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Elementi per imballaggi ottenuti in bioplastica.

La bioplastica è, secondo la definizione data dalla European Bioplastics[1], un tipo di plastica che può essere biodegradabile, a base biologica (bio-based) o possedere entrambe le caratteristiche. Più precisamente:

  • può derivare (parzialmente o interamente) da biomassa e non essere biodegradabile (per esempio: bio-PE, bio-PP, bio-PET)
  • può derivare interamente da materie prime non rinnovabili ed essere biodegradabile (per esempio: PBAT, PCL, PBS)
  • può derivare (parzialmente o interamente) da biomassa ed essere biodegradabile (per esempio: PLA, PHA, PHB, plastiche a base di amido)

Secondo la definizione data da Assobioplastiche, per bioplastiche si intendono quei materiali e quei manufatti, siano essi da fonti rinnovabili che di origine fossile, che hanno la caratteristica di essere biodegradabili e compostabili. Assobioplastiche suggerisce quindi di non includere nelle bioplastiche quelle derivanti (parzialmente o interamente) da biomassa, che non siano biodegradabili e compostabili, indicandole piuttosto con il nome "plastiche vegetali".

Indice

Esempi di bioplasticheModifica

Alcuni esempi di bioplastiche sono:

VantaggiModifica

Una bioplastica può essere biodegradabile, anche se deriva da petrolio fossile.

Una bioplastica può essere biodegradabile e costituita del tutto o in parte da materie prime vegetali rinnovabili annualmente (biomassa): in questo caso si definisce "bio-based" (a base biologica).

Attualmente l'unico standard a livello europeo che precisa cosa si intenda per "materia plastica biodegradabile" è il En 13432 del 2002, dedicato agli imballaggi compostabili, adottato in Italia con il nome di UNI EN 13432:2002 e determina i criteri di compostabilità di una determinata bioplastica in un impianto di compostaggio industriale, quindi a temperature elevate (55-60 °C), ad un determinato livello di umidità, in presenza di ossigeno: condizioni decisamente più adatte alla biodegradazione che non le naturali condizioni di biodegradazione nel terreno, in acqua dolce o in ambiente marino.

Le bioplastiche attualmente sul mercato sono composte principalmente da farina o amido di mais, grano o altri cereali. Quelle certificate biodegradabili e compostabili, in accordo con la Norma Europea En 13432, se correttamente smaltite dopo l'uso (in accordo con le pratiche del proprio Comune di residenza), costituiscono parte del compost creato dagli impianti di compostaggio industriale: concime fertilizzante che può essere impiegato in agricoltura.

Degli specifici tipi di bioplastica possono essere usati in agricoltura per la pacciamatura sotto forma di biotelo e risolvono il problema dello smaltimento, in quanto la pellicola è lasciata a decomporsi naturalmente sul terreno.

 
Bioplastica biodegradata dopo un periodo di due mesi di compostaggio.

CriticheModifica

Le bioplastiche possono ridurre la disponibilità di derrate alimentari, se prodotte a partire da prodotti agricoli come il mais (Zea mays). La terra necessaria per coltivare la materia prima per le plastiche "a base biologica" attualmente prodotte in tutto il mondo ammonta a circa lo 0,02% della superficie coltivabile. Se invece basassimo tutta la produzione mondiale attuale di plastiche fossili sulla biomassa come materia prima, la percentuale salirebbe al 5%[12]. La direzione però verso cui l’Ue vuole tendere è quella dell’economia circolare, ovvero di utilizzare piuttosto materie prime alternative, provenienti da rifiuti e flussi secondari dell'agricoltura e della produzione alimentare.

NoteModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • European Bioplastics: l'associazione che rappresenta gli interessi dell'industria delle bioplastiche in Europa
  • Assobioplastiche: l’Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili