Battaglia di Azanulbizar

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Battaglia di Nanduhirion (o Azanulbizar)
parte della Guerra tra nani e orchi
Battaglia Azanulbizar.png
La Battaglia di Azanulbizar nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson
Data2799 T.E.
LuogoValle dei Rivi Tenebrosi (Azanulbizar o Nanduhirion)
EsitoVittoria decisiva dei nani
Schieramenti
Nani degli Ered Luin
Nani dei Colli Ferrosi
Altre casate di nani
Orchi di Moria e delle Montagne Nebbiose
Comandanti
Effettivi
66.000 nani[1]70,000 - 100,000 orchi e Goblin, qualche migliaio di Uruk della guardia personale di Azog[2]
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«Iniziò così la Battaglia di Azanulbizar (o Nanduhirion in lingua elfica), al ricordo della quale ancor oggi gli orchi rabbrividiscono e i nani piangono.»

(J.R.R.Tolkien Il Signore degli Anelli[1])

Nel mondo immaginario di J. R. R. Tolkien, la battaglia di Azanulbizar (secondo il nome Khuzdul della valle in cui fu combattuta) fu uno degli ultimi ed il più cruento scontro della Guerra tra nani e orchi. Il combattimento, detto anche Battaglia di Nanduhirion, secondo il nome elfico della valle, ebbe luogo nei pressi dei cancelli orientali di Moria ai piedi delle Montagne Nebbiose, nell'anno 2799 della Terza Era.

È descritta nell'Appendice A de Il Signore degli Anelli, nella sezione dedicata al popolo di Durin, ed è citata anche all'interno del romanzo, ne Lo Hobbit e in altre opere minori.

AntefattoModifica

Dopo la morte del padre, Thràin II inviò immediatamente dei messi che recassero la notizia a nord, est e ovest; ma ci vollero tre anni per radunare il loro esercito, al quale parteciparono folte schiere inviate dalle Casate di altri Padri; perché questo disonore subìto dall’erede del Più Anziano della loro razza li empiva di furore. Quando tutto fu pronto, essi attaccarono e saccheggiarono una dopo l’altra tutte le fortezze degli Orchi, da Gundabad al Gaggiolo. Ambedue le parti erano spietate, e vi furono morti e stragi di notte e di giorno. Ma i Nani avevano la vittoria in pugno grazie alla loro forza, alle loro insuperabili armi e al fuoco della loro ira; essi inseguirono Azog in tutte le conche e le valli delle montagne.

La battagliaModifica

Infine, tutti gli Orchi superstiti si rifugiarono a Moria, e l’esercito dei Nani, inseguendoli, giunse ad Azanulbizar. Era questa una grande valle che giaceva fra i contrafforti delle montagne intorno al lago del Kheled-zâram e faceva parte dell’antico reame di Khazad-dûm. Quando i Nani videro il cancello delle loro ancestrali dimore lanciarono un urlo che rimbombò come un tuono nella valle. Ma un grosso esercito nemico era radunato sulle pendici tutt’intorno, e dal cancello si riversò una moltitudine di Orchi che Azog aveva tenuti di riserva. Sulle prime la fortuna fu contro i Nani, perché era un cupo giorno d’inverno senza sole, e gli Orchi erano temerari, decisi e assai superiori di numero; inoltre disponevano della posizione più favorevole. Iniziò così la Battaglia di Azanulbizar, al ricordo della quale ancor oggi gli Orchi rabbrividiscono e i Nani piangono. Il primo assalto dell’avanguardia condotta da Thràin II fu respinto con molte perdite, ed egli costretto a ritirarsi in un bosco di grandi alberi che s’innalzavano non lungi dal Kheledzâram. Lì caddero Frerin, suo figlio, e Fundin suo parente, e molti altri; sia Thràin che Thorin rimasero feriti.

