Battaglia di Presburgo

Battaglia del 907 tra il regno dei Franchi Orientali e i magiari del principato d'Ungheria
Battaglia di Presburgo
parte della conquista magiara del bacino dei Carpazi
Schlacht bei Pressburg.jpg
Battaglia di Presburgo, immagine di Peter Johann Nepomuk Geiger
Data4-6 luglio 907
LuogoBrezalauspurc, oggi Bratislava in Slovacchia oppure Zalavár (Moosburg) vicino al lago Balaton, Ungheria[1]
EsitoVittoria magiara
Schieramenti
Comandanti
Ludovico il Fanciullo (nominale)
Liutpoldo di Baviera (de facto) †
Theotmar, arcivescovo di Salisburgo
Principe Sieghard †
Árpád d'Ungheria, ma più probabilmente un comandante dal nome sconosciuto[2]
Effettivi
60.000 (forse)20.000 (forse)
Perdite
considerevoli
Tra quelli degni di nota:
Margravio Liutpoldo
Principe Sieghard
Arcivescovo Theotmar di Salisburgo
Due vescovi
Tre abati
Diciannove conti[3]
sconosciute
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La battaglia di Presburgo (in tedesco Schlacht von Pressburg) o battaglia di Pozsony (in ungherese Pozsonyi csata), o battaglia di Bratislava (in slovacco Bitka pri Bratislave) fu una battaglia che durò tre giorni, combattuta tra il 4 e il 6 luglio 907, durante la quale l'esercito del regno dei Franchi Orientali, costituito principalmente da truppe bavaresi guidate dal margravio Liutpoldo, fu annientato dalle forze ungheresi.

Il luogo esatto in cui si svolse la battaglia non è noto. Fonti contemporanee affermano che si svolse a "Brezalauspurc", ma non si conosce a quale luogo corrisponda esattamente: alcuni specialisti collocano la battaglia nelle vicinanze di Zalavár (Mosapurc); altri in un luogo vicino a Bratislava (Presburgo).

A seguito della battaglia di Presburgo, il regno dei Franchi Orientali non riuscì a riguadagnare il controllo sulla marca carolingia di Pannonia, compreso il territorio della futura marchia orientalis, perduta nel 900.[4]

Con la battaglia, gli ungheresi ribadirono la loro sovranità sulle terre conquistate durante la conquista ungherese del bacino dei Carpazi, impedendo un'invasione tedesca che potesse mettere a repentaglio le conquiste del principato d'Ungheria. Questa battaglia è considerata una delle battaglie più significative della storia dell'Ungheria[5] e segna la conclusione della conquista ungherese.[3]

Le fontiModifica

La battaglia di Presburgo è menzionata in diversi annali, tra cui gli Annales iuvavenses, gli Annales Alamannici,[6] i Continuator Reginonis,[7] gli Annales Augienses,[8] oltre che le necrologie di personaggi importanti come re, duchi, conti, vescovi e abati. La fonte più importante per la battaglia è la cronaca del XVI secolo dell'umanista, storico e filologo bavarese del Rinascimento Giovanni Aventino chiamata Annalium Boiorum VII, che contiene delle descrizioni complete dell'evento. Nonostante sia stato scritto seicento anni dopo gli eventi, si basa su manoscritti scritti coevi alla battaglia, oggi ormai perduti.[9]

Gli artefattiModifica

 
La Baviera e i territori dipendenti (compresa la Moravia) nel 900, prima della conquista ungherese.

Nel 900 i consiglieri del nuovo re dei Franchi Orientali, Ludovico il Fanciullo, guidati dal reggente di quest'ultimo, Attone I, arcivescovo di Magonza, si rifiutarono di rinnovare l'alleanza franco-orientale- ungherese, alleanza dunque che si concluse con la morte del precedente re Arnolfo di Carinzia.[10] Di conseguenza nel 900 gli ungheresi occuparono la Pannonia (Transdanubio) appartenente al ducato di Baviera, quindi parte del regno dei Franchi Orientali. Con quest'atto iniziò una guerra tra ungheresi e tedeschi che durò fino al 910. Prima della battaglia di Presburgo (Brezalauspurc), la maggior parte dei combattimenti era tra gli ungheresi e i bavaresi, ad eccezione della campagna ungherese in Sassonia del 906.

 
La conquista del bacino dei Carpazi da parte degli ungheresi. Le terre bavaresi e morave occupate dopo il 900 sono indicate in verde chiaro. In alto a sinistra: immagine autentica di un guerriero ungherese

Dopo aver perso la Pannonia, Liutpoldo, margravio di Baviera, si alleò con il suo ex nemico, Mojmir II di Moravia.[11] Nel 902 gli eserciti ungheresi, probabilmente guidati da Kurszán, sconfissero la Grande Moravia e occuparono la sua area orientale, occupando in seguito il resto della Moravia e Dalamancia (territorio nei dintorni di Meissen). Ciò interruppe le rotte commerciali della Baviera verso l'Europa settentrionale e orientale.[12] Ciò fu un duro colpo economico per la Baviera ed fu uno dei motivi per cui Liutpoldo ritenne fosse necessaria una campagna contro gli ungheresi. Inoltre non poteva tollerare la perdita del controllo bavarese sulla Pannonia, sulla Moravia e sulla Boemia.[13]

Numerosi eventi convinsero Liutpoldo ad avviare una campagna contro gli ungheresi. Durante gli ultimi attacchi ungheresi contro la Baviera, le forze di Liutpoldo sconfissero alcune delle loro unità in battaglie minori, come a Laibach (901) e sul fiume Fischa (903).[14] Nel 904 i bavaresi assassinarono Kurszán in un'imboscata tesa durante dei falsi negoziati di pace.[10] Con queste battute d'arresto, per un certo periodo, gli ungheresi non attaccarono la Baviera. Questi eventi, assieme alla convinzione che gli ungheresi temessero le sue forze, convinsero Liutpoldo che era il momento giusto per espellere gli ungheresi dai territori che prima appartenevano alla Baviera.[3]

Comandanti degli esercitiModifica

Il capo nominale dell'esercito bavarese era Ludovico il Fanciullo, re dei Franchi Orientali. Essendo però minorenne, il vero comandante era Liutpoldo. Comandante militare con elevata esperienza, Liutpoldo aveva combattuto con successo i Moravi e riuscì a contrastare con un certo successo i raid ungheresi, perdendo però, nonostante gli sforzi, la marca di Pannonia.[15]

Molti storici ritengono che il comandante delle forze ungheresi fosse Árpád, il Gran Principe degli Ungheresi, ma non ci sono prove a sostengo di questa ipotesi.[16] È più probabile che fossero guidati dallo stesso sconosciuto, ma geniale comandante che li guidò durante le battaglie di Brenta, Eisenach, Rednitz e Lechfeld. Queste battaglie, parte delle invasioni ungheresi dell'Europa, furono i loro più grandi trionfi e causarono fortissime perdite alle forze nemiche, includendo tra quest'ultime, nella maggior parte dei casi, il comandante nemico. Questa ipotesi è supportata dall'analisi delle fonti esistenti di queste battaglie. In questi casi, furono usate le seguenti tattiche con grande successo:

  • La guerra psicologica: ad esempio aumentando la fiducia del nemico e, diminuendo la sua vigilanza, con manovre ingannevoli o false negoziazioni, terrorizzarlo e demoralizzarlo con attacchi costanti e ripetuti, quindi colpirlo e distruggerlo con un attacco a sorpresa (usata nelle battaglia di Brenta,[17] battaglia di Lechfeld del 910, battaglia di Rednitz);
  • Finta ritirata (usata nelle battaglia di Brenta,[18] battaglia di Lechfeld del 910);[19]
  • Uso efficace dell'intelligence militare, evitando così attacchi a sorpresa e attacchi prima che tutte le forze tedesche potessero unirsi (usata nella battaglia di Lechfeld del 910);
  • Rapido dispiegamento e movimento delle unità, sorprendendo le truppe nemiche (usata nella battaglia di Lechfeld del 910);[20]
  • Attraversare segretamente ostacoli geografici, ritenuti insormontabili dal nemico, e quindi attaccare inaspettatamente (usata attraversando il Danubio nel 907, il fiume Brenta nell'899, e il mare Adriatico per raggiungere Venezia nel 900);[21]
  • Uso di tattiche nomadi sul campo di battaglia (finta ritirata; nascondere alcune truppe sul campo di battaglia e tendere un'imboscata al nemico; enfasi sugli attacchi a sorpresa; dispersione di unità militari; formazioni di battaglia fluide e mutevoli; sfruttamento della mobilità superiore della cavalleria leggera; predominanza del tiro con l'arco da cavallo; ecc.), la cui efficacia è mostrata dalle loro vittorie nelle battaglie citate;
  • Straordinaria pazienza nell'attendere giorni o addirittura settimane il momento giusto per ingaggiare il nemico e vincere una battaglia (battaglia di Brenta, battaglia di Lechfeld del 910);
  • Mantenere un'elevata disciplina tra le truppe per l'esecuzione e il rispetto degli ordini;
  • Uccidere il comandante nemico, (Presburgo, Eisenach, Lechfeld, Rednitz) Questa era anche una tattica che i mongoli useranno secoli dopo e serviva a indebolire il nemico "tagliandogli la testa"; questa tattica, oltre a gettare nel panico le truppe e a lasciarle senza ordini, era un efficace deterrente psicologico per i capi nemici sopravvissuti, in quanto li scoraggiava a combattere nuovamente i magiari.

