Battaglia di Sekigahara

battaglia del periodo Sengoku
Battaglia di Sekigahara
関ヶ原の戦い
parte dell'epoca Sengoku
Sekigaharascreen.jpg
Data21 ottobre 1600
LuogoSekigahara, Prefettura di Gifu, Giappone
EsitoVittoria decisiva di Tokugawa Ieyasu, che grazie al successo avrebbe nel 1603 fondato lo shogunato Tokugawa
Modifiche territorialiTokugawa Ieyasu assume il controllo di tutto il Giappone
Schieramenti
Tokugawa family crest.svg Tokugawa Ieyasu, Giappone orientaleGo-shichi no kiri crest.svg Coalizione Toyotomi, Giappone occidentale
Comandanti
Effettivi
74 000 - 104 00080 000
Perdite
tra 4.000 e 10.000 morti[1]
Torii Mototada
Sconosciute, ma tra i 10.000 e i 30.000 morti[1]
Ōtani Yoshitsugu
Shimazu Toyohisa
Ankokuji Ekei
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La battaglia di Sekigahara (関ヶ原の戦い Sekigahara no tatakai?), combattuta il 21 ottobre del 1600, fu una battaglia decisiva nella storia del Giappone. Fu il culmine dell'aspro confronto che teneva impegnati i due schieramenti dal luglio precedente. Grazie alla vittoria conseguita, il condottiero Tokugawa Ieyasu si garantì il controllo del paese sconfiggendo il rivale Ishida Mitsunari, che guidava le armate alleate al clan Toyotomi.

Negli anni successivi Ieyasu avrebbe consolidato il proprio potere arrivando a fondare nel 1603 lo shogunato Tokugawa, l'ultima dittatura militare del Giappone, che avrebbe dominato il paese fino al 1868. La battaglia contribuì in modo determinante alla fine dell'epoca Sengoku, il lungo periodo di guerre civili che insanguinavano il Giappone dal 1478. Con l'istituzione dello shogunato, Ieyasu avrebbe dato il via ad un periodo di pace e di grande stabilità politica.

AntefattiModifica

Poco prima di morire Toyotomi Hideyoshi nominò un consiglio dei cinque reggenti per governare il Giappone in attesa della maggiore età di suo figlio Toyotomi Hideyori. Hideyoshi aveva valutato con estrema attenzione i nomi dei maggiori daimyō del consiglio in modo che potessero bilanciarsi gli uni con gli altri. Ma ben presto Ieyasu iniziò a tessere alleanze tramite matrimoni con i maggiori daimyō del Giappone e tale mossa infastidì i suoi rivali nel consiglio i quali incaricarono il ministro Ishida Mitsunari di formare un'alleaza per frenare l’invadenza Tokugawa. Gli equilibri mutarono molto con la morte di Maeda Toshiie, designato custode di Hodeyori, al quale succedette il figlio Toshinaga, che si schierò immediatamente con la fazione Tokugawa. Mitsunari ordì un piano per assassinare Ieyasu, ma tale complotto fallì e gli si ritorse contro quando diversi generali Tokugawa cercarono a sua volta di ucciderlo. Ironia della sorte Mitsunari riuscì a fuggire da Osaka ottenendo la protezione dello stesso Ieyasu[2].

Gli storici hanno suggerito varie spiegazioni alla sua scelta, tutte valide.

A.L.Sadler ci informa di come Ieyasu e il suo fedele Honda Tadakatsu considerassero Ishida come la persona più qualificata per mettersi alla testa dell’opposizione, perché con lui i princìpi di fedeltà non sarebbero stati tirati in ballo come nel caso in cui fosse stato coinvolto direttamente il casato Toyotomi, dal momento che Hideyori era solo un bimbo di sette anni. Sarebbe stato semplice dipingere Ishida come un arrivista che tirava acqua soltanto al proprio mulino, come certamente era, seppure non fosse l’unico. Antony Bryant sottolinea inoltre come Ieyasu avesse compreso perfettamente Ishida Mitsunari, decidendo che un nemico vivo e prevedibile era meglio di un avversario morto e dell’attesa che arrivasse qualcuno più pericoloso a raccoglierne l’eredità. Ishida, in definitiva, esercitava presso gli altri nobili uno scarso peso rispetto al più potente Ieyasu, per cui, a ben vedere, la scelta di risparmiare quell’avversario risulta acuta e ponderata[3].

Verso Aprile 1600 Ieyasu iniziò a nutrire crescenti preoccupazioni per la costruzione da parte del clan Uesugi di un castello ad Aizu, per il reclutamento di guerrieri e l'accumulo di armi e provviste. Tutti gli indicatori per un'insurrezione e Ieyasu inviò un ambasciatore per affrontare e valutare la situazione.

Infatti Ishida Mitsunari si era accordato con Uesugi Kagekatsu per fare pressione sui Tokugawa. Se gli Uesugi fossero stati visti come una minaccia crescente, allora Ieyasu, temendo un attacco alla sua città di Edo, si sarebbe concentrato su di loro, permettendo a Ishida e alle forze occidentali di radunarsi e invadere facilmente i territori vitali del paese, a partire dalleprovince di Mino, Owari e Mikawa. Queste regioni strategicamente importanti erano considerate la chiave per il controllo del Giappone. Erano centrali, controllavano le principali strade Tōkaidō e Nakasendō, e il Mikawa in particolare era una regione importante, essendo la città natale di Ieyasu.

Gli schieramentiModifica

 
Divisione del Giappone durante la campagna

○ = Daimyō che parteciparono alla battaglia
● = Daimyō che cambiarono schieramento
▲ = Daimyō presenti a Sekigahara che non parteciparono alla battaglia

Daimyō Kokudaka (diecimila) Uomini Daimyō Kokudaka (diecimila) Uomini
Esercito dell'Ovest   Mōri Terumoto 120.5 Esercito dell'Est   Tokugawa Ieyasu 256.0 30 000
  Mōri Hidemoto (20.0) 16 000   Matsudaira Tadayoshi (10.0) 3 000
  Kikkawa Hiroie (14.2)   Ii Naomasa (12.0) 3 600
  Ōtomo Yoshimune   Honda Tadakatsu (10.0) 500
  Uesugi Kagekatsu 120.0   Maeda Toshinaga 84.0
  Shimazu Yoshihiro 73.0 1 700   Date Masamune 58.0
  Ukita Hideie 57.0 17 220 Hori Hideharu 45.0
  Satake Yoshinobu 54.0   Mogami Yoshiaki 24.0
  Kobayakawa Hideaki 37.0 15 675   Fukushima Masanori 24.0 6 000
  Chōsokabe Morichika 22.0 6 600   Katō Kiyomasa 20.0
  Konishi Yukinaga 20.0 6 000   Tsutsui Sadatsugu 20.0 2 850
Mashita Nagamori 20.0   Hosokawa Tadaoki 18.0 5 100
  Ishida Mitsunari 19.4 5 820   Kuroda Nagamasa 18.0 5 400
  Oda Hidenobu 13.5   Hachisuka Yoshishige 17.7 sconosciute
  Ogawa Suketada 7.0 2 100   Asano Yoshinaga 16.0 6 510
  Ankokuji Ekei 6.0 1 800   Ikeda Terumasa 15.2 4 500
Mōri Katsunobu 6.0 sconosciute   Ikoma Kazumasa 15.0 1 830
  Natsuka Masaie 5.0 1 500 Nakamura Kazutada 14.5 4 350
  Ōtani Yoshitsugu 5.0 1 500   Tōdō Takatora 11.0 2 490
  Ōtani Yoshikatsu 3 500 Horio Yoshiharu 10.0
Kinoshita Yoritsugu 2.5 750   Katō Yoshiaki 10.0 3 000
Tamura Tadamasa 4.0 sconosciute   Tanaka Yoshimasa 10.0 3 000
  Sanada Masayuki 3.8   Kyōgoku Takatomo 10.0 3 000
  Wakisaka Yasuharu 3.3 990   Kyōgoku Takatsugu 6.0
  Akaza Naoyasu 2.0 600   Terazawa Hirotaka 8.0 2 400
Haratsuka Tamehiro 1.2 360   Yamauchi Kazutoyo 5.9 2 058
Kutsuki Mototsuna 1.0 600 Kanamori Nagachika 3.9 1 140
  Toda Katsushige 1.0 300 Arima Toyōji 3.0 900
Hidenaga Kawajiri 1.0 300 Kazutoki Takigawa 1.4 sconosciute
Ishikawa Sadakiyo 360   Oda Nagamasu 0.2 450
  Oda Nobutaka sconosciute Furuta Shigekatsu 1 020
  Mōri Motoyasu   Tokugawa Hidetada 256.0 15 000
  Kobayakawa Hidekane 13.0   Sakakibara Yasumasa (10.0) 3 000
  Tachibana Muneshige 13.2   Ōkubo Tadachika (6.5)
  Tsukushi Hirokado 1.8   Sakai Ietsugu (3.7) 900

Verso SekigaharaModifica

 
Movimenti degli eserciti

La battaglia di Sekigahara, che durò un solo giorno, non fu un isolato conflitto bensì la parte finale di una campagna. Uesugi Kagekatsu iniziò la costruzione di un nuovo castello ad Aizu e Ieyasu, avvertito da Hori Hideharu, spedì un messaggero in maggio dello stesso anno per chiedere spiegazioni. Kagekatsu non rispose e venne richiamato a Osaka da Ieyasu il quale, dopo non aver nuovamente ricevuto risposta, ordinò una campagna contro i territori Uesugi. Tuttavia Ieyasu aveva già intuito le mosse di Mitsunari e aveva dato ordine ai propri generali di radunare gli uomini e stare allerta in tutto il paese. Date Masamune e Mogami Yoshiaki vennero incaricati da Ieyasu di trattenere gli Uesugi fino a quando l'armata guidata da suo figlio Tokugawa Hidetada non avesse raggiunto l'est del paese.

Ieyasu il 25 luglio s'intrattené al castello di Fushimi con Torii Mototada, incontro tra i più famosi della storia del Giappone, nel quale Mototada capì che il suo sacrificio sarebbe stato impossibile da evitare pur di rallentare le armate occidentali. Nel frattempo Mitsunari ebbe un consiglio di guerra poiché le armate Tokugawa si stavano organizzando a est di Osaka. Il 17 agosto avvenne un incontro al castello di Sawayama tra tutti i maggiori capi dell'armata occidentale, tra i quali Ukita Hideie, Shimazu Yoshihiro, Kobayakawa Hideaki, Chōsokabe Morichika e Ōtani Yoshitsugu. Quest'ultimo era in effetti in procinto di unirsi a Ieyasu nella sua campagna contro Uesugi Kagekatsu, ma Mitsunari lo aveva intercettato e convinto a unirsi con i lealisti.

Il 27 agosto iniziò l'assedio di Fushimi che, dopo dieci giorni, costò la vita di Mototada. Questo diede tempo ai Tokugawa di organizzarsi. Con la caduta di Fushimi gli alleati occidentali potevano incontrarsi con Mitsunari nel castello di Ōgaki per pianificare di attaccare Ieyasu nella sua provincia di Mikawa. Il 10 settembre Ieyasu era tornato a Edo, preparando le sue forze per il confronto finale. Il 15 settembre Mitsunari s'incontrò a Ōgaki con il resto delle truppe occidentali non avendo idea che Ieyasu stesse già programmando un ritorno a Osaka con il suo esercito[4]. Durante un consiglio di guerra avvenuto pochi giorni prima della battaglia ci fu un'accesa discussione tra Shima Sakon e Shimazu Yoshihiro poiché quest'ultimo proponeva un attacco notturno alle forze Tokugawa, azione al quale Sakon si sarebbe opposto[5].

