile hanno costituito le Forze Democratiche Siriane (FDS) allo scopo di combattere contro le forze islamiste dello Stato Islamico in tutta la Siria nord-orientale. A fine luglio 2018 i curdi ormai controllano circa un quarto del territorio siriano, ovvero la federazione del Rojava comprendente gran parte della Siria a est dell'Eufrate, le città di Raqqa, Mambij e le zone a esse adiacenti. Nelle mani delle FDS vi è la maggior parte del confine siriano con la Turchia, stato da sempre ostile alle rivendicazioni curde.

Diffidenti degli alleati americani che avrebbero annunciato il ritiro delle loro truppe dalla Siria (anche se a data da destinarsi) e temendo di trovarsi isolati politicamente come già avvenuto ai vicini peshmerga iracheni del KRG (assediati prima da Baghdad poi dalla Turchia a seguito del referendum per l'indipendenza del 2017, il quale era osteggiato anche dagli USA), avviano i primi contatti con Damasco per trovare una soluzione pacifica finale alla crisi siriana, aspirando a un riconoscimento di autonomia regionale e a maggiori diritti per le minoranze etniche rimanendo però all'interno della nazione siriana. In tale direzione vanno infatti i contatti per il ripristino della centrale idroelettrica della diga di Tabqa, i patti per la fornitura di petrolio dai pozzi dell'est del Paese controllati dalle FDS all'ovest governativo (oltre che all'Iran[43]) e in ultima analisi anche l'offerta di supporto militare da parte di ufficiali curdi per le operazioni governative nel governatorato di Idlib che a fine agosto sono in fase di preparazione.[44][45][46][47]

Il governo di Baššār al-Asad in ogni caso si dichiara contrario a un sistema federale o che comunque preveda forme di amministrazione autonoma.[48]

Il 28 ottobre 2018 e i giorni successivi Kobanê e diverse città lungo la frontiera turco-siriana controllate dalle Forze Democratiche Siriane vengono bombardate dall'artiglieria turca.[49] Le FDS, in seguito a rapporti riguardo la preparazione di nuove operazioni militari in Siria da parte della Turchia e in seguito a una serie di sconfitte durante l'assedio della sacca di Hajin, decidono di sospendere le operazioni contro Daesh, accusando nel contempo la Turchia di fornire supporto diretto a tale gruppo.[50][51]

Il 19 dicembre 2018 il presidente Donald Trump annuncia l'imminente ritiro delle truppe americane dalla Siria, innescando la rabbia delle Forze Democratiche Siriane che ritengono che la Turchia abbia ottenuto dagli Stati Uniti il via libera per poter sferrare un attacco contro di esse.[52][53][54]

Vita privataModifica

 
Baššār al-Asad con la moglie Asmāʾ a Mosca

Il presidente siriano è sempre stato piuttosto schivo e della sua vita privata si hanno poche notizie. È alto 1,89 m, parla fluentemente inglese e francese e ama praticare il nuoto, navigare in internet e ascoltare musica. È sposato dal dicembre del 2000 con una donna di fede sunnita conosciuta a Londra[55], Asmāʾ al-Akhras, e ha tre figli.

OnorificenzeModifica

Onorificenze sirianeModifica

  Gran maestro dell'Ordine degli Omayyadi
«in qualità di Presidente della Siria»
— Damasco, 17 luglio 2000
  Gran maestro dell'Ordine di Eroe della Repubblica
  Gran maestro dell'Ordine al merito civile
  Gran maestro dell'Ordine Militare d'Onore
  Gran maestro dell'Ordine al Merito Militare
  Gran maestro dell'Ordine per il Coraggio
  Gran maestro dell'Ordine di Devozione
  Gran maestro dell'Ordine per i Feriti
  Gran maestro dell'Ordine della Famiglia Siriana
  Gran maestro dell'Ordine dell'Amicizia e della Cooperazione
  Gran maestro dell'Ordine della Campagna Palestinese
  Gran maestro dell'Ordine della Federazione

Onorificenze straniereModifica

  Ordine di Jaroslav il Saggio di I Classe (Ucraina)
«Per l'eccezionale contributo allo sviluppo delle relazioni ucraino-siriane»
— Kiev, 20 aprile 2002[56]
  Cavaliere di Gran Croce del Real Ordine di Francesco I (Casa di Borbone-Due Sicilie)
— Damasco, 21 marzo 2004[57][58][59]
  Medaglia d'Oro di Benemerenza del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Casa di Borbone Due-Sicilie)
— Damasco, 21 marzo 2004[57]
  Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica.»
— Damasco, 11 marzo 2010[60], revocata per indegnità il 28 settembre 2012[61][62][63]
  Gran Collare dell'Ordine del liberatore (Venezuela)
— Caracas, 28 giugno 2010
  Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
— Brasilia, 30 giugno 2010[64]
  Cavaliere di gran croce della Legion d'onore (Francia)
— 2001, revocata per indegnità 19 aprile 2017[65]
  Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Cedro (Libano)
— Beirut, 31 luglio 2010[66]
  Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Cedro (Libano)
— 31 luglio 2010
  Gran Cordone dell'Ordine della Repubblica Islamica dell'Iran (Iran)
— Tehran, 2 ottobre 2010[67][68]
  Medaglia dell'Ordine dell'Amicizia (Russia)
— 2002

