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Bellinzona
comune
Bellinzona
Bellinzona – Stemma Bellinzona – Bandiera
Bellinzona – Veduta
Castelgrande visto da Piazza Colleggiata
Localizzazione
StatoSvizzera Svizzera
CantoneWappen Tessin matt.svg Ticino
DistrettoStemma Bellinzona.svg Bellinzona
Amministrazione
SindacoMario Branda (PSS) dal 1º aprile 2012
Territorio
Coordinate46°12′N 9°01′E / 46.2°N 9.016667°E46.2; 9.016667 (Bellinzona)Coordinate: 46°12′N 9°01′E / 46.2°N 9.016667°E46.2; 9.016667 (Bellinzona)
Altitudine238 m s.l.m.
Superficie164,22[1] km²
Abitanti43 876[2] (31-12-2018)
Densità267,18 ab./km²
FrazioniDaro, Carasso, Galbisio, Ravecchia, Artore, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant'Antonio, Sementina
Comuni confinantiArbedo-Castione, Cadenazzo, Cavargna (IT-CO), Comunanza Cadenazzo/Monteceneri, Cugnasco-Gerra, Gravedona ed Uniti (IT-CO), Isone, Ponte Capriasca, Sant'Antonino, Riviera
Altre informazioni
Lingueitaliano
Cod. postale6500
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice OFS5002
TargaTI
Nome abitantibellinzonesi
PatronoSan Pietro Apostolo
CircoloBellinzona
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Bellinzona
Bellinzona
Bellinzona – Mappa
Sito istituzionale
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
I tre castelli e la cinta muraria di Bellinzona
(EN) Three Castles, Defensive Wall and Ramparts of the Market-Town of Bellinzone
Castelli.JPG
TipoCulturali
Criterio(iv)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal2000
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Bellinzona[3] (in dialetto ticinese Belinzona, ma anche Brenzona o Borgh[4][5][6], in tedesco Bellenz o Bellentz [desueto], in francese Bellinzone, in romancio Blizuna[7]) è un comune svizzero del Canton Ticino. È la città capitale del Canton Ticino e capoluogo del distretto omonimo; conta 43 876 abitanti[2], mentre l'agglomerato e distretto contano oltre 54 900 abitanti.

La città è attraversata da nord e in direzione ovest dal fiume Ticino[8].

Nel 2017 11 ex-comuni del distretto (Camorino, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant'Antonio, Sementina) e Claro (già distretto di Riviera) sono stati accorpati al comune di Bellinzona[9]. La popolazione del comune è dunque passata da circa 18 000 a oltre 43 800 abitanti, e la superficie da 19 km² a quasi 165 km².[10]

Indice

EtimologiaModifica

Il nome Bellinzona[11] deriva forse dal nome latino Bilitiō[12] (accusativo Bilitiōnem). L'etimologia del nome è incerta e l'idea, errata, che il nome derivi dalla locuzione "zona bellica" è un esempio di etimologia popolare. Le ipotesi più accreditate sono due: la prima si richiama alla posizione geografica dell'insediamento bellinzonese originale, collocato sullo sperone di roccia di Castelgrande, e fa derivare il nome dal celtico «briga», col significato di monte o altura; la seconda, invece, collega Bellinzona al nome personale latino Belitius o Bellitio, al quale sarebbe stato aggiunto il suffisso –one, di probabile origine celtica. Il nome della Turrita significherebbe, perciò, «podere o possedimento di Bellitio».

Un ulteriore ipotesi, meno conosciuta, farebbe derivare il nome Bellinzona dal ginepro, come si potrebbe evincere dalla radice presente nei dialetti nella Val d'Ossola e nel Ticino occidentale (brintsul in Val Maggia, brentsul in Val Vigezzo e brenkul in Val Leventina a Chironico, Janevar e ginevru invece a Bellinzona e Camorino in cui viene ripresa la radice latina[13]). Bilitio quindi deriverebbe da selva di ginepri o luogo ricoperto di ginepri, si presume pure dalla medesima radice dell'irlandese gallico bil (albero sacro)[14]. Quest'ultima ipotesi è ritenuta al quanto azzardata, principalmente per la sua unicità e presunto legame con le radici bri- bre- provenienti dal gallico insulare, discostandosi arbitrariamente dal substrato galloromanzo continentale del nord Italia. Nei dialetti galloromanzi non esiste inoltre alcuna ulteriore eccezione conosciuta, che potrebbe confermare in qualche misura questa regola.[15]

Geografia fisicaModifica

Quartieri[16]e popolazioneModifica

Questi sono i quartieri che compongono il comune di Bellinzona derivati dal processo di aggregazione comunale, corrispondenti ai comuni soppressi. Sono 43'876 le persone (21’301 uomini e 22’575 donne) residenti a Bellinzona al 31 dicembre 2018. Cifre che indicano una sostanziale stabilità della popolazione della Città, che era di 43'900 unità a fine 2017.[17]

Complessivamente erano 106 le nazionalità diverse a fine 2018. I Paesi più rappresentati dopo la Svizzera (32’478 residenti), sono: Italia (7’162), Portogallo (975), Bosnia e Erzegovina (361), Kosovo (267), Croazia (244), Eritrea (204), Serbia (197), Spagna (192), Turchia (170) e Brasile e Germania (122).

Nei 13 Quartieri la popolazione residente è così suddivisa:

Stemma Nome del quartiere Abitanti
31.12.2018
Superficie
in km²
Abitanti
in %
  Bellinzona 18842 19,1 42,94
  Camorino 2908 8,3 6.63
  Claro 3009 21,2 6,86
  Giubiasco 8782 6,2 20,02
  Gnosca 783 7,5 1,78
  Gorduno 829 9,2 1,89
  Gudo 865 9,9 1,97
  Moleno 127 7,5 0,29
  Monte Carasso 2903 9,6 6,62
  Pianezzo 601 8,0 1,37
  Preonzo 637 16,0 1,45
  Sant'Antonio 241 33,6 0,55
  Sementina 3349 8,2 7,63

Evoluzione demograficaModifica

% Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Ritratti comunali dell'Ufficio federale di statistica 2000
3,6% madrelingua tedesca
87,4% madrelingua italiana
2,5% madrelingua serbo-croata

Abitanti censiti

 

TerritorioModifica

Bellinzona si estende nella parte centrale del Canton Ticino. In seguito all'aggregazione del 2017, con una superficie di 165,45 km² è diventata la più estesa tra le città svizzere[18] di oltre 30'000 abitanti e il terzo comune più esteso tra i Comuni del Canton Ticino, dopo Blenio e Lavizzara.