Ieyasu attaccò e conquistò il castello di Gifu, presieduto da Oda Hidenobu, nipote di Oda Nobunaga, con 31 000 uomini il 28 settembre e il 7 ottobre partì verso ovest alla testa del suo esercito. Poco dopo la battaglia di Kuisegawa, dove l'esercito Tokugawa venne notevolmente sconfitto da Shima Sakon e costretto ad indietreggiare, il grosso delle due coalizioni si incontrò nei pressi del villaggio di Sekigahara il 21 ottobre.

La battagliaModifica

Il 20 ottobre Mitsunari venne a sapere che il grosso dell'esercito orientale si era concentrato ad Akasaka e la sorpresa fu traumatica poiché aveva basato la sua campagna sulla certezza che Uesugi Kagekatsu avesse tenuto occupato l’esercito orientale per intero.A quel punto Mitsunari decise di lasciare il castello di Ogaki e di ripiegare verso Sawayama attendendo l'armata Tokugawa posizionati nella vallata di Sekigahara. Alle 19:00, sotto una pioggia battente, l’Armata dell’Ovest si ritirò verso Sekigahara. I soldati procedevano al buio, a guidarli erano i lontani fuochi degli accampamenti di Chōsokabe, Kobayakawa e altri alleati affiliati al clan Mōri, che si erano fermati a Sekigahara per unirsi a Mitsunari. Alle 01:00, la divisione di Mitsunari raggiunse Sekigahara. Nel frattempo Ieyasu, venuto a conoscenza delle mosse di Mitsunari si mise in marcia, in piena notte, verso Sekigahara. Ishida aveva insediato il campo al fianco del monte Sasao, mentre i suoi alleati Kobayakawa e Mōri si erano schierati rispettivamente lungo il monte Matsuo ed il monte Nangu. Ieyasu aveva disposto i suoi uomini lungo la via di Nakasendō, fronteggiando Mitsunari solo con l'avanguardia: sperava nell'arrivo del numeroso esercito guidato dal figlio Hidetada che tuttavia giunse solo a battaglia finita. Ieyasu aveva lasciato scoperto il fianco della sua armata in corrispondenza del monte Matsuo, da cui sarebbe stato facile attaccarlo e sbaragliarlo.

Alla mattina del 21 ottobre le forze occidentali erano attestate sui pendici dei monti che sovrastavano la valle ma vi erano dubbi circa la fedeltà di alcuni generali dei Mōri.

Alle 04.00 la notte lasciava posto a una nebbia fittissima e ci fu una piccola scaramuccia tra le forze di testa di Fukushima Masanori e Ukita Hideie. Le truppe dell'est ripiegarono.

Alle 08:00 improvvisamente la nebbia si alzò ed entrambe le armate si stupirono di essere così vicine le une dalle altre giacché la distanza tra le truppe più avanzate dell’Est e quelle lealiste era, a tratti, di non più di qualche centinaio di metri[6].

I primi samurai ad attaccare furono 30 uomini di Ii Naomasa che, contrariamente agli ordini ricevuti di scortare Matsudaira Tadayoshi, caricarono le linee Ukita[7]. A seguire l'intera divisione di Naomasa caricò e così ebbe inizio la battaglia di Sekigahara. Anche i 6 000 di Fuskushima Masanori si unirono alle linee Ukita che indietreggiarono fino a esporre le linee di Shimazu Yoshihiro. Le linee Ukita, che contavano 17 000 uomini, si riorganizzarono e caricarono a loro volta cacciando indietro i reparti orientali. Immediatamente le forze orientali di Kyōgoku Takatomo, Tōdō Takatora e Terazawa Hirotaka, circa 7 000 uomini, caricarono il fianco destro dell'armata occidentale, presidiato da Ōtani Yoshitsugu e Toda Shighemasa. Contemporaneamente Ieyasu diede ordina ai reparti di Kuroda Nagamasa, Hosokawa Tadaoki, Katō Yoshiaki e Tsutsui Sadatsugu (circa 19 000 uomini), di attaccare il fianco sinistro di Mitsunari. Le prime linee ad assorbire l'impeto di queste forze furono quelle di Shima Sakon e Gamō Bitchū (circa 2 000 uomini) le quali, nonostante il numero soverchiante degli avversari, riuscirono a tenere le loro posizioni. Ma il fuoco degli archibugi Tokugawa fu micidiale e Shima Sakon venne verito e portato nelle retrovie. Incoraggiati, i samurai Tokugawa aumentarono l'impeto dei loro assalti per giungere al posto di comando di Mitsunari.