Dopo il 910, invece, gli ungheresi, nonostante vinsero molte battaglie contro le forze europee (915: Eresburg; 919: Püchen, da qualche parte in Lombardia, 921: Brescia; 926: da qualche parte in Alsazia; 934: Wlndr; 937: Orléans; 940: Roma; 949),[22] uccisero il comandante nemico in una sola battaglia, con la battaglia di Orléans (937), dove Ebbone di Châteauroux, fu ferito e morì dopo lo scontro. Nonostante questa impresa, alcuni storici affermano che gli ungheresi perdettero questa battaglia.[23]

Dopo il 933 diventa chiaro che gli ungheresi non avevano più il grande comandante senza nome con la quale riuscirono a vincere molte battaglie: infatti commisero gravi errori che portarono a diverse sconfitte, come la battaglia di Riade, quando gli ungheresi non seppero delle riforme militari di Enrico l'Uccellatore, scoprendole solo nel corso della battaglia.[24] Un altro esempio che mostra la mancanza della precedente leadership è la battaglia di Lechfeld (955).[25] I comandanti ungheresi, Bulcsú e Lél, non mantennero la disciplina e l'ordine: pensando di aver vinto la battaglia, i soldati saccheggiarono la carovana dei rifornimenti dell'esercito tedesco senza accorgersi del contrattacco guidato dal duca Corrado; a seguito di quest'ultimo contrattacco, i comandanti non poterono impedire alle loro truppe di fuggire e disperdersi. Le truppe e gli abitanti tedeschi catturarono le truppe ungheresi in fuga e le uccisero impiccandosi a Ratisbona.[26] Queste sconfitte furono causate dalla perdita della disciplina militare tra le truppe e dalla mancanza di autorità e competenza dei comandanti ungheresi. I comandanti ricorsero a misure draconiane per motivare i soldati a combattere: ad esempio durante l'assedio di Augusta nel 955, i guerrieri ungheresi furono spinti ad attaccare le mura con flagelli.[27]

PreludioModifica

Nel 907 Liutpoldo ordinò la creazione di un grande esercito bavarese-tedesco (Heerbann) da tutta la Baviera,[28] che si concentrò attorno a Ennsburg. Sperava di ottenere una vittoria decisiva contro gli ungheresi, che avevano formato un importante principato nel bacino della Pannonia. Sulla base della cronaca di Aventino, i politici, i capi militari e il clero del ducato di Baviera si riunirono il 15 giugno 907 a Ennsburg per pianificare la campagna, concludendo che "gli ungheresi devono essere eliminati dalla Baviera".[29] A quel tempo, la Baviera comprendeva la Pannonia, l'Ostmark, ad est del fiume Enns, e probabilmente le antiche terre della Grande Moravia (oggi corrispondente alla parte occidentale della Slovacchia). Secondo alcuni storici, la Baviera includeva forse l'area tra il Danubio e il fiume Tibisco,[30] territori che appartenevano o dipendevano dalla Baviera prima della conquista ungherese nel 900, vale a dire la regione occidentale del bacino della Pannonia. Ciò dimostra l'importanza cruciale di questa campagna per gli ungheresi.

 
La campagna bavarese contro l'Ungheria e la battaglia di Presburgo

Ludovico il Fanciullo e i suoi consiglieri speravano che la campagna sarebbe stata una ripetizione del successo di Carlo Magno contro gli Avari nell'803,[31] in cui il regno franco ottenne il controllo sulle parti occidentali khanato degli Avari.[3] Il comandante de facto, il margravio Liutpoldo, accompagnò il sovrano fino al monastero di San Floriano, situato tra i fiumi Enns e Traun, al confine tra la Baviera e il principato di Ungheria. Il re rimase al monastero durante la campagna, fiducioso nella vittoria sugli ungheresi.

Fonti tedesche contemporanee affermano che i leader bavaresi avevano una grande vanità e presunzione,[32] probabilmente a causa dell'uccisione di Kurszán nel 904 e delle loro vittorie minori. Gli ungheresi probabilmente usarono questa fiducia a proprio vantaggio: probabilmente infatti alimentarono questa fiducia eccessiva, ingannando i bavaresi facendogli credere di trovarsi in una situazione sfavorevole, facendogli quindi ritenere che fosse il momento giusto per combatterli. Sebbene non ci siano prove concrete di ciò, questa ipotesi è coerente con il loro noto uso di questa tattica in altre battaglie dello stesso periodo, in particolare nella battaglia di Brenta.[17] Ciò è anche dimostrato da come l'esercito tedesco, oltre ai leader politici e militari (comprendenti il principe Sieghard, un certo numero di conti, tra cui Meginward, Adalberto, Attone, Ratold, Isangrim) portò alcuni dei membri del clero più influenti del regno dei Franchi Orientali (come Theotmar, arcivescovo di Salisburgo, cancelliere del regno; Zaccaria, vescovo di Säben-Bressanone, Utto, vescovo di Frisinga), insieme a un gran numero di sacerdoti.[3] I tedeschi dovevano aver avuto tanta fiducia in una vittoria completa sugli ungheresi, seguita dalla loro totale sottomissione, che pensarono che sarebbe stata una cosa semplice ripristinare il cristianesimo e ricostruire le chiese, cattedrali e abbazie che gli ungheresi avevano distrutto nel 900.

Questa è anche una prova della fuorviante guerra psicologica degli ungheresi. Alcuni storici, basandosi sulla Gesta Hungarorum scritto da Anonimo, affermano che l'attacco bavarese fu causato dalla presunta morte di Árpád, il gran Principe degli Ungheresi, perché i tedeschi pensavano che la morte del leader avrebbe indebolito la capacità degli ungheresi di combattere,[13] ma altri affermano che non ci sono prove concrete che Árpád fosse morto nel 907, perché tutte le date sul periodo della conquista ungherese del bacino dei Carpazi, date da Anonimo, sono sbagliate, come sosteneva lo storico Gyula Kristó.[33] Secondo lo storico György Szabados, Árpád potrebbe essere morto nel 907, prima o dopo la battaglia; tuttavia, è certo che non morì durante la battaglia, perché i suoi doveri di principe, di Kende, erano solo spirituali,[34] impedendogli di partecipare ad azioni militari o politiche. Anonimo scrive che Zoltán, suo figlio minore, successe ad Árpád come Gran Principe nel 907, consentendo di ipotizzare che Árpád e i suoi tre figli maggiori -Tarkacsu, Jelek (o Üllő) e Jutocsa- siano stati uccisi nella battaglia di Presburgo. Tuttavia, questa ipotesi non è accettata dalla storiografia.

