Beniamino Socche

vescovo cattolico italiano
Beniamino Socche
vescovo della Chiesa cattolica
Beniamino Socche.jpg
Template-Bishop.svg
 
Incarichi ricoperti
 
Nato26 aprile 1890 a Vicenza
Ordinato presbitero20 luglio 1913 dal vescovo Ferdinando Rodolfi
Nominato vescovo4 febbraio 1939 da papa Pio XI
Consacrato vescovo19 marzo 1939 dal vescovo Ferdinando Rodolfi
Deceduto16 gennaio 1965 (74 anni) a Pietra Ligure
 

Beniamino Socche (Vicenza, 26 aprile 1890Pietra Ligure, 16 gennaio 1965) è stato un vescovo cattolico italiano.

BiografiaModifica

Frequenta la scuola elementare dai Padri Giuseppini di San Leonardo Murialdo presso il Patronato Leone XIII di Vicenza, per poi passare al seminario diocesano. Il 20 luglio 1913 viene ordinato sacerdote dal vescovo Ferdinando Rodolfi, svolgendo quindi la sua attività pastorale, tra le altre sedi, a San Pietro in Gu ed Arcole, divenendo quindi arciprete di Valdagno. Il 19 marzo 1939 è ordinato vescovo di Cesena, per essere trasferito quindi, il 13 febbraio 1946, alla diocesi di Reggio Emilia. Come a Cesena aveva vissuto gli anni tragici del secondo conflitto mondiale, in particolare il "passaggio del fronte" nel 1944, a Reggio Emilia si ritrova nella bufera del dopoguerra e del "triangolo della morte", con le continue uccisioni e violenze ad opera di partigiani comunisti.

Resta famoso il suo intervento contro gli omicidi di sacerdoti della sua diocesi; memorabile il modo con il quale affrontò l'uccisione di don Umberto Pessina.

Già dal primo giorno denuncia

«...l'odio che divide e uccide: incredibili episodi di crudeltà si vanno ripetendo in ogni parte d'Italia e il brigantaggio imperversa...»

Fino ad arrivare il 26 marzo 1955 a dire in occasione dei ferimenti e uccisioni di cattolici:

«... siamo andati a visitare i feriti e le salme degli innocenti e a pregare per loro, e abbiamo sentito molti domandarsi: ma allora, che non sia venuto il tempo di mettere finalmente fuori legge il comunismo?»

([1])

Impegno per la difesa dei suoi preti che aveva già messo in pratica durante il periodo successivo all'8 settembre 1943 nella diocesi di Cesena, quando interviene per salvare don Adamo Carloni catturato dai nazifascisti e destinato alla fucilazione[2].

Le sue pressioni sugli inquirenti concorsero,[3][4][5][6][7][8] tuttavia, all'erronea condanna di Germano Nicolini basata su una serie di pesanti omissioni processuali.

Quale vescovo di Reggio Emilia aveva riconosciuto, il 19 marzo 1948, i Servi della Chiesa di don Dino Torreggiani come istituto secolare di diritto diocesano, con l'approvazione della Santa Sede.

Muore improvvisamente il 16 gennaio 1965 a Pietra Ligure, dove stava trascorrendo un periodo di riposo.

A suo onore è stato intitolato il campo sportivo parrocchiale del paese di Roteglia (RE).

Genealogia episcopaleModifica

Successione apostolicaModifica

NoteModifica

  1. ^ Kattolico Archiviato il 5 marzo 2016 in Internet Archive. - visto 19 febbraio 2009
  2. ^ Comune di Cesena[collegamento interrotto] - visto 10 febbraio 2009
  3. ^ Emanuele Boccianti e Sabrina Ramacci, Italia giallo e nera, prefazione di Massimo Lugli, Roma, Newton Compton, 2013, p. 95, ISBN 978-88-541-5324-0. URL consultato il 16 ottobre 2016.
  4. ^ Giannetto Magnanini, Dopo la liberazione: Reggio Emilia, aprile 1945-settembre 1946, 1992, p. 41.
  5. ^ Nazario Sauro Onofri, Il triangolo rosso: la guerra di liberazione e la sconfitta del fascismo, 1943-1947, Sapere 2000, 2007, p. 125.
  6. ^ MA RESTANO CHIUSI GLI ARMADI BIANCHI, su ricerca.repubblica.it.
  7. ^ Da don Pessina ad oggi, una lunga ricerca della verità, su gazzettadireggio.gelocal.it.
  8. ^ Settant’anni fa il delitto don Pessina Una ferita ancora aperta a sinistra, su reggioreport.it.

BibliografiaModifica

  • R. Maseroli Bertolotti, La Chiesa reggiana tra fascismo e comunismo, Il girasole d'oro, Pavia, 2001, 172pag, ISBN 8870726258
  • W. Pignagnoli, "L'ultimo Vescovo - Principe di Reggio Emilia", Giovanni Volpe Editore, Roma, 1975.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN88700835 · ISNI (EN0000 0004 5305 3632 · SBN IT\ICCU\RAVV\075173 · BAV ADV11244397 · WorldCat Identities (ENviaf-3144814222667751803