Fu a questo punto che Mitsunari mosse in avanti cinque cannoni. Era la prima volta che venivano usati in una battaglia campale. L’effetto psicologico del boato delle cannonate fu sconvolgente e le truppe Tokugawa indietreggiarono[8]. Col passare del tempo nuove forze Tokugawa raggiungevano il centro del campo di battaglia e la ferocia degli scontri aumentò dove però nessuna fazione riuscì a prevalere sull'altra.

Alle ore 10.00, dopo due ore d'intensa battaglia, la coalizione occidentale stava lentamente prendendo il sopravvento. Ieyasu divenne nervoso, poiché il nemico aveva circa 80 000 uomini in campo, ma fino a quel momento, solo circa 35 000, guidati da Mitsunari, Ukita Hideie, Konishi Yukinaga e Ōtani Yoshitsugu si erano uniti alla lotta. Ma cos'era successo al resto dell'alleanza di Mitsunari? Fu infatti da quel momento che l'armata occidentale iniziò a scricchiolare, quando iniziò a circolare la parola tradimento.

Nel settore orientale del campo di battaglia, a circa 5km dal centro della lotta, Asano Yukinaga guidò i suoi 6 500 uomini contro i 1 500 di Natsuka Masaie, e quest'ultimo, sicuro dell'appoggio di Kikkawa Hiroie, affrontò gli uomini Asano. Tuttavia Hiroie non si mosse, precludendo l'entrata in campo del resto dell'armata Mōri e Chōsokabe. Fu questo il primo tradimento della giornata, che fece massacrare gli uomini di Masaie.

Nel settore centrale Mitsunari ordinò a Shimazu Yoshihiro di muoversi verso il centro ma quest'ultimo non si mosse, ancora adirato per l'insulto avuto da Shima Sakon nei giorni precedenti.

 
Schieramenti sul campo di battaglia

A mezzogiorno Ishida diede simultaneamente l'ordine di attaccare sia a Kobayakawa Hideaki che alle truppe dei Mōri che entrando in campo avrebbero probabilmente consegnato la vittoria all'armata occidentale. Ma anche dopo numerosi richiami a prender parte alla battaglia, Hideaki non si mosse, poiché si era segretamente accordato con Ieyasu. Ma poiché Hideaki dopo diverso tempo continuò a non muovere i suoi uomini, anche Ieyasu iniziò ad avere dubbi sulla sua lealtà. Rimase indeciso sul da farsi fino a che Ieyasu stesso ordinò di far fuoco sulle sue truppe per obbligarlo a scegliere. Di fronte a questo attacco, Hideaki si schierò contro l'alleato Ishida ed i suoi uomini scesero il monte per riversarsi sui soldati di Ōtani Yoshitsugu. Yoshitsugu era uomo intelligente ed aveva previsto il tradimento di Hideaki facendo fortificare il suo lato destro e resistette agli assalti.

Ma poco dopo anche gli uomini di Ogawa Suketada, Akaza Naoyasu, Kuchiki Mototsuna e Wakizaka Yasuharu passarono dalla parte Tokugawa, gli Ōtani dovettero sopportare la carica di ben 20 000 uomini e le loro linee crollarono. Yoshitsugu, quasi cieco e malato di lebbra, che comandava da una portantina, sapeva che la fuga per lui era impossibile e commise seppuku ordinando ad un suo samurai di portar via la testa.

