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Bernardo Canaccio (Bologna, 1297 – dopo il 1357[1]) è stato un poeta italiano.

BiografiaModifica

Figlio di tal Arpinello detto Canaccio, che era componente della famiglia degli Scannabecchi, appartenente ai ghibellini. All'età di due anni la famiglia fu esiliata e si trasferì a Verona, dove Bernardo e il fratello Guglielmo frequentarono gli Scaligeri e probabilmente conobbero Dante che fu a Verona dal 1313 al 1319. In seguito nel 1319-20 Bernardo fu allievo di Dante che era ospite dei da Polenta a Ravenna[1].

Si sa che il 26 agosto del 1356, era a Ravenna ad assistere alla lettura del testamento di sua moglie Sara da Camposampiero[1].

Un sonetto anonimo gli attribuisce l'epigrafe che si trova sul sepolcro di Dante a Ravenna[1].

L'episodio è citato da Boccaccio nella sua Vita di Dante[1].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Marconi, 1974.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica