Battaglie delle Melette

Battaglie delle Melette
parte del Fronte italiano della prima guerra mondiale
Gefallene Italiener auf Monte Spiel. (BildID 15640319).jpg
Caduto italiano sul Monte Spil (Melette)
Datagiugno 1916 e novembre-dicembre 1917
LuogoAltopiano dei Sette Comuni
Esitovittorie austroungariche
Schieramenti
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Le battaglie delle Melette furono due distinte battaglie che si combatterono durante la prima guerra mondiale tra l'esercito italiano e quello austroungarico per la conquista delle Melette, gruppo montuoso sull'altopiano dei Sette Comuni, in provincia di Vicenza. La prima battaglia si sviluppò durante la Südtiroloffensive mentre la seconda ebbe luogo dopo la Battaglia di Caporetto a seguito dell'abbandono del settore nordest dell'altopiano vicentino da parte delle truppe del regio esercito che ripiegarono proprio sulle Melette.

Alcuni episodi sono narrati nel libro di Emilio Lussu Un anno sull'Altipiano (sulle Melette era infatti dislocata la Brigata Sassari) oltre che nel libro di Paolo Monelli Le scarpe al sole.

Le battaglieModifica

La zona è stata al centro di due battaglie cosiddette di "arresto": la prima nel giugno 1916 e la seconda nel novembre-dicembre 1917.

A pianificare diversi piani offensivi da parte austroungarica fu il Maresciallo Conrad von Hötzendorf, che attaccò le Melette prima in qualità di Capo di Stato Maggiore dell'Esercito austro-ungarico, durante la Südtiroloffensive del 1916, e poi in veste di Comandante del Gruppo d'Esercito del Tirolo, nella seconda battaglia d'arresto del 1917.

Durante queste battaglie una forte importanza strategica l'assunse il Monte Fior che venne definito la chiave degli Altipiani.

La prima battaglia (1916)Modifica

La prima battaglia, avvenuta durante l'Offensiva di Primavera e terminata con la conquista del monte Fior da parte delle truppe imperiali, si risolse con lo spontaneo abbandono delle Melette da parte delle stesse truppe, per attestarsi sulla Winterstellung a seguito dell'offensiva Brusilov.

«È terribile assistere per delle ore al dissanguamento dei nostri battaglioni»

(Alfredo Graziani, tenente 151° brigata Sassari)

Il primo assalto avvenne il 5 giugno ma i soldati imperiali vennero presto bloccati dalla resistenza italiana (coi soldati del regio esercito accorsi dal fronte isontino a difendere il settore), ma anche dal fuoco amico (tiri corti dell'artiglieria austroungarica). Il giorno successivo una fitta nebbia che avvolgeva le alture permetterà la riorganizzazione dei reparti attaccanti che il 7 giugno, ancora con le cime nascoste da nubi basse, punteranno verso monte Castelgomberto e Monte Fior. Verso sera il vento libererà le Melette dalla nebbia e l'artiglieria austroungarica poté quindi entrare in gioco: 74 bocche da fuoco rovesciarono un uragano di fuoco sulle linee italiane ma anche l'artiglieria italiana risponderà al fuoco, investendo la fanteria nemica. Nel frattempo l'attacco era in pieno svolgimento: mentre i soldati del 27º reggimento cercavano di aggirare le posizioni del Castelgomberto, i reparti bosniaci del 2º reggimento attaccavano Monte Fior. Diversi tentativi si infransero contro le difese italiane, a loro volta bersagliate dal fuoco dei cannoni avversari.

 
Monte Castelgomberto. Esplosioni di granate sul Monte Fior

A sera inoltrata, sul Castelgomberto gli austriaci erano bloccati da reparti alpini e di fanteria, mentre sul Fior i bosniaci avanzavano a prezzo di elevatissime perdite: qui si accenderà una furibonda lotta tra gli stessi bosniaci ed alpini coadiuvati dai fanti della Sassari. Ormai era calato il buio quando sotto un violento temporale le difese italiane stavano per avere la meglio: a quel punto il tenente colonnello Duic in persona decise di lanciarsi nelle trincee, ciò rianimerà i soldati bosniaci che con la forza della disperazione conquisteranno Monte Fior. Il campo di battaglia è coperto di cadaveri quando verso le 21:00 si sta per spegnere la battaglia: a questo punto reparti italiani ripartiranno all'assalto ed i combattimenti si protrarranno sino al giorno successivo, quando Fior e Castelgomberto cadranno definitivamente in mano avversaria. Successivamente ogni ulteriore operazione verrà sospesa e gli austroungarici si ritireranno su linee di difesa più arretrate a causa della necessaria partenza della terza armata verso il fronte orientale.

Le perdite totali, considerando che la battaglia durò solo pochissimi giorni, furono elevate: in totale ben 3583 soldati[1].

La seconda battaglia (1917)Modifica

«Ad un tratto la vampata di un lanciafiamme trasforma tutto il terreno in fumo e chiarore guizzante che colpisce un intero plotone di kaiserjaeger striscianti in avanti e brucia uomo per uomo»

(tenente colonnello Tassilo Cordier von Löwenhaupt, 1° reggimento Kaiserjaeger)

La ritirata dell'esercito italiano a seguito della Battaglia di Caporetto, nella 12ª battaglia dell'Isonzo, costrinse le truppe italiane a ritirarsi dal fronte dell'Isonzo, dalle zone della Carnia e del Cadore e tale decisione interessò anche l'area dell'altopiano di Asiago. Nonostante il fronte tridentino non fosse stato attaccato, i comandi della Prima Armata decisero infatti di abbandonare il settore nordorientale dei Sette Comuni per spostare il fronte di qualche chilometro indietro: la nuova linea si attestò così lungo il massiccio delle Melette per unirsi con le linee del massiccio del Grappa.