Dopo il crollo dell'ala destra dello schieramento occidentale, la pressione sulle truppe Ukita fu troppo alta e anche queste crollarono. Con lo sgretolamento degli Ukita, l’ostinato Yoshihiro ora aveva il fianco destro esposto ai traditori: a questo punto ritenne che fosse giunto il momento di portare in azione i suoi uomini e ordinò un attacco diretto al posto di comando di Ieyasu, ora sguarnito. Ma le soverchianti forze avversarie erano troppe e gli Shimazu vennero decimati, permettendo a malapena a Yoshihiro di fuggire. Dopo una strenua resistenza e al seguito di migliaia di perdite, le forze di Mitsunari furono costrette alla fuga.

Secondo alcuni storici i Mōri avevano invece previsto la vittoria di Ieyasu, temevano le ritorsioni del dopo battaglia e si astennero dal combattimento. L'inattività dei Mōri impedì ai rinforzi di Chosokabe di giungere in tempo sul campo di battaglia. Questa decisione fu decisiva per l'esito della battaglia e sconvolse Ishida Mitsunari.

PerditeModifica

Armata dei ToyotomiModifica

Armata di TokugawaModifica

  • Ii Naomasa: morì due anni dopo per un'infezione della ferita al braccio sinistro subita in battaglia

Cronologia[9]Modifica

  • 7 Maggio - Ieyasu chiede spiegazioni a Uesugi Kagekatsu per le sue costruzioni militari.
  • 8 giugno - Ieyasu chiama i suoi alleati per punire gli Uesugi.
  • 12 luglio - incontro a Osaka per pianificare la punizione degli Uesugi, vi partecipano Date Masamune, Mogami Yoshiaki, Satake Yoshinobu e Nanbu Toshinao.
  • 26 luglio - Ieyasu lascia il castello di Fushimi dopo un incontro con Torii Mototada.
  • 16 agosto - Mitsunari incontra Ōtani Yoshitsugu e lo convince a schierarsi contro i Tokugawa.
  • 17 agosto - Ankokuji Ekei, Ōtani Yoshitsugu, Ishida Mitsunari e Mashita Nagamori si incontrano a Sawayama e concordano nel chiedere a Mōri Terumoto a diventare comandante in capo dell'alleanza. Nagamori invia segretamente notizie a Ieyasu sull'incontro.
  • 22 agosto - Mōri Terumoto arriva al castello di Osaka e prende il comando dell'alleanza occidentale.
  • 27 agosto - il castello di Fushimi viene messo sotto assedio.
  • 29 agosto - Ieyasu stabilisce a Oyama il suo quartier generale per discutere con gli alleati la strategia.
  • 6 settembre - caduta di Fushimi.
  • 7 settembre - Maeda Toshinaga (alleato Tokugawa) attacca suo fratello, Toshimasa, e assedia il castello di Daishoji. Il comandante della guarnigione, Yamaguchi Munenaga, commette suicidio.
  • 10 settembre - Ieyasu torna al castello di Edo.
  • 15 settembre - Mitsunari arriva al castello di Ogaki.
  • 29 settembre - Nabeshima Naoshige e altri generali dell'esercito occidentale assediano il castello di Matsuoka. L'esercito orientale occupa le altezze di Akasaka, assediando il castello di Ogaki. Tokugawa Hidetada si dirige verso Mino.
  • 29-30 settembre - caduta del castello di Gifu nelle mani della coalizione orientale.
  • 30 settembre - Mōri Hidemoto pone sotto assedio il castello di Annotsu.
  • 1 ottobre - Mitsunari ritorna al castello di Sawayama da Ogaki, chiedendo a Terumoto di muoversi.
  • 7 ottobre - Ieyasu lascia Edo alla testa di 30.000 uomini.
  • 9 ottobre - Hidetada raggiunge Komoro e, contro gli ordini di suo padre, devia le sue forze verso Ueda.
  • 12 ottobre - Ieyasu raggiunge Shimada a Suruga. Hidetada si accampa nel villaggio di Sometani per assediare Sanada Masayuki nel castello di Ueda.
  • 13 ottobre - Ieyasu raggiunge Nakaizumi a Tōtōmi. Mōri Hidemoto e Kikkawa Hiroie entrano a Mino e si accampano vicino al Monte Nangu. Mōri Motoyasu, Tachibana Muneshige e Tsukushi Hirokado assediano il castello di Ōtsu, tenuto per Ieyasu da Kyōgoku Takatsugu.
  • 14 ottobre - Ieyasu riceve un messaggero segreto di Kobayakawa Hideaki, il quale gli offre supporto.
  • 16 ottobre - Hidetada interrompe l'assedio del castello di Ueda e si dirige nuovamente verso Mino.
  • 19 ottobre - Ieyasu entra al castello di Gifu. Hosokawa Yūsai si arrende al castello di Tanabe.
  • 20 ottobre - Ieyasu arriva ad Akasaka. Le due coalizioni entrano in contatto dietro a Kuisegawa, vicino ad Akasaka. La coalizione occidentale si dirige a Sekigahara partendo dal castello di Ogaki.

