Battaglia delle Acque Blu

Battaglia del 1362/1363 combattuta tra il Granducato di Lituania e il Khanato dell'Orda d'Oro
Battaglia delle Acque Blu
parte Conflitti in Europa orientale durante il dominio turco-mongolo
VKL-1462-ru.png
Espansione territoriale del Granducato di Lituania
DataAutunno 1362 o 1363
LuogoDintorni di Torhovytsia, Oblast' di Kirovohrad, Ucraina[1] (48°39′28.8″N 30°46′58.8″E / 48.658°N 30.783°E48.658; 30.783)
EsitoVittoria decisiva lituana[2]
Modifiche territorialiIl Principato di Kiev diventa parte del Granducato di Lituania
Schieramenti
Comandanti
Algirdas
Teodoro Koriatovič
Kutlug Bey
Hacı Bey
Demetrio, principe dei tartari
Effettivi
20.000-25.00010.000-20.000
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La battaglia delle Acque Blu (in lituano: Mūšis prie Mėlynųjų Vandenų; in bielorusso: Бітва на Сініх Водах, trasl. Bitva na Sinich Vodach; in ucraino: Битва на Синіх Водах, Bytva na Synikh Vodakh) fu uno scontro combattuto nell'autunno del 1362 o del 1363 sulle rive del fiume Sinjukha, affluente sinistro del Bug Orientale, tra gli eserciti del Granducato di Lituania e l'Orda d'Oro. I lituani ottennero una vittoria decisiva e riuscirono a concludere la conquista del Principato di Kiev.

Contesto storicoModifica

Dopo la morte del suo sovrano Mehemmet Birde Bek nel 1359, l'Orda d'Oro andò incontro a una serie di controversie e guerre di successione che durarono un ventennio (1359–1381). L'Orda iniziò a fratturarsi in distretti separati (ulus) e, approfittando delle diatribe intestine, il granduca lituano Algirdas organizzò una campagna nelle terre dei tartari.[3] Egli mirava a proteggere ed espandere i territori meridionali del Granducato di Lituania, in particolare il Principato di Kiev. L'odierna capitale ucraina era già passata in parte sotto la sfera d'influenza lituana dopo la battaglia sul fiume Irpin' all'inizio degli anni 1320, ma continuava a pagare dazi all'Orda.[4]

BattagliaModifica

Nel 1362 o 1363, Algirdas marciò tra il Dnepr inferiore e il Bug Orientale[5] In primis, Algirdas si preoccupò di sottomettere le terre ancora a lui non appartenenti del Principato di Černigov: la maggior parte di esse, incluso il centro principale Brjansk, cadde in mano ai lituani intorno al 1357-1358. I baltici si spinsero quindi a Koršev (Коршов), una fortezza la cui ubicazione è ignota situata sulla riva settentrionale del Bystraja Sosna, affluente del fiume Don.[6] È molto probabile che Algirdas diresse le sue truppe anche verso l'ex Principato di Perejaslav. L'area apparteneva all'ulus di Crimea, impegnata al tempo in una campagna militare contro Saraj e non poteva opporre una resistenza efficace. In autunno, l'esercito lituano fece tappa verso ovest e superò il fiume Dnepr verso la Podolia. Tre bey tartari della regione decisero a quel punto di agire per fermare gli invasori radunarono un esercito in tempi ristrettissimi.[6] Si ritiene che gli eserciti si incontrarono presso l'odierna Torhovytsia (in ucraino: Торговиці), più o meno al centro della moderna Ucraina. A quel tempo la città era conosciuta come Yabgu in turco, sede del governatore locale, e Sinie Vody in russo, ovvero Acque Blu.[6]

Una breve descrizione della battaglia sopravvive grazie a un'opera tarda e poco affidabile realizzata da Maciej Stryjkowski, pubblicata nel 1582. Secondo il polacco, Algirdas ripartì il suo esercito in sei gruppi e li dispose a semicerchio.[6] I tartari ingaggiarono per primi lo scontro scagliando frecce ai contingenti laterali della formazione lituana. Tali attacchi sortirono scarso effetto e i lituani e i ruteni, armati di lance e spade, avanzarono e ruppero le linee del fronte dell'esercito tartaro con discreta facilità. I figli di Karijotas, i quali avevano reclutato uomini di Navahrudak, attaccarono i fianchi tartari con le balestre: poiché questi ultimi non riuscirono a mantenere la formazione, seguì una ritirata estremamente confusa.[6] Algirdas ottenne così una vittoria decisiva.[6]

ConseguenzeModifica

La vittoria rese la città di Kiev e gran parte dell'attuale Ucraina, comprese la Podolia e la Dykra (nota in latino con la locuzione campi deserti inhabitati), appartenenti al Granducato di Lituania, allora in forte espansione. La Lituania ottenne inoltre l'accesso al Mar Nero: per la prima volta nella sua storia, il Granducato amministrava terre che lambivano due mari diversi (l'altro era il Baltico). Algirdas lasciò suo figlio Vladimir a presidiare Kiev.[5] Dopo aver espugnato la città e i suoi dintorni, i confini della Lituania finirono per lambire direttamente quelli di Mosca.[7] La Podolia fu affidata invece ad Alessandro, Giorgio, Costantino e Teodoro Koriatovič, figli di Karijotas, nipoti di Algirdas e comandanti durante la battaglia.[5]

