Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto

Santi Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto
FranciscoHenriques1.jpg
Mártires de Marruecos, dipinto di Francisco Henriques (1508) originalmente nella chiesa di San Francesco a Évora, ora nel Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona.
 

Martiri

 
MorteMarrakesh, 16 gennaio 1220
Venerato daTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principaleChiesa di Sant'Antonio di Padova, Terni
Ricorrenza16 gennaio

Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto, noti anche come i Protomartiri Francescani, sono stati cinque frati francescani, uccisi in Marocco il 16 gennaio 1220. Sono venerati come santi dalla Chiesa cattolica.

BiografiaModifica

Berardo, Pietro, Ottone, preti, e Adiuto e Accursio, laici, provenienti da località adiacenti alla città di Terni, tra i primi ad abbracciare la vita minoritica, furono i primi missionari inviati da Francesco d'Assisi nelle terre dei Saraceni. Dapprima si trasferirono a Siviglia, in al-Andalus, dove iniziarono a predicare la fede cristiana direttamente all'interno delle moschee. Vennero malmenati, arrestati, condotti davanti al sultano almohade Yūsuf al-Mustansir (uno dei principi islamici conosciuti in Occidente con l'epiteto di "Miramolino") e in seguito trasferiti in Marocco con l'ordine di non predicare più in nome di Cristo. Nonostante questo divieto continuarono a predicare il Vangelo, per questo furono di nuovo imprigionati e dopo essere stati sottoposti più volte alla fustigazione, furono decapitati il 16 gennaio 1220.

Le salme vennero trasferite a Coimbra, in Portogallo. Fu in tale contesto che Antonio di Padova che era a Coimbra, e che sembra avesse conosciuto in precedenza i martiri al loro passaggio in Portogallo diretti in Marocco, ebbe la vocazione ad entrare nell'ordine francescano.

Le fonti francescane non ci restituiscono un quadro univoco della reazione di Francesco all'evento, e quindi dell'opinione del fondatore dei Minori a proposito di un martirio direttamente ricercato e non soltanto previsto come eventualità per ogni evangelizzatore. Il capitolo della Regula non bullata (1221) sulla predicazione tra i musulmani, per esempio, consiglia un atteggiamento molto prudente, tutt'altro che un'avventata "ricerca del martirio" come sembravano aver fatto i cinque frati a Siviglia e in Marocco.

Frate Giordano da Giano, in effetti, scrivendo la sua Chronica attorno al 1262 ricorda brevemente i cinque frati "coronati con il martirio", ma aggiunge subito dopo un significativo commento di Francesco, come se il santo non intendesse celebrare troppo quell'impresa:[1]

(LA)

«Cum autem fratrum predictorum martirium, vita et legenda ad beatum Franciscum delata fuisset, [...] videns fratres de eorum passione gloriari, cum esset sui ipsius maximus contemptor et laudis et glorie aspernator, legendam respuit et eam legi prohibuit dicens: « Unusquisque de sua et non de aliena passione glorietur ». Et ita tota illa prima missio, quia forte tempus mittendi adhuc non venerat, cum omnis rei tempus sit sub celo, ad nichilum est deducta.»

(IT)

«Quando poi il martirio, la vita e il racconto delle vicende dei predetti frati furono riferiti al beato Francesco, [...] egli, vedendo che i frati si esaltavano per la loro passione, mentre lui disprezzava totalmente sé stesso e disdegnava la lode e la gloria, rigettò il racconto delle vicende e proibì che fosse letto, dicendo: «Ognuno si esalti per la propria passione, e non per quella degli altri». E così quella prima missione, forse perché il tempo di inviare missionari non era ancora giunto, siccome c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo (Qo 3,1[2]), fu del tutto ridotta al nulla»

(Chronica fratris Jordani, 8[3])

Secondo la passio dei cinque frati, invece, Francesco all'annuncio della loro uccisione avrebbe esclamato: «Ora posso dire con sicurezza di avere cinque Frati minori»[4].

CultoModifica

Vennero canonizzati da papa Sisto IV, anch'egli francescano, il 7 agosto 1481, con la bolla Cum alias[5]; alcune loro reliquie sono conservate nel santuario di Sant'Antonio di Padova di Terni.

La loro memoria liturgica ricorre il 16 gennaio. Tale data fu scelta da papa Pio XII per la proclamazione di sant'Antonio dottore della Chiesa con la lettera apostolica Exulta, Lusitana felix,[6] proprio in riferimento ai protomartiri francescani, la cui testimonianza era stata causa della vocazione minoritica del santo patavino. Sempre per questo motivo il 16 gennaio si celebra la festa della Pontificia Università Antonianum e del Gran Cancelliere.

 
Luigi Olivetti, Protomartiri francescani. Paliotto d'altare, olio, tempera e foglia d'oro su tavola, Basilica di Santa Maria degli Angeli (1886)

NoteModifica

  1. ^ Alfonso Marini, Storia contestata: Francesco d'Assisi e l'Islam, in Franciscana: Bollettino della Società internazionale di studi francescani, vol. 14, 2012, pp. 26-27.
  2. ^ Qoelet 3,1, su laparola.net.
  3. ^ Heinrich Boehmer (a cura di), Chronica fratris Jordani, in Collection d'études et de documents sur l'histoire religieuse et littéraire du Moyen Âge, 6, Parigi, Fischbacher, 1908, p. 7.
  4. ^ Passio Sanctorum Martyrum fratrum Berardi, Petri, Adiuti, Accursii, Othonis in Marochio martyrizatorum, in Analecta Franciscana, III, Ad Claras Aquas, 1897, p. 593
  5. ^ I Protomartiri francescani e la loro canonizzazione
  6. ^ Pio XII, Exulta, Lusitana felix

BibliografiaModifica

 
I cinque Santi martiri in un dipinto di Bernardino Licinio
 
Chiesa di S. Antonio in Terni - Reliquie dei Protomartiri francescani

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica