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Battaglia dello Scultenna
parte delle campagne di Rotari
DataFine novembre 643
LuogoPresso il torrente Scoltenna
CausaCampagne di conquista del re longobardo Rotari contro i domini bizantini in Italia
EsitoVittoria di Rotari e probabile morte di Isacio
Modifiche territorialiAnnessione definitiva al regno longobardo di Modena e Appennino modenese
Schieramenti
Comandanti
Perdite
Sconosciute8 000
(cifra tradizionale, verosimilmente simbolica[1][2])
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La battaglia dello Scultenna fu combattuta nel 643 presso il torrente Scoltenna (anticamente Scultenna), il principale tratto sorgentizio del Panaro, tra l'esercito del re dei Longobardi Rotari e quello dell'esarca di Ravenna Isacio. Lo scontro fu vinto dal sovrano longobardo, mentre il suo avversario cadde sul campo; la vittoria consentì ai Longobardi di estendere i propri domini alla Lunigiana e alla Liguria e di completare la conquista della Aemilia[1].

Indice

Contesto storicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Regno longobardo.
 
I domini longobardi alla morte di Agilulfo (616)

La battaglia si insedia nell'ambito delle conquiste militari del re ariano con il fine non tanto di espandere il Regno longobardo, quanto di consolidarne i confini esterni[3]: infatti, in quello stesso anno oltre ad assoggettare le coste liguri assediò e distrusse Oderzo per questioni tattiche.

Il sovrano longobardo approfittò di un momento di difficoltà dell'Impero bizantino, indebolito dalle invasioni arabe e dalla crisi sul monotelismo, per tentare di assoggettare i territori rimasti in mano bizantina e incuneati nel corpo centrale del regno: l'Esarcato di Ravenna con le sue propaggini venete fino a Oderzo a est, e la Liguria e la Lunigiana a ovest[1].

Forze in campoModifica

Sia l'Origo gentis Langobardorum[4], sia Paolo Diacono[5] sostengono che le perdite bizantine raggiunsero le ottomila unità, una cifra eccezionale per l'epoca. Tale dato, tuttavia, è messo in dubbio dalla moderna storiografia: sia perché Rotari, nonostante un trionfo che avrebbe raggiunto tali proporzioni, non riuscì comunque a conquistare l'Esarcato, sia perché tale cifra risulterebbe in ogni caso del tutto sproporzionata alle reali dimensioni degli eserciti dell'epoca, composti da poche migliaia di guerrieri[1][2].

La battaglia si svolse presso il torrente Scoltenna (anticamente "Scultenna"), il principale ramo sorgentizio del fiume Panaro che nasce dal monte Rondinaio e scorre per una trentina di chilometri nell'Appennino emiliano[1].

La battagliaModifica

Della battaglia si hanno soltanto gli scarni resoconti offerti dall'Origo e da Paolo Diacono:

(LA)

«[Rothari] pugnavit circa fluvium Scultenna, et ceciderunt a parte Romanorum octo milia numerus»

(IT)

«[Rotari] combatté presso il fiume Scultenna e caddero in ottomila dalla parte dei Romani»

(Origo gentis Langobardorum, §6)
(LA)

«[Rothari] cum Ravennantibus Romanis bellum gessit ad fluvium Aemiliae qui Scultenna dicitur. In quo bello a parte Romanorum, reliquis terga dantibus, octomilia ceciderunt»

(IT)

«[Rotari] combatté contro i Romani di Ravenna presso il fiume dell'Emilia che è chiamato Scultenna. Nella battaglia caddero, dalla parte dei Romani, ottomila uomini e il resto volse la schiena in fuga»

(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, IV, 45)

La battaglia fu combattuta verso la fine del mese di novembre del 643 e si concluse probabilmente con la morte dell'esarca Isacio, comandante dei Bizantini[6]. Il dato di ottomila guerrieri caduti da parte bizantina è ritenuto inattendibile da parte della moderna storiografia, che lo intende semplicemente come indicatore non numerico della netta vittoria conseguita da Rotari[1][2][7]