Fisicamente il centro principale del comune è costituito dalla città di Bellinzona corrispondente al relativo ex-territorio comunale (di circa 18'000 abitanti).

Adesso il nuovo comune comprende pure ampie aree boschive, agricole e di montagna e alcune frazioni sono delle vere e proprie località staccate dall'ambito cittadino.

A Bellinzona confluiscono e si diramano alcune tra le principali arterie stradali e autostradali, come la N2 Chiasso - Basilea, il passo del San Gottardo, il San Bernardino e alcuni passi secondari come il Lucomagno e la Novena. Bellinzona è anche uno snodo ferroviario principale per le merci e i viaggiatori sia a livello regionale, con i collegamenti in direzione di Locarno o Lugano, sia per il traffico nazionale e internazionale da e verso l'Italia (via Chiasso-Milano come pure via Luino). I collegamenti con la Svizzera tedesca attraverso la nuova trasversale alpina che collega Bellinzona a Lucerna, ha ridotto i tempi di viaggio per le merci e le persone avvicinando il nord al sud della Svizzera, come pure Milano a Zurigo e Stoccarda. Per il traffico merci ricopre una certa importanza anche la linea che da Bellinzona e attraverso Gambarogno collega Luino al terminal di Busto Arsizio-Gallarate[19]. La vecchia linea ferroviaria di montagna[20] è pure tuttora utilizzata dal traffico regionale, collegando paesi e regioni altrimenti tagliate fuori dal nuovo Tunnel ferroviario.

La Città comprende a sud-ovest del proprio territorio, nei quartieri di Sementina, Giubiasco, Camorino e Gudo, la parte nord del Piano di Magadino[21]; una pianura a vocazione agricola frutto della bonifica avvenuta tra il 1888 e il 1961[22]. Sino ad allora la pianura era una palude soggetta alle piene del Fiume Ticino e alla malaria, oggi è una fertile piana dedita principalmente alla coltivazione di ortaggi in serra e all'aperto[23], Granturco e allevamenti di bestiame, principalmente bovini e ovini.

Nel centro cittadino si erge la rocca di Castelgrande, uno sperone di roccia granitica che degrada in direzione nord-ovest verso il corso del Fiume Ticino e sul quale hanno trovato rifugio i primi abitanti stanziali durante il neolitico[24]. Nel corso dei secoli, in considerazione dell'ottima posizione strategica e di controllo delle principali vie di transito da nord a sud, al riparo dal corso irregolare e dalle piene del Fiume Ticino, sulla rocca si stabilirono i primi villaggi, fortezze e armate fino al basso Medioevo, quando venne data forma all'attuale Castelgrande (castello) e al sistema di cinte murarie e castelli, Patrimonio UNESCO dell'umanità[25].

Il territorio ha assunto la sua conformazione odierna a partire da circa 10'000 anni fa, all'inizio del periodo olocene, in seguito al rientro dell'ultima glaciazione definita glaciazione Würm[26]. Durante la massima espansione dell'ultimo periodo glaciale, 18.000 anni fa, l'attuale territorio di Bellinzona era sommerso sotto una coltre di ghiaccio di 1'500m[27]. Il cambiamento climatico e l'innalzamento delle temperature ha causato il progressivo ritiro di questa imponente massa ghiacciata, a cui è seguita nei secoli l'opera di bonifica e adattamento da parte dell'uomo[28], modellando il territorio come lo conosciamo oggi.

Il Fiume Ticino attraversa la Città sul fronte nord ovest, discosto rispetto al centro cittadino, passa a lato del nuovo Parco urbano per giungere poi, lungo l'estesa area verde delle golene[29], nei quartieri di Giubiasco e Sementina, prima d'immettersi nel Piano di Magadino verso il quartiere di Gudo, il locarnese e il Lago Maggiore. I principali affluenti nel territorio sono a nord-est, sull'argine sinistro e attraverso il comune di Arbedo-Castione, il fiume Moesa e il Traversagna mentre da est, attraverso l'omonima valle, il Morobbia e da ovest il torrente Sementina. Diversi riali minori che prendono vita sui monti alpini nei dintorni di Bellinzona, confluiscono anch'essi nel Fiume Ticino: riale Vallascia, Grande, Moleno, Righetti, Lusanico, Rivalone, Val Purscina, Torrente Guasta, Torrente Dragonato ecc. per una struttura idrografica piuttosto varia e particolareggiata, con alcuni tratti sotterranei.

Il centro abitato più alto del comune di Bellinzona è Carena, facente parte del quartiere di S.Antonio in Valle Morobbia, a 958 m.sl.m. Il territorio confina a nord con i Comuni di Arbedo-Castione, Riviera e il Cantone dei Grigioni; a sud con Cadenazzo, Sant'Antonino, Isone, Ponte Capriasca, a ovest con Cugnasco-Gerra e ad est, attraverso la Valle Morobbia e il Passo San Jorio con Cavargna e Gravedona ed Uniti in Italia.

ClimaModifica

Il clima del Bellinzonese è caldo e temperato. Secondo la classificazione dei climi di Köppen e Geiger la classificazione del clima è Cfb[30], ovvero clima mite umido con temperatura media del mese più caldo inferiore a 22 °C e almeno 4 mesi sopra 10 °C. La temperatura media annuale di Bellinzona è 11.7 °C. Luglio con una media di 21 °C è il mese più caldo, gennaio con 2,5 °C il mese più freddo[31]. La regione gode di un buon soleggiamento con un numero importante di precipitazioni annue[32] e diversi giorni di vento. Le statistiche pluviometriche a Bellinzona indicano una piovosità media annua di 1291 mm, con un massimo di precipitazioni tra la primavera e l'autunno, nei mesi di maggio, giugno, settembre e ottobre. Anche ad agosto si riscontrano importanti precipitazioni, ma le stesse sono per lo più a carattere temporalesco intenso. Il mese più secco è gennaio con una media di precipitazioni pari a 65mm.

Bellinzona Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 5,77,512,016,019,723,425,924,821,416,110,66,96,715,924,716,015,8
T. mediaC) 2,54,07,511,315,218,621,020,217,112,16,93,53,311,319,912,011,7
T. min. mediaC) −0,70,53,06,710,713,816,115,612,88,23,30,20,06,815,28,17,5
Precipitazioni (mm) 656684119132153114138120119111702013354053501 291

StoriaModifica

Età anticaModifica

 
Moneta Costantino I

La storia della città[33] inizia con la codifica di alcuni scavi archeologici nella corte di Castelgrande, negli anni '80, che confermano la presenza di un villaggio neolitico[34] tra i più antichi in Svizzera e risalente alla seconda metà del VI millennio a.C.[35]. Nella seconda metà del V millennio a.C., come provano i resti archeologici, l'abitato neolitico faceva parte della cultura dei vasi a bocca quadrata, presente uniformemente in tutto il nord Italia. Essendo la zona posta all'ingresso delle valli che conducono ai principali valichi alpini: Lucomagno, San Bernardino, Passo San Jorio, Greina e il passo del San Gottardo[36] ha da sempre attirato gli interessi militari e strategici delle diverse popolazioni che si sono succedute, in sequenza, sin dall'antichità: popoli neolitici, Cultura di Canegrate[37], Cultura di Golasecca (Leponzi[38][39] e Insubri[40]) e Romani[41].

