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Battaglia di Cartagena
parte delle invasioni barbariche del V secolo
Cartagena, Mar Menor, i Cap de Pals (foto satèl·lit).jpg
La costa e il mare di fronte a Cartagena, il luogo della battaglia
Data13 maggio 460
Luogoal largo di Cartagena, odierna Spagna
EsitoNetta vittoria vandala
Schieramenti
Effettivi
Sconosciute300 navi
Perdite
SconosciuteSconosciute
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La battaglia di Cartagena fu una battaglia navale combattuta tra l'Impero romano e il Regno dei Vandali nel 460, che vide la totale vittoria della flotta vandala su quella dell'imperatore romano d'Occidente Maggioriano.

Contesto storicoModifica

Nel 457, il generale romano Maggioriano salì sul trono di Roma, dichiarando immediatamente di voler riportare l'Impero ormai in pieno declino agli antichi fasti. Il primo obiettivo era quello di vendicare l'umiliazione subita due anni prima con il sacco di Roma del 455: il nuovo imperatore, dunque, diede l'ordine di armare una flotta a Cartagena, in Spagna, con la quale aveva intenzione di invadere il Regno dei Vandali sorto in Nord Africa.

«460: Eo anno captae sunt naves a Vandalis ad Elecem juxta Carthaginem Spartariam.»

(Mario di Avenches)

La battagliaModifica

Già nella primavera del 460, Maggioriano aveva a disposizione nel porto iberico quaranta navi; entro l'autunno sarebbero state costruite altre cinque navi. I Vandali di Genserico, informati dei piani imperiali, decisero di colpire prima che la marina romana divenisse imbattibile e sfidasse il dominio navale dei Vandali sul Mediterraneo Occidentale: dopo aver corrotto molti dei capitani romani, il 13 maggio una flotta di navi vandale sorprese la flotta romana, provocandone la completa distruzione. Con la flotta romana affondò anche il progetto dell'imperatore di invadere il Nord Africa.

«Mense Maio Majorianus Hispanias ingreditur imperator: quo Carthaginiensem provinciam pertendente, aliquantas naves quas sibi ad transitum adversum Wandalos praeparabat, de littore Carthaginiensi commoniti Wandali per proditores abripiunt. Majorianus ita sua ordinatione frustratus ad Italiam revertitur.»

(Hydatius)