Agli inizi di novembre 1917 il generale Conrad, che aveva sempre sostenuto la necessità di attaccare l'altopiano per dirigersi verso la pianura veneta, chiese di poter ottenere rinforzi per organizzare un attacco simultaneo a quelli previsti sul Piave e sul Monte Grappa. Dopo aver ricevuto il permesso (ma non i rinforzi), l'ex capo di stato maggiore austroungarico lanciò l'offensiva contro il massiccio delle Melette. L'obiettivo era scendere verso Bassano del Grappa puntando verso i monti Montagna Nuova - Bertiaga e quindi Conco. Gli attacchi iniziarono risolutamente e con veemenza l'11 novembre, ma i reparti italiani riuscirono a bloccare ogni tentativo d'attacco che costò agli imperiali enormi sacrifici. Il 23 novembre l'alto comando austroungarico, a sostegno dell'indecisione dell'imperatore Carlo I (presente sull'altopiano il giorno prima per assistere alle battaglie) ordinò la sospensione di ogni ulteriore attacco.

 
Il generale von Vidale comandante delle truppe d'attacco alle Melette

Dopo ripetute e pressanti richieste, a Conrad venne data l'opportunità di riprendere gli attacchi, che ripresero furiosi il 3 dicembre, utilizzando gas lacrimogeni ed yprite. Questa volta il violentissimo attacco ebbe ragione dei difensori e subito caddero Monte Miela e Monte Fior, il 5 dicembre tutte le Melette di Foza e di Gallio erano in mano austroungarica. La nuova linea arretrò quindi verso il settore Val Frenzela - monte Sisemol - monte Valbella - Col del Rosso - Col d'Echele.

Dopo una breve pausa, le battaglie ripresero sotto il periodo natalizio, anche per il clima molto più favorevole rispetto agli inverni precedenti (erano caduti soltanto 20 centimetri di neve contro gli oltre 10 metri di coltre bianca del 1917). L'esercito asburgico attaccò i Tre Monti a partire dal 23 dicembre ed il giorno di Natale riuscì a portarsi sulla cima dei monti, ma qui le battaglie successive si infransero contro la risoluta resistenza italiana durante le Battaglie dei Tre Monti.

RepartiModifica

I reparti impiegati nella prima battaglia sulle Melette furono, dal lato austriaco, l'11ª Brigata Imperiale (composta da truppe stiriane, precisamente di Graz), e dai bosniaci del Tenente Colonnello Stephan Duic, conosciuti per la loro particolare ferocia; dal lato italiano Battaglioni Alpini e la Brigata Sassari. Nella seconda battaglia presero parte invece molti altri reparti, tra cui diversi battaglioni alpini.

 
Monumento al generale E. Turba sulla cima del monte Castelgomberto, Melette

A ricordo di tali fatti, i reparti eredi dell'imperial-regio esercito austriaco, il 7 giugno di ogni anno celebrano nel capoluogo stiriano, Graz, il Meletta-Gedenkfeier[2][3], la festa del Ricordo di Monte Meletta (nella cartografia austriaca corrispondente a Monte Fior).
Il Battaglione Alpini Morbegno, nel ricordo del fatto d'arme, celebra anch'esso il 7 giugno la Festa di Corpo, mentre la 1^ Medaglia d'Oro al V.M. concessa alle Bandiere del 151° e 152º Fanteria Sassari reca incise le località di Monte Fior e Monte Castelgomberto.

Presso Malga Slapeur sorge il monumento ai caduti del 2º Reggimento Bosno-Erzegovese che combatté sulla zona. Poco vicino si trova un ex cimitero di guerra bosno-erzegoveze: in previsione delle forti perdite di uomini, questo cimitero venne preparato prima dell'attacco sferrato alle truppe italiane, posizionate sul Fior, il 7 giugno 1916 e venne denominato “Für Freund und Feind”, ovvero “per amico e nemico”. Al termine della battaglia le fosse comuni contenevano 208 caduti. Attualmente il cimitero è preso in cura dall'associazione “amici della storia di Foza” che lavora in accordo con la Croce Nera d'Austria. Il cimitero è situato a ridosso della prima linea austroungarica del 1916 e alla sovrastante prima linea italiana dove sorgono anche i cippi intitolati al generale Euclide Turba e a Guido Brunner, sottotenente del 152º Reggimento della Brigata Sassari, entrambi medaglia d'oro al valore militare.

Medaglie d'oro al valor militare (soldati italiani)Modifica

Medaglie d’argento al valore militare (soldati italiani)Modifica

Lista incompleta

NoteModifica

  1. ^ Boccardo Giuseppe, Melette, 1916 - 1917, Gino Rossato editore, Novale di Valdagno (Vi), 2007.
  2. ^ (DE) Meletta-Feier in Italien, su bmlv.gv.at. URL consultato il 5 giugno 2011.
  3. ^ (DE) Fünf Religionen gedachten der Weltkriegsopfer [collegamento interrotto], su kleinezeitung.at. URL consultato il 5 giugno 2011.

Voci correlateModifica

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