Durante gli scavi condotti da Werner Meier nel 1967, furono dissepolte le vestigia dell’antica cinta muraria edificata dai Romani, origine di quel Castrum Bilitio risalente alla metà del IV secolo.

L'antico nome latino Bilitio non è mai stato ritrovato o citato in alcun documento storico di epoca romana e non esistono neppure fonti specifiche sulle popolazioni celtiche e pre-romane presenti in zona, come dimostrano invece le diverse necropoli [42]affiorate nel comprensorio, anche in epoche recenti[43][44] e che hanno permesso di migliorare la conoscenza sulle civiltà pre-romane che hanno colonizzato e abitato l'area. La prima necropoli rinvenuta ad inizio del XX secolo nel quartiere di Giubiasco[45][46] rappresenta una sorta di stele di Rosetta per l'archeologia e la storia di Bellinzona e dell'intera regione; per l'ampiezza della necropoli, con le sue 557 sepolture accertate, e per l'importanza dei reperti rinvenuti sovrapponibili su più epoche, dall'età del bronzo, età del ferro, Cultura di La Tène ed Epoca romana.[47][48] Nel 1969, durante uno scavo nella necropoli romana di Carasso[49], è stato invece rinvenuto un anello digitale in bronzo, il cui castone porta inciso il monogramma cristiano. Questo tipo di anello rappresenta una delle testimonianze più antiche del cristianesimo del Cantone Ticino e attesta quindi la presenza dei primi cristiani a Bellinzona, e nella regione, almeno dal IV secolo d.C. Dello stesso periodo storico è la moneta con l'effigie dell'imperatore Costantino ritrovata negli scavi condotti nel 1986, nel sagrato della Chiesa della vicina Sant'Antonino (Svizzera)[50].

Se per vedere citata Bilitio in fonti storiche bisogna attendere il medioevo con il famoso commento di Gregorio di Tours i Campi Canini[51], nei pressi di Bellinzona, sono per contro citati sin dall'era romana in quanto teatro di innumerevoli battaglie, documentate già a partire dal 355 d.C., quindi in corrispondenza archeologica con la prima cinta muraria romana edificata e ritrovata sulla rocca cittadina. In quell'anno l'Imperatore Costanzo II, figlio di Costantino il Grande, si mosse personalmente alla testa di una spedizione militare ai confini della Rezia contro i Lentiensi, popolazione di stirpe alemannica che insidiava le frontiere; come documentato dallo storico romano Ammiano Marcellino[52]. Ammiano, infatti, cita:

"ad quem procinctum Imperator egressus, in Raetias camposque venit Caninos"

"per partecipare alla spedizione l'imperatore usci da Milano e giunse nella Rezia, precisamente nei Campi Canini".[53]

I Campi Canini vengono quindi definiti da Ammiano Marcellino come una località precisa seppur non ancora chiaramente circoscritta. Un'altra scorreria alemanna attraverso i passi retici venne fermata a Bellinzona, sempre all'altezza dei Campi Canini, dall'Imperatore Maggioriano nel 457 d.C.[54], come riferito da Sidonio Apollinare[55], vescovo e scrittore dell'epoca:

"Conscenderat Alpes Raetorumque iugo per longa silentia ductus Romano exierat populato trux Alamannus perque Cani quondam dictos de nomine campos in praedam centum noviens dimiserat hostes"

"scesero le Alpi e i passi della Rezia novecento feroci Alamanni, lanciandosi in devastazioni e saccheggi attraverso i "Campi" detti "di Cano", da qualcuno che ebbe questo nome"

Vengono quindi fornite dal Vescovo Sidonio Apollinare indicazioni sull'origine stessa del nome e circoscritta in parte la loro posizione. Parecchio tempo dopo, nel XVII secolo, sarà il geografo e umanista Cluverio[56] a riproporre l'episodio storico sul suo "Italia Antiqua, cum Sicilia, Sardinia & Corsica":

"Essi (gli Alemanni), attraverso la Svizzera e il valico del San Gottardo, passate le Alpi scesero sul versante italiano e raggiunsero i Campi Canini".

Età medievaleModifica

 
Castello di Sasso Corbaro
 
La battaglia di Arbedo 1422

In quest'epoca ricca di avvenimenti, Bellinzona si troverà al centro di contese, interessi militari e commerciali tra le potenze dell'epoca, che ne tracceranno i tratti distintivi ancora oggi visibili in talune opere militari, religiose e civili.

Nell'Alto Medioevo la transizione Gotica e Bizantina che seguì la caduta dell'Impero Romano non ha lasciato tracce archeologiche e tanto meno testi scritti; bisognerà attendere l'arrivo dei Longobardi e la contesa con i Franchi per avere il primo riferimento storico su Bellinzona. La fortezza "ad Bilitionem" viene infatti nominata, per la prima volta, in un noto passo di Gregorio di Tours[57] nella sua Historia Francorum, che descrive la calata, nel 590 d.C., dei franchi in discesa dal Lucomagno in guerra contro i longobardi asserragliati nella fortezza di Bellinzona. Gregorio precisamente, dopo avere nominato Milano, nel descrivere il luogo dove fu ucciso il combattente franco Olone scrisse:

"Olo autem dux ad Bilitionem huius urbis castrum, in campis situm Caninis, inportunae accedens, iaculo sub papilla sauciatus, cecidit et mortuus est"

"infatti il comandante Olo, imprudentemente spintosi sotto il castello di Bellinzona, nei Campi Canini, fu ferito e mori"

Gregorio qualificava quindi Bellinzona come una fortezza appartenente alla città di Sant'Ambrogio.[58][59]

Per delineare la storia e origini di un luogo, in particolare nell'antichità e nell'alto medioevo, si fa spesso riferimento ai luoghi di culto. L'originale Pieve di Bellinzona si trovava verosimilmente all'interno della Corte di Castelgrande, dove durante gli scavi archeologici del 1967 sono stati ritrovati i resti di un cimitero medievale cristiano. La prima trascrizione su pietra che parla di un luogo di culto a Bellinzona, già intitolato a San Pietro Patrono della Città, data il 1168[60], anche se la presenza cristiana a Bellinzona è attestata già in epoca romana (IV secolo d.C.). Gli scavi archeologici di Castelgrande hanno appurato tracce di un incendio sulle antiche mura, databile a ridosso del VIII secolo/IX secolo, in corrispondenza quindi con il periodo in cui i franchi spodestarono definitivamente i longobardi dalla penisola (774 d.C.).