StoriografiaModifica

 
Francobollo dell'Ucraina del 2012 dedicato alla battaglia delle Acque Blu

La battaglia ricevette relativamente scarso approfondimento da parte degli storici,[8] in parte dovuto alla penuria di fonti storiche. Lo scontro viene citato varie volte di sfuggita nelle cronache rutene e in quelle russe. La fonte di informazioni più importante è il Racconto sulla Podolia, poi incorporato nelle cronache lituane. Il racconto fu elaborato dai lituani quando era in corso la guerra civile lituana (1432–1438), ossia quando la Lituania fronteggiò la Polonia per la supremazia sulla Podolia. Proprio in virtù di siffatto contesto storico, il resoconto riportato venne strumentalizzato a livello politico in maniera tale che potessero risultare legittime le rivendicazioni lituane sulla Podolia, oltre che esaltare le virtù dei figli di Karijotas: tali venature increspano un'accurata descrizione degli eventi.[9] Per motivi diametralmente opposti, ovvero volti a sminuire il successo lituano, gli storici slavi tendevano a minimizzare l'importanza della battaglia.[8] Lo storico lituano Tomas Baranauskas afferma che gli storici russi preferirono esaltare la loro vittoria riportata contro i tartari nella battaglia di Kulikovo del 1380, mentre gli storici polacchi non intendevano porre ulteriore attenzione sulle mire espansionistiche lituane riservate alla Podolia.[6] Basti pensare che Jan Długosz, una delle penne più preziose del XV secolo, non cita affatto la lotta.[10]

Ad ogni modo, dal Novecento l'interesse per le Acque Blu è aumentato. Lo storico polacco Stefan Maria Kuczyński ha dedicato uno scritto intitolato Sine Wody (Acque Blu) nel 1935,[11] il lituano Romas Batūra ha pubblicato Lietuva tautų kovoje prieš Aukso ordą. Nuo Batu antplūdžio iki mūšio prie Mėlynųjų Vandenų (La Lituania in lotta contro l'Orda d'Oro. Dall'affermazione di Batu khan alla battaglia delle Acque Blu) nel 1975 e l'ucraino Felix Shabuldo si è prodigato nella realizzazione di numerosi articoli.[12] Gli storici ucraini hanno tenuto due conferenze a Kirovohrad dedicate all'evento nel 1997 e nel 1998. Una raccolta di scritti dedicati all'argomento risultante è stata ultimata dall'Istituto di storia dell'Ucraina nel 2005. Nel 2012, si è tenuta un'altra conferenza, stavolta dedicata al 650º anniversario della battaglia, all'Università Vitoldo Magno.[13]

NoteModifica

  1. ^ Gintaras Labutis, "Un viaggio nei luoghi delle battaglie lituane con i tartari", delfi.lt, 10 giugno 2010, link verificato il 24 agosto 2020.
  2. ^ (EN) Paul Robert Magocsi, A History of Ukraine: The Land and Its Peoples (II ed.), University of Toronto Press, 2010, ISBN 978-14-42-69879-6, p. 136.
  3. ^ (LT) Zenonas Ivinskis, Lietuvos istorija iki Vytauto Didžiojo mirties, Roma: Accademia lituana cattolica di scienze, 1978, pp. 261-262, LCC 79346776.
  4. ^ (EN) Ryan Ver Berkmoes, Russia, Ukraine & Belarus (ed. 2), Lonely Planet, 2000, ISBN 978-08-64-42713-7, p. 160.
  5. ^ a b c (EN) Zigmantas Kiaupa, The History of Lithuania Before 1795, Vilnius: Istituto di Storia Lituana, 2000, ISBN 978-99-86-81013-1, p. 121.
  6. ^ a b c d e f g Tomas Baranauskas, "La battaglia delle Acque Blu: una ri-analisi dopo 650 anni", Veidas, (25): 30–32, 23 giugno 2012, ISSN 1392-5156.
  7. ^ (EN) Robert Auty; Dimitri Obolensky, Companion to Russian Studies, Cambridge University Press, 1981, ISBN 978-05-21-28038-9, p. 86.
  8. ^ a b (EN) Jaroslaw Pelenski, The contest for the legacy of Kievan Rus', East European Monographs, 1998, ISBN 978-08-80-33274-3, pp. 134-135.
  9. ^ (EN) Jaroslaw Pelenski, The contest for the legacy of Kievan Rus', East European Monographs, 1998, ISBN 978-08-80-33274-3, p. 136.
  10. ^ (EN) Cordelia Hess; Jonathan Adams, Fear and Loathing in the North: Jews and Muslims in Medieval Scandinavia and the Baltic Region, Walter de Gruyter GmbH & Co KG, 2015, ISBN 978-31-10-34647-3, p. 339.
  11. ^ Il quale si occupò di discernere tutti gli elementi mitologici da quelli reali raccontati dalle cronache. Secondo lo studioso, la battaglia si svolse a Zvenjhorod, capitale di un antico principato: (EN) Archivum Eurasiae Medii Aevi (voll. 2-3), Harrassowitz, 1982, p. 310.
  12. ^ (EN) "Felix Shabuldo (1987 – 2013)", Zharkikh, link verificato il 24 agosto 2020.
  13. ^ (LT) Vytas Jankauskas, "Konferencija "Vidurio Rytų Europa mūšio prie Mėlynųjų Vandenų metu"" (PDF), Lietuvos istorijos metraštis, 2012, 1: 201–202. ISSN 0202-3342.
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