Biosemiotica

La biosemiotica è una disciplina derivante dalla semiotica e basata sull'assunto che il principio alla base del linguaggio secondo Peirce, e cioè la semiosi, non esista solo per quel che riguarda i fenomeni culturali, ma sussista anche nei fenomeni naturali, per esempio all'interno della vita delle piante (si parla in questo caso di fitosemiotica), degli animali (zoosemiotica), e addirittura a livello cellulare (citosemiotica).

Origini e sviluppoModifica

Il termine "biosemiotica" è stato utilizzato per la prima volta da Friedrich S. Rothschild nel 1962. La biosemiotica ha avuto fra i suoi principali esponenti Thomas Sebeok e Jakob Johann von Uexküll. In Italia la disciplina è stata praticata a lungo da Augusto Ponzio. Fra gli altri autori di riferimento si ritrovano Kalevi Kull, Guenther Witzany, Donald Favareau. In Italia oltre al sistematico lavoro di Ponzio altri autori hanno recentemente dedicato alcuni saggi al tema della biosemiotica; fra questi si ritrovano Marcello Barbieri e Massimo Leone.

La principale organizzazione di ricerca a livello internazionale è la Società internazionale per gli studi di biosemiotica (International Society for Biosemiotic Studies, ISBS), fondata nel 2005 e che pubblica anche la rivista Biosemiotics.[1]

NoteModifica

  1. ^ Don Favareau, Founding a world biosemiotics institution: The International Society for Biosemiotic Studies, in Sign Systems Studies, vol. 33, n. 2, 2005, pp. 481-485.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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