NoteModifica

  1. ^ Il nome Bashār è sconosciuto all'onomastica araba, malgrado esso venga regolarmente impiegato dalla stampa non araba. Il nome corretto è "Bashshār" Si veda il repertorio onomastico Dictionary of Arab Names, curato in 2 volumi da Mohammed Al-Zubair ed edito nel 1991 dalla Sultan Qaboos University e dalla Librairie du Liban, Vol. I, p. 183b.
  2. ^ La trascrizione Assad, vuole rendere il suono [s] dell'originale consonante sīn, anche se è meno fedele di quella con una s sola (Asad), più comune nell'uso accademico. Nella trasposizione italiana più fedele della pronuncia, l'accento tonico cade sulla prima sillaba. Il sostantivo "Asad" (in arabo: أسد‎) significa "leone".
  3. ^ Redazione, Siria, la Cia entro un mese fornirà armi ai ribelli, in Il Corriere, 26 giugno 2013. URL consultato il 5 febbraio 2016.
  4. ^ Altitude, su meridianionline.org (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2013).
  5. ^ Siria: Assad ringrazia Cina, Russia e Iran per il sostegno - Adnkronos Esteri
  6. ^ La Siria piange Assad, repubblica.it, 10 giugno 2000.
  7. ^ a b c Siria, uno sguardo sul passato: da Hafez al Assad alla riforma politica di Bashar al Assad • Oltre la Linea, su Oltre la Linea, 14 dicembre 2017. URL consultato il 16 luglio 2019.
  8. ^ Volker Perthes, Syria under Bashar al-Asad, 27 agosto 2014, DOI:10.4324/9781315000824. URL consultato il 17 luglio 2019.
  9. ^ Flynt L. Leverett, Inheriting Syria: Bashar's Trial By Fire, Brookings Institution, 2005.
  10. ^ Cajsa Wikstrom, Syria: 'A kingdom of silence', su www.aljazeera.com. URL consultato l'11 aprile 2019.
  11. ^ (EN) Farid N. Ghadry, Syrian Reform: What Lies Beneath, in Middle East Quarterly, 1º gennaio 2005. URL consultato l'11 aprile 2019.
  12. ^ (EN) Bashar al-Assad: Facing down rebellion, 3 settembre 2018. URL consultato l'11 aprile 2019.
  13. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab Maura Parisi, La Transizione in Siria. Tra Retorica e Riforme (PDF), Università degli Studi di Trieste.
  14. ^ Ghalioun B., Tentation du changement et dilemme de la reforme, in Dupret, Ghazzal, Courbage, al-Dbiyat (a cura di), La Syrie, pp. 758-759.
  15. ^ Volker Perthes, Syria under Bashar al-Asad, 27 agosto 2014, DOI:10.4324/9781315000824. URL consultato il 17 luglio 2019.
  16. ^ Kienle E., Belhadj S., Y a-t-il de vraies transformations politiques internes en Syrie?, in Dupret, Ghazzal, Courbage, al-Dbiyat (a cura di), La Syrie, pp. 710-715.
  17. ^ Nato a Banyas nel 1932, ʻAbd al-Ḫalīm Ḫaddām è uno dei pochi sunniti ad aver raggiunto i vertici del potere durante la presidenza di al-Asad padre; pioniere della costruzione della Siria baathista, e fedelissimo del presidente, è stato Ministro degli Esteri tra il 1970 e il 1984, Vice-presidente dal 1984 al 2005 nonché Presidente ad interim prima dell'insediamento di Bashar al-Assad alla presidenza. Durante la fase di interregno si dice abbia tessuto segrete trame per tentare un colpo di stato ai danni di Bashar. Ultimo membro della “vecchia guardia” nel governo del neo-presidente rassegna le dimissioni in un momento in cui la corrente di cui fa parte ha ormai perso ogni peso politico. Dopo il Congresso del Ba‛t ripara a Parigi, da dove lancia precise e pesanti accuse a membri del governo in carica e al presidente riguardanti l'omicidio del premier libanese Rafīq Ḥarīrī. In seguito fonda un partito composto da membri dell'opposizione in esilio che si propone di rovesciare pacificamente il regime di Bašār al-Asad. Per maggiori dettagli si veda il sito del Fronte di Salvezza.
  18. ^ Secondo il ministro dell'economia, 'Abdallah Dardarï, il governo avrebbe stanziato, nel 2008, 7 miliardi di dollari per sovvenzionare il prezzo di cibo ed energia, ovvero circa il 20% del prodotto interno lordo. Le sovvenzioni maggiori vanno al settore agricolo e alla benzina (10% del PIL). Oxford Businness Group, No subsidence of Subsidies, “Sana”, 31/07/2007, http://www.syria-news.com/readnews.php?sy_seq=59075
