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Bestie di Satana

gruppo di assassini seriali italiani
Bestie di Satana
Vittime accertate4
Vittime sospettate18[1]
Periodo omicidi17 gennaio 1998 - 18 Marzo 2004
Luoghi colpitiLombardia, territorio della provincia di Varese
Metodi uccisioneColpi di arma da fuoco, accoltellamento e colpi di martello
ProvvedimentiAndrea Volpe (20 anni); Nicola Sapone (doppio ergastolo e isolamento diurno per 18 mesi); Paolo Leoni (ergastolo e isolamento diurno per 9 mesi); Mario Maccione (16 anni); Pietro Guerrieri (12 anni e 8 mesi); Marco Zampollo (29 anni e 3 mesi); Eros Monterosso (27 anni e 3 mesi)

Le Bestie di Satana furono un gruppo di satanisti della provincia di Varese, responsabili dell'induzione al suicidio e di vari omicidi.[2][3] Anche all'estero venne dato risalto al caso e i crimini del gruppo vennero definiti dalla BBC tra i più scioccanti della storia d'Italia del secondo dopoguerra[4].

La sentenza definitiva del 2007 ha ritenuto i membri del gruppo responsabili degli omicidi di Mariangela Pezzotta, Chiara Marino, Fabio Tollis e del relativo occultamento di cadavere, così come del suicidio indotto di Andrea Bontade e di altri giovani che avevano rapporti con l'organizzazione.[5]

Successivamente si sono rivelati collegamenti con altri omicidi rimasti irrisolti commessi nella stessa zona arrivando a ipotizzare altri diciotto collegamenti con casi di omicidio e di suicidio sospetti,[1] tra i quali quelli di Andrea Bontade[6] e Christian Frigerio, ma non è stata aperta nessuna nuova inchiesta, e gli imputati sono ritenuti responsabili dei soli crimini sopraccitati.

StoriaModifica

Il gruppo si ispirava al cosiddetto satanismo acido[7] anche se la vocazione satanista era alquanto confusa, limitandosi allo sfoggio di simboli esoterici quali pentacoli, croci rovesciate e il numero 666, numero che nell'Apocalisse di Giovanni, viene usato per indicare un personaggio satanico. Nata nella seconda metà degli anni novanta la setta era più che altro dedita all'uso di sostanze stupefacenti, come ammesso anche dagli stessi membri nel corso dei processi[8][9]. Alcuni membri della setta erano noti nel circondario come spacciatori di droghe[10]. I luoghi abituali di ritrovo della setta erano il parco Sempione e la fiera di Sinigallia a Milano. Il clima di esaltazione dovuto alle droghe e la connotazione simil-satanica del luogo facevano sì che le pratiche degli aderenti alla setta fossero delle “prove di coraggio” che venivano eseguite a cuor leggero a causa dello stordimento (come durante i riti d'affiliazione) oppure, in un ambito che era più o meno consapevolmente nichilista, le sedute consistevano nell'infliggere dolore fisico.

Dalla testimonianza di Andrea Volpe emerge ad esempio che una volta al giovane Fabio Tollis vennero spenti mozziconi di sigaretta sul corpo, mentre un altro membro, Eros Monterosso, lo mordeva sul collo. In un'altra occasione Paolo Leoni, capo carismatico della setta, venne fermato dalla polizia e accompagnato a casa dopo essere stato sorpreso a camminare sui binari della metropolitana, completamente ubriaco e sotto l'effetto di stupefacenti mentre gridava frasi sconnesse. Nel corso di un'intervista rilasciata in carcere, il giovane ricordando l'episodio, raccontò che in realtà fu un tentativo di suicidio a seguito della perdita, a pochi mesi di distanza l'una dall'altro, del padre e della sorella.[8][11] I riti di affiliazione si svolgevano tramite il superamento di prove di coraggio, suggellate nel momento della riuscita da un patto di sangue, una volta compiuto il quale si sarebbe potuti uscire dalla setta soltanto da morti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i membri di più vecchia data erano Nicola Sapone e Paolo Leoni, conosciutisi casualmente durante una visita di leva. Nicola Sapone, idraulico e incensurato, di origine calabrese ma da anni residente a Dairago, aveva condotto fino ad allora una vita normale, mentre Leoni, commesso in un ipermercato di Corsico, era figlio di un ex detenuto per omicidio noto nella zona come satanista[12]. Gli altri membri del gruppo si unirono in un secondo tempo. Andrea Volpe di Busto Arsizio, disoccupato e tossicodipendente, descritto come un giovane squilibrato ma con un forte carisma personale, fu introdotto nel gruppo da Sapone. Nonostante Volpe fosse tra gli esecutori materiali in tutti e tre i delitti accertati, non fu mai considerabile come leader probabilmente a causa del suo stato di tossicodipendenza - che lo costrinse a diversi ricoveri in ospedale e in alcune comunità per disintossicarsi. Tutti i rei confessi sono concordi sul fatto che proprio dopo l'entrata di Volpe si cominciò a progettare gli omicidi rituali.[senza fonte]