L'esercito tedesco attraversò il confine ungherese il 17 giugno 907[3] e si divise in tre gruppi, dirigendosi a est lungo il Danubio. Liutpoldo guidò la forza principale lungo la riva settentrionale, mentre le forze di Theotmar di Salisburgopercorsero la riva meridionale, insieme a Zaccaria, vescovo di Säben-Brixen e Utto, vescovo di Frisinga. Essi marciarono costeggiando il fiume e si accamparono vicino a Brezalauspurg. Una flotta comandata dal principe Sieghard e i conti Meginward, Attone, Ratold e Isangrim era di stanza sul Danubio per garantire la comunicazione tra questi gruppi,[35] e per trasportare cibo e fanti pesantemente corazzati, come forza ausiliaria da dispiegare se uno dei gruppi dell'esercito bavarese fosse stato attaccato.[36] Questo piano è simile alla strategia che Carlo Magno usò nella sua famosa campagna contro gli Avari del 791, nella quale divise il suo esercito esattamente allo stesso modo, con truppe che marciavano su entrambi i lati del Danubio e una flotta per assicurarsi che rimanessero collegati.[37] Liutpoldo potrebbe aver pensato di copiare la strategia di Carlo Magno contro gli Avari avrebbe garantito la vittoria sugli ungheresi. Il comandante tedesco non tenne conto del fatto che gli ungheresi, nel 907, avrebbero risposto diversamente dagli Avari nel 791, usando metodi e strategie di guerra diversi, come attirare la flotta lontana dai due gruppi in marcia, rendendo la comunicazione tra i due gruppi impossibile. Sebbene la strategia di Liutpoldo fosse simile alla vittoriosa strategia di Carlo Magno, la divisione dell'esercito tedesco in tre gruppi fu il suo più grande errore. Invece di affrontare un grande esercito compatto, gli ungheresi potevano concentrare i loro attacchi su un gruppo., e questi non temevano l'arrivo dei rinforzi poiché il Danubio impediva ai comandanti tedeschi di aiutarsi a vicenda, mentre essi potevano attraversare il fiume con poca difficoltà.

Aventino scrive che gli ungheresi erano a conoscenza dell'imminente attacco bavarese e si prepararono per molto tempo.[38] Ciò dimostra che gli ungheresi raccolsero informazioni sull'attacco dalla Baviera ancor prima che l'esercito si radunasse, consentendo alle forze ungheresi di radunarsi e prepararsi alla battaglia. Come accennato in precedenza, uno dei fattori più importanti dei successi ungheresi nei primi decenni del X secolo fu il loro uso dell'intelligence militare.

Non ci sono documenti sulla dimensione dei due eserciti, ma i bavaresi erano così fiduciosi nella loro superiorità numerica da dividere il loro esercito in tre gruppi, il che può significare che pensassero che ciascuno dei tre gruppi fosse più grande dell'intero esercito ungherese. Anche se la dimensione dell'esercito ungherese è sconosciuta, è possibile dedurlo: il geografo persiano, Ahmad ibn Rustah, che scriveva tra il 903 e il 920, affermò che era noto che il sovrano ungherese aveva ventimila soldati.[39] Secondo gli storici ungheresi, questo potrebbe effettivamente riferirsi al numero di tutti i guerrieri disponibili nel principato di Ungheria in quel momento.[40] L'imperatore bizantino Costantino VII Porfirogenito scrisse, nel De administrando imperio, che le tribù ungheresi avevano un accordo in cui, nel caso di un attacco straniero contro una tribù, tutte e otto le tribù dovevano combattere insieme il nemico.[41] Sulla base di questo, è probabile che la maggior parte dei guerrieri ungheresi, provenienti da tutte le tribù, si fossero radunati per combattere i franco orientali, portando le dimensioni del loro esercito a circa ventimila soldati. Se si parte dal presupposto che l'esercito ungherese fosse composto da ventimila uomini e che un terzo dell'esercito bavarese fosse sufficiente a sconfiggere gli ungheresi, si può dedurre che l'intero esercito bavarese potesse avere all'incirca sessantamila uomini.

La battagliaModifica

Fonti europee contemporanee forniscono pochi dettagli della battaglia, dicendo solo che la battaglia ebbe luogo e che l'esercito bavarese venne annientato: esse tacciono sulla sequenza di eventi, i combattimenti e le scaramucce che portarono alla conclusione della battaglia. L'umanista, storico e filologo bavarese del Rinascimento Giovanni Aventino (1477-1534), sei secoli dopo gli eventi, nella sua opera Annali dei Bavaresi (Annalium Boiorum, volume VII), basandosi su documenti e cronache del X secolo ormai perduti, scrisse una descrizione abbastanza dettagliata della battaglia.

Poiché gli ungheresi erano a conoscenza dell'attacco molto prima che l'esercito tedesco avanzasse, probabilmente evacuarono tutti gli abitanti dalle aree delle marche, chiamate gyepű in ungherese, situate ad est tra il fiume Enns e Presburgo. Dato che gli ungheresi erano ancora nomadi, era molto più facile completare con successo l'evacuazione rispetto ad una società sedentaria. Portarono con sé il bestiame e distrussero il cibo che non potevano prendere,[42] usando così la tattica della terra bruciata, distruggendo qualsiasi cosa potesse tornare utile al nemico. Questa tattica fu usata molto spesso dagli stati e tribù nomadi, anche nei tempi antichi: ad esempio fu usata dagli Sciti contro Dario I e Alessandro Magno, e dagli Avari contro Carlo Magno[43] e oltre un secolo dopo con la battaglia di Presburgo il primo re ungherese, Stefano I, sconfisse l'invasione dell'imperatore tedesco Corrado II, usando la medesima tattica, provocando una carestia tra i soldati nemici,[44] tattica replicata dal re Andrea I d'Ungheria durante un'altra fallimentare invasione tedesca guidata dall'imperatore Enrico III nel 1051.[45] Anche dopo l'istituzione dello stato cristiano e feudale dell'Ungheria, i vecchi principi della guerra nomade erano ancora usati come un modo efficace per sconfiggere gli enormi eserciti imperiali.

 
Arciere ungherese a cavallo scaglia una freccia a un cavaliere inseguitore, basilica di Aquileia, XII secolo.

Aventino scrisse che dopo che l'esercito tedesco attraversò il confine ungherese, i comandanti ungheresi inviarono piccole formazioni di arcieri a cavallo leggermente corazzati per interrompere le linee di comunicazione tedesche, uccidere i messaggeri inviati tra i tre gruppi e infastidire queste con azioni di disturbo. Ciò mise i tedeschi sotto costante pressione e in un continuo stato di allerta, causando stanchezza e demoralizzazione,[42] quindi li attirò in battaglia.[46] È probabile che quando gli arcieri ungheresi attaccavano, i bavaresi li inseguivano, ma i primi erano troppo veloci grazie alla loro armatura leggera (che poteva essere anche assente) e utilizzavano solo archi e frecce (anche se alcuni, che combattevano corpo a corpo nei frangenti principali della battaglia, erano molto meglio equipaggiate, quindi più pesanti, con sciabola ricurva, lancia, ascia da battaglia, mazza, cotta di maglia, armatura lamellare).[47] La cavalleria bavarese era invece pesantemente corazzata,[48] e questo li rallentò significativamente. Le continue incursioni da parte degli arcieri a cavallo ungheresi rallentarono ancora di più il movimento dell'esercito bavarese, costringendoli a smettere di difendersi, demoralizzandoli prima della battaglia.[49] Questo è il motivo per cui i tedeschi impiegarono diciotto giorni (tra il 17 giugno e il 4 luglio) per coprire 246 km da Ennsburg a Presburgo, coprendo in media 14 km al giorno. Questa tattica guerrigliera permise agli ungheresi di scegliere dove e quando la battaglia sarebbe stata combattuta. Concentrarono le loro truppe vicino a Presburgo, località scelta dai magiari grazie alla topografia favorevole ad un esercito nomade.

Il primo giorno-4 luglioModifica

Gli ungheresi continuarono a perpetuare azioni di disturbo mentre i tedeschi marciavano verso est, il che li distrasse dall'attacco principale da parte dell'esercito ungherese. L'attacco iniziò il 4 luglio, e si concentrò sulla sponda meridionale del Danubio, attaccando il gruppo dell'esercito meridionale guidato dall'arcivescovo Theotmar.[50]

 
L'ultima difesa di Liutpoldo, dipinto di Peter Johann Nepomuk Geiger.

L'attacco iniziò con gli arcieri ungheresi che cavalcarono verso le truppe guidate dall'arcivescovo, scagliando una "pioggia di frecce" con i loro "archi di corno" (corneis arcubus, riferendosi ai famosi archi compositi dei nomadi ungheresi, fatti di legno, osso e corno)[51] sull'esercito tedesco in movimento. Colti totalmente di sorpresa, i tedeschi si ritirarono.[50] Anche quando i tedeschi furono in grado di prepararsi alla battaglia, gli ungheresi continuarono questi attacchi. Gli ungheresi sembravano apparire dal nulla usando a loro favore il terreno, i letti dei fiumi, i boschi, le colline e altri luoghi a loro vantaggio nascondendosi alla vista dei tedeschi, scagliando le loro frecce da lontano sui bavaresi per poi "scomparire": essi attaccavano, poi si ritiravano scagliando frecce e lance sugli inseguitori; quando la cavalleria bavarese iniziava ad inseguirli, i magiari si disperdevano improvvisamente, allontanandosi al galoppo, poi, dopo essersi raggruppati, si voltavano improvvisamente e attaccavano di nuovo, sorprendendo i tedeschi, causando loro molte perdite.