Dopo la morte di Carlomagno (814 d.C.) l'impero carolingio andò rapidamente in frantumi. Tra il 1002 e il 1004 i sovrani germanici successori di Carlomagno (Arduino ed Enrico II), cedettero al vescovo di Como tutto il Contado di Bellinzona (territorio delimitato a nord da Preonzo e Castione a sud da Gudo e Sant'Antonino. In questo periodo di Contado comasco, vi fu il passaggio attraverso il Passo del Lucomagno dell'esercito con a capo l'imperatore germanico del Sacro Romano Impero Federico I detto il Barbarossa[61], di cui Como, e di conseguenza Bellinzona, erano fedeli alleati. Nel 1176 d.C. il Barbarossa giunse quindi nella fortezza, per spostarsi poi nell'attuale Lombardia, dove perse la famosa battaglia di Legnano[62][63] contro la Lega Lombarda, ponendo definitivamente fine ai sogni di gloria e di conquista militare di Federico I al sud delle Alpi. Contesa a lungo tra Como e Milano entra stabilmente nell'orbita milanese e viscontea a partire dal XIV secolo, Nel 1340 dopo un assedio di due mesi, infatti, l'esercito milanese costrinse alla resa gli irriducibili Rusca di Como e i loro fedelissimi, ancora asserragliati tra le mura dei castelli. Dal bastione bellinzonese i Visconti controlleranno quindi l'importante Passo del San Gottardo, da poco reso valicabile, e tutti i principali passi allora transitabili. Risalgono a questo periodo, prima sotto il dominio Comasco dei Rusca e poi Visconteo, tra il XIV e il XV secolo, i tre stupendi castelli, simbolo stesso della città[64] e le sue imponenti cinte murarie.[65].

In quest'epoca tumultuosa, i rudi montanari Svizzeri tentarono più volte d'insidiare il potere Visconteo di Bellinzona e d'impossessarsi della Città e manieri per controllare le vie di transito a sud dei passi alpini, vi riuscirono nel 1419, non con la forza delle armi, ma con l'acquisto dei castelli di Bellinzona ai Signori De Sacco, che ne erano in possesso dal 1403. Filippo Maria Visconti sentitosi minacciato da questa espansione e tentata inutilmente la via diplomatica ed economica, nella primavera del 1422 mise il comandante Francesco Bussone Conte di Carmagnola alla testa di un esercito di 16'000 soldati e decise di muovere battaglia per riconquistare Bellinzona e le Valli limitrofe. Gli svizzeri tentarono una reazione mettendo sotto assedio i castelli ma la battaglia di Arbedo,[66] combattuta il 30 giugno 1422, ancora una volta nella storia ai Campi Canini, e la dura sconfitta dei confederati, sancì la definitiva riconquista di Bellinzona da parte del Ducato milanese almeno fino alla fine del Medioevo.

Non fu questo l'ultimo scontro tra il ducato e confederati che tornarono a fronteggiarsi nel 1449 nella battaglia di Castione[67], in cui gli svizzeri per evitare il massacro dovettero ripiegare velocemente verso la Mesolcina e ancora nel 1478, con l'assedio per 2 settimane di Bellinzona con saccheggi e devastazioni nei dintorni della fortezza. L'esercito confederato, probabilmente memore di quanto avvenuto nel 1422 ad opera del Carmagnola e nel 1449 con la battaglia di Castione, come pure a causa delle avverse condizioni meteorologiche di quel freddo dicembre del 1478, al sopraggiungere delle armate di rinforzo milanesi si ritirò oltre Gottardo. Una piccola guarnigione di confederati e leventinesi rimase a seguire le manovre del nemico, che nel frattempo decise di continuare la spedizione verso la Riviera e la Leventina. Il 28 dicembre, con l'esercito ducale in difficoltà nelle strette valli ghiacciate e attraversate dal fiume Ticino, il piccolo contingente svizzero iniziò a colpire dall'alto con sassi e tronchi, mandando in rotta i ducali e dando vita a quella che ancora oggi è conosciuta come la battaglia dei sassi grossi di Giornico[68]. Da allora il Ducato decise di rafforzare ulteriormente le difese di Bellinzona con la costruzione del Castello di Sasso Corbaro e di una nuova cinta muraria che lo collegasse al Castello di Montebello e Castelgrande (castello), impedendo l'aggiramento a monte del borgo fortificato.

Ancora pochi decenni e la storia avrebbe conosciuto una svolta fondamentale, con avvenimenti straordinari per la microstoria di Bellinzona e la storia mondiale; il medioevo era agli sgoccioli.

Età moderna (da baliaggio a Cantone)Modifica

 
Bissolo, Zecca di Bellinzona 1503 - 1548 ca
 
Ludovico Maria Sforza detto il Moro

Agli albori dell'età moderna, Bellinzona viene citata da uno dei principali geni dell'umanità: Nel XVI secolo descrivendo la strada e passo del San Jorio, Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico ne fa un accenno: "... le montagne di Lecco e di Gravidonia, inverso Bellinzona ...", lasciando il sospetto che possa averla percorsa e vi sia giunto magari di passaggio.

Alberto Vignati, cartografo militare lodigiano[69][70] all'inizio del Cinquecento conferma "la distanza di 16 miglia tra Dunc e Berinzona, al passo vi si può accedere anche da Gravadona, il numero di cavalli che possono alloggiare in ciascuna stazione intermedia e le distanze intercorrenti"; a riprova di quanto Bellinzona fosse un crocevia militare e commerciale di rilievo per le potenze dell'epoca, che se la contendevano.

