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Battista Lomellini

doge della Repubblica di Genova
Battista Lomellini
Battista Lomellini-doge.jpg

Doge della Repubblica di Genova
Durata mandato 4 gennaio 1533 –
4 gennaio 1535
Predecessore Battista Spinola
Successore Cristoforo Grimaldi Rosso

Battista Lomellini (Genova, 1460Genova, 1540) fu il 48º doge della Repubblica di Genova.

BiografiaModifica

 
Stemma nobiliare dei Lomellini

Figlio di Gerolamo Lomellini e Tobietta Doria nacque intorno al 1460 a Genova. Persona ammirata per le sue qualità letterarie e dialettiche, ricoprì dal 1516 importanti incarichi istituzionali per la Repubblica. Proprio in quell'anno a lui fu affidato l'incontro di rappresentanza tra il governo genovese e il cardinale Innocenzo Cybo. Per Genova ricoprì inoltre le cariche di Elettore, Consigliere Anziano del Senato, Officiale di Balia, del Sale, di Moneta, dei Monti di Pietà, di Misericordia e dei Mercanti; fu inoltre protettore dell'ospedale di Pammatone.

Per le sue qualità fu scelto come accompagnatore del doge Ottaviano Fregoso a Milano nell'incontro tra Francesco I di Francia per il vassallaggio su Genova.

Nei moti rivoluzionari dell'ammiraglio Andrea Doria, contro l'oppressione del dominio francese, lo stesso Battista Lomellini partecipò e spronò la popolazione genovese nella causa del Doria. Egli stesso sborsò, per le spese ad avvenire, la cifra di mille scudi d'oro e tale gesto fu il volano per altri sostenitori.

Con la nuova riforma repubblicana dei dogi biennali fu nominato uno dei procuratori della Repubblica e con tale carica accolse, nell'agosto del 1530, l'imperatore Carlo V d'Asburgo al suo arrivo al porto di Vado Ligure. Come segno di sudditanza e riconoscenza, in cambio dei principi di libertà e sovranità della Repubblica, offrì in omaggio all'imperatore le chiavi della città del ponente ligure.

Le sue spiccate capacità lo porteranno il 4 gennaio del 1533 alla nomina dogale: la terza in successione biennale e la quarantottesima nella storia repubblicana. Fu proprio durante il suo dogato che ricevette ancora, con grande solennità, Carlo V in un incontro a Rivarolo con l'intero Senato. Nel suo biennio dogale ricucì i rapporti commerciali con la Francia.

Terminato il mandato, il 4 gennaio 1535, ricevette l'ultimo incarico da ambasciatore ed oratore della Repubblica per l'incontro del 1537 con il pontefice Paolo III presso Savona.

Sposato con Bartolomea Grimaldi Cebà ebbe tre figli: Nicolò, perito in giovane età, Agostino e Bettina.

BibliografiaModifica

  • Sergio Buonadonna, Mario Mercenaro, Rosso doge. I dogi della Repubblica di Genova dal 1339 al 1797, Genova, De Ferrari Editori, 2007.

Collegamenti esterniModifica