La famosa tattica di battaglia nomade della finta ritirata è facilmente riconoscibile.[52] Durante questa battaglia, gli ungheresi applicarono ogni specifica manovra militare degli eserciti nomadi, descritta molto bene dall'imperatore bizantino Leone VI il Saggio nella sua opera Tactica: "[Gli ungheresi] amano soprattutto combattere a distanza, tendere agguati, circondare il nemico, fingere di ritirarsi e tornare indietro ed usare manovre militari disperse". Come indica Aventino, gli ungheresi usarono molti trucchi, come movimenti rapidi, attacchi improvvisi, per poi "sparire" dal campo di battaglia, confondendo totalmente i comandanti nemici, i quali non sapevano cosa fare, non capendo quale fosse un attacco decisivo o quale fosse l'ennesimo bluff. I tedeschi furono quindi demoralizzati, i loro contrattacchi furono deboli e il loro ordine di battaglia fu compromesso.

Alla fine arrivò il momento decisivo quando, grazie agli implacabili attacchi ungheresi, alle tattiche fuorvianti e alla guerra psicologica da questi intrapresa, l'ordine di battaglia e il controllo dei comandanti sull'esercito franco orientali andarono completamente perduti e i soldati furono completamente demoralizzati, stanchi e persi: in quel frangente, gli ungheresi li attaccarono all'improvviso da davanti, dietro e ai lati, circondando e annientato il gruppo meridionale guidato dall'arcivescovo Theotmar.[53] Da questa descrizione si può supporre che il momento decisivo del primo giorno della battaglia sia stato quando gli ungheresi, con la tattica della finta ritirata, attirarono il gruppo dell'esercito di Theotmar in una trappola, che doveva essere un luogo vicino un bosco o un letto di un fiume o un terreno accidentato, dove una parte delle unità ungheresi erano nascoste: quando i soldati tedeschi arrivarono lì, inseguendo l'esercito ungherese "in fuga", altre truppe ungheresi uscirono improvvisamente, attaccando da dietro e ai lati i tedeschi e, insieme all'esercito principale, che tornò indietro cessando la finta ritirata, circondò e annientò le forze di Theotmar. Ciò venne preceduto da quegli attacchi e ritiri delle truppe arciere ungheresi, di cui scrive Aventino, che provocarono l'indebolimento della resistenza e dello spirito di combattimento dei nemici, causando disperazione e incertezza su cosa fare, che fece sì che usassero un ordine di battaglia disorganizzato, che portò alla loro distruzione.

Mentre tutto questo ebbe luogo, sembra che Liutpoldo, il cui esercito era sulla sponda settentrionale del Danubio, non fu in grado di aiutare le forze di Theotmar, in quanto era impossibilitato ad attraversare fiume, sebbene la flotta sotto il comando del principe Sieghard fosse ancora lì. Non si sa perché Liutpoldo non attraverserò il fiume usando la flotta del principe Sieghard: forse la flotta, per una ragione sconosciuta, si allontanò dalle forze di terra, e quel momento fu sfruttato dall'esercito ungherese per attaccare e distruggere il corpo dell'esercito meridionale guidato dall'arcivescovo.

In ogni caso, il primo giorno di battaglia fu contrassegnato dal massacro del corpo meridionale dell'esercito attaccante, vedendo la morte dell'arcivescovo Theotmar, i vescovi Utto di Frisinga e Zaccaria di Säben-Bressanone e gli abati Gumpold, Hartwich e Heimprecht.[50]

 
Morte di Liutpoldo nella battaglia di Presburgo del 907, dipinto di Wilhelm Lindenschmit il Vecchio

Secondo giorno-5 luglioModifica

Quella notte, l'esercito ungherese attraversò di nascosto il Danubio e attaccò le forze di Liutpoldo nel loro accampamento mentre dormivano.[54] Questo fatto è molto simile alla battaglia del fiume Brenta dell'899, dove il nemico pensava di essere al sicuro, poiché il fiume avrebbe dovuto impedire agli ungheresi di attaccare, per poi subire invece i loro attacchi. Gli ungheresi attraversarono il fiume Brenta e colsero di sorpresa il nemico ignaro usando, per guadare il fiume, pelli di animali (capre, pecore, e possibilmente bovini) legate a formare qualcosa di simile a un enorme sacchetto di bota riempito con l'aria, legato sui lati dei loro cavalli, che aiutava il guerriero e il suo cavallo a stare a galla per attraversare fiumi o addirittura i mari come il mare Adriatico, come fecero nel 900, per attaccare Venezia.[21]

L'attacco colse di sorpresa i tedeschi e le frecce degli ungheresi ne uccisero molti, alcuni probabilmente nel sonno. Gli ungheresi probabilmente circondarono completamente il campo fortificato, impedendo ai tedeschi formare le loro usuali formazioni di battaglia o di fuggire, (quelli che riuscirono a fuggire dal campo, furono in gran parte uccisi dagli ungheresi) trasformando il loro campo fortificato in una trappola (tattica riutilizzata trecento anni dopo, nel 1241, dai nomadi Mongoli nei confronti degli ungheresi ormai sedentari nella battaglia di Mohi), rendendoli totalmente indifesi e scagliando su di loro una pioggia di frecce senza sosta, fino a quando non uccisero tutti.[55] L'esercito franco orientale, che per il suo falso senso di sicurezza sembra non avesse prestato nessuna o poca attenzione alla protezione del campo, non ebbe nessuna possibilità di scampo e quasi tutti i soldati, insieme a Liutpoldo, il Maestro degli Intendenti Isangrim e altri quindici comandanti furono massacrati.[56]

Il fatto che gli ungheresi potessero sorprendere e massacrare l'esercito franco orientale mentre dormiva, dimostra che forse Liutpoldo non sapeva della sconfitta delle forze dell'arcivescovo Theotmar e che il suo esercito era abbastanza lontano dal primo campo di battaglia (secondo le più recenti opinioni storiche, quando si è verificata la battaglia del primo giorno, i due corpi dell'esercito bavarese erano a un giorno di distanza l'uno dall'altro):[57] se avesse saputo cosa era successo all'esercito del sud,[58] sarebbe stato più guardingo, impedendo una simile impreparazione. Probabilmente la cavalleria leggera ungherese attirò le forze bavaresi meridionali e settentrionali così lontane l'una dall'altra, che risultava impossibile per un gruppo sapere cosa accadeva all'altro (la stessa cosa accadde anche nella prima battaglia di Lechfeld del 910, quando gli ungheresi allontanarono la cavalleria tedesca dalla fanteria e la annientarono, senza che la fanteria ne fosse a conoscenza).

Terzo giorno-6 luglioModifica

Il giorno successivo gli ungheresi attaccarono la flotta tedesca comandata dal principe Sieghard. Aventino non scrive nulla su come fossero riusciti ad attaccare la flotta: egli scrive solo della facile vittoria ungherese e il terrore paralizzante dei tedeschi, che non potevano fare nulla per difendersi.[59] Sebbene non si sappia nulla su come gli ungheresi abbiano compiuto il difficile compito di distruggere la flotta bavarese, si può ipotizzare che l'abbiano fatto nel modo seguente: l'esercito magiaro, allineandosi su entrambe le sponde del Danubio, scagliò frecce infuocate sulle navi dandole fuoco, tattica usata tante volte durante il periodo delle invasioni ungheresi d'Europa, quando i magiari incendiarono molte città scagliando da grande distanza frecce incendiarie sui tetti delle case dietro le mura della città, come fecero con le città di Brema (915),[60] Basilea (917),[61] Verdun (921),[23] Pavia (924)[62] e a Cambrai (954).[63] Dare fuoco alle navi di legno non doveva essere più difficile che bruciare le città usando frecce infuocate. Anche la distanza delle navi che galleggiavano sul Danubio non costituiva un ostacolo per loro: la larghezza del Danubio a Presburgo è compresa tra 180 e 300 metri,[64] mentre le frecce lanciate dagli archi compositi nomadi potevano raggiungere la straordinaria distanza di 500 metri,[65] quindi non c'è dubbio che le frecce ungheresi potessero raggiungere le navi che, se si trovavano in mezzo al fiume, dovevano trovarsi a soli 90-150 metri dalla riva. Forse l'incendio iniziato sulle navi dalle frecce causò il terrore e il panico tra i bavaresi, di cui scrive Aventino, che inizialmente pensavano di essere al sicuro. Possiamo presumere che quei bavaresi che volettero fuggire dalle navi in fiamme saltarono in acqua e lì una parte di loro annegò mentre quelli che riuscirono ad arrivare alla riva furono uccisi dagli ungheresi. Di conseguenza, la maggior parte dei bavaresi delle navi, insieme ai loro comandanti, il principe Sieghard e i conti Meginward, Attone, Ratold e Isangrim, morirono nell'ultimo giorno della battaglia.