Nel 1499, in seguito alle complesse vicende politico-militari del Ducato di Milano, Bellinzona cade dapprima preda dei francesi e da lì a poco in mano agli svizzeri. Infatti in quel settembre di fine secolo, il re di Francia Luigi XII conquistò la Lombardia e le Terre ticinesi perché si considerava l'erede del ducato. I Francesi inviarono soldati e occuparono anche i Castelli di Bellinzona; un anno dopo, nel 1500, Ludovico il Moro riconquistò temporaneamente Milano, i Bellinzonesi fedelissimi di Ludovico, approfittando del momento propizio e con i francesi verosimilmente concentrati a ricacciare i ducali da Milano, si ribellarono allontanando gli occupanti e asserragliandosi all'interno degli inespugnabili castelli. Ludovico Maria Sforza venne in seguito sconfitto dai francesi a Novara, tentò di ripiegare confondendosi con le truppe in ritirata verso Bellinzona, ma fu tradito da un mercenario Confederato, catturato e trasferito prigioniero in Francia[71]. Le autorità locali bellinzonesi decisero quindi di chiedere aiuto e protezione agli Svizzeri. Uri, Svitto e Untervaldo, che guardavano a Bellinzona da tempo, furono ben lieti di assoggettare il borgo e impossessarsi delle fortezze militari. Più tardi, per la precisione nel 1503, il re di Francia riconobbe ai tre cantoni primitivi il possesso di Bellinzona, della Riviera e di Blenio. Il passaggio dalla dominazione milanese a quella confederata avvenne quindi alla fine del medioevo, quando il ducato milanese era sulla via del tramonto[72]. Bellinzona divenne così la testa di ponte militare dei confederati e del loro tentativo di espansione in Lombardia, che dopo qualche anno, nel 1515, sfocerà nella famosa battaglia di Marignano[73], che sancì la fine delle mire espansionistiche verso sud dei Confederati.

I Confederati, verosimilmente per consolidare la propria presenza nel loro nuovo dominio a sud delle alpi, affermando il controllo economico e per agevolare gli scambi commerciali con i potenti Stati del nord Italia, attivarono una Zecca[74] in Città[75]. La stessa rimase attiva dal 1503, anno del riconoscimento da parte della Francia del dominio bellinzonese ai tre Cantoni primitivi, fino al 1529 e batteva moneta per conto di Uri, Svitto e Untervaldo. Le monete erano ispirate a quelle utilizzate nel Ducato di Milano, poiché da utilizzare prevalentemente negli scambi con lo stesso Ducato e con la Repubblica di Venezia. I pezzi più conosciuti sono il Bissolo[76], che veniva usato anche nella regione, e il Grosso,[77] pezzo unico facente parte dei rari esemplari utilizzati anche a nord delle alpi e acquistato nel 2018 dal Cantone[78].

Intorno al 1600 il Bilitio Castrum viene citato dal geografo e umanista Philip Clüver[79]:

"BILITIO castrum, sive castellum hodieque in radicibus Alpium Raeticarum supra lacum Verbanum, qui vulgo dicitur adcolis Lago Maggiore, ad Ticinum amnem situm, detorto paullüm vocabulo dicitur Belizona"

"Il centro fortificato, o castello di BILITIO, ai piedi delle Alpi retiche, sopra il Lago Maggiore, sito sul fiume Ticino, e oggi denominato Bellinzona"

La città rimarrà controllata come baliaggio (una specie di colonia) fino alla fine del '700, quando l'intervento di Napoleone e una serie di rivolgimenti interni portano nel 1798 alla nascita del Cantone di Bellinzona all'interno della Repubblica elvetica. Successivamente, nel 1803 il nuovo cantone fu unito con il Cantone di Lugano per formare l'attuale Canton Ticino[80], di cui Bellinzona divenne la capitale. Dopo il 1815 tale ruolo sarà attribuito invece a turno anche a Locarno e Lugano. Soltanto nel 1878, non senza diatribe, Bellinzona diventa definitivamente sede del governo cantonale ticinese[81].

XIX secoloModifica

Nell'Ottocento il Ticino era un'isola repubblicana e democratica nella Lombardia sotto dominio austro-ungarico, i rapporti diplomatici tra Svizzera, Canton Ticino e Austria non erano propriamente amichevoli, infatti il Ticino ospitava un numero cospicuo di dissidenti liberali e anti-austriaci lombardi. La tensione salì quando il Ticino espulse 22 frati cappuccini lombardi accusati di spionaggio e gli austriaci, in risposta, rimpatriarono 6'000 ticinesi emigrati in Lombardia per lavorare[82], imponendo pure un blocco commerciale. Nel 1853, per fare fronte a questo difficile periodo per il Ticino e il suo popolo, la Confederazione decise di investire in opere pubbliche e fortificazioni militari a sud delle Alpi, prese così forma tra Camorino, Giubiasco e Sementina, la linea di difesa dei cosiddetti Fortini della fame[83], che avevano il doppio ruolo di fornire lavoro ai disoccupati e fungere da deterrente ad un'eventuale invasione austriaca da sud.

Se la prima metà dell'ottocento presentava ancora caratteri prevalentemente agricoli e sotto certi versi primitivi, con povertà e mortalità infantile molto diffuse[84], centri abitati distanti in media 5Km l'uno dall'altro[85] e poca o nessuna alfabetizzazione, con l'arrivo della ferrovia il Ticino intraprende un nuovo corso battezzando di fatto l'inizio dello sviluppo industriale. La prima ferrovia aperta attraverso le Alpi con un tunnel di 15Km, un'opera faraonica per l'epoca, fu infatti quella del Gottardo nel 1882, mentre la prima tratta ferroviaria arriva in Città nel 1874 con l'apertura delle tratte Bellinzona-Biasca e Bellinzona-Locarno. Il simbolo del nuovo profilo industriale di Bellinzona fu idealmente rappresentato dalle Officine[86], un centro specializzato nella manutenzione di carri e locomotive ferroviarie, che avviarono la loro attività nel 1874 nell'attuale deposito locomotive e, in seguito alla necessità d'ampliamento, nei nuovi capannoni terminati nel 1899; stabilimenti in cui le Officine sono ancora oggi attive.

La ferrovia prima e le strade in seguito, rappresenteranno quindi per anni e fino ai nostri giorni le colonne di una nuova economia, che farà di Bellinzona la porta meridionale delle alpi occidentali per le persone e le merci, un po' come avveniva in epoca antica e nel medioevo, ma ora su vasta scala e con tempi di percorrenza sempre minori.

Prima e seconda guerra mondialeModifica

Durante la prima guerra mondiale la Svizzera, seppure dichiaratasi neutrale, pensò bene di mobilitare l'esercito preparandosi al peggio; in questo senso Bellinzona avrebbe rappresentato ancora una volta un importante caposaldo militare[87], per contrastare eventuali tentativi d'invasione che provenissero dal Regno d'Italia.

