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Battaglia di Mondovì

Battaglia di Mondovì
parte della guerra della Prima coalizione
Mondovi.jpg
La battaglia di Mondovì, opera di Giuseppe Pietro Bagetti
Data21 aprile 1796
LuogoMondovì
EsitoVittoria francese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
17.500 uomini13.000 uomini
Perdite
6001.600 uomini e 8 cannoni
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La battaglia di Mondovì fu combattuta tra il 20 e il 21 aprile 1796 tra le truppe francesi dell'Armata d'Italia comandata dal generale Napoleone Bonaparte contro ciò che rimaneva delle truppe del Regno di Sardegna che, assieme alle truppe austriache guidate da Jean-Pierre de Beaulieu, erano già state sconfitte nelle tre precedenti battaglie di Montenotte, Millesimo e Dego.

Descrizione e conseguenzeModifica

A causa della sconfitta gli austriaci furono costretti a ritirarsi verso la Lombardia, ma Napoleone non poté inseguirli come desiderava, in quanto il Direttorio preferì che finisse di sconfiggere ciò che restava dell'esercito piemontese.

Dopo un primo scontro con le truppe sabaude trincerate nel bastione di Ceva, i francesi iniziarono l'inseguimento dei piemontesi, che si erano rifugiati a Mondovì; il 21 aprile ebbe luogo la battaglia e, in seguito all'intervento della cavalleria sabauda a protezione della fanteria in ripiegamento, Napoleone lanciò la sua 1ª Divisione di Cavalleria, comandata dal generale Enrico Stengel, composta di cinque reggimenti, uno dei quali agli ordini dell'allora colonnello Murat, con un movimento aggirante al fianco delle truppe sarde, ma due squadroni dei Dragoni del Re, dislocati nei pressi del colle del Bricchetto di Mondovì, agli ordini del colonnello Chaffardon, caricarono con slancio i cavalieri francesi, cogliendoli in un momento di crisi determinata da un tardivo tentativo di cambiare formazione e direzione, e li sbaragliarono, con il generale Stengel ferito a morte nello scontro. Nel corso del combattimento il cornetta Roberti di Castelvero, avendo rotto la sciabola, usò l'asta dello stendardo per colpire i nemici che gli capitavano a tiro.

Per il fatto d'armi Vittorio Amedeo III, ritenendo che "una sola non fosse sufficiente a premiare tanto valore", conferì ben due medaglie d'oro al reggimento, che circa 35 anni dopo avrebbe assunto la denominazione "Genova Cavalleria" ed è l'unico, in tutto l'Esercito Italiano, decorato di due medaglie d'oro per lo stesso fatto d'arme ed è il solo che celebra la sua festa di corpo nella ricorrenza di una data anteriore all'epoca risorgimentale. L'episodio è particolarmente significativo anche per il fatto che è uno dei pochi combattimenti in cui la cavalleria napoleonica viene sconfitta. Nonostante il valoroso episodio che vide protagonista la cavalleria sabauda, la battaglia venne vinta dai francesi, che si spinsero fino ad occupare la città di Alba (il 26 aprile 1796), dove venne proclamata una repubblica giacobina. Tale repubblica ebbe però vita brevissima, solo due giorni; infatti il 28 aprile, con la firma dell'armistizio di Cherasco a palazzo Salmatoris, Vittorio Amedeo III, pur recuperando Alba e mantenendo il controllo di Torino, a causa delle sconfitte subite dovette cedere ai francesi le fortezze di Cuneo, Ceva, Alessandria e Tortona, concedendo inoltre il libero passaggio delle truppe napoleoniche attraverso il Piemonte per continuare la guerra contro l'Austria che, con la battaglia di Lodi il 10 maggio 1796, e la sconfitta del generale austriaco Jean-Pierre de Beaulieu, aprì così la strada per la conquista di Milano e l'ascesa della stella di Napoleone Bonaparte.

Il trattato di pace di Parigi (15 maggio 1796) sancì il passaggio di Nizza e della Savoia dal Regno di Sardegna alla Francia.

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