Dopo la battagliaModifica

I tre giorni della battaglia portarono un numero quasi incredibile di vittime tra l'esercito tedesco, compresi i loro comandanti:[66] vennero infatti uccisi il margravio Liutpoldo, l'arcivescovo Theotmar, il principe Sieghard, il vescovo Utto di Frisinga, il vescovo Zaccaria di Säben- Bressanone, diciannove conti, e tre abati.[3] Tra molti altri documenti contemporanei, negli Annales Alamannici (Annali Svevi) si legge: "La guerra inaspettata dei bavaresi contro gli ungheresi, il duca Liutpoldo e la loro [il suo popolo] superstiziosa superbia fu schiacciata, [solo] alcuni cristiani fuggirono, la maggior parte dei vescovi e dei conti furono uccisi".[67] Non ci sono resoconti delle vittime ungheresi della battaglia, poiché le cronache, gli annali e i necrologi tedeschi, che sono le uniche fonti, non dicono nulla al riguardo. Nonostante ciò, alcuni autori ungheresi moderni pensano che Árpád e i suoi figli siano morti in questa battaglia,[68] ma questo è solo un tentativo di romanticizzare e mitizzare gli eventi storici presentando l'eroe della conquista ungherese come qualcuno che ha sacrificato anche la sua vita per il suo paese.[69]

Dopo che la notizia della sconfitta arrivò al re, che si era fermato durante il periodo della campagna vicino al confine ungherese nel monastero di san Floriano, fu portato in fretta nella città di Passau, la quale aveva possenti mura, per sfuggire alla furia dei guerrieri ungheresi, che subito dopo la battaglia iniziarono ad inseguire i fuggitivi e ad uccidere i tedeschi che incrociavano. La popolazione bavarese si precipitò nelle grandi città come Passau, Ratisbona, Salisburgo o sulle montagne delle Alpi in boschi e paludi, per sfuggire alla punitiva campagna ungherese, che devastò la Baviera e occupò nuovi territori nelle parti orientali del ducato, spingendo in profondità i confini dell'Ungheria nel territorio bavarese, sulle aree ad ovest del fiume Enns, fiume segnava in precedenza l'ormai superato confine.[70]

Le forze di Liutpoldo, divise in tre gruppi, vennero sconfitte dalle tattiche nomadi eurasiatiche impiegate dai soldati ungheresi a cavallo. In una tempesta di frecce, gran parte dell'esercito tedesco fu circondato e distrutto. In questa battaglia gli ungheresi superarono sfide militari strabilianti per un esercito nomade, come la lotta contro una flotta, e ottennero una grande vittoria. Questo è il motivo per cui il comandante degli ungheresi doveva essere un genio militare, che portò i magiari ad altre grandi vittorie come a Brenta, Eisenach, Rednitz, Lechfeld.

LocalitàModifica

La posizione precisa in cui avvenne questa battaglia non è nota.[71] L'unica fonte contemporanea che menziona un luogo della battaglia sono gli Annales iuvavenses maximi (Annali di Salisburgo); tuttavia, l'affidabilità di questi annali è discutibile, poiché sopravvivono solo in frammenti copiati nel XII secolo.[72] Secondo questi annali, la battaglia ebbe luogo nelle vicinanze di Brezalauspurc, a est di Vienna.[73] Alcune interpretazioni sostengono che Brezalauspurc si riferisca a Braslavespurch, la fortezza di Braslav a Zalavár ("Mosapurc") vicino al lago Balaton in Pannonia,[74] mentre altri collocano Brezalauspurc nella moderna Bratislava.[75]

 
Battaglia di Bánhida

Molti storici sono stati incuriositi dal fatto che nessuna cronaca ungherese, come la Gesta Hungarorum di Anonimo, le Gesta Hunnorum e Hungarorum di Simone di Kéza, le Chronicon Pictum, ecc., menzioni questa cruciale vittoria della storia degli ungheresi e dal fatto che solo gli annali tedeschi e le cronache registrarono questa battaglia.[76] Questo è il motivo per cui alcuni storici (principalmente nel XIX e all'inizio del XX secolo)[60] abbiano cercato di identificare la battaglia di Presburgo con la battaglia di Bánhida, menzionata nella già citata Gesta Hunnorum et Hungarorum di Simone di Kéza,[77] che narra di una grande vittoria degli ungheresi contro le grandi forze della Moravia guidate da Svatopluk II, e cerca di localizzare la battaglia in questo luogo.[78]

La maggior parte degli storici,[3][79][80][81] si sono basati sul resoconto più dettagliato della battaglia, cioè gli Annalium Boiorum VII di Giovanni Aventino, scritto nel XVI secolo, che racconta le lotte a nord e a sud del Danubio (Danubium) e sul fiume stesso, vicino alla città di Vratislavia (Presburgo) e che sostiene che il luogo della battaglia sia stato nei dintorni dell'attuale città di Bratislava. Questo è l'unico posto, tra i luoghi discussi dagli storici, possibile della battaglia, con un fiume che rende possibile il movimento di una flotta di navi da battaglia. Se Zalavár fosse stato il luogo della battaglia, ciò significa che l'intera descrizione di Aventino è solo un'invenzione. Tuttavia il racconto di Aventino fornisce così tanti dettagli, come l'elenco dei nomi di tutti i leader politici, militari e spirituali tedeschi, i nobili che hanno partecipato e sono morti nella battaglia, gli eventi che hanno portato alla battaglia, ecc., che queste informazioni possono essere riscontrati dalle fonti del X secolo.

Dopo la battagliaModifica

Di ciò che accadde dopo la battaglia, gli Annalium Boiorum VII narrano che l'esercito ungherese attaccò immediatamente la Baviera e che l'esercito bavarese guidato da Ludovico il Fanciullo fu sconfitto ad Ansburg/Anassiburgium (Ennsburg) o Auspurg (Augusta, a nord di Lechfeld), e dopo alcuni giorni i magiari sconfissero un altro esercito bavarese a Lengenfeld; poi, al confine tra Baviera e Franconia, ottennero un'altra vittoria, uccidendo Gebeardo, il "re" dei Franchi, e Burcardo, il "tetrarca" dei Turingi, occupando molte città e monasteri e commettendo azioni efferate, come la distruzione di chiese, l'uccisione e la presa in ostaggio migliaia di persone.[82] Tuttavia, dal Continuator Reginonis e gli Annales Alamannici,[83] fonti contemporanee agli eventi, si può capire che la battaglia di Lechfeld e la battaglia al confine tra Baviera e Franconia avvennero in realtà nel 910, e furono le battaglie di Lechfeld e Rednitz. Inoltre, Burcardo di Turingia non morì a Rednitz, ma nella battaglia di Eisenach nel 908.[84]

 
Mappa che mostra la guerra tra il regno dei Franchi Orientali e il principato ungherese del 907

Eliminando questi eventi, che ovviamente non si sono verificati nel 907, dal testo di Aventino, si possono ricostruire gli eventi che si sono verificati immediatamente dopo la battaglia di Presburgo nel modo seguente:

  • Gli ungheresi attaccarono la Baviera subito dopo la battaglia di Presburgo.[85]
  • I magiari entrarono in Baviera, saccheggiando e occupando città e fortezze.[86]
  • I magiari occuparono il monastero di san Floriano, ove aveva risieduto durante la campagna il sovrano Ludovico il Fanciullo, e altri luoghi vicino al fiume Enns. La gente scappò in città come Salisburgo (Iuvavia), Passavia (Bathavia), Ratisbona (Reginoburgium), o in montagna, in boschi, paludi o fortezze.[82]

Aventino inoltre informa che nell'esercito ungherese erano presenti anche delle donne guerriere durante questa guerra, le quali credevano che avrebbero avuto nell'aldilà tanti servitori quanti ne avessero uccisi in battaglia.[87] Tracce di donne guerriere nelle società nomadi in quel periodo (VIII-X secolo) si trovano in Asia centrale,[88] e nelle leggende del periodo delle invasioni ungheresi in Europa, come nella leggenda sul Corno di Lehel (Lehel kürtje), in cui vi è la convinzione che il nemico ucciso diventasse lo schiavo del suo assassino nell'aldilà.[89]