Le attività criminali del gruppo vennero scoperte il 24 gennaio 2004, quando Andrea Volpe ricevette l'ordine da Nicola Sapone[8] di assassinare Mariangela Pezzotta, ex ragazza di Volpe, in quanto conosceva troppi dettagli sulla scomparsa di Fabio Tollis e Chiara Marino, due ex membri del gruppo dei quali si erano perse le tracce nel gennaio 1998. Con il pretesto di una videocassetta da farsi restituire, Volpe invitò a cena la Pezzotta nella baita di Golasecca. Mentre Elisabetta Ballarin, la sua nuova fidanzata, era in cucina a preparare due dosi di speedball (cocaina ed eroina), egli, dopo una violenta discussione con la sua ex compagna, le sparò due colpi al volto, senza però ucciderla. Volpe e la Ballarin, in condizioni alterate a causa delle droghe assunte, chiamarono in aiuto Sapone, il quale finì l'agonizzante vittima a colpi di badile nella serra antistante lo chalet, e subito dopo tornò a casa propria a Dairago, presso Legnano. Prima di andarsene, ordinò di lavare via ogni traccia di sangue, di seppellire la Pezzotta nel giardino e di spingere nel fiume la sua automobile. Sapone dirà poi di non essere stato lui a commettere quel delitto, ma di essere stato chiamato da Volpe a omicidio già commesso.

Una volta seppellita la Pezzotta, la Ballarin guidò l'auto della vittima per farla scivolare nel vicino fiume Ticino, con Volpe che la seguì con la sua auto. La ragazza, però, a causa delle condizioni psicofisiche alterate per l'assunzione di cocaina ed eroina, non riuscì a condurre nel fiume la macchina e andò ad incastrarsi su un muretto. Volpe scese dalla sua auto, si accorse delle condizioni della Ballarin ormai prossima al collasso, e si recò verso un parcheggio poco distante, invocando soccorso e dando in escandescenze[8].

A una pattuglia dei carabinieri accorsa sul posto inizialmente dichiarò che lui e la fidanzata erano stati aggrediti da alcuni balordi,[8] mentre si trovavano appartati in auto, ma i carabinieri realizzarono velocemente che in realtà la coppia aveva avuto un incidente d'auto causato dall'assunzione di stupefacenti e alcol e fece trasportare entrambi i giovani in ospedale. Qui Elisabetta, ancora sotto l'effetto della droga, cominciò a mugugnare e ripetere frasi, apparentemente sconnesse, riguardanti la morte di una certa "Mariangela". A questo punto i carabinieri, assieme alla procura, iniziarono a indagare e il giorno successivo venne ritrovato il corpo di Mariangela nella serra dello chalet di Volpe, dove era stata sepolta che ancora respirava - come dichiarato da Volpe durante gli interrogatori.