  19. ^ Zallio, Le riforme economiche, pp. 2-3.
  20. ^ La legislazione in materia di investimenti economici è accessibile in lingua inglese sul sito dell'Agenzia Siriana per gli Investimenti (Haita al-Istitmār al-Sūriyya): http://www.syriainvestmentmap.org
  21. ^ ANIMA, Investments & partnerships in the MED region in 2009, pp. 29.
  22. ^ In particolare si registrano le partnership con la China National Electric Equipment Corporation per l'ammodernamento della centrale elettrica di Zara, l'accordo con la francese Total per l'aumento della produzione di gas nella centrale di Tabiyeh e quello con la compagnia russa Tafnet per esplorazioni nella regione di Dayr el-Zur. Per un elenco degli investimenti esteri in Siria si veda: ANIMA, Investments & partnerships, pp.88-90.
  23. ^ Si veda: Syrian Arab Republic, Prime Minister Office, Planning and International Cooperation Commission, The Framework of Financial Sector Reform in Syria, http://www.planning.gov.sy/SD08/msf/Financial_Sector.pdf
  24. ^ Con il Syria Accountability and Lebanese Sovereignty Restoration Act (04/12/2003) il Congresso degli Stati Uniti chiedeva alla Siria di interrompere le relazioni con Hamas, Ḥezbollāh e con il Fronte Popolare di Liberazione Palestinese; di tagliare i rapporti con ogni formazione terroristica e impedire il passaggio sul proprio territorio di armi e individui destinati alla guerra in Iraq; di organizzare il completo ritiro delle proprie truppe dal Libano. Nell'attesa imponeva al paese le seguenti sanzioni: divieto di esportazioni dagli Stati Uniti (salvo cibo e medicinali); divieto degli investimenti in territorio siriano; severe restrizioni di movimento ai diplomatici siriani; divieto di 'utilizzo dello spazio aereo statunitense agli aerei siriani; ridimensionamento dei contatti diplomatici USA-Siria; blocca delle transazioni in cui sia in qualsivoglia modo coinvolto il governo siriano.
  25. ^ Tensioni seguite all'omicidio Rafiq al-Hariri.
  26. ^ Berthelot P., Les 10 ans de Bashar al Assad: un bilan “globalment positif”?, in Actualité du Moyen -Orient et du Maghreb, vol. 15, 2005.
  27. ^ De Saint Laurent B., Luçon Z. (Eds), Investments and Partnerships in the MED Region in 2009, Anima Investmente Network, http://www.animaweb.org/uploads/bases/document/AIN_FDI_Partnerships-2009_Eng_6-05- 2010.pdf, p.46.
  28. ^ L'indice originale si chiama “enforcing contracts”, e valuta i mezzi di tutela giudiziaria che possono essere adottati per far si che gli obblighi contrattuali siano concretamente adempiuti. Esso si traduce nel tempo necessario ad un creditore coinvolto in una controversia, per recuperare il credito ed è conteggiato dal giorno di inizio del procedimento davanti all’autorità giudiziaria.
  29. ^ Selvik, It's the mentality stupid, pp. 49.
  30. ^ Il 2003 è l'anno in cui la Siria è inclusa per la prima volta nell'indice.
  31. ^ Cabinet approves eleventh five years plan 2011-2015, SANA (Syrian Arab News Agency), 14 nov 2010, http://www.sana.sy/eng/21/2010/11/14/318923.htm
  32. ^ Syrian protesters set fire to embassies, in theguardian.com, 4 febbraio 2006. URL consultato il 30 novembre 2016.
  33. ^ Kim Hundevadt, The Cartoon Crisis – how it unfolded, su www.jyllands-posten.dk. URL consultato il 5 maggio 2019.
  34. ^ What is a rogue state?, su nationalinterest.org.
  35. ^ The Threat from Rogue States, su belfercenter.org.
  36. ^ Why Syria matters to oil markets, in cnn.com, 5 settembre 2013. URL consultato il 30 novembre 2016.
  37. ^ Peter Walker e News Agencies, Olmert confirms peace talks with Syria, in The Guardian (London), 21 maggio 2008. URL consultato il 21 maggio 2008 (archiviato il 21 May 2008).