Successivamente gli ungheresi attraversarono il fiume Enns, nuotando con i loro cavalli (amnem equis tranant), nella Baviera meridionale e saccheggiarono le città e i monasteri che trovarono lungo il loro cammino, occupando e bruciando Schliersee, Kochel, Schlehdorf, Polling, Dießen am Ammersee, Sandau, Thierhaupten, ecc.[90] Attraversarono il Danubio ad Abach, dirigendosi a nord, prendendo come prigionieri monaci, bambini, donne e ragazze, legandoli con peli di animali.[91] Secondo Aventino, occuparono e persino bruciarono Ratisbona, la capitale del ducato di Baviera (la città fu in seguito rafforzata con enormi mura larghe 2 metri e alte 8 metri dal nuovo principe bavarese Arnolfo)[92] e Osterhofen. Sulla via per il ritorno a casa, i bavaresi, che volevano portare via il loro bottino, cercarono di attaccare gli ungheresi a Lengenfeld, sulla strada che porta al villaggio, ma i magiari li "sconfissero, li abbatterono e li spazzarono via".[93]

Le conseguenzeModifica

Questa battaglia è un eccellente esempio dei vantaggi associati agli arcieri a cavallo nomadi ed i loro movimenti rapidi rispetto allo stile di guerra dell'Europa centro-occidentale dell'epoca, come rappresentato dagli eserciti germanici post-carolingi, composti fanti e cavalieri pesantemente armati e lenti a muoversi.

La vittoria ungherese spostò l'equilibrio di potere dal ducato di Baviera e dal regno dei Franchi Orientali all'Ungheria. I tedeschi non attaccarono l'Ungheria per molti anni.[94] La vittoria ungherese costrinse il nuovo principe bavarese e figlio di Liutpoldo Arnolfo a siglare un trattato di pace, nella quale il principe riconobbe la perdita della marca di Pannonia (Transdanubio) e l'Ostmark, segnando il confine al fiume Enns, fu costretto a pagare un tributo[95] e accettò di lasciare che gli eserciti ungheresi, che erano in guerra contro la Germania o altri paesi dell'Europa occidentale, attraversassero le terre del ducato. Nonostante questo accordo, Arnolfo non si sentì al sicuro e rafforzò la capitale bavarese, Ratisbona, con enormi mura e organizzò un esercito che, sperava, avrebbe potuto sconfiggere gli ungheresi,[92] ma non ebbe mai il coraggio di ribellarsi apertamente. Ciò comportò per i ducati del regno dei Franchi Orientali e del regno dei Franchi Occidentali quasi cinquant'anni anni (dal 908 al 955) di attacchi e saccheggi, che si ripetevano quasi ogni anno poiché la Baviera non rappresentava più un ostacolo per le forze ungheresi.[96]

Sebbene Arnolfo siglò una pace con gli ungheresi, il re dei Franchi Orientali, Ludovico il Fanciullo continuò a sperare che, usando tutte le truppe dei ducati del regno (Sassonia, Svevia, Franconia, Baviera, Lotaringia) avrebbe potuto sconfiggere gli ungheresi e fermare le loro devastanti incursioni. Tuttavia, dopo le sconfitte della prima battaglia di Lechfeld e della battaglia di Rednitz del 910, dovette anche lui siglare una pace e accettare di pagargli un tributo.[97]

La battaglia di Presburgo fu un passo importante verso la creazione di una superiorità militare ungherese nell'Europa meridionale, centrale e occidentale, che durò fino al 933 e consentì raid in profondità in Europa, nell'Italia meridionale, nella Germania settentrionale, in Francia e fino al confine con la Spagna,[98] e raccogliendo tributi da molti regni e ducati.[99] Sebbene la loro sconfitta nella battaglia di Riade nel 933 pose fine alla superiorità militare ungherese nella Germania settentrionale, i magiari continuarono le loro campagne in Germania, Italia, Europa occidentale e persino in Spagna (942)[100] fino alla seconda battaglia di Lechfeld del 955 vicino ad Augusta, quando l'esercito di Ottone I sconfisse un esercito ungherese; dopo la battaglia, Ottone fece giustiziare i tre principali capi ungheresi catturati (Bulcsú, Lehel e Súr), ponendo fine alle incursioni ungheresi nei territori ad ovest dell'Ungheria. I tedeschi non sfruttarono questa vittoria: nonostante fossero al culmine della loro unità e potere, dopo aver sconfitto gli ungheresi, aver conquistato molti territori nell'Europa meridionale, orientale e occidentale, e ripristinato il Sacro Romano Impero, non videro il vittoria contro gli ungheresi dal 955 come opportunità per attaccare l'Ungheria per eliminarla o sottometterla fino alla metà dell'XI secolo (anche se, anche questa volta, senza successo), in quanto non sopravvalutarono l'importanza di questa battaglia, calcolando i pericoli che una spedizione nei territori ungheresi poteva creare per gli invasori, basandosi sulla spaventosa e dolorosa memoria della battaglia di Pressburg.[101]

A lungo termine, grazie alla loro vittoria a Presburgo, il principato d'Ungheria si difese dall'obiettivo finale dei leader militari, politici e spirituali dei Franchi Orientali e bavaresi, cioè il loro annientamento. Si può dire che grazie a questa vittoria, l'Ungheria e gli ungheresi oggi esistono come un paese e una nazione, perché, nel caso di una vittoria tedesca, anche se non avessero mantenuto la loro promessa, risparmiando gli ungheresi dall'annientamento o dall'espulsione, senza uno stato e una chiesa indipendenti, i magiari avrebbero avuto poche possibilità di organizzarsi come una nazione e cultura cristiana, e probabilmente avrebbero condiviso il destino di altre nazioni o tribù che non erano cristiane quando erano state conquistate dall'impero Carolingio e il suo successore, il Sacro Romano Impero, come gli Avari, gli Slavi Polabi o gli antichi Prussiani: annichilimento o assimilazione nelle popolazioni tedesche o slave. Il tutto è comunque una congettura, in quanto alcuni di questi fattori non impedirono alla Polonia di divenire, in un percorso della sua storia, una nazione separata rispetto al Sacro Roman Impero. La battaglia di Presburgo creò le basi per uno stato ungherese indipendente, con la sua chiesa e cultura, una premessa della sopravvivenza degli ungheresi fino ad oggi.