Le indaginiModifica

Omicidio PezzottaModifica

Dopo il ritrovamento del cadavere della Pezzotta[13], dalla confessione di Volpe emerse che egli fu costretto ad agire sotto ricatto da Sapone, che lo aveva minacciato «se non lo fai tu lo facciamo noi», lasciandogli intendere che anche lui e la Ballarin sarebbero stati uccisi qualora non si fossero liberati della vittima. Inizialmente Volpe sostenne davanti agli investigatori di aver sparato a Mariangela durante una lite degenerata a causa della droga e la pista satanica non venne inizialmente presa in considerazione.

Michele Tollis, padre dello scomparso Fabio (amico di vecchia data di Volpe), da anni cercava di capire dove fosse finito suo figlio e aveva cominciato a frequentare l'ambiente per farsi un'idea; portò il caso alla trasmissione di Rai 3 Chi l'ha visto? partecipando a numerose puntate nel corso degli anni; sin dal principio, non si fidò degli affiliati alle “bestie di Satana”, i quali sostenevano che Fabio fosse scappato con Chiara per ragioni sentimentali.

Quando Michele Tollis seppe dell'arresto di Volpe, ipotizzò agli inquirenti che la scomparsa del figlio avrebbe potuto essere collegata col delitto Pezzotta. Durante un interrogatorio Volpe decise di collaborare e confessò gli omicidi di Mariangela Pezzotta, per il quale era già trattenuto ma anche quelli di Chiara Marino, amica di Fabio Tollis, di Fabio Tollis stesso e di Andrea Bontade.

Il primo tentativo di omicidio di Fabio Tollis e Chiara MarinoModifica

La diciannovenne Chiara Marino, amica di Paolo Leoni, era innamorata di lui[8] ed era l'unica ragazza stabilmente affiliata al gruppo, mentre altre giovani si allontanarono in quanto turbate dai rituali, dalle violenze e dalle minacce subite. Una ex fidanzata di Leoni, amica della Marino, dichiarò che in diverse occasioni Leoni l'aveva aggredita e percossa, ferendola al collo e aveva descritto il giovane come una persona esaltata e pericolosa e del tutto inaffidabile.

Uno dei membri, Mario Maccione, dichiarò agli altri membri che la Marino «incarnava la Madonna»,[14] generando ulteriori ritorsioni contro di lei. Ciò provocò nella ragazza un trauma psicologico[8] e l'intenzione di uscire dalla setta. A seguito di questo, gli altri, una volta che ne furono al corrente, decisero di ucciderla. Sapevano inoltre che la giovane aveva da parte circa 110 milioni di lire (circa 55.000 euro), avuti come risarcimento in seguito ad un incidente stradale in cui era rimasta coinvolta, e verosimilmente puntavano ad impadronirsene.[senza fonte] Nel primo tentativo Sapone e gli altri la stordirono con una dose di tranquillanti, la portarono in un posto frequentato da tossicodipendenti per drogarla e simulare una morte per overdose di eroina ma l'arrivo di una volante li fece desistere e scappare.

Nel frattempo il sedicenne Fabio Tollis si rese conto della piega che stava prendendo la setta e manifestò l'intenzione di andarsene, cosicché il gruppo decise di eliminare anche lui. Tollis, il membro più giovane della setta, era cantante e bassista di un gruppo chiamato Infliction; si unì alla setta soprattutto in virtù dell'interesse per l'heavy metal e aveva più volte lasciato intendere di non prendere sul serio i rituali satanici[9], giungendo anche a imitare per gioco gli stati di presunta trance in cui cadeva Maccione[8]. La notte del 31 dicembre 1997 i componenti della setta fecero in modo che Tollis e la Marino si ritrovassero da soli in un'auto messa a disposizione da Pietro Guerrieri, uno dei membri. Gli altri posizionarono un petardo nel tubo di scappamento e la vettura esplose e prese fuoco molto lentamente, in modo che i due poterono allontanarsi senza nemmeno avvedersi dello scampato pericolo e credendo di aver inavvertitamente provocato loro stessi l'incendio, lasciando a bordo un mozzicone di sigaretta acceso mentre facevano l'amore. Tollis era dunque conscio del destino della sua amica, ma non del proprio.[senza fonte][non chiaro]