Nella seconda guerra mondiale i proclami propagandistici di Mussolini e del fascismo sull'annessione dei territori della linea alpina (Ticino, Grigioni, Vallese), ritenuti linea naturale del confine italiano e il piano di conquista della VI armata del Po, preoccupavano e facevano supporre ancora una volta un tentativo d'invasione. Nel 1939 iniziano quindi gli studi delle opere per la creazione di una linea di difesa che in seguito assumerà il nome di copertura LONA. La linea, un complesso di fortificazioni e uno sbarramento anticarro di vallata venne quindi costituita a nord di Bellinzona e a sud di Biasca[88].

I nostri giorniModifica

 
Palazzo Civico da Piazza Nosetto

Bellinzona ci regala oggi una delle più significative testimonianze in fatto di architettura difensiva dell'area alpina. entusiasma gli ospiti moderni con castelli, merli e mura, il tutto accuratamente restaurato e integrato nel suo nucleo storico.

Nel novembre 2012, a Sementina, 17 Municipi del Comuni del Bellinzonese (escluso Isone) con l'aggiunta di Claro (distretto di Riviera), hanno sottoscritto l'istanza formale di aggregazione indirizzata al Consiglio di Stato, così come prevede la Legge sull'aggregazione dei Comuni.

Il Consiglio di Stato ha nominato la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto che sarebbe stato sottoposto alla popolazione dei Comuni interessati in votazione consultiva. La legge stabilisce quindi che sulla base dell'esito di tale voto, il Consiglio di Stato licenzi un messaggio governativo all'indirizzo del Gran Consiglio, cui compete formalmente la decisione per l'aggregazione di Comuni.

Il 18 ottobre 2015 è avvenuta la votazione consultiva nei comuni interessati dal progetto. Dei 17 comuni che hanno partecipato al progetto aggregativo, in 13 si è avuto esito positivo: Bellinzona, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant'Antonio e Sementina. Mentre quattro comuni hanno votato per restare indipendenti: Arbedo-Castione, Cadenazzo, Lumino e Sant'Antonino.

Dopo l'avallo alla fusione del Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino vi è stato il ricorso al Tribunale Federale da parte di alcuni cittadini, che ritenevano nullo il voto essendo lo stesso vincolato all'aggregazione a 17 anziché a 13 comuni, come invece scaturito dalle urne. Il Tribunale Federale, con sentenza del 17 novembre 2016, ha respinto definitivamente il ricorso contro l'aggregazione dei 13 comuni. Il voto comunale per definire la composizione del nuovo Municipio e Consiglio comunale ha avuto luogo il 2 aprile 2017, è nata quindi una realtà urbana con una popolazione di 42'084 abitanti, dodicesima città Svizzera.

Lingua e dialettoModifica

La lingua ufficiale a Bellinzona, come nel resto del Cantone Ticino e in alcune aree del Cantone Grigioni, è l'italiano[89]; l'italiano è pure riconosciuto ufficialmente come terza lingua nazionale della Confederazione Elvetica[90].

Il dialetto ticinese[91] ricopre tutt'oggi un ruolo importante nella comunicazione sociale e informale, essendo parlato prevalentemente in famiglia ma anche nei ritrovi pubblici, sul posto di lavoro, nell'amministrazione pubblica e a volte alla TV svizzera di lingua italiana (RSI). Il dialetto viene usato anche, e in parte, dagli stranieri[92] da lunga data in Ticino o dai loro figli, che lo assimilano ufficiosamente sul posto di lavoro o a scuola[93].

A Bellinzona si parla in particolare il ticinese legato al ramo lombardo occidentale[94] delle lingue galloromanze o galloitaliche con alcune caratteristiche proprie[95]; ad esempio nel bellinzonese per talpa si usa il termine talp[96] al maschile, ripreso presumibilmente e letteralmente dal plurale: i talp. Nel Gambarogno si usa il termine taupa, nel sottoceneri locc e nel locarnese mozon o muzon, nel lombardo occidentale alpino talpin. Il dialetto di Bellinzona si distingue dalla variante alpina, parlata prevalentemente a nord del Cantone e lungo le valli del locarnese.

Stemma araldicoModifica

 
Antico stemma del circondario di Bellinzona

Lo stemma araldico di Bellinzona è legato a doppio filo alla dominazione milanese: alla Città di Sant'Ambrogio deve infatti il biscione visconteo a sette spire che la rappresenta. Secondo gli storici, l’antico stemma della città era formato da tre soffietti, tri bofitt in dialetto bellinzonese (attrezzi per attizzare il fuoco), indicanti i venti del nord, nord-est e sud-ovest convergenti al centro dov'era posizionata una grande lettera B[97], indicante il toponimo. In epoca viscontea venne sostituito dalla nota “vipera” o “biscione” di quel casato, che in epoca svizzera venne privato della corona ducale e del fanciullo in bocca[98]. Esiste, invero poco conosciuto, un antico stemma in rappresentanza del circondario (distretto) di Bellinzona con due rami di quercia ai lati e il fascio consolare al centro sormontato, al posto della scure, da un copricapo del Guglielmo Tell[99].

Il nuovo ente nato dall'aggregazione con i tredici comuni limitrofi, si è già dotato di un nuovo logo che riprende (stilizzato) l’antico “biscione” d’argento in campo rosso di derivazione viscontea. Il nuovo logo è stato realizzato dallo studio Variante Agenzia, composto da tredici linee che rappresentano i comuni aggregati e che è stato denominato “la danza del serpente”[100].

CuriositàModifica

I bellinzonesi sono riconosciuti e battezzati con il soprannome dialettale di ciod ovvero chiodi. Alla fine dell'800 era anche in auge l'espressione giornalistica "roba da chiodi" (incredibile e riprovevole) spesso utilizzata per definire l'operato del Governo cantonale con sede a Bellinzona[101]. Il nome, secondo una versione popolare, deriverebbe da una fabbrica di chiodi in collina e dal via vai di trasportatori di questi chiodi verso il piano, per dare avvio allo smercio. Un'altra versione, poco verosimile rispetto all'epoca in cui il soprannome era in realtà già utilizzato, parla invece del monumento di Piazza Indipendenza inaugurato nell'agosto del 1903, simile ad un chiodo capovolto[102]. Il soprannome intende pure riferirsi bonariamente al carattere del bellinzonese, ritenuto piuttosto avaro, schivo e irremovibile come un chiodo.

Bellinzona è anche chiamata Città del vento o dei tri bofitt (tre venti in dialetto), per la sua esposizione costante ai venti da nord, nord-est e sud-ovest che confluiscono regolarmente e talvolta in modo burrascoso sulla Città e circondario.

