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Biforcazione fluviale

Biforcazione del corso d'acqua Krollbach in due rami a Hövelhof, Germania: il ramo di sinistra continua sempre sotto il nome di Krollbach dirigendosi verso il Reno; il secondo ramo, a destra, si chiama Schwarzwasserbach e sfocia nell'Ems.
Idem come a sinistra, dettaglio. Si ricorda che tra le foci delle due estremità - del Reno e dell'Ems - si frappongono più o meno tutti i Paesi Bassi.

Il termine biforcazione, riferito a fiumi, indica la divisione del corso d'acqua in due rami che vanno a finire nel mare in punti diversi. È chiamato anche diffluenza[1] in opposizione al concetto, ben più frequente, di confluenza. Il corso d'acqua che si stacca da quello principale viene in genere detto effluente.

DescrizioneModifica

Può trattarsi di un fenomeno geografico di dimensioni limitate, come quello della struttura di una foce a delta; altre volte, si ha semplicemente la derivazione da un corso d'acqua di un canale artificiale. Il caso di maggior interesse è tuttavia è la divisione naturale di un corso d'acqua in due veri e propri fiumi che scaricano le loro acque in diversi bacini idrografici. In zone di pianura - specialmente se paludose - può mancare una chiara linea spartiacque ed in tali circostanze può succedere che un fiume della regione si biforchi. Questo implica il fatto che le acque di tutta la zona a monte della sua biforcazione siano in grado di sfociare - almeno potenzialmente - in due mari diversi.

Il maggior caso a livello mondiale[2] è quello della biforcazione Orinoco-Casiquiare, dove l'acqua scorre a sinistra verso il bacino del Rio delle Amazzoni e a destra verso la conca dell'Orinoco. La possibilità di un tale fenomeno - di portata continentale - era stato lungamente messa in dubbio dagli studiosi destando lo scetticismo e lo stupore dei geografi dal Seicento all'Ottocento che arrivarono a definirla una "mostruosità geografica".[3]

NoteModifica

  1. ^ Treccani, lemma biforcazione
  2. ^ J. S. Albert e R. E. Reis (a c. di) Historical Biogeography of Neotropical Freshwater Fishes, University of California Press, 2011, pag. 226.
  3. ^ Un mondo perduto, Walter Bonatti, pag. 306; Dalai Editore, 2009 ([1])

Voci correlateModifica

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