Il duplice omicidio di Fabio Tollis e Chiara MarinoModifica

Nel gennaio 1998 il gruppo decise di ritentare l'omicidio e, col pretesto di un rito, Sapone, Volpe e Maccione attirarono i due ragazzi in una trappola, conducendoli nottetempo nei boschi di Mezzana Superiore, dove li aspettava una fossa profonda quasi due metri, scavata giorni prima da Sapone e Volpe, unitamente a Pietro Guerrieri e Andrea Bontade. Quest'ultimo doveva farsi trovare sul posto per fare da palo, ma non ne ebbe il coraggio e non si presentò sul luogo; Guerrieri, invece, non partecipò al delitto ma, a partire da quel momento, rendendosi conto delle proprie responsabilità, piombò in un profondo stato di depressione, aggravato dall'uso sempre più pesante di stupefacenti.[senza fonte]

Una volta giunti sul luogo, la Marino venne uccisa a pugnalate da Sapone, mentre Volpe e Maccione si avventarono sul Tollis che, forte della sua prestanza fisica, tentò invano di difendere l'amica. Tollis venne sopraffatto a coltellate da Maccione e poi colpito ripetutamente sul capo con una mazzetta da muratore; Sapone gli infilò in bocca un riccio di castagno per soffocare le sue urla e gli inflisse una coltellata alla gola. Al termine le due vittime vennero gettate nella fossa. Due settimane dopo Sapone e Bontade si recarono nuovamente nel bosco per far sparire le tracce dell'assassinio, rimuovendo il fogliame macchiato di sangue e versando ammoniaca sulla fossa, per evitare che qualche animale fiutasse l'odore dei cadaveri. I corpi di Tollis e della Marino, ormai mummificati, saranno ritrovati dai carabinieri il 18 maggio 2004, a seguito delle indagini relative all'omicidio di Mariangela Pezzotta.

Poco prima di allontanarsi con gli amici verso Somma Lombardo, Fabio Tollis fu costretto da Sapone a telefonare a casa per avvisare il padre che non sarebbe rientrato a dormire, ma avrebbe trascorso la notte in casa dell'amica Chiara Marino[8]. Il padre del giovane si insospettì e si diresse verso un locale abitualmente frequentato dalla compagnia di amici, arrivando però troppo tardi, quando il figlio era già partito con gli amici. Michele Tollis in seguito dichiarerà che Leoni aveva tentato di tranquillizzarlo, asserendo che Fabio si era appartato per flirtare con la Marino, che sarebbe tornato presto e non era assolutamente il caso di preoccuparsi.

Nei giorni successivi i membri della setta collaborarono attivamente alle indagini, distribuendo volantini con le fotografie degli amici da loro stessi uccisi, lasciandosi intervistare dal programma televisivo Chi l'ha visto? e dichiarandosi molto preoccupati per la sorte degli amici, facendo anche appelli televisivi perché tornassero a casa. Qualche mese dopo alle ricerche iniziò a contribuire anche la rivista Metal Shock, che inserì in copertina una foto di Tollis.[15] Leoni suggerì che la Marino e Tollis potessero essere fuggiti insieme in Spagna, dove la ragazza aveva stretto diverse amicizie nel corso di una vacanza[8].

Il suicidio indotto di Andrea BontadeModifica

Andrea Bontade, colpevole di non essersi presentato la sera dell'omicidio di Tollis e della Marino fu vittima di vari tentativi degli altri membri di stordirlo con un cocktail a base di droghe pesanti con lo scopo di indurlo al suicidio. Poi una sera gli intimarono: «Se non lo fai tu lo facciamo noi». Il 21 settembre 1998 Bontade, al termine di una serata trascorsa in un locale con gli altri membri, durante la quale aveva bevuto parecchi alcolici e assunto stupefacenti, prese la sua auto e si schiantò contro un muro ad alta velocità morendo sul colpo.