    «Israel and Syria are holding indirect peace talks, with Turkey acting as a mediator...».
  38. ^ Hamas political leaders leave Syria for Egypt and Qatar, in BBC News, 28 febbraio 2012. URL consultato il 30 novembre 2016.
  39. ^ Assad: "Vittime di complotto straniero. Il massacro di Hula è opera di mostri", La Stampa, 3 giugno 2012
  40. ^ (EN) Syrian President Bashar al-Assad wins third term, in BBC News, 5 giugno 2014.
  41. ^ Andrea Muratore, Il ruolo di Hezbollah nella guerra in Siria, Gli Occhi della Guerra, 31 luglio 2018
  42. ^ Andrea Muratore, Storia e futuro di Hezbollah, il partito di Dio del Libano, Gli Occhi della Guerra, 4 agosto 2018
  43. ^ Ecco come Trump si è rimangiato l’ordine di ritirare subito i soldati dalla Siria, su startmag.it.
  44. ^ Wary of U.S. ally, Syrian Kurds look to Damascus for talks, su reuters.com.
  45. ^ Why Syria's Kurds are inclined to negotiate with Damascus, su al-monitor.com.
  46. ^ Syrian government to re-operate Tabqa Dam as per agreement with Kurds, su mobile.almasdarnews.com.
  47. ^ Kurdish Delegation Met Syrian Gov't Officials to Discuss Political Settlement, su sputniknews.com.
  48. ^ More Details Appear About Negotiations Between Government And SDF In Damascus, su southfront.org.
  49. ^ Siria, Turchia bombarda milizia curda sostenuta da Usa a Kobane, su askanews.it.
  50. ^ SIRIA. Summit Istanbul: appoggio a integrità territoriale siriana, su nena-news.it.
  51. ^ sdf-press.com, http://sdf-press.com/en/2018/10/to-public-opinion-4/.
  52. ^ Trump annuncia il ritiro dalla Siria “L’obiettivo era sconfiggere l’Isis”, su LaStampa.it. URL consultato il 22 dicembre 2018.
  53. ^ Gli Usa preparano il ritiro delle truppe dalla Siria, Trump: "Abbiamo sconfitto l'Isis, era l'unico motivo per restare", su Tgcom24. URL consultato il 22 dicembre 2018.
  54. ^ Winners and Losers in Trump’s Planned Troop Withdrawal From Syria, su nytimes.com.
  55. ^ La vita di Asma al Assad, la first lady della Siria, su occhidellaguerra.it.
  56. ^ Decreto ufficiale
  57. ^ a b President al-Assad- Duke and Duchess of Calabria, Arabicnews.com, 22 marzo 2004. URL consultato il 22 giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 29 agosto 2005).
  58. ^ President Bashar al-Assad of Syria becomes first Muslim Head of State to be invested into the Order of Francesco I. Duke of Calabria receives highest Syrian decoration on behalf of the Constantinian Order. Damascus – March 2004. Constantinian.com
  59. ^ SYRIA-ASSAD-BOURBON Mediafaxfoto.ro, 21 March 2004
  60. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  61. ^ Comunicato del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica.
  62. ^ Camera dei deputati: interrogazione a risposta scritta 4/17085.
  63. ^ Foto Archiviato il 23 febbraio 2014 in Internet Archive.
  64. ^ Foto
  65. ^ Pourquoi Jacques Chirac avait-il accordé la légion d'honneur à Bachar Al-Assad ? - Libération
  66. ^ President Michel Suleiman hosts Syrian President Bashar al-Assad and Saudi King Abdullah bin Abdel Aziz Archiviato il 29 aprile 2014 in Internet Archive. Marada-news.org, July 31, 2010
  67. ^ Iran Awards Syrian Leader Highest Medal of Honor, Voice of America, 1º ottobre 2010. URL consultato l'11 giugno 2013.
  68. ^ Syrian President Awarded Iran's Medal of Honor, CBN News, 4 ottobre 2010. URL consultato l'11 giugno 2013.

BibliografiaModifica

  • Volker Perthes, Syria under Bashar Al-Asad: Modernisation and the Limits of Change, Oxford University Press, 2004. ISBN 0-19-856750-2 (Adelphi Papers no 366).
  • David W. Lesch, The New Lion of Damascus: Bashar al-Asad and Modern Syria, Yale University Press, 2005, ISBN 978-0-300-10991-7.
  • Mirella Galletti, Storia della Siria contemporanea. Popoli, istituzioni e cultura, Milano, Bompiani, 2006.

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