Altrove le sorti della battaglia oscillavano in mezzo a grandi carneficine, finché all’improvviso arrivarono le schiere provenienti dai Colli Ferrosi e decisero le sorti della battaglia. Giunti dopo gli altri e ancora freschi i guerrieri di Nàin, figlio di Grór, caricarono gli Orchi sterminandoli fin sulle soglie di Moria. Fu allora che Azog fece la sua sortita da Moria con la sua guardia di Uruk lanciando la sua sfida contro Náin che lo affrontò in duello ma venne ucciso. Fu allora che Dáin, il giovane figlio di Náin, si fece avanti e combatté contro Azog riuscendo infine ad ucciderlo e a tagliargli la testa. Gli orchi, disorientato per la morte del loro capo, caddero dunque in preda al terrore e quelli che non furono uccisi fuggirono. Dáin entrò nei cancelli di Moria ma ne uscì quasi subito sconvolto dalla vista del Flagello di Durin, che aveva visto acquattato nei corridoi ringhiante e terribile. Thrain, ormai nuovo Re del Popolo di Durin, incitò i Nani a riconquistare Moria ma i capi degli altri clan rifiutarono dicendo che non era ancora giunto il momento e che la vittoria di quel giorno aveva richiesto un prezzo troppo alto. Così i Nani si ritirarono: spogliarono i propri morti, così da non lasciare nulla nelle mani degli orchi, e bruciarono i corpi degli orchi. La testa di Azog fu mozzata e posta in cima ad una picca: nella sua bocca fu infilato il sacchetto di monete di rame che Azog aveva lanciato a Nár in segno di scherno.

Esito della battagliaModifica

Innumerevoli furono le perdite, infatti meno della metà dei nani era ancora in piedi o poteva sperare di guarire. Tra i discendenti di Durin caddero Náin, Frerin e Fundin e lo stesso Thráin perse un occhio. Le vittime tra i nani furono talmente tante che non fu possibile seppellire tutti i corpi: nell'occasione vennero bruciati, seppur contro le usanze del popolo di Aulë, per mancanza di tempo e per non lasciare un ricco bottino in armi ed armature agli orchi sopravvissuti[3][1][4].

Nonostante la vittoria gli ampi saloni di Moria non vennero riabitati, per paura del Flagello di Durin e quindi Dáin tornò ai Colli Ferrosi e Thráin e Thorin nel Dunland[4].

Gli orchi avevano subito perdite così pesanti da non rappresentare più una minaccia per quasi un secolo e mezzo. . L'odio tra nani e orchi restò sempre acceso: si rimanifesterà nella battaglia dei cinque eserciti, quasi due secoli dopo la battaglia di Azanulbizar[nb 1].

Trasposizione cinematograficaModifica

Nella seconda trilogia di Peter Jackson la battaglia viene presentata in alcuni flashback di Thorin e alti Nani membri della sua Compagnia ma con sensibili differenze rispetto al libro: innanzitutto viene fatta passare l'idea che Thrór sia morto combattendo contro Azog nella battaglia, mentre nel libro era stato assassinato alcuni anni prima; viene fatto sembrare inoltre che solo il Popolo di Durin, e non la coalizione delle Sette Casate dei Nani, abbia partecipato alla battaglia e viene inoltre omesso l'arrivo di Náin e Dáin con i Nani dei Colli Ferrosi; altre differenze fondamentali sono che Azog sopravvive alla battaglia, seppur mutilato da Thorin che guida la riscossa dei Nani, e che molti dei personaggi che in seguito faranno parte della Compagnia di Erebor (come Dwalin, Óin e Gloin) vi avrebbero partecipato, anche se in realtà all'epoca dei fatti erano troppo giovani o addirittura bambini. Nel complesso, benché graficamente spettacolare, la battaglia presentata nel film di Jackson non rispecchia in alcun modo, salvo alcune piccole parti, quella descritta nel libro de Lo Hobbit e nelle appendici de Il Signore degli Anelli, risultando qualcosa di completamente diverso

NoteModifica

  1. ^ A capo degli orchi nella battaglia dei cinque eserciti c'è Bolg, figlio di Azog, intenzionato a vendicare il padre e sconfiggere la dinastia di Durin. J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, p. 316
  1. ^ a b c J.R.R. Tolkien, Appendice A - Il popolo di Durin, p. 415.
  2. ^ J.R.R. Tolkien,  p. 278.
  3. ^ «I Nani erano addolorati di dover trattare così i loro morti, perché era contro ogni loro consuetudine. Ma per erigere tombe simili a quelle che solevano costruire (non di terra, ma interamente di pietra) avrebbero impiegato anni. Preferirono il fuoco, piuttosto che lasciare i loro morti in pasto alle bestie, agli avvoltoi o agli orchi. Ma coloro che caddero ad Azanulbizar furono per sempre ricordati e onorati, e ancor oggi un nano dirà con orgoglio di uno dei suoi antenati: Fu uno dei nani bruciati, e non avrà bisogno di aggiungere altro». J.R.R. Tolkien, Appendice A - Il popolo di Durin, p. 416
  4. ^ a b J.R.R. Tolkien, Appendice A - Il popolo di Durin, p. 416.

BibliografiaModifica

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