Altri sospettiModifica

Il coinvolgimento delle "bestie di Satana" è stato sospettato in altri casi di omicidi, scomparse e morti sospette di persone legate in vario modo a membri della setta, fino a quattordici.[16][17][18][19][20][21][22] Tra di essi:

  • Christian Frigerio, 23 anni, operaio edile di Brugherio scomparso il 14 novembre 1996 e mai ritrovato;
  • Stefano Longone, 20 anni, tatuatore di Somma Lombardo, investito da un camion mentre andava in bicicletta il 19 maggio 1998;
  • Andrea Ballarin, 21 anni, trovato impiccato nella scuola di Somma Lombardo che aveva frequentato, il 7 maggio 1999;
  • Angelo Lombardo, 28 anni, custode del cimitero di Legnano viene bruciato vivo nel cimitero il 14 dicembre 1999;
  • Doriano Molla, 26 anni, trovato impiccato nei boschi di Cavaria con Premezzo il 27 dicembre 2000;
  • Luca Colombo, 21 anni, lavorava anche lui nel cimitero di Legnano come fioraio, viene trovato impiccato nella sua casa di Legnano (vicino al corpo un biglietto recitava "sono perseguitato") il 5 maggio 2004;
  • Alberto Scaramuzzino, 18 anni, falegname di Dairago, trovato carbonizzato nella sua macchina ad Arconate il 23 maggio 2004.
  • Antonio Grasta, non legato alla setta ma conoscente di alcuni componenti, viene trovato cadavere nei boschi di Lonate Pozzolo il 13 ottobre 2000.
  • Ettore Incasola, 25 anni, cuoco di Milano, viene trovato morto a causa di un colpo d'arma da fuoco autoinflittosi alla testa mentre trascorreva le vacanze in Puglia, nell'estate del 2001.

In nessuno di questi casi, tuttavia, è mai stato dimostrato il coinvolgimento della setta; le morti di Ballarin, Danis Carullo[23][24], Colombo, Lombardo, Molla e Scaramuzzino sono state archiviate come suicidi. Mario Maccione ha accusato altri membri della setta (Sapone, Volpe, Leoni, Zampollo e Monterosso) della responsabilità di tali delitti, accuse tuttavia da essi respinte e mai dimostrate.[25][26][27][28]

La madre di Molla morì suicida nel 2011, poco tempo l'archiviazione del caso da parte della Procura di Busto Arsizio.[29]

Tre anni più tardi, anche la madre di Elisabetta Ballarin fu trovata nella propria abitazione, morta a causa di un malfunzionamento della caldaia.[30]