NoteModifica

  1. ^ (HU) Hajnalka Magyar, Át kell írni a tankönyveket?, su zaol.hu. URL consultato il 26 giugno 2015.
  2. ^ Szabados György, 907 emlékezete, Tiszatáj, LXI. évf., 12. sz., p. 72-73
  3. ^ a b c d e f g h Bóna István 2000 p. 34
  4. ^ (HU) István Bóna, A magyarok és Európa a 9-10. században ("The Hungarians and Europe in the 9th-10th centuries"), Budapest, História - MTA Történettudományi Intézete, 2000, pp. 76–81, ISBN 963-8312-67-X.
  5. ^ Szabados György, 907 emlékezete Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive., Tiszatáj 61, (2007)/12, p. 69
  6. ^ Werra, Joseph: Über den Continuator Reginonis; Gressner & Schramm, Leipzig, 1883, p. 68
  7. ^ Werra, Joseph 1883, p. 68
  8. ^ Werra, Joseph 1883, p. 70
  9. ^ (LA) Johannes Aventinus, Annalium Boiorum Libri Septem, 1554 p. 480-481, su books.googleusercontent.com. URL consultato il 26 giugno 2015.[collegamento interrotto]
  10. ^ a b Bóna István 2000 p. 33
  11. ^ Vajay Szabolcs, Der Eintritt des ungarischen Staemmebundes in die Europaeische Geschichte (862-933) Ungarisches Institut München. V. Hase & Koehler Verlag. Mainz, 1968, p. 33
  12. ^ Vajay Szabolcs 1968, p. 41
  13. ^ a b Vajay Szabolcs 1968, p. 42
  14. ^ Baják László: A fejedelmek kora. A korai magyar történet időrendi vázlata. II. rész. 900-1000 ("The Era of the Princes. The chronological sketch of the early Hungarian history. II. part. 900-1000"); ÓMT, Budapest, 2000 p. 9
  15. ^ Baják László 2000 p. 9
  16. ^ Kristó Gyula: Levedi törzsszövetségétől Szent István Államáig; Magvető Könyvkiadó, Budapest, 1980, p. 237
  17. ^ a b Lipp Tamás: Árpád és Kurszán; Kozmosz Könyvek, Budapest, 1988, p. 99
  18. ^ Bóna István 2000, p. 31
  19. ^ Bóna István 2000, p. 37
  20. ^ Györffy György 2002 p. 214 Dall'Antapodosis di Liutprando di Cremona. Traduzione in ungherese da laltino: "Lajos király már megérkezett összetoborzott sokaságával Augsburgba, amikor jelentik azt a nem remélt, vagy inkább nem óhajtott hírt, hogy e nép ott van a szomszédságukban." Traduzione inglese dall'ungherese: "King Louis with his recruited crowd [huge army] arrived to Augsburg, when he was informed of the unhoped, better to say unwished news that this people [the Hungarians] is in his neighborhood"
  21. ^ a b Bóna István 2000, p. 32
  22. ^ Baják László 2000 p. 14-27
  23. ^ a b Bóna István 2000 p. 49
  24. ^ Györffy György: A magyarok elődeiről és a honfoglalásról; Osiris Kiadó, Budapest, 2002 p. 234-235
  25. ^ Györffy György 2002 p. 228
  26. ^ Györffy György 2002 p. 238-239
  27. ^ Bóna István 2000 p. 54
  28. ^ Aventinus, Johannes: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 480
  29. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 480. Original Latin text: "Ibi decretum omnium sententia Ugros Boiariae regno eliminandos esse." English translation from the Latin: "The order for all was: The Hungarians must be eliminated from the land of the Bavarians".
  30. ^ Püspöki-Nagy Péter: Nagymorávia fekvéséről ("On the location of Great Moravia"); Tudományos Ismeretterjesztő Társulat, Valóság/XXI, p 60-82
  31. ^ Clifford J. Rogers, Bernard S. Bachrach, Kelly DeVries, The Journal of Medieval Military History, Boydell Press, 2003, pp 58–59 ISBN 978-0-85115-909-6
  32. ^ Werra, Joseph: Über den Continuator Reginonis; Gressner & Schramm, Leipzig, 1883, p. 68 Annales Alamannici for the year 907, Latin text: "...Liutpaldus dux et eorum superstieiosa superbia...". English translation: "...Prince Liutpold and their [his peoples] superstitious haughtiness...".
  33. ^ Kristó Gyula 1980, p. 237-238
  34. ^ Szabados György, 907 emlékezete, Tiszatáj, p. 68-69
  35. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 480. Original Latin text: "Belli deinde periti, omnes copias in tria agmina partiuntur. Luitpoldus, Austriaci limitis dux, ripa Aquilonari, Meridionali uero in parte Theodomarus Archimysta Iuuauensis, Zacharias Sabonensis, Otto Fruxinensis cum Monachorum praesulibus Gumpoldo, Hartuico, Helmprechto Vratislauiam usque procedunt ibicque castra faciunt. Eodem in Danubio nauibus copias Sighardus Senonum princeps cognatus regis, Ratholdus, Hattochus, Meginuuardus et Eysengrinus Dynastae Boiorum perducunt." English translation from the Latin: "The commanders divided the army in three parts. Luitpold, the duke of the Austrian borders on the northern banks, Dietmar the bishop of Salzburg, the bishops, Zacharias from Säben, Udo from Freising, and the superiors of the monasteries, Gumpold, Hartwich and Heimprecht moved on the southern shore; and advanced till Pressburg, and set up camp. On the Danube on boats, the relative of the king, the chief of the Semnons, Sieghard and the Bavarian lords, Rathold, Hatto, Meginward and Isangrim led the troops"
  36. ^ Gubcsi Lajos (editor), years ago. Hungary in the Carpathian Basin/ 1000-1100 years ago. Hungary in the Carpathian Basin[collegamento interrotto], Zrínyi Média, Budapest, 2011 p. 40
  37. ^ Bernard S. Bachrach, Charlemagne's Cavalry Myth and Reality[collegamento interrotto], In. Bernard S. Bachrach: Armies and Politics in the Early Medieval West, Variolum, 1993, ISBN 0-86078-374-X, p.6
  38. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 480. Original Latin text: "Nec Vgri segniciei atque socordiae, ubi se tantis apparatibus peti uident, se dedunt. Cuncta antea, quae necessaria forent, arma, uiros, equos comparant..." English translation from the Latin: "But either the Hungarians did not remained inactive, they appeared seriously prepared, putting well in advance everything what they could benefit from, men, horses, in readiness..."
  39. ^ Zubánics László (editor), "Feheruuaru_rea_meneh_hodu_utu_rea". Magyar történelmi szöveggyűjtemény. A magyar történelem forrásai a honfoglalástól az Árpád-ház kihalásáig (1301), Intermix Kiadó. Ungvár-Budapest, 2008, p. 5.
  40. ^ Szabados György: Magyar államalapítások a IX-XI. században; Szegedi Középkori Könyvtár, Szeged, 2011, p. 108-110
  41. ^ Györffy György: A magyarok elődeiről és a honfoglalásról; Osiris Kiadó, Budapest, 2002 p. 117
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  45. ^ (HU) László Koszta, Magyarország története 3. Válság és megerősödés (History of Hungary 3. Crisis and Strengthening), Budapest, Kossuth Kiadó, 2009, pp. 23, ISBN 978-963-09-5681-9.
  46. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 481
  47. ^ U. Kőhalmi Katalin: A steppék nomádja lóháton, fegyverben; Akadémiai Kiadó, Budapest, 1972, p. 184-194
  48. ^ Simon Coupland, Carolingian Arms and Armor in the Ninth Century, su deremilitari.org. URL consultato l'8 luglio 2015.
  49. ^ Gubcsi Lajos (editor): 1000-1100 years ago. Hungary in the Carpathian Basin, Budapest 2011 p. 43
  50. ^ a b c Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 480
  51. ^ Sándor Horváth, Géza Körtvélyesi, László Legeza, Statics of the Traditional Hungarian Composite Reflex Bow[collegamento interrotto], Acta Polytechnica Hungarica, Vol. 3, No. 2, 2006 p. 74.
  52. ^ Györffy György 2002 p. 109
  53. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 480. Original Latin text: "Et tantus in illis dolus, tanta velocitas, tanta peritia militiae inerat, ut absentes an praesentes, fugitantes an instantes, pacem simulantes an bellum gerentes perniciosiores essent, in incerto haberetur. Dum igitur uasto impetu aduolant, rursus verso equo instant: utroque modo spicula spargunt, tela ingerunt, dextra, laeva, á fronte, á tergo incursant: nostros defatigant: tandem undique ingruunt, undique Boios fessos inuadunt, superant, sternunt, caedunt quinto Idus Augusti." English translation from the Latin: "They fight as they use to, using tricks, sometimes they retreat, sometimes they beset their enemies, and all these they do with such an innate viliness, with such a great speed, military experience, that it is hard to decide when are they more dangerous to us: when they are there, or when they already went away, or when they flee away, or when they attack, or when they pretend that they want peace, or when they fight. Because when they appear with an overwhelming attack, they disappear with the same rapidity, first they simulate flight, then, turning their horses, they attack, but all this time they shoot arrows, throw lances, gallop swiftly from left, right, front or back, tire our troops, than charge us from all sides, and attack the deadbeat Bavarians, surmount them, stamp them out and murder them all on the fifth day of the ides of August."
  54. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 480–481. Original Latin text: "Noctuque clanculum Danubium tranant, Luitpoldum legatum Ludouici, Eysengrinum epularum magistrum, cum omnibus copiis, cum quindecim Dynastis in castris trucidant." English translation from the Latin: "And in the night the Hungarians cross in secret the Danube, and kill in the camp Luitpold, the delegate of Louis, Isangrim, the master of the stewards, with all their troops and fifteen chieftains."
  55. ^ Gubcsi Lajos (editor): 1000-1100 years ago. Hungary in the Carpathian Basin, Budapest 2011 p. 49
  56. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 480-481
  57. ^ Gubcsi Lajos (editor): 1000-1100 years ago. Hungary in the Carpathian Basin, Budapest 2011 p. 42
  58. ^ Torma Béla, A pozsonyi csata, 907. július 4–5, Új Honvédségi Szemle, 17. évf. (2007)7. p. 86
  59. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 481. Original Latin text: "Postridie, hoc est tertio Idus Augusti, eos qui ad naues erant, facile absque labore, metu perterritos, simili strage adficiunt." English translation from the Latin: "On the next day, namely the third day of the Ides of August they slaughtered with ease and without effort those who were on the ships, terrified and with fear."
  60. ^ a b Bóna István 2000 p. 38
  61. ^ Baják László 2000 p. 15
  62. ^ Györffy György: A magyarok elődeiről és a honfoglalásról; Osiris Kiadó, Budapest, 2002 p. 220
  63. ^ Bóna István 2000 p. 52-53
  64. ^ Ellen Wohl: A World of Rivers. Environmental Change on Ten of the World's Great Rivers; The University of Chicago Press, Chicago, 2011, p. 121
  65. ^ Antony Karasulas, Mounted archers of the Steppe 600 BC – AD 1300 Archiviato il 10 luglio 2015 in Internet Archive., Osprey Publishing, Elite 120, 2004, p. 23
  66. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 481. Original Latin text: "Tres dies commenter irato coelo pugnatum. Maxima pars nobilitatis Boiariae perit, vulgus promiscuum sine numero occisum." English translation from the Latin: "The battle continues without stop three days, under the angry sky. The majority of the Bavarian nobility perished, together with and the common people is slain without number"
  67. ^ Werra, Joseph: Über den Continuator Reginonis; Gressner & Schramm, Leipzig, 1883, p. 68 Annales Alamannici for the year 907, Latin text: "Item bellum Baugauriorum cum Ungaris insuperabile, atque Liutpaldus dux et eorum superstitiosa superbia occisa paucique christianorum evaserunt, interemptis multis episcopis comitibuisque.".
  68. ^ Bátonyi Pál, A magyarok letelepedése a Kárpát-medencében, Acta Historica Hungarica Turiciensia 24, (2009)/2, p. 30
  69. ^ Szabados György, 907 emlékezete, Tiszatáj 61, (2007)/12 p. 68–69
  70. ^ Kristó Gyula 1980, p. 237
  71. ^ Andrew Frank Burghardt, Borderland: a historical and geographical study of Burgenland, Austria, University of Wisconsin Press, original from the University of California, 1962, pp. 60.
  72. ^ Timothy Reuter, Germany in the Early Middle Ages 800–1056 (New York: Longman, 1991), 138–139.
  73. ^ Charles R. Bowlus, The battle of Lechfeld and its aftermath, August 955: the end of the age of ..., 2006, pp. 83.
  74. ^ Charles R. Bowlus, Franks, Moravians, and Magyars: The Struggle for the Middle Danube, 788-907, pp. 258-9, 1995.
  75. ^ Charles R. Bowlus, The battle of Lechfeld and its aftermath, August 955: the end of the age of migrations in the Latin West, Ashgate Publishing Ltd, 2006, pp. 223, ISBN 978-0-7546-5470-4.
  76. ^ Bóna István 2000 p. 37-38
  77. ^ Kézai Simon, Kézai Simon mester Magyar krónikája, 7. §. Szvatoplugról és atyjáról Marótról
  78. ^ Szûcs László, Bánhidai csata: a magyar történelem örök talánya, Honvédelem, 2010-01-29
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  80. ^ Vajay Szabolcs 1968, p. 43
  81. ^ Timothy Reuter 1991, p. 129
  82. ^ a b Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554, pp. 481-482
  83. ^ Werra, Joseph, Über den Continuator Reginonis, Gressner & Schramm, Leipzig, 1883, pp. 58-59
  84. ^ Chronicon Hermanni Contracti: Ex Inedito Hucusque Codice Augiensi, Unacum Eius Vita Et Continuatione A Bertholdo eius discipulo scripta. Praemittuntur Varia Anecdota. Subiicitur Chronicon Petershusanum Ineditum. 1, Typis San-Blasianis, 1790, p. CVIII, Text from: Gesta Francorum excerpta, ex originali ampliata, Latin text: "908 [...] Ungari in Saxones. Et Burchardus dux Toringorum, et Reodulfus epsicopus, Eginoque aliique quamplurimi occisi sunt devastata terra..". English translation: "908 [...] The Hungarians against the Saxons. And Burchard duke of the Thuringia, bishop Rudolf, and Egino were killed with many others and [the Hungarians] devastated the land"
  85. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 481. Original Latin text: "Vgri tanta perpetrata caede, potiti castris, & praeda, fugientium uestigia insequuntur." English translation from the Latin: "The Hungarians after they made such a huge carnage, took over the enemy camp and the war spoils, they start to chase the fugitives."
  86. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 481. Original Latin text: "Ugri bis triumphatores tanto rerum successu elati, nondum sanguine humano satiati, totam Boiariam caede, rapina, incendiis, luctu, cadaueribus complent: urbes quidem, oppida, arces, loca munita declinant, quippe ui oppugnare, expugnare, obsidere, adhuc ipsis res incognita erat." English translation from the Latin: "The twice victorious Hungarians, proud of such a huge victory, but yet unsaturated of human blood, fill Bavaria with carnage, robbery, fire, mourning and corpses, even the cities, fortresses are getting weaker [because of their attacks], although attack, occupying and siege was unknown even for them [the Hungarians, knowing that the nomads were usually not skilled in sieges of the cities and castles]."
  87. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 482. Original Latin text: "Eadem ferocitas faeminis inerat. Tot seruitia, post fata in alio mundo contingere, quod hostes mactassent, credebant." English translation from the Latin: "The women had the same ferocity as well. They believed that after they die, they will have so many slaves as many enemies they will slaughter."
  88. ^ (TR) Alpaslan Âşık, Yeni bir Arkeolojik Buluntu: Tuura Suu Balbalı, Gazi Türkiyat, Bahar 2013/12, p. 161, su dergipark.ulakbim.gov.tr. URL consultato il 19 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2016).
  89. ^ Képes Krónika, Lél és Bulcsú kapitányok haláláról
  90. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 482
  91. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 482. Original Latin text: "Rectacque Danubii ripa ad Abudiacum [Abach] perueniunt, Monachoru numerum per maximum, ueluti pecorum gregem ante seabigunt: pueros, puellas, mulieres capillis colligarant." English translation from the Latin: "They reach on the right shore of the Danube near Abudiacum (Abach), take captive many monks, like sheep herds, [driving] before them children, girls and women bound with animal hair."
  92. ^ a b Bóna István 2000 p. 36
  93. ^ Johannes Aventinus: Annalium Boiorum VII, 1554 p. 482. Original Latin text: "Boii rursus aleam belli tentare statuunt, iuxta Lengenfeld, uicum uiam prohibituri, praedamcquae excussuri, armatos se opponunt, sed uincuntur, funduntur, sternuntur ab Vgris." English translation from the Latin: "The Bavarians decide again to try the risk of war near Lengenfeld, [trying] todefend the road on the way to the village, [hoping that] they will take from them the spoils of war, withstand with weapons, but they are defeated, put down and swept away by the Hungarians."
  94. ^ Peter F. Sugar, Péter Hanák A History of Hungary, Indiana University Press, 1994, pp. 12-17.
  95. ^ Timothy Reuter 1991, p. 130
  96. ^ Vajay Szabolcs 1968, p. 47
  97. ^ Györffy György 2002 p. 214 From Antapodosis of Liutprando di Cremona. Hungarian translation from the original Latin: "A magyaroknak teljesült ugyan az óhajuk, de aljas természetüket mégsem elégítette ki a keresztények ily mérhetetlen legyilkolása, hanem, hogy álnokságuk dühét jóllakassák, keresztülszáguldoznak a bajorok, svábok, frankok és szászok országán, mindent felperzselve. Nem is akadt senki, aki megjelenésüket máshol, mint a nagy fáradtsággal, vagy a természettől fogva megerősített helyeken bevárta volna. A nép itt jó néhány éven keresztül adófizetőjük lett" English translation from the Hungarian: "Although the Hungarians fulfilled their wish, their mean nature was not satisfied by the so immeasurable slaughtering of the Christians, but in order to satisfy the anger of their perfidy, they galloped along through the county of the Bavarians, Swabians, Francians and Saxons, burning everything. Indeed, nobody remained who could wait until they arrived, in other place than the places fortified with great effort or by nature. The people who lived here paid them tribute many years from now on"
  98. ^ Baják László 2000 p. 11-20
  99. ^ Honfoglalás, /Út_az_új_hazába_A_magyar_nemzet_története_Levédiától_1050-ig./ Út az új hazába. A magyar nemzet története Levédiától 1050-ig., p. 12
  100. ^ Makk Ferenc, A magyarok hispániai kalandozása, Tiszatáj, LXI. évf., 12. sz., 2007, p. 71-74
  101. ^ Szabados György, 907 emlékezete, Tiszatáj, LXI. évf., 12. sz., p. 73

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