Blossio Emilio Draconzio

poeta romano

Blossio Emilio Draconzio (latino: Blossius Aemilius Dracontius; fl. V secolo; ... – ...) è stato un poeta e apologeta romano di religione cristiana e di lingua latina.

Indice

BiografiaModifica

Nato nell'Africa occupata dai Vandali verso la metà del V secolo da nobile famiglia forse italica o ispanica, fu discepolo del grammaticus Feliciano e vir clarissimus. Visse a Cartagine dove esercitò la professione di avvocato presso il proconsole.

Per avere lodato nelle sue opere un personaggio inviso al re vandalo Gutemondo (forse l'imperatore Zenone), fu sospettato di tradimento e quindi imprigionato. Durante la prigionia, segnata da malversazioni e fame, scrisse la Satisfactio, un'elegia supplicatoria al sovrano, ma senza successo; scrisse allora la Laudes Dei, mentre era ancora in prigione. Fu liberato dal successore di Gutemondo, Trasamondo, per il quale compose un panegirico. Con l'intercessione di due uomini, Vittoriano e Rufiniano figli di Vittore, ebbe indietro le sue proprietà.

La cesura segnata dalla carcerazione ha permesso comunque di individuare due fasi nella vita, e, conseguentemente, nella produzione dell'autore. Il periodo dell'esercizio forense coincide con la composizione di opere mitologiche, quali la Orestis Tragoedia e i Romulea, mentre la seconda fase vede nascere opere incentrate sulla richiesta di grazia e sullo spirito cristiano del perdono: nascono così la Satisfactio e il De laudibus Dei.[1]

OpereModifica

La SatisfactioModifica

La Satisfactio è un'opera composta durante la prigionia, in cui Draconzio si rivolge a Gutemondo per impetrarne il perdono. L'autore vuole proporre questo carme come riparazione dell'errore commesso; tale è infatti il significato del termine latino satisfactio, mutuato dal linguaggio giuridico.

Il carme è composto da 316 distici elegiaci. In esso, l'autore implora di essere liberato presentando il proprio errore (la lode, pare, di Zenone) come un accecamento voluto da Dio per fargli espiare colpe precedenti.

Il modello poetico più evidente, sotto più punti di vista, è quello dei Tristia ovidiani, in cui il poeta si rivolgeva all'imperatore Augusto per chiedere la revoca dell'esilio a cui si trovava condannato: è evidente la similarità con la situazione di Draconzio, che non a caso recupera il metro elegiaco utilizzato nell'opera di Ovidio. Per quanto riguarda la dizione poetica, oltre al modello ovidiano, si trovano anche imitazioni virgiliane e riferimenti alle Sacre Scritture.

La Satisfactio, in effetti, si impernia su concetti cristiani quali il perdono e l'espiazione. Attraverso la lode del sovrano, Draconzio vuole riscattare l'errore commesso. I numerosi rimandi biblici si inseriscono sulla stessa linea, ricordando esempi di peccatori perdonati da Dio e quindi dai potenti della terra. Il recente episodio di Vincòmalo, a cui Genserico aveva rimesso le proprie colpe, dimostra inoltre come la clemenza si addica anche ad un Vandalo. Vincòmalo si era salvato per l'eleganza della sua arte; allo stesso modo Draconzio ripone le proprie speranze nel sapiente uso della cultura, arricchito dall'arma del cristianesimo.[2]

Il De Laudibus DeiModifica

Sempre durante la prigionia, Draconzio compose il De laudibus Dei, un poema esametrico in tre libri, in cui il Dio cristiano è celebrato nel miracolo della Creazione[3], del paradiso terrestre e della natura (libro I), nell'opera della Redenzione (libro II), e nel dono della vita eterna (libro III).

Secondo Draconzio, il male si giustifica per colpa del peccato originale e perciò ancor maggior valore è racchiuso nella Redenzione. Il Dio cristiano diventa quindi inflessibile solo nei confronti di Sodoma, e, a questo riguardo, l'autore descrisse accuratamente le varie fasi della rovina della città biblica.[4] Al paganesimo l'autore vuole contrapporre la misericordia divina del nuovo culto.

Se l'opera evidenzia spunti ed imitazioni virgiliani, la lingua e la metrica rivelano alcune libertà e licenze tipiche del latino diffuso in Africa. Oltre ai modelli pagani, vi sono evidenti riprese anche da autori cristiani (in particolare gli Inni di Ambrogio) e dalla Bibbia (soprattutto i Salmi).

Opere profaneModifica

Draconzio compose anche opere di ispirazione profana, note complessivamente sotto il titolo di Romulea. Tra queste, si possono menzionare gli epilli mitologici Hylas, De raptu Helenae e Medea. Allo stesso genere appartiene anche la cosiddetta Orestis Tragoedia, di mille esametri; nonostante il titolo, l'opera non appartiene al genere tragico propriamente detto, e tale denominazione risale quasi sicuramente a un'epoca successiva a Draconzio.

NoteModifica

  1. ^ G. Polara, Letteratura latina tardoantica e altomedievale, Roma 1987, p. 72
  2. ^ G. Polara, cit., pp. 75-76
  3. ^ Il racconto della creazione, contenuto nel primo libro, fu per lungo tempo pubblicato a parte con il titolo di Hexameron.
  4. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol. IV, pag.261

BibliografiaModifica

  • «Blossius Aemilius Dracontius 2», PLRE II, pp. 379–80.
  • Emanuele Rapisarda, Biografia di Draconzio, «Orpheus» 2 (1955), pp. 1–9.
  • Giovanni Polara, Letteratura latina tardoantica e altomedievale, Roma, Jouvenche, 1987, pp. 68–78
  • Luigi Castagna, Studi draconziani, Napoli, Loffredo, 1997
  • Blossio Emilio Draconzio, Medea, a cura di Fabio Gasti, Milano, La Vita Felice, 2016, ISBN 88-7799-792-0
  • Fabio Gasti, Giusto Picone, Elisa Romano, Lezioni romane. Letteratura, testi civiltà, vol. 4, Milano, Loescher, 2003, pp. 159–160. ISBN 88-201-2521-8

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