ControversieModifica

  • La vicenda ha suscitato enorme scalpore in tutta Italia e ha dato inizio a una lunga serie di dibattiti sulla devianza giovanile e sul legame tra heavy metal di cui il gruppo era appassionato, satanismo e violenza. Nel febbraio 2005, un'università cattolica romana collegata al Vaticano programmò un corso di due mesi sulla possessione diabolica e l'esorcismo per sacerdoti e seminaristi. Don Aldo Buonaiuto, sacerdote responsabile del "Numero Verde Antisette" dell'Associazione Giovanni XXIII, manifestò forti allarmismi riguardo alla musica metal dicendo: «Se la musica diventa uno strumento di atti nefandi e morte deve essere fermata».[4] Anche l'esorcista Gabriele Amorth espresse la sua opinione: «Sicuramente c'è Satana che agisce in queste occasioni. Prima le tre ragazze di Chiavenna, poi Erica e Omar, e adesso la banda giovanile di Somma Lombardo. Tutti casi che ho studiato bene. Quei ragazzi erano dediti al Demonio, leggevano libri satanici. E che ferocia inaudita nei loro atti!».[31]
  • Gli Slayer, famoso gruppo metal statunitense, vennero accusati di aver influenzato il comportamento dei membri della setta con i testi delle proprie canzoni sia in Italia che negli USA per un caso analogo, quello di Elyse Marie Pahler. I giovani passavano nottate intere ad ascoltare la loro musica al massimo del volume, sia mentre celebravano i rituali, sia vagando in auto nei pressi di Cardano al Campo (ove frequentavano spesso un locale di musica rock) e nei boschi della Malpensa.[32] Una loro canzone avrebbe poi istigato un ragazzo affiliato alla setta, Davide R., a impiccarsi nel bosco dietro casa sua ma le ipotesi ritengono che il suicidio sia stato causato dalle continue minacce di morte ricevute da Volpe.[32] Venuto a conoscenza dell'accaduto, Jeff Hanneman, chitarrista degli Slayer, rigettò le accuse: «Chi ha cercato nella musica le ragioni di un delitto non ha capito nulla e ha dimostrato una volta per tutte la propria ignoranza. Tutto ciò è tremendamente stupido, perché se qualcuno arriva a compiere un gesto così estremo è mosso da ragioni che vanno ben oltre l'ascolto degli Slayer. Se una persona non ci sta con la testa può essere spinta a uccidere da un disco ascoltato, ma anche da un film visto in televisione, dalla rottura con la fidanzata... da tutto!».[33]
  • Marco Dimitri, leader dell'associazione "Bambini di Satana", disse: «Penso sia un fenomeno più legato ai drammi personali che al satanismo. Le indagini hanno fatto emergere realtà più drammatiche come, ad esempio, la droga. Alcuni erano da tempo in cura psichiatrica. Non vi è nulla di culturale, solo un dramma nel dramma.»[31] Secondo Maria Greca Zoncu, GUP di Busto Arsizio, le Bestie di Satana «non erano un'associazione per delinquere ispirata al satanismo, ma solo un'aggregazione di personalità deboli, immature, ineducate, sostanzialmente svantaggiate, che hanno costruito un maldestro edificio nel quale albergare la loro assoluta povertà morale».[34] Lo stesso Mario Maccione, che iniziò a suonare la chitarra a 15 anni, dichiarò: «Se avessi pensato solo a suonare non sarei finito in questa storia. La musica non c'entra niente».[35]

ProcessiModifica

Le vittime certe sono state:

  • Fabio Tollis, 17 gennaio 1998 - presso Somma Lombardo
  • Chiara Marino, 17 gennaio 1998 - presso Somma Lombardo
  • Andrea Bontade, 21 settembre 1998 - suicidio indotto, presso Somma Lombardo
  • Mariangela Pezzotta, 24 gennaio 2004 - presso Golasecca

Per gli omicidi di Chiara Marino, Fabio Tollis e Mariangela Pezzotta, il 31 gennaio 2006 la Corte d'assise di Busto Arsizio condannò Nicola Sapone a due ergastoli e all'isolamento diurno per tre anni; Paolo Leoni e Marco Zampollo a 26 anni, Elisabetta Ballarin (nonostante non facesse parte del gruppo, non fosse a conoscenza degli altri omicidi e fosse stata solo testimone, sotto effetto di stupefacenti, dell'omicidio di Mariangela) a 24 anni e tre mesi ed Eros Monterosso a 24 anni.

Nel giugno 2006, la Corte d'Assise d'Appello di Milano ridusse la pena per Andrea Volpe (già condannato in primo grado a 30 anni per gli omicidi commessi alla guida della setta) a 20 anni di carcere, e a 12 anni e 8 mesi la pena di Pietro Guerrieri, in precedenza condannato a 16 anni.

Il 15 maggio 2007 la Corte d'Assise d'Appello di Milano condannò Nicola Sapone a un doppio ergastolo e isolamento diurno per 18 mesi; Paolo Leoni all'ergastolo e isolamento diurno per 9 mesi; Elisabetta Ballarin a 23 anni di carcere; Eros Monterosso a 27 anni e 3 mesi e Marco Zampollo a 29 anni e 3 mesi. Andrea Volpe a 20 anni per aver collaborato con la giustizia alla risoluzione del caso.[36][37]

Il 25 ottobre 2007 la Corte di Cassazione confermò le condanne.[37][38][39] Il 9 novembre 2007 la Corte d'Assise e d'Appello di Brescia condannò a 19 anni e mezzo Mario Maccione, all'epoca dei fatti contestati minorenne, inasprendo la precedente sentenza a 16 anni di reclusione.