Bellinzona è la Città del carnevale, il carnevale Rabadan[103] "schioda" la Città dal letargo invernale per 6 giorni ininterrotti di bagordi che si tengono tra le vie del centro. All'apertura del carnevale, il giovedì e fino al martedì grasso, le chiavi della Città vengono quindi consegnate dal Sindaco al Re del carnevale, che detiene il potere carnascialesco per sei giorni di monarchia, in cui gli abitanti diventano ufficialmente sudditi di sua Maestà Re Rabadan. Il Rabadan è il più grande carnevale della Svizzera italiana e tra i tre carnevali più importanti in Svizzera[104].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architettura religiosaModifica

 
La collegiata dei Santi Pietro e Stefano
 
Collegiata Bellinzona
 
La chiesa evangelica

Il centro storicoModifica

Bellinzona è ricca di monumenti sacri e sono molte le chiese degne di nota per la loro importanza storica, artistica ed architettonica oltre che liturgica. Questo avvalora la tesi di una Bellinzona crocevia per i commerci, per le armate dei vari Imperi e Stati, ma anche via di passaggio per gli innumerevoli devoti, pellegrini e crociati in marcia o di ritorno da Roma o dal medio-oriente con le Commende[105], le Chiese e gli Ordini ecclesiastici a supportare questi pii viaggiatori[106], che trovavano così ristoro e protezione lungo la via[107] o all'interno delle mura cittadine.

La Collegiata di Bellinzona[108][109], dedicata ai santi Pietro e Stefano, è stata costruita sul sedime ricavato dalla demolizione di una vecchia chiesa dedicata a S.Stefano, inglobando simbolicamente un'altra vecchia chiesa poco distante, probabilmente all'interno di Castelgrande e dedicata a S.Pietro. La Collegiata è il monumento sacro più grande e importante della regione.

Il progetto è stato affidato dal Consiglio del Comune nel 1511, quando Bellinzona era già in orbita svizzera, ad un ingegnere comasco, Tomaso Rodari, scultore e architetto del Duomo di Como. I lavori di costruzione iniziati intorno al 1517 terminarono solo nel 1785. L'interno della Chiesa è a navata unica con cinque cappelle per lato è dominato dall'altare maggiore, e questi, a sua volta, sul fondo dell'abside dal quadro raffigurante la Crocifissione, opera attribuita a Simone Peterzano. L'altare maggiore, progettato da Giuseppe Baroffio di Varese, è stato realizzato da Francesco e Giacomo Marchese e da Bernardo Giudice di Saltrio, nel periodo 1763-65.

L'organo[110] della Chiesa Collegiata datato 1588 è il secondo più antico della Svizzera e fu costruito dal più famoso dei maestri e organari bresciani[111], Graziadio Antegnati[112].

Il quartiere sudModifica

Quartiere di RavecchiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ravecchia.

Il quartiere di San GiovanniModifica

Quartiere di Bellinzona nordModifica

Quartiere di CarassoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Carasso (Bellinzona).

Quartiere di DaroModifica

Quartiere di ArtoreModifica

PradaModifica

  • Oratorio di San Girolamo, d'origine medievale e rimaneggiato nei secoli XV-XVI

Quartiere di GiubiascoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Giubiasco.

Quartiere di CamorinoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Camorino.

Quartiere di GordunoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Gorduno.

Quartiere di GudoModifica

Quartiere di SementinaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sementina.

Architettura civileModifica

 
La Piazza del Sole

Il centro storicoModifica

Architettura militareModifica

I musei dei tre castelli ospitano storia locale, arte, archeologia e varie esposizioni temporanee.

Infrastrutture e trasportiModifica

Bellinzona un punto di passaggio stradale e ferroviario rilevante a livello regionale ma anche internazionale: infatti da qui si diramano le principali arterie stradali e autostradali sull'asse nord-sud verso i passi alpini del San Gottardo, del Lucomagno, del San Bernardino, della Novena e della galleria stradale del San Gottardo. Il 1º giugno 2016 ha avuto luogo l’inaugurazione della Galleria di base del San Gottardo, la galleria ferroviaria più lunga al mondo[123]. Con il cambio d’orario dell’11 dicembre 2016 è entrata ufficialmente in servizio anche per il traffico viaggiatori[124]. La nuova stazione di Bellinzona, inaugurata sabato 15 ottobre 2016[125][126] è pure un progetto nato nell'orbita di AlpTransit ed è la prima stazione a sud delle Alpi per i treni a lunga percorrenza provenienti da nord, rispettivamente l'ultima per i treni provenienti da sud. A partire da dicembre 2017 Bellinzona è pure collegata alla Malpensa attraverso Mendrisio e la nuova tratta ferroviaria Stabio - Varese - Arcisate; da giugno 2019 il collegamento sarà diretto (senza cambio a Mendrisio), avrà cadenza oraria e sarà possibile raggiungere l'aeroporto internazionale in circa 2 ore, dal 2020 con l'apertura del tunnel del Ceneri s'impiegherà circa 1 ora e 40 minuti[127]. I castelli medioevali di Bellinzona e il suo complesso difensivo di torri e murate sono stati riconosciuti Patrimonio mondiale dell'Umanità UNESCO nel 2010[128].

Cultura e informazioneModifica

 
Villa dei Cedri
 
Castelgrande a Bellinzona

I suoi tre castelli, le sue fortificazioni e la sua cinta muraria sono stati iscritti nel 2000 nella lista dei patrimoni dell'umanità stilata dall'UNESCO. I tre castelli sono Castelgrande, il Castello di Montebello e il Castello di Sasso Corbaro.

La città possiede un Teatro, posto in piazza Governo, edificato nel biennio 1846-1847 su disegno dell'architetto milanese Giacomo Moraglia, uno dei maggiori architetti neoclassici lombardi della prima metà del XIX secolo, e recentemente restaurato. Insieme al Casino Théatre di La Chaux-de-Fonds è l'unico esempio di teatro in stile neoclassico 'italiano' in Svizzera.

 
Teatro Sociale

Presso la Villa dei Cedri, in piazza San Biagio nel quartiere di Ravecchia, è presente un Museo di arte moderna con un ampio parco.

Bellinzona è anche rinomata per il suo carnevale, vecchio di 150 anni, chiamato Rabadan. Esso attira ogni anno migliaia di persone da tutto il cantone, dalla Svizzera interna e da oltre confine; la città resta nelle mani del Re per ben sei giorni di festa. La tradizione indica nel 1862 la nascita del carnevale bellinzonese, ma il termine Rabadan (dal piemontese "baccano, fracasso", ma anche "uomo mal ridotto") è comparso solo nel 1874. Sempre a Bellinzona, nel 1958, è stata fondata la prima Guggenmusik ticinese: i Ciod Stonaa. Una Guggen è una banda musicale che si esibisce durante il carnevale e i cui musicisti (spesso improvvisati) sono in maschera. Si tratta di una tradizione ripresa dal sud della Germania e dalla Svizzera di lingua tedesca.