Le altre battaglie agosto - ottobre 1600Modifica

Durante la campagna di Sekigahara vennero combattute numerose battaglie in tutto il Giappone tra le due fazioni. In seguito l'elenco delle principali:

Miyamoto MusashiModifica

Secondo la leggenda, tra le file dello schieramento perdente di Mitsunari era presente anche Musashi Miyamoto, all'epoca probabilmente sedicenne, che era sotto le forze di Ukita Hideie. Nel corso della battaglia, riuscì a mettersi in salvo insieme alle sue forze, ed in seguito sarebbe diventato famoso come uno dei più grandi samurai della storia. Non vi è alcuna prova schiacciante che Musashi fosse o meno presente nella battaglia, ma secondo un registro, il Musashi yuko gamei, "Le conquiste di Musashi si distinsero dalla folla, ed erano note dai soldati in tutti i campi". Musashi si dimostrò reticente a riguardo, scrivendo semplicemente che aveva "partecipato in sei battaglie fin dalla mia gioventù".

LetteraturaModifica

Vi sono numerosi romanzi la cui trama ruota attorno alla battaglia di Sekigahara:

Altri mediaModifica

La battaglia è inclusa tra quelle inserite nei videogiochi strategici per PC Age of Empires III: The Asian Dynasties e Total War: Shogun 2 (in tal caso si gioca dalla parte di Ishida Mitsunari), oltre che a Kessen, videogioco per la Play Station 2; il videogame per PlayStation 2 Shogun's Blade è inoltre totalmente basato su questa battaglia. Figura anche nella serie di manga e anime Samurai Deeper Kyo, nel manga Vagabond ed in Keiji il magnifico. Uno dei protagonisti del manga Drifters e dell’omonimo anime è Shimazu Toyohisa.

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Fight for the future, sul sito del Japan Times
  2. ^ Bryant 1995, p. 12.
  3. ^ Dei 2018, p. 169.
  4. ^ Bryant 1995, p. 38-41.
  5. ^ (EN) Shima Sakon, su wiki.samurai-archives.com.
  6. ^ Dei 2018, p. 287.
  7. ^ Bryant 1995, p. 56.
  8. ^ Dei 2018, p. 290.
  9. ^ Bryant 1995, p. 89-91.

BibliografiaModifica

  • (EN) Anthony J. Bryant, Sekigahara 1600, the final struggle, Osprey Publishing Ltd, 1995, ISBN 1855323958.
  • Francesco Dei, Storia dei Samurai, Odoya, 2018, p. 178, ISBN 9788862884853.
  • (EN) Stephen Turnbull, The Samurai Sourcebook, Cassell & Co., 1998, ISBN 1854095234.
  • (EN) A.L.Sadler, The maker of modern Japan: The life of Tokugawa Ieyasu, Routledge, 2010, ISBN 9780415587914.

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