Sviluppi successivi

  • Pietro Guerrieri dopo aver scontato 7 dei 12 anni e 8 mesi a cui era stato condannato nel 2007 dalla Corte d'appello di Milano, viene dato in prova in affidamento ad una comunità di recupero nel maggio 2012. Nel 2013 viene definitivamente scarcerato.
  • Mario Maccione dopo aver scontato 13 dei 19 anni e mezzo a cui era stato condannato nel 2007 dalla corte d'Appello di Brescia, viene scarcerato nell'ottobre del 2017.

Dopo sette anni dall'arresto, a Elisabetta Ballarin è stata concessa la semilibertà per motivi di studio[40]: la ragazza può uscire dal carcere per frequentare le lezioni universitarie al di fuori del carcere di Verziano. Dopo una laurea triennale in Didattica dell'arte presso l'Accademia di Santa Giulia di Brescia, ha intrapreso il biennio specialistico in grafica e comunicazione ed alla ragazza è stata consegnata una borsa di studio nel febbraio 2013. Lo stesso anno ha lavorato come guida turistica nel Comune di Monte Isola[41]. Successivamente ha chiesto la grazia al Presidente della Repubblica, sottoscritta anche dal sindaco di Brescia Adriano Paroli[42]. Il 12 maggio 2017, usufruendo dell'affidamento in prova, ottiene l'autorizzazione a non soggiornare più in carcere. Fino a questa data, nessuno degli altri condannati ha usufruito di alcun permesso premio.[43]

RiconoscimentiModifica

L'8 giugno 2005, a seguito della Giornata nazionale dell'Arma dei Carabinieri, il comandante dell'Arma riconobbe pubblicamente l'operato dei pubblici ministeri Antonio Pizzi e Tiziana Masini e degli ufficiali coinvolti nelle indagini per gli omicidi delle Bestie di Satana: il tenente Enzo Molinari, il comandante della stazione dei carabinieri di Somma Lombardo luogotenente Michelangelo Segreto e i marescialli Attilio Quaranta, Giuseppe Notaro e Paolo Marcolli.[44][45][46] I loro encomi dei 48 militari premiati furono riconosciuti dal generale Girone, Comandante Regionale dell'Arma, e conferiti per mano dei magistrati varesini.[47]

Influenza culturaleModifica

Cinema

  • In nomine Satan, (2014) regia di Emanuele Cerman.[48]

Musica

NoteModifica

  1. ^ a b Bestie di Satana diciotto gli omicidi, in la Repubblica, Monza, 22 giugno 2008, p. 17. URL consultato il 2 novembre 2013.
  2. ^ S. W. I. swissinfo.ch, a branch of the Swiss Broadcasting Corporation, Elisabetta Ballarin: la verità sulle bestie di Satana., su TVSvizzera. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  3. ^ Le Bestie Di Satana, serialkiller.it. URL consultato il 2 novembre 2013.
  4. ^ a b (EN) Sam Bagnall, Investigating the 'death metal'murders, in BBC News, 23 novembre 2005. URL consultato il 2 novembre 2013.
  5. ^ Bestie di Satana, no alla revisione del processo. Paolo Leoni resta in carcere - Affaritaliani.it, su www.affaritaliani.it. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  6. ^ Ferruccio Sansa, L'ultima rivelazione delle Bestie di Satana Andrea sapeva tutto, l'hanno impiccato, in la Repubblica, Busto Arsizio, 16 luglio 2004, p. 23. URL consultato il 2 novembre 2013.
  7. ^ Bestie di Satana, la setta degli orrori. Così uccidevano gli adoratori del diavolo, in la Repubblica, Milano, 15 maggio 2007. URL consultato il 27 giugno 2015.
  8. ^ a b c d e f g h i j Offeddu-Sansa, 2005.
  9. ^ a b Spezi, 2004.
  10. ^ Ferruccio Sansa, Più droga e alcol che Satana, in la Repubblica, Busto Arsizio, 19 giugno 2004, p. 20. URL consultato il 2 novembre 2013.
  11. ^ La linea d'ombra: episodio 02x07, Le bestie di Satana, RAI 2, 23 giugno 2009, a 1:16:56. URL consultato il 2 novembre 2013.
  12. ^ Ferruccio Sansa e Marco Mensurati, L'esordio delle "Bestie di Satana" uccisero una cantante 19 anni fa, in la Repubblica, Varese, 10 giugno 2004. URL consultato il 2 novembre 2013.
  13. ^ Ferruccio Sansa, Un manuale e un kit per le Bestie di Satana, in la Repubblica, Busto Arsizio, 12 ottobre 2004, p. 29. URL consultato il 2 novembre 2013.
  14. ^ Ferruccio Sansa, Balli sulla fossa delle vittime. "Adesso siete solo zombie", in la Repubblica, Busto Arsizio, 29 luglio 2004. URL consultato il 2 novembre 2013.
  15. ^ Una rivista di heavy metal dedica la copertina a un gruppo sconosciuto: è un ‘chi l’ha visto’ per il cantante, scomparso da mesi, rockol.it, 22 maggio 1998. URL consultato il 2 novembre 2013.
  16. ^ http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/cronaca/bestie-satana/la-storia/la-storia.html
  17. ^ Copia archiviata, su tgcom24.mediaset.it. URL consultato l'8 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2019).
  18. ^ https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/07_Luglio/15/satanisti.shtml
  19. ^ http://www.ilgiornale.it/news/quattro-omicidi-abbiamo-ucciso-18-persone.html
  20. ^ https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/06/22/bestie-di-satana-diciotto-gli-omicidi.html
  21. ^ https://www.varesenews.it/2008/04/bestie-di-satana-ritrovata-una-sacca-con-effetti-personali-di-christian-frigerio/217750/
  22. ^ https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/06/07/quella-scia-di-follia-di-sangue-da.html
  23. ^ "So cose sulle Bestie di Satana. Vi prego, fatemi testimoniare", su laprovinciadivarese.it, 28 gennaio 2010.
  24. ^ Bestie di Satana, il pentito è un bluff, su laprovinciadivarese.it, 5 febbraio 2010.
  25. ^ https://books.google.it/books?id=gkLUcN1GX9oC&pg=PA139&lpg=PA139&dq=%22ballarin%22+%22doriano+molla%22+%22angelo+lombardo%22&source=bl&ots=u-luBPZPi8&sig=ACfU3U0e49zWcblCz6wNLU9mLUtrHz_IRA&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjHjZD9w67gAhVI_aQKHfukB2sQ6AEwC3oECAAQAQ#v=onepage&q=%22ballarin%22%20%22doriano%20molla%22%20%22angelo%20lombardo%22&f=false
  26. ^ https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9c/AttiMonza.pdf
  27. ^ https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/07/14/bestie-di-satana-sesta-vittima-sospetta-si.html?refresh_ce
  28. ^ https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/06_Giugno/12/satanisti.shtml
  29. ^ Trovata senza vita la madre di Doriano Molla, su varesenews.it, Cassano Magnago, 22 febbraio 2012 (archiviato il 18 luglio 2018). Ospitato su archive.is.
  30. ^ Bestie di Satana: morta la madre di Elisabetta Ballarin, su bresciatoday.it, 13 gennaio 2014. URL consultato il 4 settembre 2019 (archiviato il 4 settembre 2019).
  31. ^ a b Intervista doppia a Marco Dimitri e Gabriele Amorth, bambinidisatana.com (archiviato dall'url originale il 6 gennaio 2012).
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BibliografiaModifica

  • Luigi Offeddu, Ferruccio Sansa, I ragazzi di Satana. La setta delle "bestie": alla scoperta di un'Italia sconosciuta, Biblioteca Universale Rizzoli, 2005, ISBN 978-88-17-00631-6.
  • Mario Spezi, Le sette di Satana. Cronache dall'inferno, Sonzogno, 2004, ISBN 978-88-454-1203-5.

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