A Bellinzona hanno sede alcune scuole superiori quali:

  • la Scuola Specializzata Superiore di Tecnica (SSST),
  • la Scuola Superiore di Informatica di Gestione[129] (SSIG),
  • la Scuola Superiore Alberghiera e del Turismo[130] (SSAT),
  • il liceo cantonale[131]
  • la Scuola cantonale di commercio.
  • il Centro professionale commerciale

In città si stampa il quotidiano laRegione Ticino, secondo per diffusione nel Canton Ticino solo al Corriere del Ticino.

Enti e associazioniModifica

  • Il Corpo civici pompieri del comune di Bellinzona è il più longevo del Cantone Ticino; è stato fondato nel 1829.
  • La Civica filarmonica di Bellinzona[132], fondata nel lontano 1785, è uno dei complessi bandistici più antichi della Svizzera.

Istituti di ricercaModifica

  • Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB), l'istituto è affiliato all'Università della Svizzera italiana di Lugano e ha l'obiettivo di promuovere gli studi in immunologia umana
  • Istituto Oncologico di Ricerca (IOR), l'istituto è l'unità di ricerca di base e traslazionale dell'Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI)

FiereModifica

  • Espo Ticino[133], la fiera commerciale tra le più importanti a livello cantonale, con espositori di ogni genere provenienti dalla Svizzera italiana, tedesca e dall'Italia.
  • Japan Matsuri[134], Festival giapponese della Svizzera italiana tra tradizione e modernità attraverso la cultura del Sol Levante.

AmministrazioneModifica

Amministrazione cantonaleModifica

la Città ospita il Consiglio di Stato e il Granconsiglio del Cantone Ticino e diversi uffici dell'amministrazione cantonale.

Amministrazione municipaleModifica

La Città è diretta da una municipalità composta da sette membri, incluso il Sindaco, con un mandato di 4 anni, che forma l'organo esecutivo. Un consiglio comunale di 50 membri costituisce l'organo rappresentativo.

Amministrazione federaleModifica

Il Tribunale Penale Federale[135] con sede a Bellinzona è un tribunale che statuisce sulle cause penali di competenza della Confederazione e quale autorità giudiziaria federale di seconda istanza in ambito penale. È attivo dal 1º aprile 2004 ed è oggi composto da tre corti, Corte penale, Corte dei reclami penali e Corte d'appello.[136]

PatriziatiModifica

PatriziatoModifica

Ogni famiglia originaria del luogo fa parte del cosiddetto comune patriziale ed ha la responsabilità della manutenzione di ogni bene ricadente all'interno dei confini del comune.[137]

Patriziato di RavecchiaModifica

La frazione comunale è sede del locale patriziato.

Patriziato di DaroModifica

La frazione comunale è sede del locale patriziato[138].

ProprietàModifica

Il patriziato è padrone del rifugio Visnago, raggiungibile da Arbedo, posto a 1180 m s.l.m. con 6 posti letto[139].

SportModifica

  • La squadra di pallavolo femminile milita nella 1.lega nazionale
  • La squadra di calcio - l'AC Bellinzona - milita nel campionato di 1a Lega Promotion (terza serie).
  • La squadra di rugby, Rugby Club Ticino[140]
  • La squadra di ciclismo, il Velo Club Bellinzona[141]
  • La società di nuoto, la Turrita nuoto, milita nel campionato di serie A svizzero sia con la squadra femminile che con quella maschile.[142]
  • La società di Ginnastica Federale[143]
  • Il Gruppo Atletico Bellinzona[144]
  • La società di hockey su ghiaccio milita nella 1.Lega Svizzera (Serie C)[145]
  • La società di pallacanestro femminile milita nel campionato di serie B nazionale[146]
  • La società di tiro con l'arco (ARBE, ARcieri del BEllinzonese)[147]
  • La società di tennis, il Tennis Club Bellinzona[148]
  • La società di unihockey, Ticino unihockey[149]
  • La società di sport twriling (Sport Twirling Bellinzona)[150]

NoteModifica

  1. ^ USTAT - Distribuzione geografica della popolazione 2017
  2. ^ a b bellinzonachannel.ch - abitanti stabili a Bellinzona, su bellinzonachannel.ch, 31 dicembre 2018.
  3. ^ Bellinzona sito ufficiale, su bellinzona.ch.
  4. ^ Bollettino dell'opera del vocabolario Svizzera italiana-Bellinzona, su e-periodica.ch.
  5. ^ Karl Jaberg, Jakob Jud, Sprach- und Sachatlas Italien und der Südschweiz, 1928-1936
  6. ^ Pio Raveglia, Vocabolario del dialetto di Roveredo GR, 1982
  7. ^ Blizuna retorumantsch (rr), su hls-dhs-dss.ch.
  8. ^ La storia del Fiume Ticino, su viverelamontagna.ch.
  9. ^ La nuova Bellinzona, su laregione.ch.
  10. ^ Bellinzona in cifre (PDF), su www3.ti.ch.
  11. ^ Toponomastica Bellinzona, su books.google.ch.
  12. ^ Bolletino opera voc. della svizzera italiana- P.29-30 V. spiegazioni conformazione ed evoluzione del toponimo Bellinzona, su e-periodica.ch.
  13. ^ Bolletino opera voc. della svizzera italiana- P.14-16 Voci dialettali di ginepro, su e-periodica.ch.
  14. ^ e-pariodica, origine celtica del nome Bilitio, su e-periodica.ch.
  15. ^ e-pariodica, il nome Bilitio di origine celtica-insulare, su e-periodica.ch.
  16. ^ Quartieri Bellinzona, su bellinzona.ch.
  17. ^ Abitanti Bellinzona, su bellinzonachannel.ch.
  18. ^ Statistiche città svizzere, su uniondesvilles.ch.
  19. ^ Profilo del Terminal Busto Arsizio-Gallarate, su hupac.ch.
  20. ^ Futuro utilizzo della tratta di montagna del Gottardo (PDF), su newsd.admin.ch.
  21. ^ Parco del Piano di Magadino, su www4.ti.ch.
  22. ^ Bonifica del Piano di Magadino (PDF), su www4.ti.ch.
  23. ^ Piano di Magadino risorsa agricola, su www4.ti.ch.
  24. ^ Gli abitanti preistorici, su bellinzona.ch.
  25. ^ I castelli e la murata di Bellinzona nell'UNESCO, su bellinzona.ch.
  26. ^ ultima glaciazione nella Valle del Ticino, su percorsopiottino.ch.
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