ConseguenzeModifica

Reazioni immediateModifica

 
Il regno longobardo dopo le conquiste di Rotari (636-652)

Secondo Fredegario[8] le campagne di Rotari, nel cui quadro si inserisce la battaglia dello Scultenna, furono caratterizzate da gravi crudeltà con saccheggi, incendi, spogliazioni e distruzioni; la popolazione sottomessa sarebbe stata addirittura ridotta in schiavitù. La storiografia moderna, tuttavia, ridimensiona tale descrizione drammatizzata, ritenendola frutto per lo più della sorpresa dei testimoni, che dopo un quarantennio di relativa pace dovettero tornare ad assistere alle asperità belliche; la riduzione in schiavitù, in particolare, risulta del tutto incompatibile con le modalità dell'insediamento longobardo in Italia, a settant'anni dalla conquista, tanto che non esiste alcuna altra testimonianza in merito a tale pratica[1].

Impatto sulla storiaModifica

La battaglia rappresentò un passaggio fondamentale delle campagne di conquista di Rotari, che si conclusero con un notevole ampliamento dei confini del regno longobardo. Presso il luogo della battaglia, la città di Modena - già effimeramente occupata alla fine del VI secolo - passò definitivamente sotto il pieno controllo longobardo e lo Scoltenna restò per più di un secolo la frontiera tra il Regno e l'Esarcato[9]: una situazione che segnò significativamente le vicende successive di quelle terre, delimitate proprio dal corso del fiume Scoltenna-Panaro.

La stabilizzazione territoriale più interna avrà come conseguenza un rifiorire favorevole dell'urbanizzazione ed una ripresa dell'economia[10].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g Lida Capo, Commento a Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, pp. 524-525.
  2. ^ a b c Sergio Rovagnati, I Longobardi, p. 56.
  3. ^ Stefano Gasparri, La frontiera in Italia (sec. VI-VIII). Osservazioni su un tema controverso, [senza fonte].
  4. ^ Origo gentis Langobardorum, §6.
  5. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, IV, 45.
  6. ^ Ottorino Bertolini, Il patrizio Isacio esarca d'Italia [625-643], pp. 65-68.
  7. ^ Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, p. 56.
  8. ^ Fredegario, Chronicarum, IV, 71.
  9. ^ Paolo Delogu, André Guillou, Gherardo Ortalli, Longobardi e Bizantini, p. 61.
  10. ^ Angelo Ghiretti, Archeologia e incastellamento altomedievale nell'Appennino Parmense, [senza fonte].

BibliografiaModifica

Fonti primarieModifica

Letteratura storiograficaModifica

  • Ottorino Bertolini, Il patrizio Isacio esarca d'Italia [625-643], in Ottavio Banti (a cura di), Scritti scelti di storia medievale, Livorno, Il telegrafo, 1968, Volume I..
  • Paolo Delogu, André Guillou; Gherardo Ortalli, Longobardi e Bizantini, in Giuseppe Galasso (a cura di), Storia d'Italia, Torino, Utet, 1980, Volume I., ISBN 88-02-03510-5.
  • Lidia Capo, Commento, in Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Milano, Lorenzo Valla/Mondadori, 1992, ISBN 88-04-33010-4.
  • Stefano Gasparri, La frontiera in Italia (sec. VI-VIII). Osservazioni su un tema controverso, in Gian Pietro Brogiolo (a cura di), Città, castelli, campagne nei territori di frontiera (secoli VI-VII), Mantova, Padus, 1995.
  • Angelo Ghiretti, Archeologia e incastellamento altomedievale nell'Appennino Parmense, Bardi, Centro studi Val Ceno, 1990.
  • Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-464-4085-4.
  • Sergio Rovagnati, I Longobardi, Milano, Xenia, 2003, ISBN 88-7273-484-3.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica